Addio, Agatha Miller Christie!

«If I was born once again I would like to be a woman – always!»
(Se nascessi un’altra volta vorrei essere una donna – sempre!), parola di Agatha.

Mentre ci accingiamo a scrivere, il boom di ricordi e rievocazioni di Agatha Christie si sta un po’ spengendo, dopo che il cinquantesimo anniversario della morte, il 12 gennaio, è trascorso fra articoli, pubblicazioni, studi, convegni, mostre, interviste, repliche dei tanti film tratti dalle sue opere più note, specie in Italia, il Paese non anglofono dove è più letta. Ma noi di proposito abbiamo scelto un’altra strada, quella di affrontare di prima mano la sua autobiografia, l’appassionante e divertente libro di memorie dedicato alle spedizioni archeologiche e l’ultimo romanzo con Miss Marple, uscito postumo.
Della scrittrice inglese, Agatha Mary Clarissa Miller, nata a Torquay, nel Devon, il 15 settembre 1890 e morta a Winterbrook (Oxfordshire) nel 1976, è stato detto praticamente tutto, specie sulla carriera di autrice prolifica; si è valutato il suo immenso patrimonio, è stato intervistato l’unico erede (il pronipote James Prichard), sono stati sviscerati i suoi romanzi e si sono analizzati i suoi improbabili investigatori come il belga Hercule Poirot («un piccolo detestabile egocentrico» talvolta affiancato da Arthur Hastings) e le sue anziane signore dall’acume prodigioso: Miss Marple e la scrittrice di gialli Ariadne Oliver. Troviamo pure la coppia di sposi Tommy e Tuppence, seguìti nel corso di un cinquantennio, e occasionalmente figure secondarie, fra cui il sovrintendente Battle. Una eccezione è rappresentata da una giovane detective improvvisata, Lady Brent, detta Bundle, nel romanzo poco noto del 1929 I sette quadranti, di recente trasposto in una mini serie di successo su Netflix.

I sette quadranti con i protagonisti della serie

Sappiamo poi che la sua conoscenza dei veleni era dovuta sia al volontariato come crocerossina durante le due guerre mondiali che l’aveva avvicinata all’utilizzo di farmaci più o meno letali, sia alla passione per il giardinaggio con il conseguente studio delle proprietà di alcune piante. Conosciamo i fatti salienti della sua vita privata e lo shock che le procurò l’abbandono del marito Archibald Christie, nel 1926, dopo il quale scomparve agli occhi del mondo, episodio avvolto nel mistero e neppure citato in An Autobiography, uscita postuma nel 1977.

An Autobiography, copertina. Da noi La mia vita, Mondadori, 1978, traduzione di Maria Giulia Castagnone

La produzione di Christie (che adottò dunque il cognome del primo marito) è immensa: 66 romanzi, 14 raccolte comprendenti 153 racconti, 18 opere teatrali e 6 romanzi sentimentali pubblicati con lo pseudonimo di Mary Westmacott; ha venduto oltre due miliardi di libri, tradotti in oltre 100 lingue; in Gran Bretagna è la scrittrice più diffusa seconda solo a Shakespeare e nel mondo rivaleggia con il Bardo e la Bibbia. Nella brillante carriera è stata omaggiata con il premio Grand Master del Mystery Writers of America (1954) ed è stata nominata prima Commendatore, poi Dama dell’Ordine dell’Impero Britannico, rispettivamente nel 1956 e nel 1970. Non è raro tuttavia il caso di certa critica e di colleghi e colleghe che l’hanno un po’ snobbata perché ritenuta un’autrice minore, superficiale, troppo facile e leggibile, senza sfoggio di violenza e di azione; fra questi uno che ha fatto un divertente mea culpa è Giancarlo De Cataldo con l’articolo Una Lady insopportabile, anzi irresistibile (Il venerdì, 27 dicembre 2025). Arriva a spiegarci il perché del cambiamento notando che i personaggi di Christie sono sì delle maschere, ma «maschere di verità» e che le apparenze sono ingannevoli, come del resto il male che si nasconde ovunque, anche nel più tranquillo villaggio inglese; al centro di tutto vi è «il mistero dei misteri: la natura umana. Un mistero che, sino ad oggi, nessuno è ancora riuscito a risolvere», ma che Christie almeno ha raccontato. Un altro aspetto, per nulla scontato e in netto contrasto con il “giallo” classico, è che non sempre chi è colpevole paga il suo conto con la giustizia, talvolta muore o non viene individuato, oppure magari muoiono tutti i personaggi (Dieci piccoli indiani). In alcuni romanzi inoltre la scrittrice arriva al punto di ingannarci lasciando la parola all’assassino (uomo) o al protagonista, come in Nella mia fine è il mio principio, o stravolgendo la prospettiva come in Testimone d’accusa, da cui Billy Wilder trasse l’omonimo film (1957), uno dei migliori nati dalle sue opere.

Viaggiare è il mio peccato, copertina

Viaggiare è il mio peccato (Mondadori, 1990, traduzione di Alessandro Ceni), titolo italiano per la «cronaca vagabonda» di alcune spedizioni archeologiche, in inglese: Come, Tell Me How You Live, fu scritto in parte prima della guerra e ripreso nel 1944, pubblicato nel 1946 e poi rivisto nel 1974. Christie aveva sposato in seconde nozze l’archeologo Max Mallowan nel 1930 e aveva deciso, spinta da insaziabile curiosità, di seguirlo nelle sue missioni per lo più in Asia Minore. Sappiamo tuttavia che non voleva essere un impiccio né pesare economicamente sui finanziamenti, quindi era autonoma e indipendente, d’altra parte era già famosa e pubblicava a pieno ritmo; non le mancavano certo le risorse né lo spirito battagliero. Divertente il tono generale del testo che inizia proprio con i preparativi prima di partire con l’Orient Express per Istanbul, alla volta della Siria e del Libano. Deve comprare abiti adeguati al clima che troverà, ma è “di taglia forte” e in Gran Bretagna si trovano con difficoltà abiti pratici, di stoffa leggera, cappelli adatti al sole e al vento, scarpe comode. Nel bagaglio saranno da includere tanti, ma tanti libri e il gruppetto di partenti si dovrà adattare parecchio, con autisti inesperti, con un camion soprannominato per il suo enorme carico “Queen Mary”, con cuochi poco abili e operai improvvisati, con accampamenti nel nulla e abitazioni fatiscenti, per non parlare del caldo, delle cimici e degli scarafaggi, del persistente odore di acqua stagnante. In prima persona Christie racconta di sé, del suo rifiuto di alcool e tabacco, dei cibi spesso non appetitosi (nel deserto, a scavare nei Tell, ci si deve accontentare…), dei suoi incarichi sul campo, fotografie comprese, dei rapporti con i membri del gruppo, fra cui l’architetto Mac, inizialmente chiuso e timido, e con i lavoratori, visto che è l’unica donna, chiamata con simpatia klatūn. L’incontro ravvicinato con i topi, il caos organizzativo, i risvegli all’alba, disguidi e contrattempi non la scoraggiano, tanto che affronta nuove spedizioni con il ben più giovane marito, entusiasta ricercatore di antiche civiltà e dei loro resti sepolti da secoli. Eccoli di nuovo ad Aleppo e a Beirut, e poi a contatto con la strana gente yazida e l’affascinante comunità curda; «le donne curde sono allegre e attraenti. Si vestono di colori brillanti. Queste indossano turbanti arancio vivo e vesti verdi, porpora e gialle. Alte, la testa e le spalle erette, così da avere sempre un’aria fiera». Più volte nel testo Agatha si interroga sulla sorte delle donne locali, come accade in Turchia: «La loro giornata è una fatica senza fine e dubito molto che si siano mai concesse il lusso di velarsi il volto. Nessuna moglie dei nostri operai lo fa». Durante uno dei tanti percorsi in treno si svolge una conversazione oltremodo interessante con una signora turca che parla francese: le viene chiesto quanti figli ha, visto che tutte si vantano di una prole numerosa, specie se di maschi, e Agatha, che ha solo Rosalind, ne aggiunge due inventati per farla contenta; quando poi le viene domandato il numero di aborti, rimane un tantino imbarazzata e starebbe per mentire «spudoratamente», per fortuna il treno si ferma. Assai gustosi i rapporti con la servitù locale, per lo più analfabeta, spesso litigiosa e sempre perplessa di fronte alle stravaganze inglesi, come apparecchiare la tavola con le posate, preparare il cibo caldo all’ultimo minuto, rispettare il benessere animale, non utilizzare lenzuola e tovaglie ricamate per togliere lo sporco, non soffiare sui piatti per rimuovere la polvere! Tragicomico il rifiuto tassativo da parte di klatūn di assistere a Mosul a un evento epocale: l’impiccagione di una donna, assassina di tre mariti. Fatto davvero raro e, secondo il caposquadra locale, di grande interesse, specie per una signora inglese.

La camera dell’Hotel Pera Palace a Istanbul dove fu scritto Assassinio sull’Orient-Express

Ancora scavi a Chagar e Brak, con visita a un luogo magico: il vulcano spento Kawkab. Ma, ci domandiamo, che fine fanno i reperti? In Iraq il sistema è lento, con valutazione oggetto per oggetto, in Siria è lo stesso Max Mallowan a fare la prima selezione: una parte del materiale andrà al British Museum di Londra, compresi pezzi di pregio da studiare e tenere in prestito, l’altra parte rimane nel Paese. La scelta spesso è difficile, dispiace separarsi da oggetti di bella fattura, ma si procede per compensazione e con equità: uno a noi, uno a voi. Certamente queste esperienze hanno contribuito ad alimentare la fantasia della scrittrice per cui luoghi, dettagli, personaggi sono entrati nei successivi romanzi, a cominciare da Assassinio sul Nilo, Poirot sul Nilo, La domatrice, Il mondo è in pericolo, ma soprattutto Non c’è più scampo, ambientato in un sito archeologico descritto con la precisione appresa sul campo.
Un altro ambito che di frequente compare nelle opere è quello legato al cibo; in proposito ho letto un curioso articolo di Angela Frenda su Cook di gennaio in cui si spiega come Christie fosse una buongustaia che amava le tradizioni inglesi, fra cui l’immancabile tè delle cinque con pasticcini e torte alla frutta. Apprezzava l’aragosta al forno, lo sgombro, la mousse di granchio, la sogliola al burro, ma pure i tipici “pasticci”, le costolette d’agnello e la mitica apple pie; durante la convivenza con Mallowan imparò anche a gustare il caffè arabo, l’ayran, il montone con il riso, l’olio d’oliva. Il vino e altre bevande casalinghe le offriranno utili spunti per nascondere nelle sue storie quei veleni e quelle erbe mortali che ben conosceva.

La mia vita, copertina

Per quanto riguarda l’autobiografia, un volume assai consistente di circa 550 pagine, è interessante notare che fu scritta dal 1950 al 1965; la terminò dunque a 75 anni affermando: «Mi sembra il momento giusto per metter punto. Tutto quello che avevo da dire l’ho detto». In realtà gli ultimi dieci anni di vita le portarono il grande successo della trasposizione cinematografica di Assassinio sull’Orient-Express, l’infinita serie di repliche di Trappola per topi, la conquista del primo posto nelle vendite negli Usa. Quello che colpisce nella lettura è che, come accade talvolta in questo genere di opere, l’andamento non è del tutto lineare né cronologico, inizia ad esempio nella città di Nimrud, l’antica Calah, capitale militare assira; Christie si riserva poi moltissime libertà nel trattare o non trattare argomenti, tanto da affermare: «Ho ricordato quel che volevo ricordare». Lo stile è anche qui piuttosto lieve, prevalgono infatti i momenti belli e la gioia di vivere che evidentemente sono stati i pilastri del suo carattere e del suo rapporto con il mondo e la gente. Racconta della spensierata e felice infanzia con la mamma Clara e il padre Fred, e le digressioni non si contano: giochi, crescita, primi innamoramenti, il matrimonio con Archie e il volontariato nella Prima guerra mondiale. «Fu quando lavoravo al dispensario che concepii per la prima volta l’idea di scrivere un romanzo poliziesco».
Arriveranno la nascita di Rosalind, sua unica figlia, i primi successi letterari, grazie al personaggio di Poirot, e i viaggi per il mondo nell’immensa estensione dell’Impero britannico, fino al dolore per la morte della mamma e per la fine del matrimonio. Le parti ottava e nona del testo sono imperniate sulla sua «seconda primavera» e il fortunato incontro con Max, che diventerà marito e compagno fedele, di cui parla diffusamente nel libro di memorie già citato. Si affronteranno poi le preoccupazioni portate dalla Seconda guerra mondiale, ma anche il momento lieto della nascita di Mathew, il nipotino, il 21 settembre 1943, un vero fenomeno per le dimensioni, secondo la madre orgogliosa. Dal 1945 al 1965 il tempo passa veloce, tanto da meritare solo poche pagine, ma vi si inseriscono nuovi successi sia di film tratti dai romanzi sia di lavori teatrali e libri particolarmente apprezzati e amati, fra tutti È un problema e Le due verità, e pure Il terrore viene per posta, mentre non è mai stata soddisfatta da Il mistero del Treno Azzurro, pieno (secondo lei) «di luoghi comuni e di ovvietà». Le parole conclusive dell’autobiografia dicono molto della sua autrice: «Grazie, mio Dio, per la mia buona vita e per tutto l’amore che ho avuto».
Mentre era ancora in vita Christie pubblicò l’ultimo romanzo con un anziano e malato Poirot: Poirot, sipario (1975), scritto durante la Seconda guerra mondiale, dove l’investigatore belga muore non prima di compiere un atto di giustizia sommaria.

Addio, Miss Marple, copertina dell’edizione originale italiana

Accenniamo pure all’ultima opera: Addio, Miss Marple, uscita pochi mesi dopo la morte dell’autrice, nell’ottobre 1976; in realtà la genesi risale a tanto tempo prima, addirittura al 1940, ma il testo fu ripreso in seguito. La storia si ambienta infatti nel 1944 e vede al centro la complessa vicenda di Gwenda che ha delle strane sensazioni visitando luoghi per lei nuovi che porteranno a smascherare un lontano omicidio, con l’intervento provvidenziale dell’anziana signorina.
A questo punto non ci resta che accomiatarci da Agatha Miller Christie, affidandone il grato ricordo alla sua ricca produzione destinata a durare nel tempo.

In copertina: placchetta blu in Sheffield Terrace n.58, Holland Park, Londra.

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Articolo di Laura Candiani

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Ex insegnante di Materie letterarie, pubblicista, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate a Pistoia e alla Valdinievole. Ha curato il volume Le Nobel per la letteratura (2025).

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