Il 13 febbraio si è tenuto il tanto atteso itinerario tra le vie di Lodi, in occasione della terza mobilità di Tutta mia la città (già raccontata qui). È stato un modo alternativo e originale per le giovani dei gruppi regionali di scoprire non solo una nuova città ma anche alcune donne che ne hanno fatto la storia. A curarne il racconto sono state le giovani lombarde Sara Baldo e Ibtisam Zaazoua, con il supporto delle facilitatrici Marianna Milano e Daniela De Carlo e della formatrice Danila Baldo.


Il percorso è iniziato in via Giuseppina Strepponi, nata a Lodi nel 1815. La sua carriera di soprano inizia a Milano, dove studia al Conservatorio, per poi debuttare successivamente ad Adria, in Chiara di Rosembergh di Luigi Ricci. Il suo primo trionfo fu tuttavia a Trieste nel 1835, presso il Teatro Grande in Matilde di Shabran di Gioachino Rossini. Spesso ricordata per aver sposato Giuseppe Verdi, Giuseppina Strepponi, nel 1846, dovette rinunciare alla sua carriera di cantante a causa della sua salute malferma e dei suoi significativi problemi vocali. Alcune delle sue ultime interpretazioni furono nel ruolo di Elvira nell’Ernani e quello di Lucrezia Contarini nei Due Foscari.

Una breve sosta presso il Tempio Civico della Beata Vergine Incoronata ha permesso alle giovani di entrare in contatto con uno dei capolavori rinascimentali della città di Lodi. Il luogo in cui nacque il tempio era precedentemente una casa di tolleranza, sul cui muro esterno vi era un affresco trecentesco raffigurante proprio Maria Incoronata e Gesù bambino. Nell’ottobre 1487 l’immagine sacra iniziò a presentare delle lacrime, tutti chiamarono al miracolo. Dal momento che fu finanziata da fedeli di tutte le classi sociali, che richiesero la costruzione di una chiesa dedicata al culto mariano, il monumento ebbe il nome di Tempio Civico.

Il gruppo delle giovani ha poi conosciuto Anna Vertua Gentile, visitando dall’esterno la casa in cui visse nei suoi ultimi anni. Fu una prolifica scrittrice italiana di fine Ottocento: pubblicò infatti ben 150 opere tra romanzi, novelle, scritti educativi e manuali di condotta, destinati soprattutto a donne e ragazze. Si veda, ad esempio, il Romanzo d’una signorina per bene, rivolto alla sorella, o il suo contributo a La donna di Gualberta Alaide Beccari. I suoi scritti non furono, inoltre, privi di richiami all’emancipazione femminile.

Una via del centro di Lodi è riservata a Elisa Giambelli, educatrice che fu nominata direttrice dell’Orfanotrofio femminile di Lodi nel 1895. Mantenne tale carica per ben 45 anni, circondata dalla stima e dall’affetto delle orfane. Al termine della sua carriera le fu conferita la medaglia d’oro e continuò a vivere presso l’Orfanotrofio in un appartamento dislocato.

L’incontro con Giannetta Musitelli è avvenuto in via Gorini 21, dove le è stato dedicato il Teatrino. Musitelli dedicò la sua vita all’insegnamento e viene oggi riconosciuta come una delle artefici dell’esperienza del “teatro delle scuole”: una nuova esperienza didattica inserita appieno nella vita ordinaria degli alunni e delle alunne di ogni ordine e grado. Nota è la sua esperienza del “Provolone” o del Teatro delle Scuole, una rassegna teatrale che tutt’ora, a fine anno scolastico, viene rappresentata dagli/dalle studenti presso il lodigiano Teatro alle Vigne.


Passo dopo passo siamo arrivate presso l’Istituto comprensivo Francesco Cazzulani, in via Dante, sulla cui facciata esterna vi sono delle decorazioni di colore bianco e blu in ceramica dedicate a due donne importanti per la storia lodigiana: Ada Negri (importante poeta lodigiana di cui abbiamo parlato dell’articolo precedente) e Elena Cazzulani. Quest’ultima, anche conosciuta come Ena, fu una scrittrice italiana, nata a Lodi nel 1920. Autrice di poesie, romanzi e biografie su alcune delle figure femminili più importanti per il territorio (come Cristina di Begioioso, Maria Cosway e Carlotta Ferrari), fondò un salotto letterario, divenuto ben presto uno dei luoghi di spicco per l’intellettualità locale. La città di Lodi le ha anche dedicato una via in suo onore.


Ritornando nel centro di Lodi, vi è via Santa Savina, nota benefattrice del II secolo d.C. che si dedicò a opere di carità, aiutando i cristiani e le cristiane perseguitate da Diocleziano. Sposò un nobile lodigiano e, al termine della sua vita, venne proclamata Santa, in quanto fu provato che avesse compiuto dei miracoli. Lodi custodisce un’altra figura religiosa, quella di Santa Francesca Cabrini, missionaria, fondatrice della congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Proclamata beata nel 1938, diede assistenza alle/agli emigranti italiani giunti in America a inizio del Novecento.

Arrivate ormai quasi presso le sponde dell’Adda, una via è nominata alla musicista, poeta e autrice di tre melodrammi, Carlotta Ferrari, nata a Lodi nel 1830.
L’esperienza di Tutta mia la città ha dimostrato che la toponomastica può essere vissuta: riscoprire queste figure permette alle giovani di oggi di trovare nuovi modelli di riferimento in cui rispecchiarsi, trasformando una semplice passeggiata in un percorso di consapevolezza e di ispirazione per il futuro.
In copertina: targa dedicata ad Anna Vertua Gentile, presso l’Istituto di Santa Savina, in via De Lemene, Lodi.
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Articolo di Alice Lippolis

Sono laureata in Editoria e Scrittura presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi dal titolo Il medium e il reale: Matilde Serao tra letteratura e giornalismo. Amo viaggiare, tanto quanto amo leggere sotto l’ombrellone in spiaggia (ma anche un po’ dove capita).
