Bruciate come le streghe

Ancora due note a margine della rielezione della Presidenza della Repubblica italiana. Abbiamo assistito per una settimana a una pantomima recitata dai segretari di partito, i cosiddetti Kingmaker, tutti uomini, che volevano convincerci di essere alla ricerca di un candidato, e uso volutamente il maschile, da sostituire al Presidente ottuagenario che in tutte le lingue e in ogni occasione aveva affermato e divulgato la sua volontà di non voler essere rieletto e di avere bisogno di riposo. Collegamenti in tutti i Tg, nomi che si rifacevano sempre e solo a navigati uomini politici, lo spettro di Draghi sullo sfondo, e pochi candidati dalla società civile, come l’ottantaseienne Cassese, peraltro già stato Ministro per la Funzione Pubblica in un Governo tecnico in passato, il Governo Ciampi, giudice e Presidente di Corte Costituzionale, esperto di Scienza e tecnica dell’amministrazione.

Molte associazioni femminili hanno lanciato appelli e petizioni per una donna al Quirinale. La nostra rivista già all’inizio del semestre bianco si era illusa di potere indicare dei nomi femminili, come Rosy Bindi, che aveva anche una pagina fb di sostenitori e sostenitrici, Emma Bonino, Elena Cattaneo, Laura Boldrini, Marta Cartabia. Su ognuna di loro era stato scritto un articolo che ne illustrava curriculum e capacità, ma pare che nessuno ne abbia voluto tenere conto.

A un certo punto qualche nome di donna ha cominciato a circolare. La seconda carica della Repubblica, Elisabetta Casellati, pare fosse felicissima, dopo il terzo scrutinio, di essere eletta, ma anche all’interno del centrodestra è stata impallinata da franchi tiratori e franche tiratrici. Nomi come Cartabia, Severino, hanno raccolto qualche voto, ma i veti incrociati e i maneggi dei capipartito non ne hanno mai davvero caldeggiato uno. Solo la sera prima dell’elezione di Mattarella è stato fatto un nome su cui pareva potessero confluire i voti sia del centrodestra sia del centrosinistra, in attuazione delle pompose dichiarazioni nel senso dell’unità dei segretari di partito ai telegiornali: Elisabetta Belloni. In spregio all’imponente nome delle due candidate, le due Elisabette, sono state mandate al rogo, bruciate nello spazio di una votazione la prima e di una notte la seconda. Bruciate come le streghe dalla congrega di maschi che si sono arrogati il potere di mediare, contrattare e decidere chi indicare. Tra le tante politiche presenti in Parlamento e le poche nel Governo, nessuno ha pensato a indicarne una diversa da Cartabia, mentre si sprecavano i nomi dei politici. È stato un gioco al massacro e le donne sono state dapprima strumentalizzate e poi bruciate.

Chissà perché mi sono venute in mente le streghe. Come ricorda Donatella Caione in un articolo della nostra rivista, «si può dire che le streghe erano dei capri espiatori, dei modi per distogliere l’attenzione della popolazione da guerre, carestie, epidemie, stermini, proteste popolari». Mutatis mutandis le donne che, a una a una, sono state bruciate per preparare la rielezione del Presidente Mattarella sono state i contemporanei capri espiatori, da sacrificare impunemente, per ritardare una decisione probabilmente già presa, che faceva comodo a tutti, una volta accertato che Draghi non aveva i voti per essere eletto con una maggioranza non risicata. E allora tutti zitti e buoni sul suo nome, guai a bruciarlo, non è una donna, che può essere tranquillamente impallinata. Allora bruciare la seconda carica dello Stato, quella che potrebbe sostituire il Presidente della Repubblica in caso di impedimento temporaneo, è stato un gioco da ragazzi e ripetere il giochetto con una donna giovane e preparata come Elisabetta Belloni, da soli sei mesi al coordinamento del Dis, peraltro nominata da questo Governo, paventando chissà quali conflitti di interessi e pericoli per la democrazia, in un apparato che è pieno da sempre di conflitti di interessi, è stato estremamente facile. Bruciate le loro competenze, ignorate quelle di moltissime altre donne. E non veniteci a dire che non avevamo preparato delle candidature. Sarebbe stato possibile leggere gli appelli, chiedere alle politiche presenti al Governo e al Parlamento, consultarle non solo formalmente, come è stato fatto con le capigruppo Malpezzi e Serracchiani. Ma si sa la colpa è nostra, non siamo pronte, non siamo organizzate, un po’ come le streghe che avevano una sola colpa: quella di credere di poter essere erboriste, mediche, scienziate al pari degli uomini, senza doversi organizzare e al pari degli uomini pretendere per sé quello che gli uomini avevano da sempre. La verità è molto semplice: la politica è ancora una questione maschile, il potere è ancora nelle mani dei maschi, che pongono e tolgono veti a loro piacimento e ignorano quanto le donne hanno fatto o se lo conoscono non mostrano di tenerne conto, che non ascoltano le istanze del popolo, inteso secondo la definizione che ne dà la Costituzione, come l’insieme dei cittadini e delle cittadine di uno Stato. Una classe politica staccata dalla realtà, miope e sorda alle istanze di cambiamento, immobile e ingessata nel vecchio modo di fare politica, inadeguata ai tempi e che non ha potuto che mettersi nelle mani di un vecchio e stanco Presidente per salvarsi la faccia.

Per una sintesi delle donne bruciate nella corsa al Colle si consiglia di vedere:

https://www.la7.it/atlantide/video/quirinale-le-candidature-di-donne-bruciate-nella-ricostruzione-di-marianna-aprile-16-01-2022-418129

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Articolo di Sara Marsico

Ama definirsi un’escursionista con la e minuscola e una Camminatrice con la c maiuscola. Avvocata per caso, docente per passione da poco in pensione, è stata presidente dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano e referente di Toponomastica femminile nella sua scuola. Scrive di donne, Costituzione e cammini.

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