A Londra, sulle orme delle suffragette. Parte prima

Londra occupa un posto speciale nel mio cuore. Ci sono stata per la prima volta nel 2013 con mia nonna per andare a trovare gli zii che si erano trasferiti lì da un po’. Di quel viaggio ricordo molto bene tre cose: mia nonna che per tutto il volo mi stritola la mano perché ha paura di volare, gli scoiattoli ad Hyde Park e il mio primo Pride. Sono anche tornata con un paio di Converse basse blu che mi furono comprate nel negozio All Star di Carnaby Street. Per parecchi anni, a causa di una serie di vicende familiari, non ci sono più tornata ma superato l’ostacolo del Covid, i miei viaggi verso Londra si sono intensificati molto. Le attrazioni principali, che in generale non sono la mia passione, le ho esaurite velocemente e, cercando ispirazione per una passeggiata che includesse qualche figura femminile della storia, mi sono imbattuta nel sito di Women of London, associazione nata nel 2018 con lo scopo di raccontare storie di donne che hanno cambiato la storia ma che non vengono spesso raccontate.

Logo Women of London

Al momento vengono offerti sei diversi tour: tre all’aperto, in giro per i quartieri di Westminster, East End e Bloomsbury; altri tre invece all’interno del British Museum, del Museo di Storia Naturale e della National Gallery. Una delle sei guide è la fondatrice, Becky Laxton-Bass, studiosa di Storia che ho avuto il piacere di conoscere nel tour di Bloomsbury. In questa serie di articoli presenterò storie di donne, soprattutto legate al movimento per il suffragio, incontrate durante i percorsi citati ma anche frutto di mie ricerche personali.

Iniziamo con una breve introduzione al tema del suffragio nel Regno Unito. Un’importante distinzione, che in inglese è più netta che in italiano, è quella fra suffragette e suffragiste: tutte si sono battute per il diritto di voto alle donne ma i metodi sono stati diversi. Le suffragette infatti si sono contraddistinte per azioni illegali (soprattutto il vandalismo), per le quali finivano spesso in carcere, dove molte mettevano in atto lo sciopero della fame. Il movimento inglese di suffragette più noto e attivo era la Women’s Social and Political Union, fondata da Emmeline Pankhurst nel 1903.
Il termine “suffragetta” venne utilizzato per la prima volta da un giornalista del Daily Mail, come nomignolo dispregiativo per coloro che lottavano per il suffragio: il suffisso “-ette” infatti rimanda a soprannomi infantili che non fanno di certo pensare a un movimento capace di cambiare lo status quo.
Le suffragiste invece utilizzavano metodi legali, come petizioni, discorsi e campagne pubbliche; il gruppo principale era la National Union of Women’s Suffrage Societies (Nuwss) guidata da Millicent Garrett Fawcett che ha una statua dedicata a Parliament Square, tra la Cattedrale di Westminster, il Big Ben e il Parlamento. La piazza fino al 2018 ospitava solo statue di uomini legati alla politica anglofona e del Commonwealth, come Churchill, Gandhi, Mandela e Lincoln. Nel 2016 la giornalista e scrittrice Caroline Criado Perez, autrice di Invisibili — un saggio interessantissimo su quanto il mondo sia costruito a misura di uomo — lanciò una raccolta firme per far erigere una statua dedicata a una donna legata al movimento per il suffragio femminile. La scultura, realizzata in bronzo dall’artista Gillian Wearing, rappresenta Millicent Fawcett a figura intera, mentre regge uno striscione con la scritta «Courage calls to courage everywhere» (Il coraggio chiama al coraggio ovunque); sulla base sono presenti nomi e immagini di altre cinquantanove donne che hanno sostenuto la causa.

Millicent Garrett Fawcett
Statua di Fawcett e di altre 59 donne che hanno lottato per il suffragio
Manifesto contro l’alimentazione forzata

Un tema importante del movimento delle suffragette è il sopracitato sciopero della fame, attuato da molte di coloro che venivano arrestate. Inizialmente le donne in sciopero venivano sottoposte all’alimentazione forzata, tramite tubi inseriti o nel naso o direttamente nella bocca; questa pratica si rivelò presto dannosa per l’organismo e la mente delle arrestate, con danni spesso irreversibili al sistema digerente e infezioni polmonari a volte mortali. Alcune di loro furono alimentate forzatamente anche più di duecento volte durante la detenzione. Tali sofferenze imposte alle suffragette portarono simpatia alla loro causa e ostilità nei confronti del governo da parte dell’opinione pubblica. Per questa ragione nel 1913 fu approvato il cosiddetto “Cat and Mouse Act” con il quale le donne che praticavano lo sciopero della fame venivano tenute in carcere finché non diventavano estremamente deboli, rilasciate per il periodo strettamente necessario a riprendersi, e poi riportate in cella. Il nomignolo dato al decreto deriva dall’abitudine attribuita al gatto di giocare con la propria preda, permettendole di scappare temporaneamente diverse volte, prima di ucciderla.
Le suffragette che facevano lo sciopero della fame in prigione ricevevano una spilla di riconoscimento da parte della Wspu una volta uscite.

Manifesto contro l’alimentazione forzata
Spilla della Wspu per suffragette che avevano praticato lo sciopero della fame

La prigione di Holloway, situata nel quartiere Islington a nord di Londra, è stato il carcere femminile più grande dell’Europa occidentale fino al 2016, anno in cui è stato chiuso. È stata la prigione in cui molte suffragette sono state rinchiuse e, per questa ragione, è stata anche un luogo di protesta per la liberazione delle compagne. Dopo la chiusura è stata demolita e il progetto è di realizzarvi delle case popolari. La speranza è che, nonostante la demolizione, la memoria di quanto avvenuto lì tra il 1903 e il 1914 venga preservata. Proprio nella prigione di Holloway infatti ebbe luogo il primo sciopero della fame: Marion Wallace Dunlop, che chiedeva lo status di prigioniera politica anziché quello di criminale, venne rilasciata dopo 91 ore di digiuno. Emmeline Pankhurst la descrive in questi termini: «Holloway became a place of horror and torment. Sickening scenes of violence took place almost every hour of the day, as the doctors went from cell to cell performing their hideous office», tradotto: «Holloway divenne un luogo di orrore e tormento. Ripugnanti scene di violenza ebbero luogo quasi a ogni ora del giorno, quando i dottori andavano a svolgere di cella in cella il loro orrendo lavoro».

Prigione di Holloway
Spilla Holloway

Sylvia Pankhurst, figlia di Emmeline e attivista a sua volta, disegnò la cosiddetta “Spilla Holloway” che veniva data alle suffragette al termine della loro detenzione. Le prime spille vennero consegnate in occasione di un incontro organizzato dalla Wspu presso la Royal Albert Hall di Londra. Qui infatti si tennero numerosi incontri sia della Wspu sia della Nuwss; nel 1913 però il consiglio della Royal Albert Hall decise di vietare l’ingresso a Emmeline Pankhurst, alle sue figlie e alla Wspu, a causa degli atti di vandalismo di cui si rendevano artefici.

Nel vostro percorso per le vie di Londra, quando passerete davanti a questa famosa attrazione, penserete non solo ai famosi concerti che si sono tenuti qui e alla Regina Vittoria e a Re Alberto ma anche alle suffragette!
Gli scioperi della fame si fermarono nel 1914, quando la Wspu sospese le proteste a causa dello scoppio della Prima guerra mondiale. Al termine, nel 1918, tramite il Representation of the People Act le donne sopra i trent’anni e con un determinato reddito ottennero il diritto di voto; per gli uomini, invece, era previsto già dai ventun anni e indipendentemente dal reddito; il suffragio venne finalmente esteso a tutte le donne sopra i ventun anni tramite l’Equal Franchise Act nel luglio del 1928, un mese dopo la morte di Emmeline Pankhurst e quando Fawcett aveva ormai ottantun anni.

A questo link trovate una comoda mappa da aprire su Google Maps con cui andare alla scoperta di Londra e dell’Inghilterra sulle orme delle donne che avete conosciuto in questa serie di articoli!

Nella prossima puntata vedremo la storia di tre importanti suffragette della Wspu!

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Articolo di Giorgia Fabbris

Laureata presso la Sapienza Università di Roma in Scienze politiche e Relazioni internazionali con una tesi sull’evoluzione giurisprudenziale del crimine di stupro nel diritto internazionale, oggi studia International Studies all’Università Roma Tre. Al centro del suo percorso accademico i diritti delle donne nelle relazioni internazionali, con focus sul Sud globale.

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