Indice di parità domestica. Una proposta innovativa

Sono giorni duri per chi si batte concretamente per l’uguaglianza di genere. Poco tempo fa, un ex-candidato a sindaco del centrodestra ha sollevato un polverone affermando che il diritto di voto alle donne è un attacco all’unità della famiglia. Questo mentre dagli Stati Uniti continuano ad arrivare bordate sempre più pesanti dalle Trad Wives (abbreviazione di Traditional Wife, in italiano “moglie tradizionale”: una sottocultura online che riguarda donne che scelgono di dedicarsi esclusivamente alla cura della casa, del marito e della prole). Queste comunità online stanno gradualmente estendendo la loro influenza anche alla sfera social europea (e questo senza che la sinistra italiana le abbia ancora scoperte).
Nell’assenza di proposte concrete, abbiamo deciso di creare EquiDom, un gruppo di lavoro misto di donne e uomini, aperto a chiunque volesse entrare a farne parte. Lo scopo è di andare oltre la denuncia del problema e proporre un possibile cammino evolutivo. La prima decisione è stata quella di interessarci a quella che Carole Pateman considera come la questione chiave del femminismo: «La dicotomia tra il privato e il pubblico è centrale in quasi due secoli di scritti femministi e di lotta politica; è, in definitiva, ciò su cui verte il movimento femminista». Mentre sulla sfera pubblica si è continuato a parlare e a legiferare, la sfera domestica è rimasta molto nell’ombra da quando, nei primi anni settanta, un gruppo di Lotta Femminista di Padova fece emergere importanti filoni di ricerca su questa tematica. Mariarosa Dalla Costa, con l’appoggio di Selma James e Silvia Federici, introdussero le nozioni di lavoro domestico e riproduzione sociale, mettendo in discussione la posizione marxista secondo cui il lavoro domestico non sarebbe “produttivo”. Malgrado questi importantissimi input, ancora oggi quando si parla di disuguaglianze o disparità di genere si fa (quasi sempre) riferimento a qualche dato chiave come il differenziale di stipendio tra donne e uomini, oppure alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Le disuguaglianze di genere sono misurate negli ambiti in cui sono più evidenti e tramite dati più facilmente raccoglibili e disponibili.

Va anche detto che gli indici che misurano la parità sono anch’essi il riflesso di come le nostre società attribuiscono valore alle attività. Alcuni passi in avanti sono stati fatti per valorizzare il ruolo e il contributo fondamentale delle donne negli ambiti tradizionalmente considerati al di fuori dell’economia monetizzata e in quanto tali invisibilizzati e svalorizzati, come quello domestico, (per esempio negli obbiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, obbiettivo 5 – traguardo 5.4 nello specifico) ma i Paesi sono restii e lenti a raccogliere i dati, quindi manca l’evidenza.
Di fatto, anche l’insieme delle organizzazioni politiche tradizionali ha sempre considerato questo spazio come «un luogo di arretratezza politica», così da non accorgersi, se non con colpevole ritardo, che questo diventava il cuore pulsante a livello sociale e politico dell’intero sistema capitalista, come ben spiega Leopoldina Fortunati. Ciò in contrasto da quanto promosso dalle femministe attive nell’ambito dell’economia politica che da sempre sostengono l’importanza di decifrare e comprendere le «relazioni sistemiche tra le strutture domestiche, economiche e politiche». La separazione tra il mondo della “produzione” e quello della “riproduzione” — invisibile e in quanto tale facilmente strumentalizzabile da parte dello Stato — è fortemente problematica. Basti pensare a quanto il lavoro delle donne sopperisca alla mancanza di servizi di cura all’infanzia e agli anziani.
Per questa ragione, sottoscriviamo anche noi la riflessione di Leopoldina Fortunati: «É importante […] che tutti, donne e uomini, si rendano conto che, se non si scioglie il nodo della sfera della riproduzione e della condizione delle donne, in termini di riconoscimento del valore che qui si produce […], tale sfera continuerà a funzionare come una spina sul fianco di tutti i lavoratori, in un gioco perverso al ribasso».
Abbiamo approfondito questa riflessione, a partire da un angolo diverso da quello strettamente legato al lavoro e alla sua retribuzione nonché attribuzione o meno di valore economico. Il punto centrale per noi è il tempo e la sua ripartizione a tutta una serie di compiti che vanno fatti per tenere in piedi una coppia/famiglia, di qualsiasi tipo sia. Accudire figlie e figli e genitori anziani, pulire i bagni e lavare i piatti e tutto quello che ne consegue, non solo nel mondo del “fare” ma anche nel “ricordarsi, pianificare e monitorare”, sono compiti che, storicamente, la donna è stata obbligata ad assumere e che, da tempo, cerca di fuggire o quantomeno di aver meglio riconosciuti e distribuiti.

Uscire da questa trappola non è semplice, perché è la base del potere patriarcale. Questa modalità di «esternalizzazione in senso neoclassico del lavoro (delle donne) fuori dalla produzione di valore» permette di rafforzare l’idea dell’inferiorità delle donne e del loro contributo, come sottolineato da Diane Elson, e giustificarne la sottomissione e l’oppressione. Col tempo, le forze che si autodefiniscono “progressiste”, sulla spinta dei movimenti femministi, interni ed esterni, sono state costrette a iniziare a fare i conti con questa realtà, ma ancor oggi quello che domina è una retorica dell’uguaglianza, che non trova sufficiente riscontro in azioni concrete, in particolare laddove si trova il nocciolo del problema: la sfera domestica. Le soluzioni si è preferito cercarle altrove: enormi processi di semplificazione, standardizzazione, automazione all’interno della casa oltre all’esternalizzazione delle faccende domestiche, sia a livello materiale che immateriale: educazione, affetti, intrattenimento, comunicazione e informazione.
Possiamo dire che il tempo, al giorno d’oggi, sta diventando più importante del denaro. Il concetto di time poverty (dovuto alla diseguale ripartizione dei compiti domestici) appare nel dibattito internazionale Come scrive Srishti Khare, «Il tempo è una delle risorse più preziose, ed è anche profondamente politico. Le concezioni del tempo incorporano gerarchie di potere al loro interno, che determinano quanto tempo va dato a chi, chi ne ha il controllo e la base per la sua distribuzione». Quindi è fondamentale che anche gli uomini mettano del loro tempo dentro il mondo dei compiti domestici. Tempo, e non denaro. Mettere tempo maschile è fondamentale per liberare tempo femminile. L’uso che poi ne farà il soggetto femminile di questo tempo “liberato”, non ci riguarda, è e deve restare una scelta personale.
La questione dell’ineguale distribuzione dei compiti domestici è arrivata anche nelle negoziazioni che il Committee on World Food Security (Comitato per la sicurezza alimentare) ha portato avanti in vista delle Voluntary Guidelines on Gender Equality and Women’s and Girls’ Empowerment in the Context of Food Security and Nutrition (Linee guida volontarie sulla parità di genere e sul potenziamento delle donne e delle ragazze nel contesto della sicurezza alimentare e della nutrizione). Spiace però constatare che, ancora una volta, la responsabilità principale venga posta sui governi, senza che, da parte delle forze progressiste (movimenti, associazioni, partiti) che hanno spinto per un accordo su questo testo, ci sia un pari impegno per cambiare queste asimmetrie di potere ben presenti anche al loro interno, malgrado la tanta retorica pubblica. Come sottolinea Jessica Horn: «Il femminismo continua a essere stigmatizzato all’interno dei movimenti sociali che resistono ad affrontare gli squilibri nei rapporti di potere e le questioni di uguaglianza e non discriminazione».

Ecco perché abbiamo iniziato a pensare a un Indice di parità domestica (Ipad), uno strumento di sensibilizzazione, monitoraggio e incoraggiamento per una vera uguaglianza di genere. La scelta che proponiamo non è quella di contabilizzare il lavoro domestico nel Pil, come alcuni lavori in corso preconizzano. Monetizzare il lavoro domestico potrebbe ripercuotersi sul ruolo delle donne nel confortarle a rimanere nella sfera domestica. Se il lavoro domestico diventasse un lavoro retribuito, si riconoscerebbe sicuramente che questo tempo, svolto maggiormente dalle donne, abbia un valore per la società, ma rischierebbe di relegare le donne nelle sole mura di casa. “Visto che hai già del lavoro da fare dentro casa, perché volerne un altro lavoro al di fuori?”, “le donne comandano dentro casa”, i fautori e i conservatori utilizzerebbero questa scusa per mantenere il potere politico ed economico nelle mani degli uomini, lasciando alle donne la gestione domestica. Inoltre, il rischio sarebbe quello, ancora una volta, della cementificazione di una scala di valori che penalizza il lavoro delle donne, perpetuandone la marginalizzazione.

Per saperne di più

– Paolo Groppo, Lo tsunami Trad Wives e la cecità della sinistra italiana, Restart, 3 gennaio 2025, https://www.restartrivista.it/lo-tsunami-trad-wives-e-la-cecita-della-sinistra-italiana/restartadmin/#_ftn1

– Carole Pateman, Feminist Critiques of the Public/Private Dichotomy, in S.I. Benn – G.F. Gauss, (edd), Public and Private in Social Life, Kent, 1983

– Daniela Adorni, Chiara Stagno, Lo chiamano amore, noi lo chiamiamo lavoro non pagato – Contratto o rivoluzione! L’Autunno caldo tra operaismo e storiografia, Torino, Accademia University Press, 2021

– Leopoldina Fortunati, La sfera domestica, Comune-info.net, 2020, https://comune-info.net/la-sfera-domestica/

– Shahra Razavi, Engendering the political economy of agrarian change, The Journal of Peasant Studies 36(1), 197–226, 2009

– Diane Elson, The Economic, the Political and the Domestic: Businesses, States and Households in the Organisation of Production, New Political Economy, Vol. 3, No.2, 1998

– Committee of World Food Security, Voluntary Guidelines on Gender Equality and Women’s and Girls’ Empowerment in the Context of Food Security and Nutrition, 2023

– Srishti Khare, Women And Time Poverty: Time Creates A Gender Gap That Disadvantages Women, Feminism in India, July 15 2021, https://feminisminindia.com/2021/07/15/women-and-time-poverty-time-creates-a-gender-gap-that-disadvantages-women/

– Intervista a Gilda Parducci, Yanira Argueta, Emely Flores e Margarita Fernández, attiviste di El Salvador, da parte di Patricia Ardòn, in BRIDGE, 2013. Género y movimientos sociales, informe general

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Articolo di Laura Alfonsi Castelli

Appassionata di studi di genere, ha conseguito un master in Sociologia e ha lavorato come ricercatrice nell’ambito delle politiche pubbliche, occupandosi in particolare di giovani ed educazione. Attualmente è educatrice sociale e gestisce un centro giovanile. Fa parte di EquiDom, un gruppo indipendente e multidisciplinare che si occupa delle disuguaglianze di genere nella sfera domestica.

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