A Perugia donne al centro. Dalla conciaossa Giovanna ad Anna Marchesini

Un gruppo di ricercatrici e ricercatori dell’Università di Perugia ha realizzato un progetto veramente interessante allo scopo di mettere al centro della nostra attenzione le figure femminili che hanno svolto un ruolo importante nella storia della regione. 

Da toponomasta, cioè in qualità di persona interessata, aggiungo che c’era veramente bisogno di un’operazione del genere se, come pare, nella commissione toponomastica della mia città si dice che non si possono fare tante intitolazioni femminili perché non ci sono i nomi, non arrivano abbastanza proposte. Ecco qui un pacchetto bell’e pronto di donne con tanto di storie, biografie e motivazioni.

La mostra, curata da Emanuela Costantini, Francesca Guiducci e Stefania Zucchini, è sia urbana che virtuale. Perché urbana? perché «L’idea è quella di “riportare le donne al centro”, in questo caso anche in senso urbanistico, con un duplice scopo: far conoscere alla cittadinanza e ai turisti figure ed esperienze che per diversi motivi non hanno avuto la considerazione che avrebbero meritato, mostrando l’apporto femminile alla costruzione dell’Umbria contemporanea, e creare una sinergia fra pubblico e privato, nel caso specifico i commercianti del centro storico di Perugia, nella diffusione della conoscenza».

Nel sito c’è una piantina del centro di Perugia con indicati tutti i luoghi dove trovare queste donne. I percorsi sono tre, corrispondenti alle tre epoche considerate: età medievale, età moderna ed età contemporanea.

Perugia, la mappa del centro con i tre percorsi

Io sono andata solo in alcuni dei luoghi indicati e queste donne non le ho trovate, ma forse non ho saputo cercare. Mi sono comunque goduta la mostra perché è anche virtuale e tutto il materiale è disponibile online sul sito dedicato.

Il repertorio è considerevole, documentato, facilmente consultabile e ricco di immagini, frutto del lavoro di una trentina di studiose e studiosi.

Alla mostra è collegata anche una pagina Facebook dove si possono reperire ulteriori contributi e la registrazione degli eventi collegati, disponibili a questo link.

Per il Medioevo l’attenzione si è concentrata sul territorio perugino evidenziando la vita delle donne attive nei diversi ambiti sociali e lavorativi della città. Sono riportati dagli antichi statuti del comune di Perugia i regolamenti relativi ai mestieri al femminile. In alcune attività uomini e donne erano parificati in obblighi e pene. Così era per la fornaia, per la panicocula, ossia colei che prepara e vende il pane ma non si occupa della sua cottura, per la pizzicarella, per la camangiaiuola, ossia la venditrice di verdure, e per la taverniera. Alle donne veniva imposta una proibizione in più legata al genere: durante le loro attività pubbliche non potevano occuparsi dei figli né filare. 

Del gruppo dell’età medievale fanno parte anche le religiose, le imprenditrici, le usuraie, le streghe, le donne che scrivono e che fanno cultura. A volte chi è rimasta vedova porta avanti la professione del coniuge: è il caso di Giovanna, medichessa del Quattrocento che lavorava con il marito medico e ortopedico e, alla sua morte, chiede un sussidio al comune di Perugia per proseguire ad «aranconciare le ossa rotte»a chi ne ha bisogno.

Il catalogo delle donne dell’età moderna è piuttosto ricco, ma solo tre di loro hanno ricevuto l’onore di una intitolazione: la beata Colomba, Laura Donini e Anna Graziani Baglioni. Eppure in questo gruppo ci sono figure di grande rilievo in ogni campo.

Parlare qui di tutte come meritano sarebbe impossibile e fare un elenco di nomi sarebbe sterile e noioso. Rimando perciò alla mostra virtuale che vale veramente la pena di visitare.

Prima di lasciare la sezione voglio tuttavia regalare una suggestione: l’immagine famosa del volto di una di queste donne, Atalanta Baglioni. 

Madre di Grifonetto Baglioni, ucciso in seguito alla vicenda nota come “nozze di sangue”, Atalanta volle rendere omaggio alla memoria del figlio commissionando a Raffaello una deposizione di Cristo conosciuta come Pala Baglioni, che oggi si trova nella Galleria Borghese a Roma. Il viso della Vergine sopraffatta dal dolore è il ritratto di Atalanta.

Raffaello, Pala Baglioni

Interessantissimo è il percorso dell’età contemporanea con figure talmente conosciute anche fuori della nostra regione che posso ricordarle facendone semplicemente il nome: Maria Agamben Federici, eletta alla Costituente nel collegio Perugia-Terni-Rieti; Anna Marchesini, attrice e scrittrice, originaria di Orvieto; la scultrice Beverly Pepper di New York, che scelse Todi come sua patria adottiva; Colomba Antonietti, caduta nella difesa della Repubblica Romana; la scrittrice Clara Sereni; l’imprenditrice Luisa Spagnoli; Alice Hallgarten Franchetti che a Città di Castello fondò il laboratorio della tela Umbra, istituì le scuole rurali di Montesca e Rovigliano e sempre alla Montesca avviò il primo corso di formazione montessoriana per le insegnanti; Flora Volpini, attrice e intellettuale che fu anche sindaca di Citerna, suo paese natale.

Come non ricordare poi la pittrice Elisabetta Rampielli Fuso a cui il comune di Perugia ha intitolato una via chiamandola “via bettina”, o la prima sindaca di Spello e dell’Umbria, l’antifascista e pediatra Elsa Damiani Prampolini, che gli spellani chiamavano la sindachessa; la storica Gisa Giani; Giuditta Brozzetti, fondatrice del laboratorio di tessitura ancora oggi attivo; le maestre vetraie Rosa e Cecilia Caselli; l’educatrice e pedagogista Adele Costa Gnocchi; Rina Gatti, la scrittrice contadina. E ancora: Luciana Fittaioli, staffetta partigiana e per tutta la vita attiva nell’impegno politico; Alba Buitoni, fondatrice dell’associazione Amici della Musica; Maria Antonietta Paolini, collaboratrice di Maria Montessori e fondatrice del Centro internazionale di Studi pedagogici; e infine Romeyne Robert Ranieri di Sorbello, imprenditrice e fondatrice della scuola di ricami Ranieri di Sorbello.

Anna Marchesini nel Caffè del Teatro Morlacchi (da Facebook)

C’è poi un filo rosso molto interessante e attuale che collega i tre percorsi, cioè il tema della violenza sulle donne declinato nelle diverse epoche.

Nell’età medievale la violenza sulle donne, se si esercitava all’interno della famiglia, era giustificata come ius corrigendi, un diritto del capofamiglia che aveva lo scopo di tutelare il buon nome della donna e della famiglia di cui faceva parte.

Se la violenza si consumava fuori della famiglia «La preoccupazione principale non riguardava tanto la violenza subìta dalla donna quanto l’offesa arrecata alla famiglia». Di conseguenza il responsabile dello stupro incorreva in pene diverse a seconda della posizione sociale della donna, oppure il reato poteva addirittura estinguersi attraverso un matrimonio riparatore.

Nell’età moderna tutto è lecito pur di evitare lo scandalo cittadino. Le cronache riportano il caso della giovanissima Clizia di Fiorenzo che nel 1622 muore dopo giorni di atroci sofferenze per aver ingerito acquaforte. In realtà pare che non si trattasse di suicidio. La sua famiglia è sospettata di omicidio. La ragazza era rimasta incinta e bisognava soffocare il disonore.

Le prostitute, per non recare scandalo alla popolazione, vivevano relegate in un quartiere chiamato la Malacucina. Qui potevano subire ogni sorta di violenze in quanto la violenza contro le donne della Malacucina era lecita ed esonerata da condanne.

Il tema della violenza è declinato anche nell’età contemporanea come femminicidio. Il titolo della sezione è emblematico: Il dna è nella cultura.

***

Articolo di Paola Spinelli

Paola Spinelli. foto.jpg

Ex insegnante, ex magra, ex sindacalista, vive a Perugia alle prese con quattro gatti e i suoi innumerevoli hobby, ma è in grado di stare bene anche senza fare niente.

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