Una storia olimpica. Da Barcellona 1992 a Tokyo 2020

Nel 1991 il Comitato olimpico internazionale stabilisce che tutti gli sport introdotti dovranno prevedere la partecipazione femminile. Si segna così un nuovo punto di partenza per Barcellona 1992, dove le donne accedono anche ad alcuni sport di combattimento, tra cui il judo che riscuote un grande successo nelle categorie femminili.
Tra le numerose storie e vittorie olimpiche di questa edizione è sicuramente da ricordare l’oro nei 1500 metri dell’algerina Hassiba Boulmerka (1968), che ha raggiunto il suo obiettivo nonostante le minacce di morte dovute all’abbigliamento sportivo troppo “scollato”, detenendo anche il record femminile africano sulla distanza.

Hassiba Boulmerka

Quattro anni dopo la torcia olimpica si sposta in Georgia, ad Atlanta, nel 1996. Qui debuttano il calcio e il softball femminile e le rispettive squadre statunitensi ottengono la medaglia d’oro. La crescita delle presenze femminili accelera improvvisamente: in soli quattro anni si passa da 2700 circa, a 3500 atlete in campo su una media pressoché costante di 10 mila partecipanti.
Tra le medaglie più significative si ricordano i due ori della nuotatrice sudafricana Penelope Heyns (1974), l’unica donna nella storia dei Giochi Olimpici ad aver vinto sia i 100 che i 200 metri rana; Penelope è anche la prima medaglia d’oro olimpica del Sudafrica post-apartheid (il Paese era stato infatti escluso dalle Olimpiadi fino al 1992).

Nel 2000 ai Giochi di Sydney c’è una grande novità: la fiamma olimpica viene portata da tedofore proprio per commemorare i cento anni della partecipazione ai Giochi di rappresentative femminili. L’ultima ad accendere la torcia olimpica e dare inizio alle gare è l’australiana Cathy Freeman (1973) che proprio in patria vince i 400 metri nella corsa stabilendo il nuovo record olimpico nella categoria e rientrando così nella Top 10 delle atlete più veloci della storia.

Penelope Heyns
Cathy Freeman

Dopo più di duemila anni le Olimpiadi tornano dove sono nate, in Grecia, ad Atene nel 2004. I numeri dimostrano una crescita ulteriore: su 10.625 presenze 6.296 sono uomini e 4.329 donne che fanno la loro prima apparizione nella lotta e nella sciabola. Inoltre per la prima volta nella loro storia possono scendere in campo e competere finalmente le donne afghane; l’Afghanistan infatti era stato bandito da Sidney 2000 proprio a causa dell’opposizione del governo talebano alla pratica sportiva femminile.

Birgit Fischer

Straordinaria poi la performance della kayaker tedesca Birgit Fischer (1962) che ottiene l’oro nel K-4500 m. e l’argento nel K-2500 m. In questo modo entra nella leggenda: è infatti la prima donna in qualsiasi sport a vincere medaglie d’oro in 6 diverse Olimpiadi, tra cui 2 ori a 24 anni di distanza, e la prima persona nella storia olimpica a vincere due o più medaglie in cinque diversi Giochi. Birgit infatti ha esordito con una vittoria a Mosca nel lontano 1980 e proseguito con 2 ori e un argento a Seoul, 1 oro e 1 argento a Barcellona, 1 oro e 1 argento ad Atlanta, 2 ori a Sydney, 1 oro e 1 argento ad Atene, per un totale di 12 medaglie olimpiche. Un vero fenomeno.

Pechino 2008 segna la XXIX edizione olimpica; le categorie sono ormai tutte aperte alle donne con la sola eccezione del baseball e della boxe, ancora prerogative esclusivamente maschili.
Tra i successi più emozionanti troviamo il ritorno alla vittoria per le sorelle Venus (1980) e Serena Williams (1981) dopo due medaglie a Sydney. Entrano nella storia del tennis olimpico vincendo sia nel doppio a Pechino che nell’edizione successiva di Londra 2012.

Venus e Serena Williams

Di estremo valore la performance della nuotatrice sudafricana Natalie du Toit (1984); l’atleta, che ha perso una gamba dopo un incidente d’auto, vince alle Paralimpiadi, ma riesce a qualificarsi e a partecipare anche alle Olimpiadi in cui si classifica 16esima. Il Sudafrica la nomina portabandiera e Natalie in questo modo diventa la prima atleta ad aver rappresentato la sua nazione sia alle Olimpiadi che alle Paralimpiadi nello stesso anno.
Durante i giochi di Londra del 2012 per la prima volta tutte le nazioni iscritte presentano almeno una donna nella loro delegazione. Si aprono pertanto, finalmente, le porte delle Olimpiadi per le atlete del Qatar, del Brunei e dell’Arabia Saudita. Il numero delle partecipanti raggiunge quasi la parità con il 45% di presenze femminili sul totale. Qui si dà spazio anche alla boxe femminile, tuttavia c’è il caso di Sadaf Rahimi, una ragazza afghana di origini sconosciute, che stacca un pass per le qualificazioni ma alla fine non raggiunge Londra. Le viene, infatti, impedito di combattere per la sua incolumità, considerando pure la giovane età.

Sadaf Rahimi


Nel basket si conferma vincente la squadra americana per la quinta Olimpiade consecutiva (rispettivamente nel 1996, 2000, 2004, 2008), e con essa Lisa Leslie (1972): un vero e proprio record di successi.

Lisa Leslie, al centro

Rio de Janeiro 2016 segna il primato di partecipazioni femminili fino a quel momento. Ma non solo: la XXXI edizione delle Olimpiadi vede la prima competizione di rugby a sette femminile, la cui prima medaglia d’oro viene vinta dalla squadra australiana.
Anche il golf viene reintrodotto nel programma: dall’edizione del 1900 non era più possibile gareggiare per le donne in questo sport. È Inbee Park (1988) della Corea del Sud a vincere l’oro nella specialità. Rio 2016 è pure l’Olimpiade dell’italiana Tania Cagnotto (1985) che conquista un bellissimo argento nei tuffi sincro con Francesca Dallapè (1986) e un bronzo individuale dal trampolino di 3 metri.

Tania Cagnotto e Francesca Dallapè

L’edizione di Tokyo 2020 ha luogo in realtà nel 2021 a causa della pandemia da Covid-19; per la prima volta tuttavia si assiste a un evento sostanzialmente diverso, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione femminile. Il Cio (Comitato olimpico internazionale) in vista dei Giochi ha, infatti, emesso ― e fatto rispettare ― un regolamento che prevede che la quota minima di partecipazione femminile per ogni nazione non sia al di sotto del 49%. Il regolamento vuole, inoltre, dare pari visibilità agli sport maschili e femminili nella calendarizzazione delle gare e promuove l’inserimento di altre nove categorie, arrivando a un totale di diciotto competizioni in cui gareggiano uomini e donne insieme. In aggiunta a questo, a Tokyo 2020 i portabandiera sono rigorosamente due: un uomo e una donna per ogni Paese durante la cerimonia di apertura. Tre uomini e tre donne pronunciano il giuramento olimpico nel pieno rispetto della parità di genere. Tutte le nazioni coinvolte nei Giochi attestano pertanto una partecipazione femminile record, che talvolta supera i numeri di quella maschile. È il caso, per esempio, di Cina, Stati Uniti, Australia, Canada e Gran Bretagna.

Si suol dire che “lo sport non ha età” e le atlete di Tokyo lo confermano: sono donne infatti sia le partecipanti più giovani che le più mature della XXXII edizione dei Giochi. Da un lato Rayssa Leal (brasiliana, 13 anni), argento nello skateboard, e Hend Zaza (siriana, 12 anni) in gara nel tennis da tavolo, dall’altro le amazzoni Mary Hanna (australiana, 66 anni) e Dorothee Schneider (tedesca, 52), oro nel dressage. Insomma una partecipazione attestata in una fascia larghissima tra i 12 e i 66 anni, con ori olimpici fino oltre i 50.

Hend Zaza
Mary Hanna

Non si può non ricordare che a Tokyo ha corso nelle qualificazioni Linsday Flach (americana, 31 anni) dimostrando che si può competere in un’Olimpiade anche al quinto mese gravidanza: ed è proprio lei la prima donna a farlo nella storia. Ancora un record, ennesima prova della tenacia femminile.

Linsday Flach

In copertina: Natalie du Toit.

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Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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