Dobbiamo a un bel libro di Danilo Selvaggi, Rachel dei pettirossi (Pandion edizioni, 2022), se in Italia si sta ampliando la conoscenza di questa studiosa indomita, ritenuta la madre dell’ecologismo, «una gigante della cultura del Novecento», una grande donna. (Vv n. 205 e n. 143) Il volume racconta la vita e le esperienze di Rachel Carson prima della stesura della sua opera più celebre: Silent Spring (Primavera silenziosa) uscita il 27 settembre 1962 e tradotta da noi nel 1963 da Feltrinelli; fa poi una sintesi dei principali casi e temi affrontati; quindi riferisce i numerosi avvenimenti successivi a quella pubblicazione, con le sue straordinarie conseguenze sotto il profilo normativo e culturale. Parla infine di quanto il suo esempio ci ha lasciato, del significato inestimabile del suo lavoro, della spinta che continua a darci.

La primavera silenziosa, 1962

Rachel era nata a Springdale (Usa) il 27 maggio 1907, dove visse a stretto contatto di boschi, colture, prati. Portata per le lettere e la scrittura fin da ragazzina, spostò poi il suo interesse verso l’ambito scientifico e l’osservazione della natura, guidata dalla mamma Maria. Prima si laureò brillantemente in Biologia marina e poi in Zoologia, iniziando a insegnare quella disciplina nel Maryland. La morte del padre, nel 1932, la costrinse ad abbandonare studi specialistici e a occuparsi della famiglia, cercando un lavoro stabile e più redditizio. Dal 1936 ottenne l’opportunità davvero unica di essere assunta (seconda donna) al Dipartimento della pesca degli Usa come scrittrice scientifica; ebbe così la fortuna di imbarcarsi su navi di ricerca e di esplorare mari e oceani. La sua abilità la portò a scrivere degli argomenti più vari e un suo articolo, inviato quasi per caso alla rivista The Atlantic Monthly, venne pubblicato con il titolo Undersea. Da un editore le fu chiesto di ampliarlo e di farlo diventare un libro; le ci vollero alcuni anni, ma poi arrivò Under the Sea-Wind (1941, Al vento del mare, Casini, 1955), un piccolo gioiello apprezzato dai più fini studiosi, che però non fu un successo di vendite perché il momento storico era tutt’altro che favorevole. Intanto curò una lunga serie di trasmissioni radiofoniche sul mare e fece carriera nel Dipartimento. Il nuovo libro che intanto aveva scritto non trovò facilmente un editore, perciò fu smembrato, ridotto in capitoli e pubblicato sulla rivista Nature, finché uscì nel 1951 con il titolo The Sea Around Us (Il mare intorno a noi, Einaudi, 1973), diventando un bestseller pluripremiato che fruttò all’autrice due dottorati onorari e ispirò un documentario vincitore di un Oscar. I proventi le dettero sicurezza economica, così poté dedicarsi a tempo pieno alla ricerca e alla scrittura.




Nel 1953 acquistò un cottage sulle coste del Maine, a Southport Island, e ciò le permise di stringere in estate un’affettuosa amicizia con Dorothy Murdoch Freeman (1898-1978) che divenne ben presto una preziosa compagna di escursioni nella natura incontaminata, nell’osservazione delle farfalle in migrazione, nella condivisione di comuni passioni, come la musica classica. Nel 1955 Carson completò la trilogia dedicata al mare con il volume The Edge of the Sea, per il quale ebbe la collaborazione del disegnatore naturalistico Bob Hines e una presentazione della scrittrice e giornalista Sue Hubbel (1935-2018), mentre continuava le collaborazioni con varie riviste popolari. Nella sua vita privata tuttavia era alle prese con gravissimi problemi familiari perché si doveva occupare della madre anziana e delle figlie della sorella rimaste orfane, poi anche del nipote Roger, il figlioletto di una di queste, morta giovanissima. L’acquisto di una casa rurale nel Maryland dove far crescere il piccolo da lei adottato impresse una svolta ulteriore alle sue ricerche che già dagli anni Quaranta avevano cominciato a rivolgersi all’ambiente, alla sua salvaguardia, all’abuso di pesticidi e fitofarmaci, all’uso smodato di Ddt con le relative conseguenze. Nacque così, dai suoi studi rigorosi e inattaccabili scientificamente, Primavera silenziosa, che trae il titolo dalla suggestione dei versi di John Keats: «È secco il canneto del lago, e non sento alcun uccello cantare», nella ballata La Belle Dame Sans Merci. La primavera è diventata silenziosa perché, all’arrivo della bella stagione, gli uccelli non cantano più, sono morti insieme a parassiti e insetti, sterminati dai veleni sparsi in abbondanza sui campi, i boschi, i giardini. I pettirossi citati in più occasioni, nell’edizione italiana, in realtà sono gli american robin appartenenti al genere dei tordi, simili al pettirosso europeo perché hanno sia il petto che l’addome di colore rosso-arancio. Merita notare che il libro ha una dedica quantomai significativa ad Albert Schweitzer che aveva detto, in modo profetico: «L’uomo ha perduto la capacità di prevenire e prevedere. Andrà a finire che distruggerà la Terra». Un dettaglio non banale riguarda lo stile adottato, forte, potente, coinvolgente, non di rado poetico in modo da toccare la sensibilità di lettori e lettrici, quasi si trattasse di un romanzo.

La vicenda umana e professionale di Carson è particolarmente interessante perché fu vittima dei pregiudizi allora fortissimi contro le scienziate, “aggravati” nel suo caso dalla circostanza che non era sposata ed era una birdwatcher, fatto considerato ai tempi assai bizzarro, specie per una donna; inoltre le si rimproverava di non essere specializzata in biochimica, e nonostante questo di occuparsene. Addirittura si scatenò contro di lei un violento attacco da parte del mondo dell’industria chimica, dell’agricoltura e di certa politica, arrivando ad accusarla di essere una spia sovietica, una comunista, una “isterica”: su una rivista fu ritratta a cavallo di una scopa come una strega. Nel suo volume rivoluzionario venivano, senza mezzi termini, denunciati i danni enormi derivati dall’uso indiscriminato del Ddt che colpivano l’intera catena alimentare danneggiando la vita a vari livelli, dagli insetti fino agli uccelli e oltre. A un pettirosso bastava mangiare undici lombrichi contaminati per cadere al suolo morto, ma i rischi erano anche per gli animali allevati e per quelli domestici e pure per le famiglie residenti vicino ai luoghi dove le sostanze velenose venivano sparse generosamente con gli aerei, senza considerare il pericolo per gli operai e gli agricoltori. Fu accusata di aver chiesto l’abolizione del Ddt, reputato all’epoca invece come una conquista che avrebbe fatto progredire l’agricoltura, in realtà Rachel ne aveva solo evidenziato l’abuso privo di regole; fu in sostanza ritenuta colpevole di voler riportare al Medioevo la società e di essere contro il progresso. Proprio in quel periodo così difficile la studiosa si ammalò di cancro al seno e subì vari interventi, tuttavia non si lasciò piegare e continuò per la propria strada, senza rendere nota la sua malattia per evitare possibili strumentalizzazioni; ecco perché, grazie al suo lavoro rigoroso e documentatissimo e alla sua determinazione, è considerata la madre dell’ambientalismo moderno. La natura, attraverso l’impegno comune e diffuso nella salvaguardia degli ambienti naturali e della biodiversità, deve essere protetta non solo perché garantisce agli esseri umani una vita sana, ma anche per la sua intrinseca bellezza che è fondamentale per il nostro più generale benessere.
Dopo la pubblicazione di Primavera silenziosa il dibattito si fece acceso e si parlò finalmente del tema sui giornali, alla televisione, in commissioni politiche, in convegni; Carson venne riconosciuta la grande scienziata che era, ricevette premi e onori e fu eletta all’Accademia americana delle Scienze. Una delle sue ultime apparizioni pubbliche fu di fronte alla Commissione Consultiva Scientifica voluta dal presidente J.F. Kennedy, che in una relazione aveva già manifestato di appoggiare le sue teorie. PurtroppoCarson non fece in tempo a vedere la messa al bando del Ddt in agricoltura, avvenuta nel 1972 (nel 1978 in Italia), perché morì a Silver Spring il 14 aprile 1964. Nel 1980 venne premiata post mortem con la Medaglia Presidenziale della Libertà, la più alta onorificenza civile americana.

In Italia sono state tradotte le opere più importanti e, di recente, anche alcuni testi divulgativi rivolti a un pubblico giovanile, come Brevi lezioni di meraviglia. Elogio della natura per genitori e figli e Una favola per il futuro. E altre cronache dal mondo naturale, a testimonianza della sua spiccata capacità comunicativa. Affascinante e originale, arricchito da splendide illustrazioni, uscito nel 1955 e tradotto solo nel 2022, La vita che brilla sulla riva del mare. Le piante e gli animali che popolano i litorali rocciosi, le spiagge sabbiose e le barriere coralline è un saggio lungimirante in cui l’autrice offre non solo uno studio precisissimo sull’ecologia della costa, ma anche un racconto potente ed evocativo sul fragile equilibrio della vita che si trova in riva al mare.
Numerosi eventi, intitolazioni, spettacoli, celebrazioni si sono susseguite per ricordare sia il centesimo anniversario della nascita sia il sessantesimo della pubblicazione del suo libro prezioso, utile a farci riflettere ancora oggi sui rischi che l’umanità e la fauna corrono per il profitto sfrenato, visto che pesticidi e fitofarmaci continuano a essere largamente utilizzati nelle colture in tutto il mondo.
Qui il link alle traduzioni in francese, spagnolo e inglese.
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Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, pubblicista, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate a Pistoia e alla Valdinievole. Ha curato il volume Le Nobel per la letteratura (2025).
