Elizabeth Eleanor Siddal, modella, poeta e artista preraffaellita

Il movimento artistico Preraffaellita è stato fondato in Inghilterra nel 1848 dai pittori Dante G. Rossetti, W. Holman Hunt, J.E. Millais, dagli scultori T. Woolner, J. Collins e dai critici F.G. Stephens e W.M. Rossetti; come si ben comprende dal nome, la loro pittura si rifaceva agli ideali precedenti al Rinascimento di Raffaello Sanzio, ispirati alla storia, al mito, alla natura e alla cultura medievale. Gli artisti del movimento contestarono l’idealizzazione della natura elaborata da Raffaello, una natura idealizzata esteticamente a scapito del realismo; per questa loro posizione furono a loro volta fortemente contestati, mentre si espresse a loro favore il critico John Ruskin che nel 1851 pubblicò le relazioni di due opere e un saggio intitolato Pre Raphaelitism nel quale descrisse il valore dell’estetica preraffaellita.
La convinzione di poter fornire un ritratto fedele e non volgare delle tradizioni, usi, e pregiudizi della vita contemporanea, condusse i pittori preraffaelliti a farsi interpreti della società vittoriana, pur avendo chiara l’ambiguità dei suoi dissidi morali; protagonisti di questa fase furono: W. Morris, E. Burne-Jones e W. Crane, attivi in favore dell’artigianato e di una concreta produzione di arte decorativa.

Dante G. Rossetti (Londra, 1828-1882), educato in un ambiente ricco di stimoli letterari, iniziò all’età di sedici anni a leggere le opere dell’Alighieri e, attratto dalla Vita Nuova, la tradusse in inglese (1845-1849), si dedicò anche alla traduzione di altri poeti italiani, questo insieme di lavori è stato pubblicato come The early italian poets (1861, il volume fu ristampato nel 1874 con il titolo Dante and his circle). Rossetti era un artista complesso e poliedrico, la sua pittura era estetizzante e sensuale in particolare nelle figure femminili; la sua musa ispiratrice fu Elizabeth Eleanor (Lizzie) Siddal, anch’ella scriveva poesie e dipingeva, ed è stata l’unica donna a far parte del movimento dei Preraffaelliti.

Nacque a Londra il 25 luglio 1829, terza di otto figli, da Charles Crooke Siddall e Eleanor Elizabeth Evans; il padre produceva coltelli e aveva un negozio nel centro di Londra, mentre la giovane con le tre sorelle più piccole lavorava come modista in una bottega di Cranbourne Alley. Intorno ai vent’anni la sua vita ebbe un cambiamento radicale di cui si danno due diverse interpretazioni: nella prima Lizzie era impegnata a lavorare nel negozio ed è qui che conosce il giovane pittore Walter Howell Deverell (1827-1854); attratto dalla sua delicata bellezza e dalla sua lunga capigliatura fulva la scelse come modella per il volto di Viola nel dipinto La dodicesima notte; la seconda versione, quella più attendibile, è che la ragazza fu proposta come sarta alla famiglia Howell Deverell.
Il padre, preside della Government School of Design, vide alcuni suoi disegni e la presentò al figlio pittore, quest’ultimo a sua volta la fece conoscere agli artisti della confraternita. Conosciuta con il vezzeggiativo di Lizzie, decise di prestare il proprio volto all’arte contro il volere della famiglia, divenendo la modella preferita di alcuni pittori preraffaelliti perché rendeva concreta la loro idea di femminilità; tra gli altri si ricorda John Everett Millais, che ritrasse l’annegamento di Ofelia dall’Amleto di Shakespeare.

La giovane posò vestita con un abito ricamato in pieno inverno per mesi in una vasca da bagno colma d’acqua riscaldata con delle lampade a olio per mantenerne gradevole la temperatura. In riferimento a questa esperienza, si racconta che le lampade si spensero ed Elizabeth, per non distrarre l’ispirazione di Millais, non gli disse nulla e resistette finché il pittore terminò la famosa opera, ma lei, per la lunga permanenza nell’acqua divenuta gelida, perse conoscenza.
Fu riportata a casa in fin di vita, il padre, furibondo, ritenne responsabile Millais e gli chiese un adeguato risarcimento; le conseguenze di questo episodio furono importanti per Lizzie, infatti aveva preso la polmonite, e, ormai cagionevole di salute, iniziò ad assumere laudano, un oppiaceo usato come antidolorifico.
L’opera di Millais la rese famosa e diversi artisti vollero lavorare con lei, primo fra tutti, appunto, Dante Gabriel Rossetti di cui Elizabeth divenne l’unica e personale modella, fu questa collaborazione che le permise di studiare pittura. Nei suoi capolavori ella era il soggetto principale. Rossetti la ritraeva come una donna certamente incantevole con una connaturata leggiadria, ma Siddal aveva anche un temperamento determinato che venne fuori nel dipinto Venere Verticordia, opera sensuale e mistica, in cui è avviluppata da un’aura dorata e da farfalle svolazzanti, a petto nudo all’interno di una cornice di rose cremisi e caprifogli, nella mano sinistra tiene una mela e con la destra afferra una freccia puntata verso il cuore, gli occhi sono di un blu profondo e le labbra rosse, caratteristiche che suscitarono scandalo.

L’interesse di Rossetti per Dante Alighieri e il profondo amore che nutriva verso Siddal fecero sì che in un dipinto fosse ritratta come Beata Beatrix, identificandola con l’angelica donna fonte d’ispirazione del Sommo Poeta; Rossetti si ritrasse impersonando, in qualche modo, lo stesso Dante Alighieri. La relazione tra i due permise alla ragazza di imparare a dipingere e di dedicarsi pure alla poesia, tanto da essere riconosciuta come preraffaellita; anche John Ruskin, critico e fautore del movimento, in seguito sosterrà che «l’allieva aveva superato il maestro nella composizione, nell’originalità e intensità dei suoi lavori».
Proprio Ruskin divenne il suo mecenate acquistando tutti i suoi disegni e dipinti. Le opere realizzate da Elizabeth erano ispirate al ciclo delle leggende arturiane, narrazioni imperniate sul leggendario re Artù, sulle avventure dei cavalieri e l’amore adultero tra il cavaliere sir Lancillotto e la regina Ginevra; a queste ambientazioni dunque fanno ruferimento: La Dama di Shalott (1853), Il lamento della donna (1857) e La Ricerca del Santo Graal (1855-1857); ha realizzato pure alcuni quadri a olio tra cui un autoritratto (1854).
Siddal fu l’unica donna a esporre alla mostra preraffaellita di Londra nel 1857, durante questa occasione espose alcuni disegni e un autoritratto; trasferitasi a Sheffield continuò a lavorare sia all’arte che alla poesia. Nel frattempo la relazione con Rossetti continuava, anche se non sempre vedeva Lizzie felice, perché talvolta doveva allontanarsi per curarsi e, in varie occasioni, il compagno la tradì con altre modelle. A questi dolori si aggiunse nel 1859 la perdita del padre che peggiorò la sua depressione, così i disordini alimentari e la salute fragile contribuirono a un uso sempre maggiore del laudano, purtroppo provocandole un’overdose.
Proprio tale evento spinse Rossetti a chiederle di sposarlo, il matrimonio fu celebrato il 23 maggio del 1860, nella chiesa di San Clemente a Hastings; presto Lizzie rimase incinta e l’anno successivo partorì prematuramente una bambina che nacque morta.
A questa tragedia Elizabeth Siddal non riuscì a reggere, così nella notte dell’11 febbraio 1862, sola in casa, pose fine alla sua vita a soli 32 anni. La donna fu trovata dal marito; sul referto medico fu scritto che era stata colpita da morte accidentale per una dose elevata di laudano, tuttavia la certezza che si fosse trattato di suicidio Rossetti l’aveva avuta da una lettera di addio che la moglie gli aveva scritto. In quel periodo, il suicidio era considerato immorale e, soprattutto, illegale, così l’uomo si rivolse all’amico inseparabile Madox Brown, confidandogli della lettera, allora gli fu suggerito di bruciarla per evitare che lo scandalo coinvolgesse tutta la famiglia e che a Elizabeth fosse negata una sepoltura cristiana.
Distrutto dal dolore, Rossetti mise nella tomba l’unica copia di una raccolta di poesie d’amore dedicate a lei, donna, amante e musa ispiratrice che aveva designato la perfezione assoluta della bellezza femminile.
Sette anni dopo, disperato e sopraffatto da alcol e droga, arrovellato dal desiderio di pubblicare le proprie poesie e quelle della moglie, insieme al proprio agente Charles Augustus Howell ottenne dalle autorità il permesso di riaprire la tomba della donna per recuperare il manoscritto. La notte del 5 ottobre del 1869 si recarono nel cimitero di Highgate; il tutto doveva essere fatto assolutamente nell’oscurità perché violare il sepolcro tombale era giudicato un atto esecrabile. Il volume con le poesie dei coniugi fu pubblicato nel 1870, ma a causa di alcuni temi erotici ebbe giudizi negativi dalla critica. Le conseguenze dell’apertura della tomba furono assai gravi per Rossetti: Howell raccontò che né il tempo né la morte avevano scalfito l’eterea bellezza di Siddal, il corpo e il viso erano rimasti inalterati e i capelli color rame erano cresciuti sino a riempire la bara. Al di là della veridicità di queste parole, l’uomo rimase talmente sconvolto dalla vista della moglie che ebbe notevoli conseguenze per la sua salute: tentò il suicidio nel 1872 assumendo una dose pericolosa di laudano, ma fu salvato da alcuni amici; morirà in totale solitudine dieci anni dopo.
La storia raccontata da Howell, sebbene fosse solo un mito, fece sì che molti credettero che, grazie alla sua bellezza e alle sue rappresentazioni artistiche, la donna fosse immortale. Grazie a questa leggenda-verità nel profondo della notte più cupa, Elizabeth Siddal ebbe l’occasione di splendere con la propria bellezza, consegnando la propria storia all’immortalità delle parole narrate tanto da ispirare Bram Stoker, scrittore irlandese, per una scena del suo celebre romanzo Dracula.
William Michael Rossetti, fratello di Dante, per renderle omaggio pubblicò un saggio su di lei e anche le sue quindici poesie, drammatiche e profonde, di cui una incompiuta. L’artista descriveva il suo tormento in questi testi, esprimendo la sua infelicità e quel doloroso e sottile confine che c’è tra l’amore e la morte. Alla fine del 2006, un secolo dopo la loro pubblicazione in Inghilterra, le sue liriche sono state tradotte in italiano da Conny Stockhausen, con il testo in lingua originale a fronte.

Dead Love
Oh never weep for love that’s dead
since love is seldom true
but changes his fashion from blue to red,
from brightest red to blue,
and love was born to an early death
and is so seldom true.
Then harbour no smile on your bonny face
to win the deepest sigh.
The fairest words on truest lips
pass on and surely die,
and you will stand alone, my dear,
when wintry winds draw nigh.
Sweet, never weep for what cannot be,
for this God has not given.
If the merest dream of love were true
then, sweet, we should be in heaven,
and this is only earth, my dear,
where true love is not given.

Amore finito
Non piangere mai per un amore finito
poiché l’amore raramente è vero
ma cambia il suo aspetto dal blu al rosso,
dal rosso più brillante al blu,
e l’amore destinato ad una morte precoce
ed è così raramente vero.
Non mostrare il sorriso sul tuo grazioso viso
per vincere l’estremo sospiro.
Le più belle parole sulle più sincere labbra
scorrono e presto muoiono,
e tu resterai solo, mio caro,
quando i venti invernali si avvicineranno.
Tesoro, non piangere per ciò che non può essere,
per quello che Dio non ti ha dato.
Se il più puro sogno d’amore fosse vero
allora, amore, dovremmo essere in paradiso,
invece è solo la terra, mio caro,
dove il vero amore non ci è concesso.

In copertina. Ophelia (1851-1852) di John Everett Millais, che ebbe come modella Elizabeth Eleanor Siddal.

***

Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheft

Vive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo.

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