GIULIA SALVINI KAPP E LA MODA DELLE CROCIERE

Giulia Salvini Kapp è una figura originale nel panorama femminile del suo tempo: sposata due volte in uno Stato in cui il divorzio non esisteva, grande viaggiatrice, ha vissuto all’estero pur mantenendo forti legami con l’Italia; nei primi anni del Novecento ha raggiunto il Nord Europa e lasciato la sua testimonianza di viaggio. Come spesso accade per le donne, anche nel suo caso è difficile reperire notizie biografiche. Lionello Marini, nel testo compilativo Il risorgimento d’Italia nelle carte dell’Archivio della Madonna di Loreto dal 1815 al 1861, fornisce alcune informazioni sulla sua famiglia: figlia del cavalier Antonio Salvini e della contessa Isotta Porti, Giulia nasce ad Ancona il 18 marzo 1851; a soli nove anni rimane orfana di padre e a diciannove, il 15 luglio 1870, sposa Ermanno von Bremen, commerciante tedesco residente nella città marchigiana. Sette anni dopo si trasferisce in America, in Michigan, dove il 2 agosto 1879 sposa a Detroit Carlo Federico Kapp, anch’egli tedesco, di Baden, ma residente a Bombay. La vicenda suscita un certo scalpore, tanto da essere inserita nelle edizioni del 1884 e del 1885 della Gazzetta del Procuratore, rivista di legislazione e giurisprudenza edita in quegli anni a Napoli. Nel 1901 il caso viene registrato nel volume di Maurizio Roccarino Il Divorzio e la Legislazione Italiana, per dimostrare come la lacuna legislativa in materia di divorzio abbia portato, nel caso di Giulia Salvini, ad una situazione ambigua di adulterio-bigamia: una prima sentenza del Tribunale di Ancona del 23 maggio 1882 infatti ammette l’adulterio, ma non può concedere il divorzio, considerandolo contrario alla legislazione italiana. Roccarino cita sia la Gazzetta del Procuratore sia, per esteso, la motivazione: «Il matrimonio è l’atto più essenziale ed il più vitale per la società. Il legislatore italiano ha voluto dargli l’impronta dell’indissolubilità, perché con tale carattere fu ravisato meglio rispondere all’ordine morale e civile della nazione. Sotto il punto di vista di alta istituzione sociale, lo ha sottratto alla potestà della convenzione, e molto più lo doveva dalle influenze straniere. Accogliendo la domanda del Bremen si eliminerebbe questo concetto, la cui integrità è reclamata dall’ordine pubblico, voluta dalla legge positiva, ed imposta per la sua applicazione ai magistrati, i quali devono assistere imparziali alle lotte dei pubblicisti che preconizzano diverso avvenire. Per ora non basta persuadersi che il divorzio non è un’istituzione incivile e mostruosa come la schiavitù e la poligamia. Di fronte alla legge positiva basta solo persuadersi che il matrimonio è un’istituzione d’ordine pubblico, che altrettanto devono esserlo i caratteri tutti che lo informano, e che uno dei caratteri sostanziali è la indissolubilità: basta riflettere che il divorzio è l’antitesi di questa, per convincersi che il divorzio è contrario all’ordine pubblico». Viene qui evidenziato il valore indissolubile del matrimonio come elemento fondante dell’ordine pubblico, e quindi la necessità di mantenerlo tale per conservare uno status quo che, nell’Italia del primo Novecento, attraversata da profonde contraddizioni sociali, era ritenuto imprescindibile. Tuttavia, il 22 marzo 1884 una seconda sentenza, emessa dalla Corte d’Appello di Ancona, concede invece il divorzio, su richiesta del primo marito Ermanno von Bremen; il marito è infatti l’unico interlocutore possibile per il sistema legale italiano, in cui la moglie non aveva possibilità di intervento. In ogni caso, Giulia Salvini Kapp considera le sue vicende strettamente personali, senza avanzare alcuna rivendicazione o reclamare il cambiamento delle leggi italiane sul matrimonio. 

Dalle scarse notizie sulla sua vita si apprende che era comunque sensibile al problema dell’emancipazione femminile e aveva partecipato al Congresso Internazionale delle Donne di Roma del maggio 1914; è stata inoltre membro della Federazione Lombarda di Attività Femminile, nella Sezione Cassa e Piccoli prestiti. I dati relativi alla sua morte mi sono stati cortesemente forniti da un discendente, contattato via Internet attraverso un sito di ricerca araldica; Giulia Salvini è mancata martedì 12 novembre 1929 a Salorino, vicino a Lugano, in Svizzera; ne dà notizia il marito Carlo, che la ricorda nel suo diario con l’affettuoso vezzeggiativo di “Giulietta”.

Il resoconto di viaggio pubblicato nel 1907 con il titolo Le capitali del nord è un unico volume che comprende due viaggi, come indicato nel sottotitolo: Scandinavia- Russia e Islanda-Capo Nord e le coste della Norvegia. L’editore, Ulrico Hoepli, l’aveva inserito in una collana specializzata nel campo della letteratura di viaggio. Il libro vanta ben 191 illustrazioni, di cui non è noto l’autore; poiché Salvini Kapp è un’appassionata fotografa, è possibile che siano state scattate in gran parte dall’autrice stessa, che infatti non compare quasi mai nelle immagini. Se non si considera l’opuscolo sul Congresso femminile di Roma, questo è l’unico libro che ha scritto, dimostrando che, se da una parte si considera un’assidua viaggiatrice, come scrittrice è molto meno sicura di sé: confessa di aver improvvisato, acconsentendo all’incoraggiamento dei familiari, a pubblicare il suo resoconto non tanto per ambizione quanto per pubblicizzare i luoghi affascinanti del Nord ancora sconosciuti al turismo italiano. La scelta di visitare Paesi lontani in crociera corrisponde a una moda diffusa fra le classi agiate dell’ambiente cosmopolita dei primi del Novecento; in particolare, quelle a cui partecipa la scrittrice si dirigono verso il Nord Europa. Le prime crociere avevano interessato invece il Mediterraneo, un mare dal clima mite che ben si prestava a viaggi piacevoli e sicuri: l’antesignana era stata organizzata nel 1833, quando il piroscafo Francesco I, battente bandiera del Regno delle due Sicilie, era partito da Napoli alla volta della Sicilia, per raggiungere poi Grecia e Turchia nell’arco di circa tre mesi. Si trattava, ovviamente, di un’esperienza esclusiva, riservata a persone nobili, autorità e personaggi facoltosi, che trasferiva a bordo una mondanità fatta di feste, cene di gala e tavoli da gioco. Presto anche l’aristocrazia inglese è attratta da questa esperienza e nel 1844 è l’Iberia, in partenza da Londra, a offrire a 37 passeggeri (21 in prima classe e 16 in seconda) un itinerario verso il Mediterraneo, facendo tappa a Vigo, Porto, Lisbona, Cadice, Gibilterra, Malta, Atene, Smirne, Costantinopoli, Alessandria e infine al Cairo. A bordo c’è il famoso romanziere W.M. Thackeray e il suo resoconto, Appunti di viaggio da Cornhill al Gran Cairo, incoraggerà quanti sognavano un viaggio avventuroso eppure sicuro, quantomeno negli spostamenti. Alla fine della sua traversata scriverà: «[è] così facile, così affascinante e credo anche vantaggioso – lascia davvero un sacco di ricordi – […] raccomando di fare un viaggio simile a chiunque ne abbia il tempo e i mezzi».

Notes on a Journey from Cornhill to Grand Cairo (Appunti di viaggio da Cornhill al Gran Cairo) di William Makepeace Thackeray

Ventitré anni dopo, nel 1867, è la volta di personalità americane: Mark Twain partecipa a una crociera sul Quaker City, un tipo di battello a vapore spinto da una ruota a pale meccaniche, come quelli in uso sul Mississippi. Il viaggio, partito da New York per raggiungere «la Terrasanta, Egitto, Crimea, Grecia e altri punti di interesse», aveva la durata di sei mesi e lo scopo di condurre i “pellegrini” nei luoghi di origine del cristianesimo. Con l’abituale umorismo, Twain intitola il suo libro The Innocents Abroad (Innocenti all’estero) e definisce la crociera «un picnic in scala gigante», un viaggio tranquillo e senza preoccupazioni, in cui visitare le destinazioni senza curarsi dei bagagli e stringere nuove amicizie.

The Innocents Abroad (Innocenti all’estero) di Mark Twain

Pochi anni dopo, nel 1869, Thomas Cook, ormai un affermato agente di viaggio, organizza il primo percorso fluviale sul Nilo. Nel 1897 il British Medical Journal scrive che una breve crociera nelle Indie Occidentali «offre l’opportunità di ritrovare la salute», aprendo una nuova rotta. Nel frattempo, gli armatori realizzano che le crociere nel Mediterraneo rappresentano un buon affare per limitare il più possibile le perdite dovute all’inattività delle navi durante la stagione invernale: le rotte nordatlantiche, infatti, rimanevano per mesi piuttosto pericolose a causa della presenza di iceberg. Questo stato di cose accelerò il processo di riconversione dei piroscafi più vecchi in navi adibite a viaggi di piacere e la costruzione di navi apposite per le crociere.

Nel 1891 Albert Ballin, armatore della Hamburg-America Line, porta la sua flotta nel Mediterraneo e nel 1900 vara la Prinzessin Victoria Luise, la prima nave appositamente costruita per una crociera, progettata per ridurre al minimo i disagi grazie a eleganti sistemazioni e attività disegnate allo scopo. Si afferma definitivamente lo stereotipo del viaggio per mare come crociera, destinato alle classi abbienti che a bordo trovavano o ricostruivano situazioni adatte agli standard della loro condizione privilegiata, con servizi d’alto profilo e l’atmosfera familiare del Grand Hotel cittadino. Le intenzioni dei progettisti erano infatti di rendere i transatlantici dei giganteschi “alberghi galleggianti” in cui evitare il contatto con l’oceano e far sentire chiunque a proprio agio, come sulla terraferma.

Sempre accompagnata dal marito Carlo, Salvini Kapp viaggia per svago, motivata dalla moda del tempo e dal bisogno di evasione piuttosto che da una passione esplorativa o dalla curiosità per l’ignoto: la sua prima crociera al Nord sarà proprio sulla Prinzessin Victoria Louise. L’autrice visita la costa baltica nel 1904 (dal 13 al 24 agosto) e quella norvegese fino a Capo Nord e l’Islanda nel 1905 (dal 4 luglio a fine agosto). I resoconti, uniti nel volume citato, sono due, uno per ciascun viaggio e presentano differenze di stile evidenti: il primo consta di quattordici lettere inviate alla madre, rimasta in Italia, mentre il secondo è scritto in forma di diario, sviluppato su diciassette date. Il cambiamento di stile è dovuto alla scomparsa della madre, Isotta Porti: di questo evento l’autrice non parla mai direttamente, alludendovi però più volte nel diario, per giustificare la sua malinconia e il suo stato di debilitazione fisica. Salvini Kapp è consapevole dell’indiscutibile importanza dei propri resoconti, che descrivono due rotte turistiche inconsuete: il primo riguarda l’ultima crociera in Russia, prima che il Paese diventi inaccessibile a causa dei movimenti di ribellione che dal 1905 coinvolgeranno tutta l’area fino alla rivoluzione del 1917; il secondo, oltre alla navigazione lungo le coste della Norvegia fino a Capo Nord, prevede l’assoluta novità dell’approdo in Islanda. Seguiremo queste rotte attraverso il suo sguardo attento.

In copertina. Kapp Kaiser Wilhelm der Grosse.

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Articolo di Rossella Perugi

Laureata in lingue a Genova e in studi umanistici a Turku (FI), è stata docente di inglese in Italia e di italiano in Iran, Finlandia, Egitto, dove ha curato mostre e attività culturali. Collabora con diverse riviste e ha contribuito al volume Gender, Companionship, and Travel-Discourses in Pre-Modern and Modern Travel Literature. Fa parte di DARIAH-Women Writers in History. Ama leggere, scrivere, camminare, ballare, coltivare amicizie e piante.

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