Nice Nailantei Lang’ete

Nice Nailantei Leng’ete nasce a Kimana, in Kenya nel 1991. Ad appena otto anni, fugge dalla famiglia per non subire l’infibulazione.
I dati ci dicono che ancora oggi nel mondo sono più di duecento milioni le donne che subiscono le mutilazioni genitali femminili, nonostante queste siano state ufficialmente messe al bando dall’Onu nel 2012 come violazione dei diritti umani. Sia la legge italiana che quella europea prevedono il riconoscimento dello status di rifugiato anche alle donne che hanno subito questa violenza e a quelle che temono di subirla ma chi si “affanna a innalzare muri” per arginare le migrazioni o non lo sa o fa finta di non saperlo.Nel 2018 si è calcolato che in Europa almeno 550.000 immigrate di prima generazione sono state vittime di infibulazione e di queste circa 70.000 in Italia. Sono dati molto approssimativi e sicuramente sottostimati tenendo conto anche della ritrosia delle vittime ad ammettere di averla subita.

La storia di Nice ci racconta come il coraggio e la cultura hanno fatto sì che in vaste zone del Kenya questa atroce violenza sia stata debellata. Dopo la fuga, Nice attraversò la savana scampando a innumerevoli pericoli. Vinse su iene e sciacalli e sui familiari che tentavano di riportarla al villaggio. Da quel momento la vita di questa ragazzina in fuga, dopo varie vicissitudini, viene consacrata alla lotta contro l’infibulazione. Riesce ad andare a scuola e capisce quanto sia importante la cultura. Anche la fortuna l’aiuta. Come un segno del destino, un giorno, quando era ancora adolescente, degli operatori di Amref (African medical and research foundation) la incontrano e la scelgono per inserirla in un corso incentrato sulla salute sessuale. Il corso aveva l’obiettivo di “formare” giovani donne del luogo che mettessero in guardia, gli abitanti dei villaggi, sui pericoli di quella pratica e divulgassero quelle informazioni.
Nice si gettò a capofitto nell’impresa e con la forza di una leonessa portò avanti il suo obiettivo. Iniziò a parlare con i moran, giovani pastori guerrieri, convincendoli che quella era una pratica inutile e pericolosa.

Per sradicare questa usanza terribile capì che aveva bisogno dell’appoggio degli “anziani” e che quell’appoggio si poteva ottenere non con atti di ribellione ma di persuasione. Ci sono voluti anni e argomentazioni adatte al contesto. Per sostenere l’istruzione delle bambine convinse i capi villaggio che una moglie-bambina analfabeta valeva quattro mucche mentre una moglie più adulta, che era andata a scuola, ne valeva almeno venti.
Poi propose che il rito dell’infibulazione poteva essere svolto diversamente. Propose che si poteva celebrare il rito di passaggio all’età adulta non con le lamette ma con una doccia fredda e con una “tagliatrice” che sfiorava soltanto il pube di una bambina con un libro invece che con un rasoio. Tutto sarebbe stato celebrato con danze, canti, abiti e banchetti della tradizione.
Il suo ingegno la premiò, gli anziani si convinsero, riconoscendole cultura e autorevolezza. Nel suo villaggio alle pendici del Kilimangiaro, diventò la prima donna a ricevere dal Consiglio degli Anziani il “bastone nero”: simbolo per eccellenza del potere.

Nice entrata nello staff di Amref, iniziò a girare di villaggio in villaggio per continuare la sua missione. Oggi, quell’usanza terribile, in molte parti del Kenya è diventata una cerimonia di festa. Le bambine tra i nove e i dodici anni si riuniscono per tre giorni e partecipano a incontri di educazione sessuale e sanitaria insieme alle donne più anziane. L’ultima sera viene accesa una candela che rappresenta “la luce dell’educazione” e che viene consegnata dalle più anziane alle più giovani. Anche gli uomini anziani le benedicono con il latte contenuto in una zucca vuota.

Nice ha salvato più di 20.000 bambine, è riuscita a scalfire una tradizione ancestrale e misogina e a ottenere rispetto per sé e per le altre dagli uomini del suo stesso popolo.
Oggi è ambasciatrice mondiale di Amref e continua la sua battaglia anche al di là dei confini del Kenya. Nel suo Paese l’infibulazione è illegale dal 2011.

Così ha dichiarato in un’intervista: «la pazienza è fondamentale, non puoi cambiare la tradizione in un giorno…è importante lasciare parlare le persone a cui ti rivolgi…devi ascoltare, non devi giudicare, ma dialogare con amore… non serve dire: quello che fai è brutto, è criminale… serve dire che le cose possono essere sempre migliorate… sono riuscita a far sì che l’intera comunità sentisse di essere parte del cambiamento».

Per tanta saggezza è superfluo ogni commento.

La sua storia è raccontata nel libro che lei stessa ha scritto Sangue. La storia della ragazza Masai che lotta contro le infibulazioni.

«Tante ragazze vittime di abusi pensano di non potere essere niente nella vita. Desidero che sappiano che possono essere quello che vogliono. Non posso andare in ogni Stato a dirlo, ma lo può fare il mio libro».

In copertina: Nice Nailantei, quando nel 2018 la rivista Time l’ha inserita tra le cento personalità più influenti al mondo.

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Articolo di Ester Rizzo

Giornalista, laureata in Giurisprudenza, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) nel corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo, Le Ricamatrici, Donne disobbedienti Il labirinto delle perdute.

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