Alice Pestana: una vita al fianco delle persone più deboli

Nulla l’animava più della giustizia.

Nulla bruciava in lei più del desiderio di fare del mondo un posto migliore. Estraneo alle disuguaglianze. Lontano dalle discriminazioni.

«Chiediamo la creazione di Comitati per la Pace in ogni Paese, affinché nel Ventesimo secolo si possa vivere in armonia, nel senso di pace, libertà e giustizia». Così Alice Pestana ci risponderebbe oggi, se le domandassimo il significato della sua missione.

Quando Alice nasce, il 7 aprile 1860, nel comune di Santarém, all’instaurazione della Prima Repubblica Spagnola mancano ancora tredici anni. Sarà in quel periodo che la sua opera pedagogica inizierà ad apparire, ripercorrendo i cambiamenti educativi che l’esilio della monarchia, seppur temporaneo, porterà con sé. Sua madre, Matilde Laura Pestana, non conoscerà mai la donna brillante e coraggiosa che noi ricordiamo per aver segnato profondamente la storia dell’istruzione portoghese. Le dice addio solo cinque anni dopo, quando il piccolo José viene alla luce e con lui il suo cuore si spegne per sempre. Il padre, Eduardo Augusto Villar Coelho, si risposa poco più tardi, così Alice e José crescono tra le braccia della nonna materna, dalla quale ereditano il cognome. Alice si dedica allo studio delle lingue grazie all’aiuto di alcune governanti inglesi e ben presto è in grado di scrivere in francese, inglese, spagnolo e portoghese. Nel 1887 darà lei stessa lezioni di lingua e aiuterà suo fratello negli studi superiori.

Appassionata di politica, curiosa e sempre attenta a cogliere anche il più piccolo particolare, inizia la carriera come giornalista per The Financial and Mercantil Gazette, pubblicando una critica alla traduzione di Hamlet scritta da D. Luís. In seguito collaborerà con altre riviste, tra cui Espectro da Granja, Repúblicas, Vanguarda, Folha do Povo e Diário de Notícias, spesso sotto gli pseudonimi di Célia Elevani e Caïel.

Tra il 1888 e il 1893 intraprende numerosi viaggi in Europa su richiesta del governo portoghese. L’idea è quella di raccogliere informazioni e stilare rapporti sull’educazione nei vari Paesi, allo scopo di introdurre riforme utili a migliorare le condizioni d’insegnamento in Portogallo, specie per la popolazione femminile. In un contesto in cui le rivalità imperialiste si scontrano con la nascita di movimenti che promuovono il pensiero pacifista, sempre di più preme la necessità di sensibilizzare verso il ripudio della guerra e l’adozione di metodi alternativi per risolvere i conflitti, come dibattiti e discussioni. Nelle scuole portoghesi il problema riguarda soprattutto i/le docenti, e in particolare il loro grado di autonomia nel sostenere l’insegnamento alla pace in una cornice soffocata dal militarismo. Qual è dunque la possibilità che il sistema educativo possa servire da antidoto contro la violenza? Si tratta di una sfida che chiama in campo l’intero ordinamento, e il governo portoghese ne è ben consapevole.

Nel 1888 Alice conduce la sua ricerca tra Svizzera, Francia e Inghilterra. Dopo aver ricevuto notevole apprezzamento, il suo resoconto viene pubblicato nel Diário do Governo. Il suo impegno e la sua dedizione la portano a conoscere, nel 1890, Giner de los Ríos, direttore e anima dell’Istituto di Libero Insegnamento, centro delle idee più progressiste rivolte a tutti gli ordini di studio. È dalle sue relazioni con l’Istituto che si imbatte nell’opera della pioniera del femminismo spagnolo, Concepción Arenal, dalla quale rimane affascinata e con cui collaborerà in futuro, e nell’uomo che diventerà suo marito, Pedro Blanco Suárez. Lui è un insegnante interessato alla difesa dell’istruzione femminile. Lei è un’attivista animata dalle stesse motivazioni, come sottolinea l’intervento sostenuto in occasione del Congresso Pedagogico ispano-portoghese-americano del 1892 e intitolato Quale dovrebbe essere l’educazione secondaria delle donne?, in cui Alice difende la necessità dell’educazione delle donne come condizione necessaria a costruire una società democratica e giusta. I due si sposeranno a Lisbona nel 1901 e accoglieranno i/le giovani iscritte all’Istituto come figlie e figli.

Già membro della Società Altruista, fondata da José Pessanha e dedicata alle donne, alle bambine, ai bambini e al progresso morale dell’umanità, nel 1899 Alice dà vita alla Lega Portoghese della Pace, raccogliendone lo spirito e le iniziative. Repubblicane, monarchiche, donne di ogni convinzione si uniscono per far fronte alla stessa causa: garantire il diritto a vivere in un mondo sereno. La Lega Portoghese della Pace rappresenta uno dei rari momenti in cui le differenze si assottigliano e si preferisce guardare all’altro come a un potente alleato, non come a un nemico da combattere. Non esistono partiti. Non esistono fazioni. Esiste solo un ideale comune.

Nel 1914 ottiene un posto come insegnante di francese nelle scuole nazionali e per adulti, dopo essersi occupata di lingue all’Istituto di Libero Insegnamento. Nello stesso anno, a riconferma dell’interesse del governo portoghese per il delicato tema dell’educazione, riceve una borsa di studio con il compito di produrre una relazione sull’andamento delle proposte repubblicane in materia scolastica. Nel suo resoconto, Alice parla di bilanci, dell’organizzazione del Ministero dell’Istruzione Pubblica, dell’alfabetizzazione, della neutralità religiosa, della co-educazione, delle associazioni giovanili e di un timido ma importante avvio di riforme nei licei, nelle università e nelle scuole di formazione per insegnanti.

Ma Alice parla anche di bambine e bambini abbandonati. Di creature costrette a delinquere per sopravvivere alla fame. Ed è per loro che incoraggia iniziative come la Tutoría de la infancia, che descrive come l’opera più bella della Repubblica. È un semplice rifugio, un luogo sicuro. È una casa che tende la mano a chi più ne ha bisogno.

Con l’aiuto di Pedro Dorado Montero, professore di diritto e promotore della ricerca di modi per aiutare e reintegrare coloro che delinquono, dà il via a un percorso di pedagogia correzionale, che getterà le basi per i più recenti interventi di psicologia penitenziaria. Nel suo progetto, Alice segue molto da vicino il modello di Concepción Arenal, fervente sostenitrice dell’idea che le condizioni di vita influenzino direttamente il comportamento di bambine e bambini. C’era chi non poteva frequentare la scuola perché doveva lavorare o aiutare la propria madre, oppure veniva affidato a famiglie vicine di casa o a istituti molto simili agli orfanotrofi perché non si aveva possibilità di accudirlo. Molti erano figlie e figli di madri che, vittime della povertà, non avevano neppure il cibo con cui sfamarli. Perciò imparavano dalla strada, l’unica maestra da cui apprendevano il mestiere della sopravvivenza e spesso finivano in prigione.

«La vita dei bambini ha bisogno di una riforma su tutti i livelli. Il Ventesimo secolo non può più essere chiamato il secolo dei bambini, ma quello della grande guerra. I Paesi belligeranti, quelli che si erano dichiarati più attenti nel promuovere la felicità dei bambini, in realtà non rispettano la loro debolezza. Chiudono le scuole e aprono fabbriche, dimenticando ogni legge di protezione». Così Alice esprime la sua preoccupazione, e da qui trae la forza di cambiare le cose. Contribuisce alla creazione di tribunali per la tutela dei minori, società e movimenti di sostegno per la regolamentazione istituzionale del reinserimento. Visita l’infanzia rinchiusa nelle carceri e fornisce resoconti dettagliati delle sue condizioni; poi segue i singoli individui nel loro percorso di integrazione nella società. E ancora scrive articoli in cui loda il sistema adottato dai tribunali di Russia, Inghilterra, Portogallo e Stati Uniti, sottolineandone l’importante e decisiva funzione educativa.

Le memorie pubblicate quasi ogni anno sul bollettino dell’Istituto di Libero Insegnamento costituiscono senza alcun dubbio la più esauriente sintesi del suo lavoro: una vita passata al servizio degli altri. Delle creature più deboli e bisognose. Una vita trascorsa in prima linea nella difesa dei diritti degli oppressi. Un’opera che più di ogni altra denuncia ha saputo gettare luce sulla necessità di combattere per la giustizia.

Di lei ricordiamo, accanto agli scritti prodotti a conclusione delle sue ricerche, As mães e as filhas, Primeiras leituras e A filha de João do Outeiro, e poi ancora numerosi saggi, racconti, articoli e sei opere teatrali.

Quando Alice muore, alla vigilia di Natale del 1929, a Madrid, dopo aver sofferto per due anni di una malattia nervosa, il mondo piange una grande donna.

Il marito, alla sua scomparsa, pubblica Alice Pestana: in memoriam, l’ultimo commosso saluto a un’attivista che, seppur sconosciuta in Italia, ha insegnato a uomini e donne del suo tempo a lottare per ciò in cui si crede.

Da lei raccogliamo e facciamo nostro il messaggio più importante.

Qui le traduzioni in francese, inglese e spagnolo.

***

Articolo di Laura Merlin

Figlia del millennium bug, studia Comunicazione, Innovazione e Multimedialità all’Università di Pavia. Scrivere è la sua passione: a scuola fuggiva all’ultimo banco a raccontare di mondi immaginari. Se un giorno diventasse la sua professione, di certo non le dispiacerebbe. Amante dei gatti e dell’equitazione, trascorre il suo tempo tra banchi troppo bassi e scuderie che tanto assomigliano alla sua idea di paradiso.

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