Il Seicento a Napoli, in particolare per le arti e soprattutto per la pittura, rappresenta un secolo straordinario. Due mostre Artemisia Gentileschi a Napoli, dedicata al lungo soggiorno napoletano della pittrice, documentato tra il 1630 e il 1654 e interrotto solo da un viaggio a Londra tra il 1638 e il 1640, realizzata nel 2022, e Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento, che ha chiuso i battenti lo scorso 22 marzo, entrambe ospitate dalle Gallerie d’Italia a Napoli, raccontano di questo periodo sfolgorante dando giusta rilevanza a molte artiste che trassero dal loro lavoro e dalla loro produzione artistica fama e fortuna in quell’epoca.
Le loro opere, realizzate per committenti locali all’inizio del secolo, in un suggestivo parallelo con le novità introdotte da Caravaggio, testimoniano le fitte trame commerciali e collezionistiche di cui la città fu crocevia. A partire dalle figure di artiste “forestiere” come Lavinia Fontana e Fede Galizia, che inviarono le opere senza mai venire in città, a tutte le altre, cominciando proprio da Artemisia, per passare a Giovanna Garzoni, pittrice e miniaturista che nel 1630, accompagnata dal fratello, fu a Napoli per un anno e qui lavorò per committenti importanti quali il Viceré spagnolo, duca d’Alcalà. Tra tutte queste figure memorabili, ebbe grande rilievo la personalità della napoletana Diana De Rosa, detta «Annella di Massimo», autentico alter ego di Gentileschi.
La mostra dedicata al Seicento delle donne a Napoli, evidenzia il ruolo che ricoprirono altrettante figure storiche che sostennero e dettero impulso alla pittura come Maria d’Austria, che nel 1630 venne a Napoli e Isabella Gonzaga, che qui incontrò la futura regina ritratta da Velàsquez. E poi le “dive” napoletane: Adriana/Andreana Basile, la “bella Adriana”, nata a Napoli nel villaggio di Posillipo, cantante di fama internazionale, celebrata per la voce celestiale, per l’arte del canto, per la bellezza e per l’onestà da schiere di poeti, oggetto di vere e proprie trattative diplomatiche da parte di Vincenzo Gonzaga duca di Mantova, desideroso d’assicurare la “star” ai grandiosi spettacoli musicali della sua corte; Giulia De Caro “a’Ciulla”, nata nel popolare rione della Pignasecca, affermata artista e impresaria, descritta dalle cronache come “comediante, cantarinola armonica, prostituta” che sfidò le convenzioni sociali dell’epoca, con un vero percorso dalla strada al palco e diventando un pilastro del sistema teatrale locale, da meretrice a impresaria teatrale è una storia emblematica di riscatto e emancipazione e fiuto imprenditoriale. La passeggiata seicentesca accoglie altre artiste locali meno famose, a causa della scarsità di lavori conosciuti a firma di Teresa Del Po, pittrice e miniatrice, e la ceroplasta Caterina De Iulianis, abilissima nel realizzare in cera policroma ex voto, ritratti di santi, modelli botanici e anatomici.
Le mostre, con grande successo di pubblico e critica, hanno amplificato un lungo e appassionato impegno, svolto da anni anche con mostre realizzate da Toponomastica femminile, per restituire la meritata visibilità a molte di queste artiste.
In verità alcune delle protagoniste dell’altro Seicento erano già state ricordate nella toponomastica cittadina. Nel 2016, in ottemperanza al nuovo Regolamento toponomastico cittadino (2012) che impegna l’amministrazione al riequilibrio di genere, fu intitolata una via a Giovanna Garzoni nel quartiere Barra, e Andreana Basile, la cantante celeberrima, attende paziente che l’intitolazione deliberata nel 2021 si concluda con l’apposizione della targa.

Ma questo mese di marzo 2026, in occasione del Marzo Donna, nel quartiere del Vomero, dove la maggioranza delle strade celebrano i nomi dell’arte e i protagonisti e le protagoniste della pittura in particolare del “secolo d’oro” napoletano, hanno un posto preponderante, ecco una ulteriore celebrazione delle pittrici della Napoli spagnola: l’intitolazione della Scale ad Artemisia Gentileschi, che raddoppia l’omaggio della città con la strada intitolata a lei già negli anni Novanta nel quartiere di Pianura, e la restituzione del nome e cognome a una donna sfuggente, a cui era stata intitolata una via ma con un odonimo che ne celava identità storia e fama. Annella di Massimo era scritto sulla targa che evocava una immagine confusa, una presenza evanescente, tanto che molte persone abitanti nella zona, intorno agli anni Cinquanta chiesero venisse cambiata l’intestazione stradale, perché ritenevano che forse quella pittrice non era mai esistita. La nuova targa stradale restituisce realtà e fisicità. Ecco il vero il nome: Diana De Rosa (1602-1643). Una delle protagoniste indiscusse del Seicento napoletano, di vero talento, una pittrice che per troppo tempo è stata ricordata più per le leggende legate alla sua vita privata, molto fantasiose, che per lo straordinario valore delle sue opere. Si diceva, infatti, che fosse stata uccisa per gelosia dal marito, pittore anche lui, Agostino Beltrano, ma la leggenda drammatica raccontata da Bernardo De Dominici, che la voleva vittima di un femminicidio, fu smentita dal ritrovamento negli archivi notarili della vera data di morte, avvenuta in tarda età e nell’ armonia familiare.
Allieva di Massimo Stanzione, da cui il soprannome Annella di Massimo, è stata una delle figure più rilevanti del panorama artistico barocco. Le sue opere, con soggetti sacri e ritratti, sono caratterizzate da una raffinata sensibilità cromatica e compositiva. Alcune opere sono conservate in diverse chiese di Napoli — presso la Pietà dei Turchini ci sono due tele raffiguranti le storie della Vergine — e presso collezioni private napoletane, a testimonianza di una carriera che ha segnato profondamente la pittura partenopea. Opere principali Santa Cecilia, che vede la santa intenta a suonare il violino, Cristo e la samaritana al pozzo, che per la critica è rara testimonianza della sua produzione indipendente; il modulo del quadro viene spesso riprodotta da successivi artisti partenopei,un successo nel corso del tempo. Altre opere di sicura attribuzione Noli me tangere, il suo Autoritratto da giovane e una Santa Agata realizzata in età matura.
L’intitolazione promossa dall’Ordine degli Architetti di Napoli, su impulso anche della ricerca di Laura Pedicini autrice del libro La pittrice mai esistita», le dona piena dignità storica e professionale.
La vicesindaca e assessora alla Toponomastica Laura Lieto così ha introdotto la cerimonia: «La toponomastica non è solo un esercizio di catalogazione stradale, ma un atto politico e culturale di memoria collettiva. Sostituire o integrare queste targhe significa riscrivere la geografia umana di Napoli. Con Diana De Rosa, restituiamo alla città non solo un nome, ma l’identità di una professionista dell’arte che ha saputo imporsi in un secolo complesso. È un passo avanti nel progetto di rendere le nostre strade uno specchio fedele della grandezza storica di Napoli».
Emanuela Ferrante, assessora allo Sport e alle Pari opportunità: «Oggi compiamo un gesto di giustizia verso tutte le donne che la storia ha cercato di oscurare. Diana De Rosa non è stata solo “la moglie di” o una figura leggendaria: è stata una pittrice d’eccellenza in un’epoca dominata dagli uomini. Celebrare Annella di Massimo significa ispirare le giovani generazioni, ricordando loro che il talento e la determinazione femminile sono radici profonde e ineludibili della nostra cultura».

Antignano al Vomero, un borgo rurale oggi inurbato con ancora il mercatino rionale ospitato nella ex via Annella di Massimo, è dunque diventata via Diana De Rosa, artista a tutto tondo e riconoscibile col suo nome e cognome: l’ombra dell’oblio del passato spazzato dal vento impetuoso della memoria ristabilita.
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Articolo di Giuliana Cacciapuoti

Insegna lingua e cultura araba e musulmana da oltre quarant’anni in Italia e all’estero. Pubblica su riviste accademiche e sul suo sito per presentare con uno sguardo non convenzionale le realtà del mondo islamico. Nel 2014 ha fondato GCCK Connecting Knowledge. Nel 2022 ha pubblicato il libro Donne musulmane: un ritratto contro stereotipi e luoghi comuni. Tra le socie fondatrici di Toponomastica femminile.
