Circe, la donna nascosta dietro l’etichetta di Maga

Circe, la maga che ama Ulisse e ne trasforma i compagni in porci: tutti la conosciamo così. Tale etichetta ci induce ad aspettative che solo in parte trovano corrispondenza nella realtà.
Omero la descrive come una dea terribile dalla voce umana e ci fornisce la sua genealogia, figlia di Helios e della ninfa Perse. Un personaggio secondario della mitologia Greca: un piccolo aneddoto nella storia di Odisseo. E tutto il resto? Non è solo una pharmakis (maga) ma è molto di più: dea, donna, maga, amante, madre, amica, femme fatale. È una delle figure femminili più affascinanti e complesse della letteratura classica.

Circe, circondata dalla sua aurea, al contempo, sublime e terrificante, dea etichettata come “dominatrice di uomini”, può apparire come aggressiva, ma in realtà è solamente una donna sulla difensiva. È, invece, molto ammodo e riservata, anzi persino schiva; forte e indipendente, ma soprattutto sensibile ai dolori del mondo. Quando viene esiliata da suo padre Helios, Dio del Sole, sull’isola di Eea, non si perde d’animo e grazie alla sua natura risoluta, impara ad addomesticare le bestie selvatiche, scopre e affina le sue arti magiche, attraverso uno studio costante e tenace delle virtù delle piante. La hybris, peculiarità esclusivamente maschile, tipica dell’eroe Greco, è la caratteristica che meglio la contraddistingue: la tracotanza, l’eccesso, la superbia, l’orgoglio, tutti sentimenti che dominano la maga: una donna disposta ad accogliere la vita in tutte le sue sfaccettature.
Circe non rappresenta lo stereotipo di genere della sposa devota e fedele, sottomessa al ruolo a cui, in quel tempo, erano destinate le donne, il cui unico senso della vita era attendere lo sposo. Al contrario inclina verso un modello considerato maschile, conducendo una vita indipendente di cui lei è la sola responsabile. Circe è una femminista che si emancipa dall’uomo. È la storia di una donna che scava dentro sé stessa fino a far affiorare i ricordi più dolorosi: il disinteresse della famiglia nell’età adolescenziale: «quanti anni avevo trascorso da bambina a scrutare i suoi lineamenti luminosi per indagare i suoi pensieri, alla ricerca di un barlume che portasse il mio nome». Una mancanza affettiva genitoriale che le ha inflitto sofferenza nell’età della crescita, facendole sviluppare una tendenza a mettere in discussione la sua vita, perché non si è sentita amata: una profonda ferita emotiva, un vuoto che non sarà mai del tutto riempito.

La violenza sessuale subita che segna uno spartiacque nella sua vita: «L’uomo mi spinse contro il muro. Sbattei la testa sulla pietra grezza e la stanza esplose in tante scintille. Aprii la bocca per lanciare l’incantesimo, ma lui mi premette il braccio sulla trachea, strozzandomi la voce. Non riuscivo a parlare. Non riuscivo a respirare». Questa è la parte più attuale del romanzo, Circe sperimenta sulla propria pelle i pericoli che attendono una donna che vive sola, diventa, infatti, oggetto di lussuria di alcuni uomini che considerano le donne un mero oggetto o un giocattolo dei loro istinti più bassi. Ci racconta lo stupro subito, il senso di impotenza sotto la forza dell’uomo.
A seguito del trauma nulla è più come prima. Circe prova un costante disagio in tutte le situazioni della sua vita. Ha difficoltà a costruire relazioni e, quando ci riesce, sviluppa delle forme di attaccamento evitanti che gli impediscono di sperimentare quel positivo senso di abbandono e di fiducia nell’altro. Nutre una rabbia che finisce per distruggere anche i sentimenti positivi.
Di fronte al disprezzo e alla violenza maschile, grazie alla sua potente magia finisce per guadagnarsi il rispetto dei suoi visitatori trasformando gli uomini in maiali, per difendersi e per far subire loro la stessa paura da lei provata. Nonostante ciò è una donna che ha amato e che si è concessa dei piaceri sessuali, quindi, il piacere femminile viene sottratto allo stereotipo da Madeline Miller e non considerato solo in funzione di quello maschile, senza una propria autonomia.
Molto toccante è la Circe Madre e i suoi sentimenti verso il figlio Telegono esprimono tutto l’amore che una madre può provare per i propri figli: «Lo guardavo e l’amore che provavo era così affilato che sembrava mi si aprisse la carne. Feci una lista di tutte le cose che avrei potuto fare per amor suo. Bruciarmi la pelle. Cavarmi gli occhi. Camminare fino a consumarmi i piedi, se solo fosse servito a farlo essere felice e in salute». L’amore è così: forte e grande, capace di superare tutti gli ostacoli per vedere la propria prole felice, anche a costo di sfidare Atena in persona, la dea della guerra.

Madeline Miller ha attuato una riscrittura femminista del mito originale. Circe è una donna che ha raggiunto la fama di maga e il rispetto di tutti grazie alla sua volontà e al duro lavoro. È un personaggio che evolve nel corso del romanzo, passando dall’essere una fragile donna spaventata e insicura, fino all’incarnare una donna forte e potente. Tale trasformazione non è dovuta alla magia, ma alla nuova consapevolezza di sé e alla strada che intraprende per diventare quello che lei sa di poter essere: una donna che non deve sottostare ad alcuna regola. Una donna che da sola, nonostante tutte le difficoltà e le delusioni, è riuscita a superare gli ostacoli imposti dal sistema patriarcale che dominava sia gli dei che gli uomini. Circe è una donna emancipata che sopravvive sola senza il bisogno di uomini, con libertà sessuale e il potere di scegliere il partner che vuole. Una donna con una personalità e una mentalità totalmente moderna. «Non posso sopportare questo mondo un solo momento di più, pensai. Allora, bambina, creane un altro».

Madeline Miller
Circe
Bloomsbury Publishing, Londra, 2018
pp. 416

In copertina: Circe offre la coppa a Odisseo, di John William Waterhouse (1891), (dettaglio).

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Articolo di Marina Misuraca

Laureata in “Comunicazione, tecnologie e culture digitali” presso l’Università “La Sapienza” di Roma, attualmente sta terminando la laurea magistrale in “Media, comunicazione digitale e giornalismo”, indirizzo “Media studies”. Interessata alla nuova realtà della gestione aziendale, ha una passione per la letteratura e la scrittura.

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