La Conferenza finale del Progetto Migration Mainstreaming. Prima giornata

«Per “riconoscimento” si intende un atteggiamento verso uno o più soggetti portatori di una qualche forma di diversità ― di genere, sociale, nazionale, culturale, etnica ― che si fondi sull’accettazione di essi per ciò che essi sono e non per ciò che si pretenderebbe che fossero». Graziella Priulla, Il fiume della vita, Mostra Migrazioni femminili

Il 18 novembre scorso, avvolta da una nebbia padana fittissima e da un’umidità che ricordavano gli anni della mia adolescenza, sono partita da Linate alla volta di Palermo, per portare, insieme ad altre associate di Toponomastica femminile, il mio contributo alla Conferenza finale del Progetto 2740 del FAMI Migration Mainstreaming MiMain (Fondo Asilo Migrazione Integrazione dell’Unione Europea) 2014-2020 (Obiettivo specifico 2. Integrazione/Migrazione legale – Obiettivo nazionale ON3 – Capacity Building lett. J Governance dei servizi).

Questo progetto, cofinanziato dall’Unione Europea con il Ministero dell’Interno, «promuove un modello di formazione partecipata, capace di generare cambiamento culturale finalizzato all’inclusione dei cittadini dei paesi terzi». Capofila è il Dipartimento Cultura e società dell’Università degli Studi di Palermo, in partnership con il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre, il Comune di Palermo, il Distretto Sociosanitario di Trapani, con il coinvolgimento del Dipartimento Politiche sociali di Roma Capitale. Il progetto si propone di «migliorare la governance territoriale dei servizi destinati alla popolazione migrante, favorendo il potenziamento delle competenze di operatori e operatrici pubbliche ed Enti territoriali, con la finalità di promuovere cooperazione e consolidare reti tra i diversi soggetti e le diverse istituzioni coinvolte, in un’ottica di empowerment comunitario».

Arrivata a Palermo mi si è aperto il cuore: il cielo era di un azzurro tersissimo e la temperatura mite. Potevo attraversarla col maglione, abbandonando il piumino delle mie giornate lombarde. Panormus, tutto porto, è una città cui sono molto affezionata, dai tempi dei primi viaggi della legalità con le classi, negli anni Novanta, poi continuati negli ultimi vent’anni con i viaggi di istruzione costruiti insieme ai ragazzi e alle ragazze di Addiopizzo e infine per il bellissimo Convegno Le strade dell’accoglienza del 2019 di Toponomastica femminile. C’è un filo rosso che lega il nostro ultimo Convegno nazionale in presenza prima della pandemia e il Convegno MiMain ed è il tema dell’accoglienza nell’affrontare le migrazioni. La conferenza finale di MiMain si è svolta nell’Aula Magna del Complesso Monumentale dello Steri dell’Università di Palermo, uno dei tanti tesori di questa città meravigliosa. Il palazzo, completato nel 1307, fu la grande dimora di Manfredi I, esponente della potente famiglia dei Chiaramonte. Denominato Hosterium Magnum (costruzione fortificata), fu poi chiamato Palazzo dei Tribunali o Palazzo dell’Inquisizione o Osterio, nella forma contratta locale semplicemente Steri. Il Complesso dello Steri ha una storia interessantissima, che parla di torture, esecuzioni, inquisizione, carceri e oggi è sede del Rettorato dell’Università palermitana. Ma Palermo è tutta così, piena di storia, di culture che si sono sovrapposte, di edifici e monumenti bellissimi. Palermo è una cipolla, come ci ricorda nel suo bel libro Roberto Alajmo, non finisci mai di scoprirla e ti resta nel cuore con una grande nostalgia.

Palazzo Steri

Nella Sala dei Baroni, incantata dal soffitto ligneo trecentesco, dopo i saluti istituzionali, mai formali e sempre ricchi di spunti, ho seguito la presentazione dei lavori del progetto Migration Mainstreaming, coordinati dall’infaticabile professoressa Ignazia Bartholini del Dipartimento Cultura e società dell’Università di Palermo con la collaborazione della professoressa Milena Gammaitoni del Dipartimento di Scienza della Formazione dell’Università Roma Tre, che seguiva e dialogava a distanza. La prof.ssa Bartholini ha curato la selezione delle professioniste e delle assegniste di ricerca oltre che la formazione accademica per la parte del Progetto riguardante Palermo, così come la prof. Gammaitoni ha curato la selezione delle professioniste, delle assegniste di ricerca e la formazione accademica per la parte del Progetto riguardante Roma.

Il programma degli interventi era fittissimo e al tavolo si sono alternati relatori e relatrici che hanno portato la loro testimonianza e i risultati della loro partecipazione al progetto. Partner del progetto il Centro Studi e ricerche Idos, che ha curato la formazione dedicata all’empowerment della pubblica amministrazione e l’organizzazione degli eventi in modo encomiabile.

Annualmente Idos promuove, organizza e realizza convegni, seminari, dibattiti e interventi formativi (anche fino a 200 all’anno) sui temi legati alle migrazioni, impegnandosi soprattutto in campagne di sensibilizzazione imperniate sulla presentazione delle proprie pubblicazioni in tutta Italia e talora anche all’estero, grazie alla collaborazione di redattori e referenti regionali, delle strutture pubbliche coinvolte e di vari enti del terzo settore interessati. (Dal sito di Idos). Il dossier immigrazione del Centro è stato alla base di molti interventi del convegno.

Per me, che ho sempre parlato di migrazioni, diritto d’asilo e cittadinanza nelle lezioni di diritto a scuola, scontrandomi spesso con i pregiudizi di cui erano portatrici le classi, il convegno è stato un bagno di realtà. Raccontare come si acquista la cittadinanza e ragionare sul diritto d’asilo nella Costituzione e nell’Unione Europea significa restare su un piano astratto. In questa occasione invece ho potuto solo intuire il grande sforzo e la grande quantità di risorse umane e finanziarie che sono necessarie per entrare in contatto in modo adeguato con le persone migranti e rendere effettivo il combinato disposto degli articoli 2 e 3 della Costituzione italiana, nonché dei valori che sono a fondamento dell’Unione Europea. Se sul diritto d’asilo e l’immigrazione in questo periodo l’Ue è al palo, sicuramente si riscatta con i progetti finanziati dai Fondi. Anche di questo occorrerebbe parlare molto di più, soprattutto nelle scuole e sui media.

Il focus del progetto MiMain, svoltosi nel biennio 2019-2021, è nei processi di cittadinizzazione, termine per me nuovo, «cioè di facilitazione di tutte quelle procedure orientate al riconoscimento dei diritti di cittadinanza nell’erogazione dei servizi della Pubblica Amministrazione a quell’utenza che, per nascita, etnia e cultura non è dotata di un munus sufficiente» concetto coniato dalla prof.a Bartholini. Ascoltare i risultati del convegno mi ha riportato alla mente lo sguardo perplesso e quasi rassegnato di tante e tanti studenti stranieri, sempre più numerosi nelle mie classi, che in occasione di queste lezioni esternavano tutte le difficoltà dei loro genitori e di loro stessi ad usufruire di quei “diritti” di cui leggevano sui manuali o sentivano parlare da me.

Sarebbe estremamente utile portare nelle scuole e nei corsi di formazione e aggiornamento dei/lle docenti i risultati del progetto, perché di cittadinizzazione e non semplicemente di cittadinanza si deve parlare! Come ricorda la relazione della professoressa Bartholini, «di fronte al “fatto” normativo la persona straniera appare spesso “passiva”: l’obbligo formale di obbedirle non dice “come” deve fare, ma semplicemente le impone di agire. E l’azione diviene, per mancanza di opportuna conoscenza, inadeguata, impropria, fino a cedere alla rinuncia (…). Preliminari ad ogni processo di inclusione sono infatti processi di cittadinizzazione. Quelli che Isin e Nielsen (2008) hanno definito “atti di cittadinanza” e che accordano l’universalità dei diritti umani con il riconoscimento della priorità della persona». Mai come in queste due giornate di convegno ho apprezzato l’importanza degli studi di Sociologia, indispensabili ad integrare l’astrattezza e il tecnicismo del diritto. 

In un periodo in cui ben 13 Paesi dell’Unione Europea, dimenticandosi dei valori proclamati dalla Carta dei diritti fondamentali, chiedono di alzare i muri nei confronti dei migranti utilizzando i fondi dell’Unione, questo progetto li vuole abbassare e si muove secondo i principi di dignità, uguaglianza, solidarietà, scegliendo di parlare di interazione piuttosto che di integrazione, di cura, di accoglienza e relazione con gli/le stranieri/e, riconoscendo che le persone migranti sono portatrici di valori e di culture che devono potersi confrontare con le nostre su un piano di parità. Come ha più volte ricordato la professoressa Gammaitoni il progetto FAMI MiMain «si fonda sull’ideale cosmopolita, che riconosce diritti e doveri di cittadine/i del mondo, liberi di viaggiare e poi fermarsi dove, semplicemente, si vive meglio». In vari momenti del convegno sono risuonati i nomi di Kant, Fichte, Nussbaum, Zambrano e molti altri/e.

Il progetto siciliano, illustrato prevalentemente nella prima giornata, si è mosso nella direzione di esemplificare i processi di fruizione e comprensione delle direttive e prescrizioni della legge nonché l’accesso ai servizi da parte delle persone migranti. Per fare questo il progetto stesso è stato orientato allo sviluppo dell’empowerment e delle competenze degli operatori e delle operatrici delle P.A. del Comune di Palermo e del Distretto Socio Sanitario n.50, con Comune capofila Trapani, al potenziamento dei servizi destinati alla cittadinanza migrante e alla progettazione di nuove tipologie di servizi. L’attuazione del progetto ha previsto quattro fasi: 1) la mappatura dei servizi esistenti; 2) la selezione e la formazione interna; 3) l’implementazione dei servizi attraverso la costituzione di sportelli multidisciplinari; 4) la formazione peer to peer con ricercatori esperti individuati dall’Idos; 5) la restituzione dei risultati attraverso la pubblicazione del volume Cittadinizzazione e policy migratorie nella Sicilia occidentale. Progettare servizi innovativi rafforzando le Pubbliche Amministrazioni in attuazione del Progetto FAMI Mi. Main n.2740 per le edizioni Cleup, curato dalla prof. Bartholini. La stessa docente ha presentato i risultati del progetto e introdotto la Tavola rotonda sul rapporto di mappatura dei servizi sociali e dei bisogni di operatori e operatrici a Palermo e Trapani. Nella parte finale della giornata si è parlato del volume Roma in mutamento? In-formare e progettare servizi innovativi per l’inclusione, con la proiezione di un video che raccoglieva le testimonianze delle persone coinvolte nel progetto, con interventi relativi ad àmbiti che illustrerò nella seconda parte dell’articolo.

Mostra virtuale Migrazioni Femminili

In questa sezione del convegno sono stati previsti anche gli interventi di alcune associate di Toponomastica femminile. Il nostro compito era presentare la Mostra virtuale Migrazioni Femminili che si può vedere qui, curata da Maria Pia Ercolini e Gianfranco Di Battista, con il contributo di molti soci e socie.Grande successo ha riscosso il video introduttivo Senso di marcia presentato da Sara Balzerano, che interveniva a distanza, video che non si può descrivere a parole perché è pura poesia. Come ricorda Balzerano: «Quello che la nostra associazione ha fatto con questa mostra ― quello che fa sempre Tf ― è di declinare al femminile un fenomeno ecumenico che, come sempre accade, e per seguire una metafora linguistica, viene letto con il “maschile inclusivo” che tende, cioè, a fagocitare ciò che maschile non è. Eppure le donne, che sono state attrici ― anche protagoniste ― di questo fenomeno migratorio, sono dovute sottostare nella storia anche a leggi non scritte che le hanno influenzate, limitate, penalizzate. Qui come in tanti altri aspetti. Siamo quindi partite dal generale per arrivare al particolare, per mettere ancora più in evidenza, appunto, questa declinazione femminile. Senso di marcia è un video tratto da un racconto pubblicato sulla nostra rivista “Vitamine vaganti”. 

Tratto dal video Senso di marcia

Un racconto che dà ― o prova a dare ― voce a una delle tante donne, nostre sorelle, che sono dovute partire per darsi una qualche speranza per il futuro». La presentazione della quinta parte della Mostra, Migrazioni internazionali, Testimonianze di oggi, è stata illustrata a distanza da Giusi Sammartino. La direttora responsabile della nostra rivista online ha raccontato storie di donne migranti che ce l’hanno fatta, ricordando che Piera Degli Esposti, curatrice della prefazione del libro di Sammartino in cui molte di queste storie sono raccolte, le chiamava “reggitore”. Il mio intervento era dedicato alle norme, che sono nella prima parte della Mostra, un argomento difficile e non riassumibile in pochi minuti. Più che sui singoli pannelli, che per questione di tempo non hanno potuto essere mostrati sullo schermo, mi sono soffermata sulla narrazione “tossica” delle migrazioni da parte dei media e sull’invisibilità delle donne migranti, di cui si parla solo se riguardano avvenimenti scabrosi, come femminicidi o prostituzione, mentre la descrizione dei migranti è sempre presentata come un problema di sicurezza o di ordine pubblico e se ne parla spesso in termini di invasione, con una narrazione ansiogena. Il giornalista che moderava il panel in cui eravamo inserite, Fabio Pace, ha riflettuto che, in effetti, chi si occupava di migrazioni nella sua redazione era l’addetto alla cronaca nera e si è ripromesso di riportare presso il giornale le osservazioni che su questo punto erano emerse anche da altre relatrici e relatori.

Di fronte a tanto ottimismo che trapelava dagli interventi ho voluto ricordare che la percezione del tema dei migranti è purtroppo influenzata in negativo dall’esposizione effettuata dai media e dalle tv in particolare e che l’opinione pubblica è condizionata da una narrazione mediatica che favorisce il formarsi di stereotipi e luoghi comuni. In materia di diritto d’asilo l’Unione Europea (erroneamente, a parere di chi scrive, definita Europa) non ha ancora dato risposte adeguate ed è ferma da troppo tempo, con un Regolamento di Dublino che non cambia. Di fronte ai Paesi in seno all’Unione che alzano i muri contro i e le migranti l’Unione Europea ha armi spuntate, che si ricorda di usare solo quando le Nazioni aderenti non rispettano i parametri economici, sulla cui idoneità peraltro ci sarebbe tanto da discutere. Infine, a proposito di criteri per acquistare la cittadinanza, mi è piaciuto ricordare lo ius voluntatis, di cui ha parlato Michela Murgia nel suo piccolo libro Futuro interiore e che ha come esempio il Canada di Trudeau. Come esperienza virtuosa in materia di migrazioni ho voluto rammentare anche i corridoi umanitari promossi dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Tavola Valdese. 

A Luca di Sciullo, presidente di Idos, sono state affidate le conclusioni dei lavori della giornata, ricca di spunti, riflessioni, informazioni e dati.

In copertina. Particolare del soffitto ligneo di Palazzo Steri.

***

Articolo di Sara Marsico

Ama definirsi un’escursionista con la e minuscola e una Camminatrice con la c maiuscola. Avvocata per caso, docente per passione da poco in pensione, è stata presidente dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano e referente di Toponomastica femminile nella sua scuola. Scrive di donne, Costituzione e cammini.

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