La poesia di Gina Gennai

«Conservare un archivio non è un imprevisto, ma è un atto che esprime la consapevolezza del proprio ruolo nel mondo».
Con queste parole Aurora Savelli ha introdotto il primo appuntamento del ciclo di incontri intitolato Vite, carte, memorie. Archivi di donne in Toscana, tenutosi online il 23 marzo 2022 e promosso dall’associazione Archivio per la memoria e la scrittura delle donne.
L’associazione, attiva dal 1998, si occupa di promuovere la valorizzazione e conservazione della memoria e della scrittura femminile per restituire una grande geografia della memoria delle donne.
Dal lavoro di mappatura è emerso un enorme cantiere in fieri che riguarda archivi sia pubblici che privati, come dimostrano analoghe esperienze sul versante degli archivi familiari.

Il primo appuntamento, dal titolo Gina Gennai (1887-1976). Con San Gimignano nel cuore, è dedicato alla poeta originaria di San Gimignano. Caterina del Vivo, responsabile dell’Archivio Storico del Gabinetto Viesseux e nipote di Gina Gennai, insieme con Marta Fabbrini, che si è occupata della catalogazione dell’archivio privato della scrittrice, ci hanno guidato alla scoperta della biografia e della poetica di Gennai.
Gina nasce nel 1887 a San Gimignano, ultima di dieci fratelli insieme a Nando. Suo padre muore improvvisamente quando lei ha quindici anni: questo tragico evento la porterà a una emancipazione imprevista ma affrontata con grinta e forza di volontà. Gina, infatti, è costretta a interrompere gli studi e a lasciare la casa paterna, che il primogenito rivendicava per sé, e a riparare, insieme alla madre e al fratello minore, a Firenze, in un appartamento in via Palazzuolo. Bisognava lavorare, e in quel momento le Ferrovie dello Stato offrivano a una donna la possibilità di emanciparsi e avere una «stanza tutta per sé».
Gennai diventa telegrafista e dattilografa, conosce alcune colleghe e insieme scrivono l’inno delle dattilografe. Con un lavoro sicuro e la possibilità di emanciparsi, le dattilografe sognano di andare lontano, come si legge nel loro componimento: «Si vorrebbe arricchire e poi lontano partire, e qui non più venire, se no ci fan sfinire. Ora finirem di dire, per non infastidire.
Ci siam fatte capire? Speriamo di riuscire».

A Firenze Gina comincia a frequentare ambienti intellettuali: è in contatto con il pittore Garibaldo Cepparelli, anche lui di San Gimignano, e con il critico letterario Giuseppe Saverio Gargàno, il quale la incoraggia a scrivere. Nel 1914 esce la sua prima raccolta, Nascosto rivo, pubblicato presso Lapi a Città di Castello. Consapevole delle sue risorse, Gennai trae ispirazione dalle sue sensazioni quotidiane in cui predomina una nota triste, espressa con parole comuni, come nella poesia I rettili, riportata nella rivista La donna del 20 giugno 1914:
«L’alta pineta, sotto il soffio ardente
Del mezzogiorno, piano ricantava
La sua canzone che aveva ali di venti
E rombo di marosi in lontananza;
Dalle cime che lente si flettevano
Esalava il profumo della resina
Bianca quasi cera sopra i tronchi scuri».
«Non v’è se non l’anima a nudo della poetessa che vede con chiari occhi e con chiarezza esprime», così si legge nel commento alla poesia. Il critico Gargàno scriverà un commento sulle poesie di Gina Gennai nelle pagine della rivista letteraria Il Marzocco, nell’aprile del 1914: «Una gran pena al cuore, una grande aspirazione a sottrarsi alle tristezze del presente, rifugiandosi nei profondi misteri dell’ombra e del sogno, e un balsamo che le deriva al cuore da qualche caro infantile ricordo familiare, o dalla contemplazione delle cose naturali». A differenza di altri poeti, sottolinea il critico, Gennai predilige parole familiari e si mantiene a distanza da un lessico ridondante. Inoltre, la città turrita di San Gimignano, una volta lasciata per Firenze, assumerà un ruolo sempre più centrale nella poetica di Gina.

Nel 1923 esce Vie di sole e Trame d’ombra, in cui tornano l’amore per la terra nativa, i grandi alberi, le «rade cose» e le vie deserte, nei quali la poeta sembra riconoscere se stessa:
«qualcun che conosco
ritrovo qualcuno che so…
…mia vita! Ti riconosco
sei tu, sei tu bene, me stessa
ch’io qui raminga ravviso,
Me stessa qui trovo
La vera…».

Personalità poliedrica e tutt’altro che isolata, Gennai ha lasciato un nucleo documentario di carte, fotografie e volumi oggi conservato presso la Biblioteca Civica di San Gimignano. L’analisi del nucleo documentario ha rivelato l’esistenza di una ricca corrispondenza tra Gina, i suoi familiari e altre personalità. Non solo. In archivio sono conservati i dattiloscritti e le bozze delle sue opere (tra gli altri, Vie di sole e trame d’ombra, Gli oscuri, Infanzia ottocentesca tra le torri di San Gimignano).
Attraverso queste carte è possibile indagare la natura privata della scrittura di Gina Gennai, uno «sguardo interno» che ha diritto di essere salvaguardato al pari delle pubblicazioni ufficiali.

***

Articolo di Elisa Fontanelli

Laureata in Storia dell’arte, ha collaborato con alcuni musei in Francia e in Italia. Borsista e collaboratrice dell’Associazione Archivi Storici delle Famiglie, ha effettuato una ricerca su Maria Luisa di Borbone ed è fra le autrici del volume Una donna nella tempesta: dagli archivi familiari, la vita di Maria Luisa di Borbone. Collabora con la rivista Quaderni Asiatici ed è curatrice per La Soffitta Spazio delle Arti di Sesto Fiorentino. 

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