Ellen Johnson Sirleaf. Nobel per la Pace

Premio Nobel per la Pace nel 2011, insieme alla liberiana Leymah Roberta Gbowee e alla yemenita Tawakkol Karman, per «la lotta non violenta a favore della sicurezza delle donne e dei loro diritti verso una partecipazione piena al processo di costruzione della pace».

Nascere e vivere in un Paese africano nella prima metà del Novecento non è certo facile. Gli Stati dell’Africa infatti, dopo un secolo di imperialismo europeo, da un lato cercano l’indipendenza, dall’altro sono dilaniati da conflitti interni. I colpi di stato, le guerre civili e i regimi totalitari per anni hanno devastato il continente. In una situazione complessa come questa, essere donna sicuramente non semplifica le cose: la strada per i diritti femminili è lunga e rischiosa, e in questo periodo sono molteplici le sfide da cogliere.

Ellen Johnson Sirleaf nasce a Monrovia, capitale della Liberia, nel 1938. Di origini modeste, completa brillantemente gli studi in un primo tempo in Africa e poi negli Stati Uniti. Il 1961 è per lei un anno di svolta: si trasferisce infatti in America, si iscrive al Madison Business Council, nel Wisconsin, e riesce a ottenere il divorzio dal marito, dopo averne subito gli abusi. Si laurea in Economia nel 1970, presso l’Università del Colorado, e l’anno successivo si iscrive a un master in Pubblica Amministrazione presso la Harvard Kennedy School.

Il suo prestigioso percorso di studi fa sì che, una volta tornata in Liberia, possa lavorare con l’amministrazione dell’allora presidente William Tolbert. Durante la sua presidenza diventa vice-ministra delle Finanze; tuttavia, un colpo di stato messo in atto nel 1980 da Samuel Doe la porta a fuggire. Inizia così un percorso difficile per Sirleaf fatto di varie partenze e ritorni in patria.

Volata a Washington, inizia a lavorare presso la Banca Mondiale. Dopo una breve parentesi in Kenya dove è occupata presso la Citibank, nel 1985 torna in Liberia e viene dapprima arrestata per sedizione dopo le numerose critiche fatte al regime Doe e, in un secondo momento, liberata grazie alle pressioni internazionali. Il suo impegno politico si fa progressivamente più intenso in questi anni e nel 1989, allo scoppio della Prima guerra civile liberiana, Ellen Johnson Sirleaf sostiene attivamente la ribellione di Charles Taylor contro il regime di Samuel Doe. Nel 1992 intanto inizia a lavorare per un progetto delle Nazioni Unite volto allo sviluppo del continente africano.

Dopo numerosi interventi a favore della pace, la guerra civile termina nel 1997 con le elezioni generali. Ellen si candida alle presidenziali e ottiene il 25% dei voti, risultando seconda. La vittoria di Taylor la porta tuttavia a denunciare brogli elettorali; è costretta, nuovamente, a lasciare la Liberia e a rifugiarsi in Costa d’Avorio.

Dopo due anni di pace apparente, la Liberia vive un nuovo periodo di scontri e tensioni politiche che culminano nel 1999 con la Seconda guerra civile liberiana. La guerra si protrae fino al 2003 e vede emergere gruppi di tendenza democratica che Ellen Sirleaf sostiene, questa volta contro la presidenza Taylor. Nel 2003 Taylor viene deposto e viene eletta una figura di transizione neutrale, che rimane in carica fino al 2006: Gyude Bryant. Nel 2005 Ellen si candida, ancora una volta, alle presidenziali, e sfida il suo oppositore politico, George Weah. I risultati delle elezioni sono ambigui: al ballottaggio infatti Sirleaf sembra aver superato Weah, ma non viene inizialmente proclamata vincitrice. Solo dopo alcune indagini ottiene ufficialmente la presidenza della Liberia: Ellen Johnson Sirleaf è così la prima presidente di un Paese africano. Allo scadere del mandato nel 2011 decide di ricandidarsi, vincendo nuovamente le elezioni e ottenendo un secondo mandato.

Durante il suo incarico Ellen Johnson Sirleaf si impegna per sanare il debito estero liberiano e per garantire pace e stabilità. I suoi sforzi sono rivolti anche verso la condizione femminile, ed è proprio per questo che, insieme alla connazionale Leymah Roberta Gbowee e alla yemenita Tawakkol Karman, vince il Premio Nobel per la Pace nel 2011. Il prestigioso riconoscimento tuttavia la espone a ulteriori critiche: viene infatti insignita del Premio proprio a pochi giorni dalle presidenziali e il suo oppositore Weah denuncia il fatto che il Nobel possa influenzare l’esito e strumentalizzare le elezioni. Ciononostante Ellen Sirleaf vince le elezioni con il risultato straordinario del 90% dei consensi (sebbene l’affluenza sia stata minima).

La continuità di governo e il duplice mandato permettono alla Liberia non solo di ritrovare la pace, ma anche la democrazia e la stabilità economica. Sono numerosi infatti gli obiettivi centrati dalla presidente, a partire dall’istituzione della scuola dell’obbligo primaria per i bambini e le bambine liberiane nel 2007. Ricordiamo poi che nel 2010 firma una legge sulla libertà di parola e di informazione, la prima di questo tipo in tutto il continente africano. E non solo: l’impegno di Sirleaf è tangibile anche nel campo sociale: fonda infatti l’Istituto internazionale per le donne nella leadership politica, con il fine di diffondere il messaggio che una donna può tranquillamente avere un ruolo di potere e portarlo avanti con ottimi risultati.

Oltre al Nobel le vengono assegnati numerosi importanti riconoscimenti, tra cui il premio Roosevelt nel 1988 per la libertà di parola, il premio Bunche per la leadership internazionale e il premio Indira Gandhi per la pace nel 2012. Inoltre nel 2014 la rivista Forbes la inserisce tra le leader più potenti del mondo.

E così, in un Paese come la Liberia, devastato da guerre civili e sanguinosi scontri politici, una donna ha lottato contro la violenza e attraverso un lungo percorso fatto di studio, lavoro, esili e sacrifici ha ottenuto la presidenza. Un esempio di emancipazione non scontato se si considera che in Africa il gender gap ha ancora oggi un margine decisamente più ampio rispetto all’Europa e agli Usa, e negli anni Settanta, Ottanta e Novanta sicuramente le sfide per la parità di genere erano più di una. Ellen Johnson Sirleaf è quindi riuscita a emergere in un contesto politicamente e socialmente molto complesso, ad aiutare le donne a ottenere una serie significativa di diritti e a migliorare con diverse riforme il suo Paese attraverso il dialogo e il pacifismo.

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Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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