Senso di marcia. 25 marzo 2023. Narrazioni

La sesta giornata del progetto Senso di marcia è intitolata Narrazioni ed è dedicata alla discussione sul potere delle parole. A condurre è Vera Parisi, mentre a intervenire sono state Danila Baldo e Sara Marsico, Emilia Guarnieri, Silvia Casilio, Linda Zennaro, Ilaria Favini, la classe 5^ A dell’Itis Zenone di Udine e in chiusura il filmato Winnipeg di Sara Balzerano.

La narrazione è un elemento universale, sottolinea Parisi: attraverso la pluralità dei linguaggi il potere si fa corpo ed esprime vite e relazioni. In quest’ottica è importante studiare – e dove è possibile correggere – il come si narra il femminile, perché tutte e tutti noi subiamo il suo effetto, anche se non lo notiamo. Il percorso è faticoso, richiede costanza e sapersi mettere in gioco andando anche contro credenze radicate da tempo, ed è l’unico modo per portare alla luce le storie delle donne troppo spesso taciute. La comunicazione verso le generazioni più giovani è qui una nota dolente: un po’ un dilagante analfabetismo digitale, un po’ il continuo bombardamento di informazioni di ogni genere, i/le giovani fanno ormai fatica a riconoscere il vero. Le modalità del narrare diventano strumenti fondamentali per recuperare le redini della propria storia, come le testimonianze mostrate nel corso della maratona di Senso di marcia dimostrano, e sbrigliarsi dalla rete di bugie del patriarcato. 

Il primo intervento è di Danila Baldo e Sara Marsico, che presentano il numero 211 di Vitamine vaganti, incentrato sui temi antidiscriminazione della settimana Unar, con discussioni fruttuose sulla ricchezza donata dalla diversità: esse sono state racchiuse nei ventuno articoli di questo numero monotematico, che si può trovare qui su questo sito. In questo numero, due articoli ripercorrono le tematiche di due giornate della settimana: la prima di lunedì 20, dal titolo “Le donne vittime di guerra, artefici di pace”, viste anche attraverso il mito, la letteratura e la storia, e la giornata di giovedì 23, dedicata alla lotta contro stereotipi e pregiudizi, che sono alla base delle discriminazioni. Poi, in particolare sono stati ripresi molti interessantissimi interventi del Convegno di Toponomastica femminile, svoltosi a Palermo dal 28 novembre al 1 dicembre 2019, che aveva come tema Le vie dell’accoglienza. Uno sguardo di genere. Leggendoli troviamo spunti di riflessione fondamentali per diffondere una cultura che consideri ogni diversità un’opportunità di allargare gli orizzonti e non una devianza da cancellare in nome di una normalità da imporre. Tante storie di migranti sono narrate negli articoli, soprattutto di donne, con le loro esperienze, e i loro successi anche, spesso riprodotti nella scrittura, nell’arte, nella fotografia, con Storie di donne che viaggiano i loro mondi, trenta storie di donne che ce l’hanno fatta, sono arrivate in Italia e si sono messe in gioco. Persone venute da terre lontane, Dal Bangladesh all’Italia, per esempio, o da conoscere come il collettivo femminile palestinese hip-hop Ettijah, La direzione, composto da tre giovani donne nate durante l’occupazione e costrette in un campo profughi. Un modo per rivisitare un genere, il rap, normalmente connotato da maschilismo e da testi sessisti e che invece diventa lo strumento della protesta, della resistenza e della resilienza, con testi formidabili che vogliono aumentare la consapevolezza sulla questione palestinese e indicare alle ragazze la direzione dell’empowerment femminile. 

Il secondo intervento è di Emilia Guarnieri, che porta la sua testimonianza come accompagnatrice di classi di scuola al campo di sterminio di Auschwitz, un itinerario formativo che è stato possibile grazie all’associazione Treno della memoria. Un viaggio impegnativo, che richiede una profonda formazione e la capacità di gestire forti emozioni. Le classi coinvolte vengono educate sul periodo storico della Seconda guerra mondiale e della Shoah, e a riconoscere i campanelli di allarme che portarono a quelle tragedie; il viaggio è reso volutamente scomodo sia per ricreare l’atmosfera che hanno vissuto le persone imprigionate sia per chiarire che quello che si sta per affrontare non è una gita di piacere. Le ragazze e i ragazzi sono incoraggiati a condividere le loro emozioni e a non trattenerle anche se questo risulta in un pianto; quest’ultime/i dal canto loro mostrano sempre un rispetto e una consapevolezza notevoli – purtroppo per nulla scontati considerata la presenza nei social di numerosi selfie fatti da “turisti” che si immortalano sorridenti sui binari del campo. Nel complesso queste esperienze si sono rivelate sempre positive, ricche di spunti e profondamente toccanti soprattutto per gli/le adolescenti coinvolti/e. 

Il terzo intervento è di Silvia Casilio, rappresentante dell’Osservatorio di genere. Da sempre attiva nella riscoperta della storia e delle storie delle donne, Casilio riafferma la necessità di marciare insieme per poter ottenere la vera libertà. Le parole e le narrazioni sono fondamentali, raccontare e raccontarsi è pratica di attribuzione continua di significati e significanti a ciò che viviamo e permette di condividere esperienze collettive attraverso la memoria, mezzo con cui le donne possono riappropriarsi della propria storia. Da questa premessa nasce un esperimento: ispirati dall’Istituto delle donne catalane, un gruppo di studiose italiane decide di lanciare l’hashtag #Leviedelledonnemarchigiane, chiedendo a chi seguisse l’Osservatorio sui social media di indicare donne la cui vita si era distinta nelle Marche e a nominarle in spazi pubblici. I risultati furono sorprendenti, con oltre 400 segnalazioni e decine di nomi di donne più o meno conosciute. L’incontro con Toponomastica femminile è un matrimonio felice, permettendo a #Leviedelledonnemarchigiane di diventare un progetto di urbanistica concreto e di lavorare nelle scuole, diffondendone la storia anche alle generazioni più giovani. Dal 2017 il bando del concorso Sulle vie della parità è presente anche nelle Marche, e coinvolge le scuole per riscoprire la presenza femminile e la forza della pluralità, come ben esemplifica la storia dell’attivista e partigiana Rosina Frulla.

Il quarto intervento è di Linda Zennaro, che presenta i primi minuti dell’audiolibro Heva, il cui titolo deriva dal nome di una ragazza curda dalla storia complicata come quella del suo popolo. Heva è il racconto di una ingiustizia e della ricerca di una libertà negata. 

Il quinto intervento è di Ilaria Favini che parla della straordinaria scalatrice Nives Meroi, una delle poche donne ad aver raggiunto tutte le quattordici vette più alte del mondo. Lavorando sulla biografia di Meroi subito balza all’occhio la forza della narrazione, soprattutto quando a diffonderla sono giovanissime/i, sempre ricettivi a stimoli positivi. Nives, bergamasca, vive fin da piccola la montagna facendosi le ossa sulle Alpi Giulie, meno battute delle ben più famose Dolomiti e per questo più difficili da salire ma anche più ricche di insegnamenti preziosi, soprattutto per le future scalate nell’Himalaya. Qua incontra il compagno di cordata e di una vita Romano Benet, con il quale inizia l’impresa della scalata delle vette più alte del mondo: Nanga Parbat, Shisha Pangma, Cho Oyu, Gasherbrum I e II, Broad Peak, Lhotse, Dhaulagiri, K2, Everest, Manaslu, Kangchenjunga, Makalu, Annapurna I, tutte senza l’ausilio di ossigeno o portatori anche dopo che Benet subisce un malore. L’impresa è assegnata alla coppia nei libri di storia, ma non tutto è oro quel che luccica: Nives Meroi non fece mistero dei tanti pregiudizi affrontati mentre cercava sponsor ma sottolineò anche come fece di quella frustrazione la forza che le consentì di fare la storia dell’alpinismo

Il sesto intervento è della classe 5^ A dell’Itis Zanon di Udine, autrice del video Che razza di scuola! L’applicazione dei decreti sulla razza del 1938 al Regio istituto tecnico Antonio Zanon di Udine, sull’applicazione delle leggi razziali durante il periodo fascista nella loro scuola. L’ispirazione venne dopo aver ritrovato negli archivi le testimonianze dei ragazzi e delle ragazze che vissero quel tempo tragico e sulle conseguenze in ambito scolastico di quelle scelte scellerate. Gli e le studenti dell’Itis Zanon hanno recuperato tutti i documenti disponibili e li hanno usati per realizzare un filmato che racconta il clima di quegli anni e la discriminazione subita da insegnanti e studenti ebrei. 

La sesta giornata termina con Winnipeg, il commovente racconto della fuga da una guerra sanguinosa e di porte sbattute in faccia davanti a tragedie umanitarie.

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Articolo di Maria Chiara Pulcini

Ha vissuto la maggior parte dei suoi primi anni fuori dall’Italia, entrando in contatto con culture diverse. Consegue la laurea triennale in Scienze storiche del territorio e della cooperazione internazionale e la laurea magistrale in Storia e società, presso l’Università degli Studi Roma Tre. Si è specializzata in Relazioni internazionali e studi di genere. Attualmente frequenta il Master in Comunicazione storica.

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