Il panorama dell’imprenditoria femminile in Italia sta mutando. Secondo l’Osservatorio 2026 di Prometeia per Women ONBoarding di Unicredit, quasi un’impresa su quattro (il 24%) nel nostro Paese è oggi guidata da donne. Nonostante la concentrazione maggiore sia rivolta a settori tradizionali, come il benessere o il turismo, il dato più interessante riguarda l’avanzata femminile in ambiti un tempo stereotipicamente non percepiti femminili, come quello manifatturiero. Viene riportato, inoltre, che le società di capitali guidati da donne segnano un +2,6%, a dimostrazione di un processo di consolidamento che, anche se lento, sta riducendo il gender gap imprenditoriale. Per sostenere l’avvio di attività autonome nei territori del Mezzogiorno, il Decreto Coesione ha introdotto nuove misure, tra cui Resto al Sud 2.0, che prevede voucher fino a 50 mila euro, e incentivi strutturali, come ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero (per approfondire, ecco il link all’articolo completo).
È grazie a questo tipo di iniziative che prende forma la scommessa di Paola Sorrentino, una ragazza di trent’anni, di origini pugliesi, che, dopo essersi formata in Design e illustrazione tra Firenze e Urbino, ha deciso di dare una seconda possibilità al suo territorio e di credere fino in fondo alle potenzialità che Vieste ha da offrirle, avviando un progetto legato alla sua passione per la ceramica. Nasce così Paku Ceramics, uno spazio dedicato all’artigianato, e non solo, inaugurato il primo maggio.

Raccontaci un po’ di te e del tuo progetto.
Ho lavorato qualche anno in comunicazione visiva tra Milano e Veneto, e contemporaneamente è nata la mia passione per la ceramica, inizialmente come un rifugio, un modo per staccare da ore passate davanti allo schermo del computer. Dopo un po’ di tempo mi sono resa conto di come il lavoro che stavo svolgendo mi stesse stretto e ho deciso di intraprendere un percorso professionale legato proprio alla ceramica. A gennaio 2025 mi sono trasferita a Trieste, dove ho collaborato con un bar per realizzare dei laboratori creativi. Dopo questa esperienza, ho compreso come, in conciliazione alla creazione di oggetti e alla realizzazione di corsi, avrei effettivamente potuto trasformare la mia passione in un lavoro. È così che, da un annetto circa, la ceramica è diventata la mia attività principale. Fino a ora è stato un lavoro che ho svolto da casa, ma il primo maggio finalmente inaugurerò il mio studio: in questo modo ho uno spazio fisico dove creare dei laboratori e vendere i miei pezzi.
Dopo anni di studio e lavoro altrove, cosa ti ha spinta a tornare? Cosa ha rappresentato per te il richiamo di Vieste?
Quando un anno fa ho deciso di aprire questo laboratorio, prima di buttarmici a capofitto, ho frequentato un corso, a Udine, alla Camera di Commercio, dove abbiamo imparato, tra le altre cose, a costruire un business plan e capire se questo fosse realizzabile anche a livello economico. In una delle prime lezioni l’insegnante mi ha chiesto se avessi intenzione di aprire il mio laboratorio in Puglia o in Friuli-Venezia Giulia. A quella domanda non sapevo ancora dare una risposta. Da un lato ero a conoscenza che il sistema settentrionale mi avrebbe dato sicurezza attraverso alcuni incentivi e un pubblico già educato all’acquisto dell’artigianato. Dall’altro, mi attirava in particolare la sfida di portare qualcosa, come un laboratorio di ceramica, che Vieste non aveva mai visto prima. Quindi ho deciso di provarci. Covavo il desiderio di poter portare tutto ciò che avevo imparato anche nella mia terra e credo fortemente che il Gargano e la città di Vieste hanno un grande potenziale inespresso, anche dal punto di vista turistico. In queste zone è molto sfruttato il periodo della stagione estiva, offrendo ai turisti i classici “pacchetti vacanze” preconfezionati, dove il patrimonio artistico e naturalistico rimane ai margini. L’obiettivo era quindi provare a valorizzare questi aspetti.
Il tuo laboratorio prende il nome di Paku Ceramics. Da dove nasce?
Era il soprannome che mi attribuiva mio fratello da piccola, lo odiavo. Successivamente anche la mia migliore amica ha iniziato a chiamarmi così ed è diventato un nomignolo affettivo. Nel momento in cui dovevo scegliere un nome per il mio progetto mi sembrava ideale perché richiama la tecnica Raku di ceramica legata alla tradizione.
Nelle tue creazioni ti ispiri alla tradizione pugliese?
Si, sicuramente. Mi piace molto lavorare a mano. Non amo l’utilizzo del torchio, preferisco che ogni mia creazione sia unica. Per le decorazioni, riprendo molto le illustrazioni tradizionali, come il pesce, simbolo di una città di mare come Vieste, o il sole e la luna. Dalla tradizione pugliese ho tratto l’utilizzo dei colori molto accesi. Dai miei studi sull’illustrazione, la mia intenzione è quella di potermi ispirare all’antico e riattualizzarlo in chiave moderna.


Quali sono state le sfide più grandi nell’aprire un’attività autonoma come giovane donna? Hai percepito supporto o ci sono stati momenti di scetticismo?
La sfida più grande è stata quella con me stessa. Quando ho frequentato il corso a Udine, la commercialista che teneva il corso ha preso a cuore il mio progetto e mi ha aperto gli occhi: dovevo avere più fiducia in me stessa. Questo inverno ho lanciato una raccolta fondi per riuscire a coprire parte dell’acquisto del forno, lo strumento più costoso per il mio laboratorio. La risposta è stata inaspettata: ho ricevuto molte donazioni, da amici e parenti, da persone della mia stessa città che hanno ritenuto fosse una bella iniziativa. Molti cittadini/e di Vieste mi hanno scritto incoraggiandomi e dimostrandosi entusiasti del mio progetto. Ho ricevuto molte richieste da altre attività, come bar o ristoranti, che mi hanno espresso la loro volontà di fare una collaborazione futura. Per me questo momento è stato molto importante, perché mi ha fatto capire che la mia poteva essere una iniziativa interessante e arricchente per le persone del posto.
Immagini Paku Ceramics anche come un punto di incontro, magari per trasmettere questa passione ad altre persone?
Esatto! Sicuramente quello è l’obiettivo principale, oltre a raccontare e mostrare il processo di produzione e l’attenzione che esso richiede. A me piace molto viaggiare da sola. Delle volte capita di sentirsi un po’ perse, magari a causa della freneticità del viaggio, e sono necessari dei momenti in cui rallentare. È proprio in queste occasioni che si entra in contatto autentico con la cultura e la gente locale. Immagino il mio laboratorio come un posto dove una persona di passaggio, ma non solo, possa fermarsi e passare due ore diverse dal solito.
Come immagini la Vieste di domani grazie a iniziative come la tua? Credi che l’artigianato possa essere la chiave per un nuovo “turismo lento” e consapevole?
Sicuramente è parte del processo. Io ho iniziato così. Ho vissuto un mese a Porto, in Portogallo, lavorando da remoto. Alcuni giorni mi sono recata presso alcuni laboratori locali di ceramica. Mi hanno dato l’opportunità di imparare e parlare il portoghese e conoscere la cultura del posto.
Quale consiglio daresti a un’altra giovane donna che, come te, vorrebbe tornare e avviare un suo progetto, ma ha paura di non farcela?
Tornare a casa e iniziare un proprio progetto è assolutamente possibile, se si è davvero motivate. Bisogna studiare, fare ricerche sugli incentivi. Nulla è impossibile, anche se difficile, se lo si vuole davvero.
È in questo modo che iniziative come quella di Paola Sorrentino promuovono un nuovo turismo lento e consapevole, in grado di trasformare le turiste e i turisti da semplici spettatori passivi a protagonisti del territorio. Paku Ceramics, nato nel cuore della città di Vieste, è un luogo di un’esperienza che combatte l’omologazione dei circuiti turistici di massa, dando valore al tempo, ai luoghi e alle relazioni. Uno spazio in cui fermarsi, sporcarsi le mani, ascoltare storie e sentirsi, anche solo per qualche ora, parte di un territorio.
A Paola, e al suo coraggio di tornare per creare, i migliori auguri per questo nuovo inizio.
In copertina: ritratto di Paola Sorrentino, realizzato dalla fotografa Maria Salomé Tur.
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Articolo di Alice Lippolis

Sono laureata in Editoria e Scrittura presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi dal titolo Il medium e il reale: Matilde Serao tra letteratura e giornalismo. Amo viaggiare, tanto quanto amo leggere sotto l’omb
