Carissime lettrici e carissimi lettori,
stavolta non c’è proprio nulla da ridere. Cinque persone colpite a morte per il caldo in un periodo lungo appena un po’ più di un giorno, la durata soltanto di trenta ore. Incendi, piogge. Tutto estremo, fino all’ultimo respiro. Un respiro sempre più corto, anche per la paura, eccezionale. Fa troppo caldo. Tutto brucia. Piove forte, anzi fortissimo. Le fiamme distruggono e bloccano le città, si insinuano nelle case. Da Milano alla Sicilia. Luoghi tormentati e disastrati, non solo per il periodo lungo un temporale e un incendio.
Non c’è davvero nulla su cui poter ridere. Tanta la rabbia, come un inganno dopo la beffa. Successivamente ci sono tutti i problemi interni di un’isola bellissima, ma trascurata, anzi, abbandonata, soprattutto nelle sue infrastrutture, dalle ferrovie interne (con dieci ore di viaggio nella tratta Catania-Trapani), alle congiunzioni stradali, spesso non completate e ora chiuse per buona parte, al sistema aeroportuale, oggi completamente collassato, fra incendi di più diversa natura, ma ugualmente devastanti, sempre offensivi, tra lo scalo di Palermo e quello di Catania, ambedue in fiamme!
Non c’è nulla per cui ridere. La Sicilia si separa di fatto dal resto d’Italia. Ma il Ministro dello Stato, che nei momenti di crisi e di emergenza è obbligato a proteggere i cittadini e le cittadine, continua a caldeggiare (termine oggi metaforicamente bollente), come se nulla stesse succedendo, la costruzione del Ponte volutissimo da lui, come un trofeo. Quel Ponte che dovrebbe nascere, non senza polemiche e avvertimenti, su uno Stretto di mare di pochi chilometri, tra i miti minacciosi di Scilla e Cariddi. Il Ministro a cui sarebbe affidata una terra meravigliosa, straziata al suo interno per la ferocia della situazione, con cittadine e cittadini, non solo locali (perché è tempo di ferie), senza acqua per nutrirsi e per lavarsi, imprigionati/e perché nulla funziona, o funziona molto male, all’interno di quel territorio da unire per mare. Sono volati insulti, contro il prete per eccellenza, (un signore in tonaca, lo ha chiamato sgraziatamente il ministro di questo Governo) che da anni lotta coraggiosamente con la sua organizzazione, Libera, contro le mafie. Le parole del Ministro sono sferzanti, feriscono, diventano esse stesse maleducate e ingiuriose, oltre che ingiuste, e addirittura invitano don Ciotti a… espatriare. Un insulto di Stato? Il ponte si farà e darà tanto lavoro, dice ancora il Ministro: nonostante la situazione eil disastro attuale che oggi regna nell’isola.
Tutto fermo. Pure l’aria. E non c’è nulla su cui poter ridere. Quando Milano si sveglia, una mattina d’estate, presto che quasi è ancora notte. Il rumore della grandine è assordante, il vento corre impazzito. Per strada degli alberi, tanti alberi, alti fino a undici metri e con un diametro di cinquanta centimetri, sono volati via, sollevati dal vento, sradicati dalla violenza di una pioggia che fa sollevare l’asfalto. Non è un episodio raro. In Veneto la grandine, grande come una mano e ogni chicco pesante mezzo chilo, ha letteralmente mitragliato il territorio. Lo dicono tanti esperti. Non si può accettare tutto questo ripetersi di estremi metereologici come una normalità naturale, ma bisogna convincersi a reputare l’operato umano come la causa del cambiamento climatico, su cui si deve intervenire. «Anche a noi addetti ai lavori questa violenza ha impressionato. – ha detto il climatologo Luca Mercalli in un’intervista – Ha impressionato la frequenza e l’intensità che contraddistinguono l’attuale evoluzione climatica. Conoscevamo eventi del genere, ma adesso sono diventati la normalità e creano dei danni esponenziali perché le nostre case, le nostre coltivazioni, non sono abituate a questo genere di potenza. Abbiamo visto tetti sollevati, pannelli solari devastati, le macchine con i parabrezza sfondati, oltre agli alberi caduti per la velocità del vento. Sono centinaia di milioni di euro di danni. Se un episodio come questo ti capita una volta in cinquant’anni ci si può ritirare su, ce la puoi fare, ma se ti prende due o tre volte in una settimana cosa fai? Soprattutto la risposta è saperne le cause. Non si può negare – ripete — l’effetto di un cambiamento climatico in atto. Noi non siamo una specie che si è evoluta in un clima estremo, siamo una specie che ha visto un clima relativamente stabile per 10.000 anni. Quindi dobbiamo tenere presente che i mezzi tecnologici in parte ci potranno aiutare non solo sugli interrogativi, ma anche su dove possono arrivare».
Tira un’aria strana, quasi irrespirabile (come quella dovuta agli incendi siciliani?!) tra le stanze dei ministeri attuali. L’ Italia, è vero, è meraviglia naturale e artistica. É una realtà che la Ministra, con quella sua milionaria, quanto secondo noi inutile, campagna pubblicitaria, non è riuscita a trasmettere. Di fatto è una concretezza artistica dove proliferano musei tra i più interessanti del mondo. Ma chi lo dirige? La Consulta universitaria nazionale di Storia dell’Arte (Cunsta) e la Società italiana di Storia della Critica d’Arte (Sisca) hanno protestato sulla modalità di formazione delle commissioni giudicatrici per la creazione delle nuove e dei nuovi direttori/ici di ben dieci musei italiani. Lo hanno fatto con una lettera al ministro Gennaro Sangiuliano e al direttore generale dei Musei Massimo Osanna: «On. Ministro, Egregio Direttore Generale Musei, in data 21 luglio 2023 codesto Ministero ha pubblicato i nominativi dei 5 componenti della commissione che procederà alla selezione dei direttori di 10 musei statali di primaria importanza, di cui 8 di carattere prettamente storico-artistico e 2 di interesse archeologico (Taranto e Reggio Calabria). Tra i primi troviamo istituzioni quali le Gallerie degli Uffizi, la Pinacoteca di Brera, il Museo di Capodimonte – nomi da far tremare le vene ai polsi – seguite dalla Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea (Roma), Gallerie Nazionali di arte antica (Roma), le Gallerie Estensi (Modena), la Galleria Nazionale dell’Umbria (Perugia) e il Museo Nazionale d’Abruzzo (L’Aquila). I componenti sono: 1) Professore Avv. Francesco di Ciommo, presidente, ordinario di diritto privato, Roma, LUISS; 2) Professoressa Marina Brogi, ordinario, economia e tecnica dei mercati finanziari, Roma, Sapienza; 3) Professoressa Carmela Capaldi, ordinario, archeologia classica, Napoli, Federico II; 4) Dottor Luigi La Rocca, archeologo, direttore generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio MIC; 5) Dottoressa Daniela Porro, storico dell’arte, Soprintendente, Soprintendenza Speciale Archeologia e Belle Arti di Roma, MIC. Premesso che le nostre associazioni non hanno mai condiviso il sistema selettivo top-bottom voluto dall’allora ministro Franceschini, nel quale vedevamo il prevalere di scelte politiche a discapito di quelle tecnico-scientifiche, sistema da cui origina l’atto di nomina qui discusso, siamo tuttavia costretti a manifestare pubblicamente il nostro sconcerto e disappunto alla luce della composizione dell’attuale commissione, anche a tutela della disciplina e degli associati che hanno presentato domanda. La presenza di un solo storico dell’arte in seno alla commissione giudicatrice è un dato francamente increscioso alla luce dell’importanza e del numero dei musei oggetto del bando; è altresì opinabile che in una commissione tenuta ad esprimere un parere terzo (e una terna di vincitori da sottoporre, a seconda dei casi, al ministro o al direttore generale ai quali spetta la scelta finale) vi siano due dirigenti del MIC che non potranno ignorare le indicazioni del loro stesso ministero; dunque terzietà ridotta. Suscitano perplessità anche la scelta del presidente e della professoressa Brogi. Stando ai curricula di entrambi (pubblicati on line) non risultano pregresse esperienze nell’ambito dei beni culturali e della tutela del patrimonio. Una scelta così sbilanciata nella composizione della commissione, dove gli storici dell’arte hanno un ruolo del tutto marginale, nonostante la grande maggioranza dei musei oggetto del bando siano caratterizzati da collezioni storico-artistiche, è davvero un pessimo segnale. In questo modo il MIC mette nero su bianco il disprezzo per le competenze scientifiche che onorano la cultura italiana».
Non fa più neppure sorridere, per l’assurdo e il ridicolo che vi abbiamo trovato dandone notizia la volta scorsa parlando della sentenza a favore della mano del bidello di una scuola romana subito tolta dal fondoschiena di una studentessa. La sentenza favorevolmente macha si è ripetuta. A indicarla sempre la stessa giudice. Esatto: una donna che difende un uomo, di contro alla denuncia di un’altra donna. Per molestie continue, durate anni, sul luogo di lavoro, da parte del datore di lavoro. Per la giudice lei, la vittima, era sovrappeso e, alla fine, a vederci bene (!) avrebbe tanto voluto un approccio con il capo definito anche dalle colleghe (!) un giocherellone! Tristezza e soprattutto rabbia. Si continua a ripetere la vittimizzazione secondaria delle donne che vogliono e hanno il coraggio (perché di questo si tratta) di denunciare. Ma non è solo affare nostrano. Solo per citare altri fatti accaduti altrove, sempre contro le donne, viene orrore a pensare all’episodio capitato nel parlamento pachistano: il ministro della difesa si è rivolto a un gruppo di parlamentari donne del partito di opposizione apostrofandole come garbage, mondezza da pulire! E si è rifiutato di chiedere scusa! Non va meglio nella vicina India dove a Manipoor (qui sono morte oltre 150 persone) solo ora si è saputo che nel mese di maggio un gruppo di donne sono state costrette a sfilare nude per strada. Lo scopo? Umiliazione delle minoranze (in questo caso cristiane).
Allora dopo tutto questo ripensiamo alla vita, ai luoghi dove la svolgiamo nel nostro andare quotidiano. Pensiamo, ci troviamo spesso soli e sole, nonostante la folla di persone che ci circondano. Un uomo, un antropologo, etnologo e filosofo, perché interprete della vita, ha osservato con occhi scientifici il mondo scoprendo questa solitudine nella moltitudine indifferente della folla. Si chiamava Marc Augé, era nato nel 1935 a Poitiers, che amava moltissimo e ci ha lasciati il 24 luglio a 87 anni. Amava anche l’Italia e aveva eletto Torino come sua città ideale. A lui dobbiamo il termine nonluogo, les nonlieux, «quegli spazi anonimi, stereotipati, privi di carattere storico, dove le persone sono perennemente in transito e non si relazionano, come gli aeroporti, gli alberghi, le autostrade, i grandi magazzini, condannando l’uomo a un eterno presente, a un’esistenza frammentata e confusa dove è in atto una crisi nelle relazioni». Augé descrisse i nonluoghi come spazi tipici della surmodernità: un altro neologismo creato da lui da lui in riferimento ai fenomeni sociali, intellettuali ed economici delle società occidentali alla fine del Novecento. In particolare, il superamento della fase postindustriale e la diffusione della globalizzazione. «Attribuì a questa nuova fase della modernità la caratteristica dell’eccesso: eccesso di avvenimenti che gli storici faticano a interpretare; eccesso di spazi facilmente raggiungibili o fruibili, in cui si moltiplicano i nonluoghi; ed eccesso di ego, cioè la tendenza delle persone a interpretare le informazioni a livello individuale e non sulla base di un significato definito a livello di gruppo». (Post).
Prima di chiudere vorrei ricordare un’altra grande persona che ci ha lasciati, mercoledì scorso. Una Voce che non dimenticheremo. Aveva solo 56 anni Sinéad O’Connor, irlandese, sempre bravissima, bellissima, nonostante la malattia, i dispiaceri che la soffocavano. Ma il suo coraggio, oltre la sua voce, oltre i mille messaggi in suo ricordo apparsi sui social, non ce la faranno dimenticare. Come quel suo gesto, plateale, davanti alle telecamere, di strappare in mille pezzi la fotografia di un Papa (Giovanni Paolo II) per protestare contro la pedofilia nella chiesa irlandese.
Era il 1938, ottantacinque anni fa. Moriva, inghiottito in una delle tante purghe staliniane, Osip Emil’evič Mandel’štam (Varsavia 1891 – Vladivostok 1938), il padre del movimento acmeista. Mandel’štam ha fatto parte di una generazione di scrittori in lingua russa che costituisce quasi un unicum nella storia della letteratura mondiale per la schiera di astri intramontabili che ha generato: Anna Achmatova, Marina Cvetaeva, Boris Pasternak, Velimir Chelbnikov, Sergéj Esénin, per citarne solo alcuni. «In mezzo a loro Mandel’štam si staglia fin dall’inizio con naturale autorevolezza come la voce di spicco, come un talento ineguagliabile di quelli che in ogni secolo si contano sulle dita di una mano. E il regime staliniano ben vede questo suo potenziale, lo arresta una prima volta nel 1934 e in seguito, dopo più di tre anni di esilio a Voronež, lo invia in Siberia» (il poeta Pasternak farà una famosa telefonata per lui a Stalin) dove muore di stenti in un lager di transito nei pressi di Vladivostok. A lui, e alla moglie Nadezda, sempre accanto al marito, lottando per le stesse battaglie, dedichiamo la nostra lettura di oggi.
Leningrado
Sono tornato nella mia città, nota fino alle lacrime versate,
Fino alle vene, fino alle glandole dell’infanzia enfiate.
Sei tornato qui – allora ingoia senza indugi
L’olio di pesce dei fluviali fanali.
Il giorno di dicembre hai ravvisato,
Dove alla funesta pece il giallo è mescolato.
Pietroburgo! Io ancora non voglio morire, lo sai:
Tutti i numeri dei miei telefoni tu hai.
Pietroburgo! Io gli indirizzi ho ancora,
Dove le voci dei morti troverò ognora.
Io su una buia scala vivo, e nelle tempie come martello
Mi batte estratto con la carne il campanello,
E la notte intera aspetto le care persone,
Scotendo i ceppi delle catene sul portone.
(Leningrado, dicembre 1930)
Buona lettura a tutte e a tutti.
Gli articoli di questo numero si arricchiscono di nuove puntate delle nostre serie. Doris Lessing, Nobel per la letteratura ci presenta la donna di Calendaria 2023, che ci ha regalato storie bellissime. Se la scrittrice nata in Persia non voleva essere definita femminista, il pensiero prezioso di una donna, Carla Lonzi, fondamentale per chi nel femminismo si riconosce, è riportato ne Il labirinto e lo specchio. Parte prima. Per la Serie Italiane, l’autrice di Ana Maria De Jesus Riberio. Povera e libera presenta il libro a lei dedicato, soffermandosi in particolare sulle sculture in cui è stata ritratta. Per Le grandi assenti incontreremo Emma Ciardi, pittrice innovatrice ed emarginata, nonostante fosse stata molto richiesta e apprezzata in vita, il cui nome è stato oscurato, come spesso accade, anche «dalla ingombrante presenza nel mondo dell’arte del padre e del fratello». Per Italiano Lingua altra avremo modo di seguire la difficile storia di D., attraverso lo sguardo empatico e pieno di tenerezza che traspare dal racconto del suo approccio con la nostra lingua in Italiano in Italia, dalla Nigeria.
Ci spostiamo nella sala conferenze Caduti di Nassirya del Senato per la presentazione del Progetto della Levi-Montalcini Foundation di Un centro dedicato alla famiglia Levi-Montalcini, innovativo ed ecosostenibile grazie alla collaborazione con Paulownia4Planet, un centro in cui gli alberi avranno un ruolo fondamentale.
Per Sport e stereotipi approfondiremo con l’autore di Sport e lotta alle discriminazioni di genere. La forza, il coraggio e le vittorie delle donne un tema da poco oggetto di attenzione da parte dei nostri media. La lotta contro gli stereotipi comincia a scuola e la nostra associazione, che fa formazione nelle classi, lo sa bene. Per la Sezione Juvenilia, l’autrice dell’articolo Se rissa doveva esserci, nella rissa ci sarei stata anch’io presenta il lavoro che ha ottenuto il secondo premio nella sezione Percorsi del Concorso Sulle vie della parità delle Marche, premiato anche nel Concorso nazionale di Toponomastica femminile.
L’estate è anche tempo di cammini, quando il caldo non è opprimente. Per Esperienze e turismo, Viaggio come pellegrinaggio. Il cammino di Santiago ci porterà a riscoprirne la lentezza «la meraviglia del creato e gli sguardi di chi cammina con noi…». Da Santiago de Compostela ci spostiamo in Una Pavia inedita, per un giallo da leggere tutto d’un fiato, con la recensione di questa settimana, che ci presenta La memoria dei sassi, di Annalisa Gimmi.
Lezioni Ucraine. Il numero di giugno 2023 di Limes. Parte Prima è la recensione della rivista di geopolitica che ogni mese affronta questioni di rilievo internazionale con approfondimenti che dovrebbero darci una visione più completa e articolata della guerra rispetto a quella veicolata dai media generalisti. Una lettura impegnativa, ma arricchente.
Se invece, nel tempo estivo, vogliamo rivedere alcuni film memorabili, l’autrice di 1983. Panoramica nel cinema italiano e oltre ci guiderà sapientemente tra le pellicole più interessanti di quell’anno.
È di questi giorni la polemica, che ha sfiorato il ridicolo, tra Zuckerberg e Musk nel mondo dei social. Per la serie Scienza e tecnica, La fine di Twitter, tra capriccio e complotto farà un po’ di luce sul miliardario Musk, che ha licenziato 6500 dipendenti quando ha acquistato Twitter e sulle sue manovre su questa piattaforma.
Chiudiamo la nostra rassegna con un’altra puntata della serie La cucina vegana. Pasta al pesto di limoni, un piatto semplice, veloce, stuzzicante e, qualità non trascurabile, da preparare a crudo, augurando a tutte e tutti Buon appetito!
SM
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Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.
