Fra industria e creatività: Wanda Ferragamo e le altre signore della moda italiana

L’attenzione di numerose riviste e quotidiani, in questa tarda primavera 2022, si è rivolta alla figura straordinaria di Wanda Miletti Ferragamo; se ne parla molto festeggiando i 100 anni dalla nascita, che in verità sono quasi 101 visto che era nata il 23 dicembre 1921 a Bonito, un piccolo paese in provincia di Avellino. La copertina del settimanale D-donna (21.5.2022), ampi articoli biografici, rievocazioni della sua lunga e proficua attività (la Repubblica, 20.5.2022), ricordi di chi l’ha conosciuta o ha con lei collaborato, rare interviste riportate a nuova vita, foto della bella e grande famiglia, prima con i tre figli e le tre figlie, poi con gli amati nipoti. Ginevra Visconti, figlia di Fulvia, la celebra con un volume, edito da Electa: Il libro rosso di Tà-La vita di Wanda Ferragamo, che trae spunto dal contenitore che la nonna, chiamata affettuosamente Tà, regalava perché venisse conservata la corrispondenza familiare. A Firenze, dove ha sempre vissuto, viene ricordata anche con varie iniziative e una mostra nel prestigioso Museo Ferragamo situato presso l’antico Palazzo Spini Feroni in piazza Santa Trinita, sede della maison dal 1938.

Sede fiorentina della Ferragamo

Nel grande spazio espositivo, inaugurato nel 1995, si può ammirare un pezzo importante della storia e della creatività dello stilista Salvatore e della sua azienda, nota in tutto il mondo. È stata proprio Wanda, moglie e poi erede della ditta, a voler lasciare alla città questo patrimonio unico, simbolo della moda e dello stile italiano. L’idea partì da una mostra organizzata a Palazzo Strozzi nel 1985 e poi esportata nei più importanti musei del mondo; da qui l’esigenza di dare una sede permanente e una totale visibilità alle splendide creazioni, nate da una mente davvero geniale. Basta andare sul sito del museo e perdersi nel tour virtuale per rendersene conto. Ogni anno poi vengono organizzate mostre a tema, come quella recente dedicata alla seta (e i foulard costituiscono il filo conduttore del percorso), in tal modo si allarga la visione al design, all’architettura, alla storia economica e sociale, perché l’abito, gli accessori, le calzature non sono solo capi d’abbigliamento, ma ― talvolta ― delle opere d’arte. E la città di Firenze ha mostrato riconoscenza all’azienda e ai suoi fondatori: il 12 luglio 2019 è stata dedicata una piazzetta ai due coniugi, nel centro storico, nei pressi di Ponte Vecchio.

12 luglio 2019. Intitolazione. A sinistra: Ferruccio Ferragamo, Sindaco di Firenze, Dario Nardella e Signora Giovanna Gentile Ferragamo

Salvatore, nato povero nel 1898, undicesimo di 16 figli, presto emigrato dalla Campania in America, trova la sua strada facendo il ciabattino, ma in breve farà fortuna grazie anche ad una formidabile intuizione: quella relativa all’arco plantare per cui la scarpa, per essere comoda, deve avere una giusta linea seguendo i naturali punti di appoggio. In pochi anni diventa ben più di un artigiano di lusso, apre negozi, collabora con il mondo del cinema, si fa conoscere a Hollywood e diviene cittadino americano. Rientrato in Italia si stabilisce a Firenze dove comprende un’altra cosa assolutamente innovatrice: l’importanza di una efficace campagna pubblicitaria; nonostante la crisi del 1929 metta in ginocchio la sua azienda, ha presto un’idea vincente: in mancanza di materiali idonei, comincia a utilizzare il sughero sardo per la “zeppa” delle calzature femminili. Con la guerra la sua fantasia si sbizzarrisce e usa il cotone, la canapa, la pelle di pesce e le lavorazioni a uncinetto o a maglia. Ma sono suoi pure l’incredibile sandalo con il tacco di sughero scolpito, nato per l’attrice Loretta Young, e gli eleganti sandali in raso e capretto del 1940, per arrivare alle calzature “autarchiche” ideate negli anni Trenta e ai raffinati modelli in tessuto ricamato.

Sandalo Rainbow (1938)

Nel 1940 Salvatore fa un ulteriore passo fortunato: sposa la giovanissima Wanda Miletti che sarà la compagna ideale e si rivelerà un’imprenditrice lungimirante. È stato un vero colpo di fulmine, nel paese di origine di entrambi: vedendo quella ragazza, figlia del medico e podestà, capì che sarebbero stati legati per sempre. Pur facendo la mamma e la casalinga, Wanda cominciò a seguire il marito nei viaggi di lavoro e negli incontri con fornitori e personalità (fra cui la regina Elisabetta II). Negozi in tutto il mondo, clientela prestigiosa, successi, brevetti: le dive e le nobildonne che passano da Firenze entrano nel loro negozio e gli fanno una straordinaria pubblicità, come pure personaggi di fama internazionale, da Marilyn Monroe e Audrey Hepburn a Eva Peron; inizia intanto la stagione delle sfilate di moda e delle collaborazioni con le sartorie più importanti, francesi e italiane. Dopo la prematura morte del titolare, avvenuta nel 1960, Wanda, neppure quarantenne, in un primo momento si trova perduta, il figlio Massimo ha solo due anni e lei non si è mai occupata di questioni d’affari, ma in breve dimostra tutta la sua forza, aiutata dalle due figlie maggiori Fiamma e Giovanna, così prende in mano l’attività; si organizzano nuove produzioni: i foulard innanzitutto, e poi i profumi, le borse, gli abiti, gli accessori maschili. Intanto gli altri figli e figlie crescono e, senza forzature, iniziano a occuparsi dell’azienda familiare, in ulteriore espansione, specie negli Usa e a Hong Kong. Nella collezione 1978-79 compare il décolleté più classico, famoso e venduto al mondo: con comodo tacco di tre cm., un fiocco piatto e la placchetta di metallo, in morbido vitello o capretto; il Vara è un capo senza tempo, un’icona di stile intramontabile.

Le scarpe Vara

Lunghissimo l’elenco di riconoscimenti internazionali che arrivano alla signora Wanda, finché nel 2004 viene nominata Cavaliera di Gran Croce dal presidente Ciampi, ma anche in seguito otterrà premi prestigiosi fino alla Mela d’oro (2014) assegnata dalla Fondazione Belisario che riconosce il talento femminile nella diffusione del “made in Italy”. Nel 2013 nasce la Fondazione Ferragamo allo scopo di alimentare il ricordo di una storia familiare e imprenditoriale da tramandare alle generazioni future.

Dopo una lunga, intensa esistenza fatta di creatività, disciplina, lavoro, questa donna sempre pronta ad ascoltare, a cogliere una nuova idea da appuntarsi sull’immancabile taccuino, questa grande comunicatrice avanti rispetto ai suoi tempi, è venuta a mancare il 19 ottobre 2018; al funerale, per suo desiderio, è stata diffusa una commovente lettera indirizzata a Firenze, la sua città.

Ma veniamo ora alla mostra, dal titolo eloquente Donne in equilibrio, inaugurata il 20 maggio, che resterà visitabile fino al 18 aprile 2023. Curata da Stefania Ricci ed Elvira Valleri ripercorre la condizione femminile in Italia negli anni del boom economico, 1955-65, e la figura di Wanda Ferragamo costituisce il filo conduttore. In parallelo sono da segnalare due iniziative importanti: la prima riguarda un bel progetto sociale in collaborazione con l’Ethical Fashion Initiative che coinvolgerà per tre anni circa 2400 artigiane del Burkina Faso, l’altra è la mostra digitale A Feminine Lexicon che vede protagoniste 11 giovani artiste internazionali con opere e testimonianze sul tema dell’identità, realizzata in collaborazione con il corso Arts Curating dell’ Istituto Marangoni di Firenze.

La mostra tratta dunque gli “equilibrismi” femminili, quel difficile bilanciarsi fra lavoro e famiglia, che certo nel dopoguerra risultava ancora più complesso rispetto a oggi, perché le convenzioni sociali erano pressanti e farsi strada in molti settori (industria, scienza, spettacolo, moda…) costituiva una sfida continua. Sono tanti i personaggi illustri che vengono messi in luce: da Camilla Cederna a Oriana Fallaci, dall’architetta Gae Aulenti alla pittrice Giosetta Fioroni, da Natalia Ginzburg a Elsa Morante, ma sono le donne comuni il vero motore del cambiamento, nella loro casa, nella loro quotidianità, nelle loro scelte. Si entra nel loro spazio, segno dei tempi in rapido mutamento: non solo abiti e accessori dunque, ma anche oggetti utili, dai bottoni agli elettrodomestici, elementi d’arredo, foto d’epoca, filmati in bianco e nero, spezzoni di pellicole. E una stanza è stata ricreata nel dettaglio: l’ufficio di Salvatore, divenuto poi della moglie, con i suoi documenti, le sue carte, i suoi oggetti più cari e due ritratti della coppia: uno di lui, opera di Pietro Annigoni (1949), uno di lei, opera recente dell’artista Claire Tabouret. Dopo aver raccomandato la visita alla mostra Donatello-il Rinascimento (Vv n. 167), ancora un invito a recarsi a Firenze e a non perdersi questa occasione che viene ad arricchire la lunga serie di straordinarie opportunità rivolte a visitatori e visitatrici dall’Italia e dall’estero.

Wanda Ferragamo con le figlie Fiamma, Fulvia,Giovanna e i figli Leonardo,Ferruccio e Massimo

Ricordare la figura di donna, moglie, madre, capitana d’azienda Wanda Miletti Ferragamo offre lo spunto per celebrare altre importanti signore dell’alta moda che hanno contribuito a far conoscere lo stile italiano in tutto il mondo, unendo estro creativo a capacità imprenditoriali. Sono numerose le innovatrici degli anni Quaranta-Settanta che seppero offrire alla raffinata clientela abiti fatti da donne e per le donne, consapevoli delle loro esigenze, dei loro gusti, della loro vestibilità, ben prima delle varie Biagiotti, Prada, Ferretti… Stiamo parlando dell’antesignana Luisa Spagnoli, e poi di Jole Veneziani, di Biki (Elvira Leonardi Bouyeure), di Krizia (Mariuccia Mandelli), di Germana Marucelli, di Roberta di Camerino (Giuliana Coen), delle sorelle Zoe e Micol Fontana, che divennero celeberrime per l’abito da sposa creato per Linda Christian. In questo elenco, che senz’altro è incompleto e meriterebbe approfondimenti singoli, fa piacere inserire alcune stiliste di cui ci siamo occupate nella guida al femminile di Tf dedicata a Pistoia, ma che hanno fatto fortuna nella capitale: iniziamo con Anna Allegri (1921-2005) che, insieme alla sorella Teresa, ha fondato e diretto l’atelier cine-teatrale “Annamode” che svolge dal 1946 una interessante attività collaborando con celebri registi (Mauro Bolognini, Luchino Visconti, Sofia Coppola, Paolo Sorrentino) per la realizzazione di costumi di scena. Nella sua boutique-laboratorio di via Borgognona, a Roma, ha anche realizzato capi d’abbigliamento per spettacoli televisivi, fiction e per le attrici più note: da Sophia Loren a Claudia Cardinale, da Ingrid Bergman a Liza Minnelli.

Ricordiamo poi Maria Bucciantini (1920-2005) che impara a cucire nella sartoria della futura suocera Dolores Jacomelli Melani; nel 1943 sposa Marcello Melani e nel 1954 inventa la sua firma: “Melania”. Siamo nel dopoguerra e Maria – da vera creatrice originale – sa utilizzare materiali relativamente poveri (tipici delle manifatture pistoiesi) arricchiti da applicazioni e ricami. Nel 1958 apre il suo show-room a Roma, vicino al Teatro Sistina, luogo che diventerà presto punto di ritrovo per attrici e cantanti, ma anche per disegnatori e artisti che contribuiranno a stimolare la sua fantasia. È stata proprio lei a ricamare per prima i jeans, a cucire i famosi pantaloncini di Brigitte Bardot, a usare il cotone a quadretti per gli abiti estivi più giovanili, ma pure a vestire raffinate signore come Nilde Iotti e Paola di Liegi, finché decise di deporre ago e filo e ritornare nel 1986 nella sua amata Pistoia.

Questa veloce carrellata non si può concludere senza il riconoscente saluto alla “sarta delle dive” Estella Caprotta, venuta a mancare a fine maggio all’incredibile traguardo dei 109 anni, visto che era nata il lontanissimo 12 gennaio 1913 a Buenos Aires. Figlia di una sarta e di un architetto, rientrata in Italia e stabilita a Livorno, imparò il mestiere materno fino ad avere un proprio apprezzato atelier e a diventare la stilista prediletta di Gina Lollobrigida e Sophia Loren, fra le tante protagoniste dello star-system che vollero i suoi abiti unici; con lei finisce un modo artigianale di lavorare e di cucire su misura, ma si chiude anche un pezzo importante di storia del XX secolo.

In copertina. Sandalo invisibile.

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Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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