Editoriale. Il valore della vita

Carissime lettrici e carissimi lettori,

dobbiamo ancora parlare di scuola. Dell’universo dedicato alla cultura, all’educazione sentimentale intesa come rapporto con il mondo intero, del luogo che appartiene per eccellenza ai ragazzi e alle ragazze, dove trascorrono la grande parte del tempo, dai primi anni di vita.

Ma nella scuola succede che un professore da anni molesti le sue alunne, apertamente, in classe. E lo faccia anche con messaggi, fingendo di aiutarle, che addirittura, si dice, chieda loro delle foto particolari in cambio di bei voti. Succede che la Dirigente (una donna!) lo protegga per anni, cambiandogli plesso scolastico per riparare le proteste delle ragazze e ragazzi e dei loro genitori. E succede che lo stesso docente non si senta avvilito del cambiamento, ma continui con altre ragazze, nel nuovo plesso, senza porre fine alle sue considerazioni moleste.

Succede anche che una docente, in un’altra scuola, entri in classe e veda una alunna sedicenne scherzare con un compagno, nel momento di passaggio tra una lezione e l’altra, e che la ragazza indossi per caso la maglietta che scopre un po’ del suo corpo. La studente viene apostrofata con un brutto rimando sessuale, davanti alla classe intera che ascolta, e non accontentandosi, non cercando un dialogo educativo, la docente porta la ragazza dalla Dirigente, pensando anche alla sospensione. La Dirigente però in questo caso commenta: «Frasi del genere non devono essere dette. Non sta né in cielo, né in terra addossare delle etichette a una studentessa. Va bene l’intervento educativo, ma coi dovuti modi».

Succede, purtroppo, che due ragazzi giovanissimi, pronti per la maturità che li dovrebbe lanciare verso la vita, trovino la morte proprio per frequentare quella scuola dove dovevano trovare cultura e capacità di comprensione del mondo. Invece finiscono la loro breve esistenza nell’alternanza scuola-lavoro. Succede anche che una ragazzina di 13 anni davanti al portone della sua scuola venga spinta contro un muro e pestata di botte, forse per un cellulare.

La scuola però non è questo. Quest’anno si celebra un centenario importante, quello di un maestro che ha contribuito alla sua ricostruzione dopo lo sfacelo e la rigidezza del fascismo. Il Maestro Mario Lodi nasceva proprio cento anni fa, il 17 febbraio 1922, ed è sicuramente un punto di luce nella storia dell’insegnamento. Mario Lodi è stato chiamato anche il mite rivoluzionario. La sua fu davvero una rivoluzione della scuola dove Lodi entra per la prima volta negli anni subito dopo la seconda guerra mondiale. Il suo sarà un modo nuovo di insegnare, i ragazzini e le ragazzine si troveranno, grazie a lui, a vivere lezioni che appartengono non alla noia, ma alla giocosità della ricerca del sapere, dell’imparare attraverso esperienze divertenti e attive. Lodi non può essere dimenticato dalla scuola e dalle case editrici di oggi, per le quali non può rimanere solo l’autore di Cipì, sicuramente uno dei capisaldi della letteratura per l’infanzia, ma non l’unico importante lavoro del maestro di Piadena: «Per molti Lodi continua a essere solo l’autore di Cipì – ha detto in un’intervista Lorenzoni, insegnante che ha tratto ispirazione da quella esperienza -. Nelle università italiane il suo nome circola poco. E se Il paese sbagliato, ancora più di Lettera a una professoressa di don Milani, ha formato una generazione di maestri …in seguito la sua didattica è stata abbandonata da una scuola che, con qualche luminosa eccezione, tende a essere più trasmissiva che suscitatrice di conoscenza. Oggi molti maestri non sanno che cosa sia la discussione. E non pensano che i bambini possano essere in grado di sostenerla». Lodi, al contrario, era convinto che la conoscenza si potesse costruire insieme. Pensava che gli/le insegnanti e le/gli allievi dovessero avere come base la comunicazione reciproca. Ogni bambino, per Lodi e per il suo modo di intendere la scuola, è un artista, un musicista, un poeta! «È questa la sua lezione senza tempo – continua Lorenzoni – L’Italia non è più il Paese rurale raccontato nei suoi libri. E gli scolari non restano impietriti davanti all’insegnante. Ma i bambini hanno sempre bisogno di essere ascoltati. La metà di loro sono figli unici. Immersi in un flusso audiovisivo ininterrotto, cercano nel virtuale una via di fuga dalla solitudine».

Dalla scuola, che preferiamo sempre pubblica, alla cronaca più recente. Purtroppo ce l’aspettavamo e così è stato: due referendum, sull’eutanasia e sulla liberalizzazione della cannabis, sono stati respinti dalla Corte costituzionale. Per quanto riguarda quello sulla legalizzazione dell’eutanasia è Marco Cappato a commentare: «Questa naturalmente per noi come associazione Luca Coscioni e comitato promotore è una brutta notizia. Credo che sia una brutta notizia per coloro che subiscono e dovranno subire ancora più a lungo sofferenza insopportabile contro la loro volontà e penso sia ancora di più una brutta notizia per la democrazia nel nostro paese perché sarebbe stata una buona occasione, un segno di civiltà». Il referendum sull’eutanasia legale è stato promosso da sei sigle tra cui l’associazione Luca Coscioni. Lo scopo era quello di depenalizzare l’omicidio del consenziente punito oggi dall’articolo 579 del codice penale con la reclusione da sei a 15 anni. Erano ipotizzate anche alcune eccezioni: sarebbe rimasto un reato nel caso di un minore e si sarebbero applicate in questo caso le pene previste per l’omicidio. Giustamente è stato scritto «che è necessario, sarebbe stato necessario, fermarsi e capire la risposta da dare a domande come «qual’ è il senso della vita? e di chi è la vita?» Questo è il punto. Con la negazione di questo referendum si ritorna indietro e ci si chiede cosa succederà a chi nel mondo non può che stare immobile. Bisognerà ripetere le stesse cose, gli stessi tristi viaggi da organizzare di nascosto per poi andare a finire la vita lontano da casa propria. Come è successo ad altri da quindici anni a questa parte, da Piergiorgio Welby, a Dj Fabo o a Davide Trentini. Si dovrà di nuovo rischiare e ricorrere alla disobbedienza civile? «Dobbiamo riprovare a combattere – dice ancora Marco Cappato – per un’eutanasia civile contro un’eutanasia clandestina. Sono fiducioso che ci riusciremo».

L’altro referendum reputato inammissibile dalla Corte costituzionale è quello sulla legalizzazione della cannabis. Triste pensare che un politico possa dare in risposta a un giornalista un’affermazione del genere: «se lei vuole farsi le canne io… no», è davvero semplicistico!  Il quesito prevedeva la depenalizzazione della coltivazione della cannabis, ma solo a patto che la sostanza non sia destinata allo spaccio. Anche questo era stato promosso dall’Associazione Coscioni, dai Radicali e da Meglio legale. Il quesito avrebbe cancellato il reato di coltivazione della cannabis, di conseguenza sopprimeva le pene detentive, da due a sei anni, ed eliminava anche il ritiro della patente, ma ovviamente solo per chi coltivava le pianticelle. Se la Corte avesse accettato i tre punti la conseguenza sarebbe stata l’assenza di pene per chi coltivava la cannabis, mentre tutti gli spacciatori rimanevano perseguibili. 

Un anniversario ci indica la poesia di questa settimana. Il 16 febbraio del 1907 moriva a Bologna, dove ancora si può vedere la sua casa, il poeta Giosuè Carducci, che nell’università della città delle due Torri aveva insegnato. Vi propongo San Martino. La poesia fa parte della raccolta Rime nuove, che raccoglie liriche scritte dal 1861 al 1887. In questi versi sento la Natura che vibra, la bellezza dell’allegria degli uomini e delle donne felici per il vino che la terra e il lavoro hanno donato. Se mi permettete voglio dedicarla a una donna speciale per me, a mia madre, che ieri ha conquistato i suoi 102 anni, assecondando la forza della sua natura e del suo amore per il lavoro. Auguri a te!

La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

San Martino (Il testo autografo riporta il titolo Autunno con la data “8 dicembre 1883: finito ore 3 pomeridiane”).

Buona lettura a tutte e a tutti.

Passiamo a presentare gli articoli di questa settimana. Cominciamo, come sempre con la donna di Calendaria, Nora Herlihy, irlandese, insegnante e cofondatrice del movimento per le cooperative di credito e di lavoro, impegnata per ridurre la povertà, la disoccupazione e l’emigrazione.
In Non siamo di pietra leggeremo che Sony ha deciso di presentare il suo nuovo prodotto Horizon Forbidden West installando a Firenze una statua temporanea dedicata ad Aloy, protagonista del videogioco: il monumento tiene il posto alle menti femminili della storia italiana, che devono essere ricordate e raccontate nella nostra toponomastica.
Ida Pfeiffer, l’Islanda in solitaria è la seconda parte di un articolo della serie Viaggiatrici del Grande Nord, che ci porterà in una terra difficile e selvaggia.
Come sa chi ci legge, scavare negli archivi e riportare alla luce storie di donne eccezionali è un’opera che serve a ridare dignità e ricordo a tante invisibili. In Una targa e una strada per Giuseppina Panzica l’autrice ve la racconterà. Un intero quartiere pesticide free intitolato alle donne e tante vie intitolate a figure femminili è un articolo che vi stupirà per la quantità e l’originalità della scelta di vie al femminile, traguardo raggiunto grazie all’impegno di una imprenditrice innovatrice della Sardegna: Come superare il divario di genere nella odonomastica: l’esempio virtuoso di Guspini. In questo numero conversiamo con due donne: in Intervista a Gabriella Campioni conosceremo una saggista brillante, counselor, docente, master Reiki, studiosa di simboli, miti, archetipi e di temi correlati alla Dea Madre e ne L’arte della liuteria nelle mani di Katharina Abbühl, incontreremo la liutaia che svolge la sua attività a Cremona, città natale di Stradivari e che nella sua bottega accoglie le persone come in un porto.
In Afghanistan. Bacha Poch: «Tu sarai un maschio, figlia mia» apprenderemo della storia di questo Paese tormentato e della sorte delle donne costrette a vestirsi e comportarsi come uomini per avere, a scadenza e sotto il controllo del Mullah, un embrione di diritti.
In Il pane americano tocchiamo con mano l’importanza di una tradizione. Non una semplice ricetta, ma il simbolo di un popolo oppresso, dimenticato, giudicato ingiustamente per azioni mai compiute.
Riprendiamo, questa settimana, per la sezione Cammini, Il Cammino Balteo. Tappa n. 5 Da Arnad a Challand Saint Victor, il percorso di media montagna recentemente proposto in Valle d’Aosta adatto a camminatrici e camminatori di ogni età.
Nella sezione Juvenilia presentiamo il lavoro sulla parità di genere attraverso il libro Una strada per Rita realizzato dalle classi seconde della Scuola Secondaria di I Grado “Ippolito Nievo”, nel Comune di San Casciano in Val di Pesa, ben descritto in tutte le sue fasi dall’autrice di Artefici del proprio destino.
Omaggio a Regina di Luanto per i 160 anni dalla nascita
è un articolo che ci farà scoprire una scrittrice poco apprezzata dalla critica letteraria del suo tempo ma estremamente interessante, perché ribelle ai canoni allora imperanti ed attenta alla condizione femminile.

Il fascino dei giochi olimpici, per i quali «è possibile emozionarsi, sognare, soffrire, piangere, ma soprattutto … ritrovare la motivazione per andare avanti e inseguire i nostri obiettivi» emerge in tutta la sua potenza leggendo Giochi invernali di Pechino 2022. Settimana II.

Chiudiamo, come al solito, con una ricetta gustosa, tipicamente invernale: Scorze di arancia candite, un’idea per un regalo agli amici e alle amiche o anche solo per coccolarsi un po’.

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

2 commenti

  1. Carissima Giusi, come al solito esaustiva e “piacente”, ma a questa mia stima per l’efficacia del tuo pensare e del tuo dire, aggiungo stasera un pensiero a tua madre, alla quale, anche senza conoscerla e da lontano, voglio mandare un abbraccio affettuoso e un augurio,. Giulia (da Noci- Puglia)

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    1. carissima Giulia anche per me è la stessa cosa. La tua attenta e sempre entusiasta lettura mi dicono che sei davvero una persona di grandi valori, indipendentemente dalla mia capacità di espressione.Ti ringrazio di nuovo per la stima che mi dimostri e mi ricordo con piacere il nostro incontro. Oltre me anche la mia dolce e forte mamma ultracentenaria ti ringrazia per gli auguri e per l’abbraccio che ricambia con la comunanza di quella parte dell’Italia che è vivace e bella (mamma è napoletana!). Però un saluto alla tua terra e un grande abbraccio a te. con affetto

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