Non siamo di pietra

Non siamo di pietra è la performance collettiva, patrocinata da Toponomastica femminile, che attraverso la lettura di cittadine e cittadini denuncia sia la violenza dell’invisibilità delle donne – a cui, nonostante il contributo dato nei vari ambiti alla costruzione della civiltà, non vengono eretti monumenti – sia le tante e diverse altre forme di violenza di cui le donne sono e sono state, oggetto.

Ed è proprio questo il significato della statua di Aloy, eretta in Piazza della Neve, nel complesso delle Murate a Firenze: l’installazione temporanea alla protagonista di un nuovo videogioco, tiene il posto, come è scritto nella dedica, di «tutte le donne della storia… che meriterebbero una statua»

La rappresentazione, che tramite l’icona di un videogioco sottolinea simbolicamente il valore della diversità, acquista un particolare rilievo per la scelta del luogo in cui è stata collocata.

Il complesso edificio delle Murate, infatti, nasce come convento di clausura nel 1424 ed ebbe origine a monte dell’antico Ponte alle Grazie, dove, nel 1390, suor Apollonia di Cennino, già compagna di Santa Caterina da Siena, per prima vi si segregò facendo chiudere con calce e mattoni la porta d’ingresso per rimanervi murata fino al 1396. Le Murate, come spontaneamente si facevano chiamare le religiose, indicava il loro completo distacco dalle cose terrene.

Dalla seconda metà del Quattrocento e per tutto il Cinquecento, il monastero ospitò le figlie delle più insigni famiglie italiane dell’epoca, ma come la storia ci racconta, molto spesso, la reclusione in un convento non era il frutto di una scelta personale ma un atto imposto dall’autorità familiare.

Così come accadde alla matrigna di Francesco de’ Medici, Camilla Martelli, moglie morganatica di Cosimo I, che immediatamente dopo la morte del padre, nel 1574, vi fu fatta rinchiudere dal Granduca di Toscana concedendole di uscire solo per assistere alle nozze della figlia Virginia col duca Cesare d’Este.

Vi entrarono inoltre le figlie di don Pietro de’ Medici, avute illegittimamente in Spagna e con loro, possiamo ipotizzare tante altre donne divenute scomode.

Dunque, questo complesso storico che ai nostri occhi rappresenta il simbolo della negazione di libertà della donna, a cui il potere impedisce espressione e realizzazione, con la presenza di Aloy indossa altre vesti e suggerisce nuove vie da percorrere.

A seguire, il comunicato ufficiale. 

PlayStation celebra l’arrivo di Horizon Forbidden West con una statua installata nel cuore di Firenze

Il personaggio di Aloy diventa un monumento temporaneo che tiene il posto alle menti femminili della storia italiana, da ricordare e raccontate nella nostra toponomastica

Dal 17 al 27 febbraio, Sony Interactive Entertainment Italia dà il benvenuto al videogioco – per PlayStation®4 (PS4™) e PlayStation®5 (PS5™) – Horizon Forbidden West, installando in piazza Madonna della Neve, nel Complesso delle Murate, a Firenze, una statua temporanea dedicata ad Aloy.

Protagonista del gioco, in uscita il prossimo 18 febbraio, Aloy è un’icona virtuale ma al contempo realistica, che porta con sé il seme di una piccola rivoluzione: Aloy rappresenta una delle possibili espressioni dell’incredibile complessità psicologica del genere umano, laddove, ai fini del racconto, non è centrale la differenza di genere, ma il valore della diversità.

Diversità intesa come unicità, come espressione della straordinarietà del singolo. Nata e cresciuta da emarginata, Aloy ha una prospettiva unica sul mondo. Si sente un’estranea, ma grazie alla sua intelligenza emotiva e a una spiccata empatia, con perseveranza e impegno, sfida lo status quo per dedicarsi alla ricerca instancabile della verità e alla scoperta di sé.

“La storia di Aloy ci racconta la capacità, da parte dell’industria videoludica, di trasportare nella dimensione del videogioco storie e temi universali, mettendo al centro il giocatore, e permettendogli di vivere e giocare storie profonde e articolate, vestire i panni di personaggi incredibilmente sfaccettati, senza perdere mai di vista l’opportunità di sognare – spiega Marco Saletta, General Manager Sony Interactive Entertainment Italia – Un modello di riferimento straordinariamente stimolante per le giovani generazioni e uno sguardo su un futuro possibile, stavolta non solo per il contesto videoludico”.

La statua di Aloy a Firenze tiene il posto a tutte le donne del passato che ne abbiano condiviso i valori, contribuendo ad accrescere, in modi diversi e originali, a volte in maniera discreta ma significativa, il patrimonio artistico, culturale, scientifico e sociale del nostro Paese, pur non essendo sempre state celebrate nell’ambito della toponomastica. 

Se Aloy, con la sua vulnerabilità e il suo coraggio, il suo senso dell’umorismo e le sue speranze per il futuro, è protagonista indiscussa di Horizon Forbidden West, PlayStation non dimentica i professionisti di domani, attori indispensabili per far crescere ed evolvere il panorama videoludico del nostro Paese. In questa direzione SIE Italia ha deciso di sostenere Event Horizon School of Digital Art – realtà attiva in Italia nella preparazione alle professioni dell’intrattenimento – grazie a 40 corsi di formazione per altrettanti studenti che desiderino avvicinarsi all’industria del videogioco. E per farlo e alzare la posta, chiama a raccolta tutti i giocatori, una community eterogenea e partecipe che, dal 18 febbraio all’8 marzo, semplicemente grazie alla propria passione, potrà contribuire concretamente all’attivazione di ulteriori corsi, giocando a Horizon Forbidden West e Horizon Zero Dawn (il primo capitolo della saga di Aloy).

“Siamo contenti che Sony Interactive Entertainment Italia abbia scelto Firenze per questo progetto. Il settore del gaming è cresciuto moltissimo negli anni e crescerà ancora. Anche a Firenze ci sono realtà che sono legate a questo medium e sono sicuro che nei prossimi anni saranno molte le attività che nasceranno legate al panorama videoludico – ha detto l’Assessore alle attività economiche Federico Gianassi – A fronte di questa crescita occorre sicuramente una maggiore attenzione anche alla formazione dei più giovani che sono i principali utilizzatori di questi strumenti. Questa iniziativa mi sembra tenga insieme diversi aspetti e provi a mettere l’accento, attraverso la protagonista, anche sul valore della diversità”.

Il patrimonio culturale e monumentale italiano è enorme e riflette un importante divario di rappresentazioni. Solo il 5 per cento delle strade italiane è dedicato a donne, di cui un 60% circa si riferisce a nomi di sante e martiri e a denominazioni mariane. Nel restante 40% hanno un certo peso i personaggi leggendari, mitologici, letterari e le denominazioni tradizionali. Le figure più ricordate appartengono alla storia nazionale e/o locale, alla letteratura e al mondo dello spettacolo; le donne di scienza, delle arti figurative, del mondo del lavoro e dello sport lo sono in misura molto minore.

“Il potere più grande della toponomastica – spiega Maria Pia Ercolini, Presidente di Toponomastica femminile – è creare modelli, rimandare a immaginari, oltre a rappresentare una volontà. L’iniziativa di Sony Interactive Entertainment Italia apre un canale di comunicazione preferenziale con le giovani generazioni sull’importanza di modelli culturali, una riflessione su quali vogliano conservare, e a quali vogliano dare valore”.

I dati sono stati gentilmente forniti dall’associazione Toponomastica femminile, che da un decennio lavora per restituire visibilità alle donne nello spazio pubblico.

Per approfondire sul PlayStation Blog puoi dirigerti a questo link: https://blog.it.playstation.com/2022/02/17/playstation-celebra-larrivo-di-horizon-forbidden-west-con-una-statua-installata-nel-cuore-di-firenze/

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Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, tiene corsi di aggiornamento per docenti, in particolare sui temi delle politiche di genere. È referente provinciale per Lodi e vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile. Collabora con con Se non ora quando? SNOQ Lodi e con IFE Iniziativa femminista europea. È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009 e docente di filosofia e scienze umane fino al settembre 2020.

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