Editoriale. Un messaggio nella bottiglia

123 anni. Ci vorranno ancora 123 anni per raggiungere la parità completa tra donne e uomini. 123 anni corrispondono a circa 5 generazioni e quindi nessuna di noi la vedrà, né lo potranno fare le nostre figlie, le nostre nipoti e neanche le loro figlie.
A livello mondiale il divario da colmare tra donne e uomini è pari al 31,2% che equivale a dire che il gender gap è stato pareggiato per il 68,8%. Come accade nelle statistiche, si tratta di valori medi: significa che ci sono situazioni ben peggiori in diverse aree del pianeta e in alcuni settori specifici. Nel ranking mondiale l’Italia occupa l’85esima posizione e tra i Paesi del G20 l’undicesima, non sono brillanti risultati. I dati emergono dal rapporto dell’Osservatorio Rita Levi-Montalcini Svimez-W20 e, a ben guardare, non sorprendono.
Se la parità è quasi raggiunta nei settori dell’istruzione e della salute (il 95% del gender gap è colmato), in quello del mondo economico e del lavoro il divario è pareggiato per il 61%. Le donne sono più istruite degli uomini ma faticano nelle carriere, hanno salari più bassi e sono vittime del part-time involontario, ricevono pensioni più ridotte del 44% e subiscono ancora forti condizionamenti culturali che ostacolano l’ingresso nelle professioni cosiddette STEM. Secondo il World Economic Forum, inoltre, in tutti i Paesi del G20 le donne hanno difficoltà a inserirsi in quei settori ritenuti strategici per il futuro.
Va ancora peggio nel mondo politico, soprattutto in Italia dove il dislivello tra donne e uomini è risolto solo per il 22,9%, dato scoraggiante nell’ottantesimo anniversario del voto attivo e passivo alle donne. La quota di donne elette in Parlamento è pari al 32% — e questo nonostante le quote rosa tanto avversate dalla Presidente Meloni e la doppia preferenza di genere — mentre è ancora più bassa la percentuale delle sindache elette, il 15%.
Il treno verso la parità avanza, ma lo fa con estrema lentezza visto che il miglioramento registrato nell’anno 2025, rispetto al 2024, è solo del +0,3%. Così si capiscono quei 123 anni davanti e perché l’orizzonte sia ancora tanto vuoto.
Non saremo noi a vedere la fine del cammino e neanche le nostre figlie, le nostre nipoti e le loro figlie, forse neanche le figlie delle figlie delle nipoti. Però possiamo mettere un messaggio in una bottiglia perché superi l’oceano del tempo e approdi finalmente al traguardo dei 123 anni. Nel messaggio, proprio in occasione dell’ottantesimo anniversario dal conseguimento del diritto di voto per le donne, poche parole: Non arrendetevi e vigilate.
Non arrendetevi e vigilate perché il lento treno che arranca potrebbe deragliare anche per un sassolino posto sui binari oppure, in nome dell’ammodernamento, dell’adeguamento tecnologico e di nuove soluzioni più efficaci, potrebbe venire parcheggiato di lato, su un binario morto.

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Sfogliamo gli articoli di questa settimana con un nuovo esempio di come la toponomastica possa contribuire a recuperare la memoria artistica e il ruolo delle donne nell’arte. Il suo nome è Diana De Rosa riferisce di una delle artiste del Seicento napoletano a lungo dimenticata o ricordata in modo confuso. Nel 2026 Napoli le restituisce piena identità attraverso l’intitolazione di una strada.
Proseguiamo con le altre figure femminili riscoperte in questo numero.
Margaret Bourke-White, pioniera del fotogiornalismo, fu testimone diretta di eventi cruciali del Novecento e prima donna inviata di guerra americana. Shireen Abu Akleh, voce libera dalla Palestina è stata una delle voci più autorevoli nel riportare il conflitto israelo-palestinese, diventando simbolo di libertà di stampa. Violet Gibson, l’attentatrice dimenticata, fu rimossa sia dalla propaganda fascista sia perché donna fuori dagli schemi: il suo gesto venne interpretato come follia più che come dissenso politico. Simone Weil. Grande pensatrice del Novecento, tra comunismo, anarchia e misticismo, dopo gli studi e l’insegnamento scelse di lavorare in fabbrica per comprendere direttamente la condizione operaia e criticò duramente lo sfruttamento e la perdita di dignità del lavoro; con Addio, Agatha Miller Christie! ripercorriamo la carriera, il successo globale e alcuni aspetti della vita privata di una delle autrici più prolifiche e lette al mondo.

A Londra, sulle orme delle suffragette. Parte prima descrive il percorso alla scoperta delle donne che hanno cambiato la storia, in particolare le suffragette e le suffragiste.
Mutismo di genere. L’eliminazione simbolica della donna nei classici inglesi analizza come le figure femminili vengano spesso “silenziate” o escluse quando non rispettano i modelli sociali, mettendo in luce un ordine culturale che limita voce e identità delle donne.

Non ti scordar di me ripercorre l’evoluzione del concetto di povertà e dell’assistenza, dalle forme caritative religiose del Medioevo fino al moderno sistema pubblico di welfare, valorizzando il contributo di molte donne nella cura di poveri, orfani e anziani.
Indice di parità domestica (Ipad). Una proposta innovativa propone uno strumento nuovo per affrontare la disuguaglianza di genere nella sfera domestica, puntando sul tempo condiviso più che sulla monetizzazione del lavoro di cura.

L’America ingolfa il mondo. Il n. 2 di Limes. Parte prima vaglia l’attuale fase geopolitica, sottolineando le tensioni interne agli Stati Uniti e il loro impatto globale, in particolare a causa del conflitto con l’Iran.

Torniamo al tema caro alla nostra associazione: Storie di donne lodigiane. L’itinerario a Lodi è il racconto di una parte del progetto “Tutta mia la città” sulle donne della storia della città lombarda che dimostra come la toponomastica possa diventare strumento di memoria, educazione e ispirazione.

Diavoli incappucciati nella tradizione pasquale salvadoregna descrive la tradizione pasquale dei Talcigüines a Texistepeque, oggi riconosciuta come patrimonio culturale nazionale, dove figure mascherate mettono in scena la lotta tra bene e male.
Concludiamo con la ricetta della settimana che propone Il muesli fatto in casa, ideale per una colazione fresca, bilanciata e personalizzabile.

Buone letture a tutte e tutti!
Sara Fusco

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Articolo di Barbara Belotti

Dopo aver insegnato per oltre trent’anni Storia dell’arte nella scuola superiore, si occupa ora di storia, cultura e didattica di genere e scrive sui temi della toponomastica femminile per diverse testate e pubblicazioni. Fa parte del Comitato scientifico della Rete per la parità e della Commissione Consultiva Toponomastica del Comune di Roma.

Sara Fusco

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.

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