16 ottobre. Giornata mondiale dell’alimentazione

L’alimentazione comunemente indica la scelta, la preparazione e l’assunzione dei cibi; in fisiologia ha un significato più esteso in quanto prende in considerazione le trasformazioni che gli alimenti subiscono all’interno del tubo digerente, si tratta del primo momento della nutrizione, quella complessa serie di fenomeni che condizionano la vita, lo stato di salute, l’omeostasi, consentendo a tutti gli esseri viventi di conservarsi, differenziarsi, moltiplicarsi, adattarsi alle variazioni ambientali e di lottare contro le influenze sfavorevoli.
Nelle società industrializzate l’influsso dei fattori economici e socioculturali determina la possibilità di accesso ai vari alimenti e alla loro scelta da cui dipende la qualità della vita. La disponibilità e la variazione di cibo sono importanti affinché l’indispensabile non venga a mancare, ciò spiega come l’Homo habilis, onnivoro, sia sopravvissuto allo Australopithecus robustus che viveva di solo frutta, noci ed erbe.
Superato il periodo della caccia e della raccolta, lo sviluppo dell’agricoltura ha contribuito efficacemente con l’addomesticamento e l’allevamento degli animali, la coltivazione delle piante. Nel mondo antico e fino alla scoperta dell’America, le disponibilità alimentari furono limitate, soprattutto per i ceti più poveri; con l’acquisizione delle nuove risorse del nuovo continente, nonostante le sofferenze e gli errori dei popoli, fu avviato un interscambio di risorse che introdusse in Europa i prodotti di coltivazione americana (mais, fagioli, patate, pomodoro, peperoni, zucche, zucchine e altri ortaggi e frutta), e un’estesa coltivazione di cereali e canna da zucchero.

Nel XIX secolo dall’incremento delle risorse alimentari derivò l’introduzione delle moderne tecnologie, la trasformazione e l’innovazione dei prodotti e l’aumento del consumo; purtroppo, questo determinò due diverse condizioni che oggi si contrappongono nel mondo: da una parte gli effetti di carenze gravi e dall’altra eccessi o squilibri nell’alimentazione.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il 24 ottobre 1945 è stato costituito l’Onu (Organizzazione delle nazioni unite), la più importante delle istituzioni internazionali contemporanee con molteplici fini, composta inizialmente da 51 nazioni; oggi, ne fanno parte tutti i 193 Paesi del mondo che sono tra loro connessi a rafforzare la pace internazionale, la sicurezza, le buone relazioni tra i diversi Stati, l’avanzamento dello sviluppo sostenibile, la difesa dei diritti umani, la garanzia del diritto internazionale e degli interventi umanitari. All’Onu si deve l’istituzione di alcune giornate internazionali che ruotano intorno ai raggi d’azione dell’organizzazione stessa e che sono utili per informare le persone su temi importanti, per mobilitare le forze politiche e sensibilizzare gli aspetti più preoccupanti degli Stati membri e quindi dell’intera umanità.
Ogni giornata ha un sito a essa dedicato disponibile in sei lingue, fra le tante si deve ricordare la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, ricorrenza durante la quale fu istituita la Fao, Organizzazione delle nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura, istituita a Québec in Canada il 16 ottobre 1945. Ogni anno viene trattata una tematica diversa per rilevare quanto la condizione di sicurezza renda meno gravi danni e rischi, un invito a lottare per alzare l’obiettivo delle sfide ambientali causate dal cambiamento climatico.
Nelle zone geografiche più povere del mondo, i popoli traggono beneficio per ciò che gli serve al nutrimento dall’agricoltura, dalla pesca e dalla pastorizia, però sono proprio quelle svantaggiate della Terra perché maggiormente colpite dalla siccità per l’innalzamento delle temperature; proprio per questa ragione, nel 2016 durante la Giornata dedicata all’Alimentazione, si è tenuta la Conferenza sul cambiamento climatico delle Nazioni unite (COP 22), svoltasi in Marocco.

Il cambiamento climatico e la deforestazione tropicale sono i principali fattori della desertificazione e del degrado del suolo, che influisce sulla resa dei campi e sulla produttività, favorendo la diffusione di malattie e parassiti, modificando la composizione delle sostanze nutritive dei principali alimenti di base.
Questo, peraltro, comporta l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari tra cui grano, orzo, olio di colza e girasole, che preoccupa i paesi già vulnerabili, costringendo molte persone a lasciare le loro case, e come sempre a farne le spese in misura maggiore sono le donne rispetto agli uomini. Uno studio della Banca mondiale dimostra che il ruolo delle donne soprattutto nei Paesi in via di sviluppo è di estrema importanza dal punto di vista sociale, economico e agricolo: se le donne ricevessero lo stesso grado di scolarizzazione degli uomini, le produzioni crescerebbero tra il 7% ed il 22%, migliorando la nutrizione e con essa la salute, le opportunità di guadagno, i diritti e la partecipazione politica.
La povertà e la mancanza di occasioni generano disuguaglianza e discriminazione ai danni delle donne, ostacolando lo sviluppo, perché sono proprio le donne che riescono a garantire sostentamento e prospettive di vita migliori per un futuro più equo.

Purtroppo in questo 2022 ci troviamo ancora alle prese con la pandemia da Covid-19, alla quale si aggiungono i conflitti che colpiscono tutto il mondo, il clima sempre più caldo, i prezzi in ascesa che vanno, peraltro, a incrementare le già enormi disuguaglianze, carestie e tensioni sociali nei Paesi già poveri.
La guerra in Ucraina sta causando la peggiore crisi alimentare dopo quella causata dalla Seconda Guerra Mondiale, soprattutto nei Paesi del Corno d’Africa, ma anche in Europa dove l’aumento del prezzo della spesa alimentare sta mettendo in difficoltà le famiglie, facendo emergere le contraddizioni del modello agricolo occidentale che produce e spreca molto. Tutto ciò ha una conseguenza sulla sicurezza alimentare globale, per questo è necessario spostare l’attenzione sui temi della sostenibilità in cui tutti i Paesi si mobilitino per programmare e garantire un accesso regolare e sufficiente agli alimenti nutrienti ed economici per tutti/e, rendendo i nostri sistemi agroalimentari più inclusivi e lavorando a fianco delle comunità locali senza danneggiare le loro risorse, per non lasciare indietro nessuna/o.
L’impatto della malnutrizione riguarda in tutte le sue forme carenze di micronutrienti, sovrappeso e obesità, aumento di malattie correlate al sistema cardiocircolatorio e l’aggravarsi delle condizioni causerà ictus o infarti. La scarsa disponibilità di alimenti sani genera i problemi delle dislipidemie, infatti il Covid-19 ha complicato il quadro della situazione, ha sottolineato le differenze e aumentato le distanze: nel mondo sono quasi 690 milioni le persone che soffrono la fame.
Nei Paesi ad alto e basso reddito le malattie determinano una diversa speranza di vita: nei primi si aggira sugli 80 anni e l’80% delle morti si verifica tra gli anziani con più di 60 anni; in questi prevalgono le «malattie del benessere», generate dall’eccessiva alimentazione, dall’inattività fisica, dallo stress, dall’inquinamento (malattie cardiovascolari, tumori e diabete). In quelli con difficoltà economiche scende, invece, a 57 anni e l’80% dei decessi si registra tra bambini e adulti; le principali cause di morte prematura sono legate alle «malattie della povertà», la sottoalimentazione e la malnutrizione, la mancanza di acqua potabile, le cattive condizioni igienico-sanitarie (infezioni respiratorie acute, diarrea, Aids, tubercolosi, infezioni neonatali).
Una recente ricerca ha evidenziato che la pubblicità ha una notevole influenza sul cibo spazzatura, in particolare nell’infanzia e nell’adolescenza, fasce d’età in cui la tensione è quella di consumare alimenti ipercalorici e poveri di sostanze nutritive.
Al contempo, però, sui social la pubblicità promuove App di ginnastica, mettendo in risalto il grasso sulle gambe comunemente chiamato “cellulite”, che alle volte, per l’aspetto visivo, è spesso indicato come “pelle a buccia d’arancia”. Invece si tratta più propriamente di lipodistrofia ginoide, adiposi edematosa, liposclerosi, le cui cause sono dovute spesso a ben altri fattori.
Con queste app vengono promossi anche cibi sintetici, integratori che comunicano riduzione del peso, anti-aging, integratori anti-colesterolo, promettendo messaggi miracolistici molto eloquenti: conversione dell’adipe in energia, riduzione del peso senza cambiare le abitudini alimentari, per citarne alcuni, non considerando che in tutto ciò possano esserci disordini alimentari, che, in qualche modo, contribuiscono negativamente ai problemi che coinvolgono tutto il pianeta, perché riguardano prodotti industriali la cui produzione influisce sull’uso delle risorse alimentari e naturali.
Il mercato del cibo modificato ha raggiunto nel mondo i 500 miliardi di dollari e attrae un interesse crescente da parte degli investimenti del mercato: i numeri giungono dall’Area studi di Mediobanca, che ha dedicato al novel food un report, in cui i suoi analisti affermano che il mercato dei cibi funzionali potrà contare su un tasso di crescita annuo del 6,9% e porterebbe il comparto a 750 miliardi nel 2027. La categoria più consistente è appunto quella per il controllo del peso, degli integratori e delle specialità vegan.
Il made in Italy più tradizionale disapprova una parte di questi alimenti tanto che l’attenzione è in crescita sia da parte di chi è molto attento al tema della salute, sia da parte di chi con tenacia s’impegna a una maggiore sostenibilità.
Tra il 2016 e il 2020 le malattie cardiovascolari hanno prodotto nella Ue 38,5 milioni di casi di ospedalizzazioni, pari a un costo diretto e indiretto di 1.330 miliardi di euro; un consumo di omega-3 avrebbe ridotto del 5% il rischio di malattia cardiaca. Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, invece, ricorda il report di Mediobanca che la filiera alimentare è responsabile del 26% delle emissioni di gas serra e del 50% per le sole attività di allevamento.

Se ciascuno ogni giorno si prendesse cura della propria salute e di quella dell’ambiente, scegliendo di consumare alimenti che inquinano meno l’acqua e il suolo, per esempio riducendo il consumo di carni, latte e latticini, il nostro contributo alla produzione di gas serra si ridurrebbe di circa due terzi, esiguo se riferito a un singolo individuo, ma enorme se riportato a livello globale.
In sintesi dovremmo consumare più frutta, più verdure ed evitare o limitare l’utilizzo di prodotti industriali elaborati (per esempio burger vegetariani). Una dieta bilanciata ha un impatto sull’ambiente completamente diverso se contiene o non contiene carne; in un menù vegetariano l’impronta ecologica si dimezza rispetto a quello con la carne, soprattutto quando si parla di allevamenti intensivi e di produzione sempre di tipo industriale. Bisogna, inoltre, porre molta attenzione alle etichette su come e dove viene prodotto un alimento, fare attenzione alla conservazione e alla scadenza in modo da non sprecare cibo e acqua e da non contribuire all’inquinamento; per esempio quanta differenza può fare acquistare mandorle prodotte nel nostro territorio rispetto a quelle provenienti dalla Spagna e vendute sui banchi dei nostri supermercati?

La Harvard TH Chan School of Public Health riunisce esperti di diverse discipline per educare le nuove generazioni di leader nella sanità globale, per produrre idee innovative e scoperte scientifiche per migliorare la vita, cambiare i comportamenti individuali, le politiche pubbliche e le pratiche sanitarie, lo sviluppo economico e il progresso sociale.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) già nel 1948 definì la salute uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non come la mera assenza di malattia o disabilità. Dunque, per una vita sana è fondamentale divulgare i principi di una equilibrata alimentazione, coinvolgendo dietiste/i ed esperte/i di comunicazione, in modo da fornire alla classe medica informazioni e strumenti necessari per migliorare il counseling nutrizionale, che sono la base della prevenzione primaria e secondaria per mantenere e migliorare le condizioni di benessere, per evitare o ridurre la comparsa di malattie anche gravi, in relazione anche alle eventuali comorbidità, terapie mediche, chirurgiche o radioterapiche e adeguando l’alimentazione come fondamento della salute umana.

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Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheft

Vive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo.

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