Di fronte a un folto e attento pubblico, all’Università Roma Tre, presso il Dipartimento di Scienze della formazione, l’autrice di Ersilia e le altre. Storia straordinaria di donne e bambine all’alba del femminismo, Lucia Tancredi, ha tenuto una interessante presentazione del suo libro, dialogando con Francesca Borruso e Milena Gammaitoni, docenti di ateneo di Storia della Pedagogia e Sociologia Generale.

Lucia Tancredi, scrittrice e docente delle scuole superiori di italiano e latino, si è occupata di molte figure femminili nella nostra storia, contrastando un’assenza definita e voluta da una storiografia tutta al maschile. Tra i suoi numerosi libri, si possono ricordare — afferma Gammaitoni presentando l’autrice — Ildegarda, la potenza e la grazia; Io, Monica, le confessioni della madre di Agostino, Jacopa dei settesoli, la ricca amica di Francesco e nel 2024 Ogni cosa è per Giulia. Antonio Gramsci e Giulia Schucht: una storia d’amore. Tutti romanzi, basati su rigorose fonti storiche, ma volutamente resi con una scrittura coinvolgente e appassionante, come quest’ultimo sulla personalità poliedrica di Ersilia Bronzini Majno (Milano, 1859-1933) di cui viene raccontata non solo la fondazione dell’Asilo Mariuccia, a cui il più delle volte la sua figura è collegata, ma soprattutto il suo condividere ideali e sorellanza con tante donne fondamentali per il sorgere di quello che poi diventerà un femminismo militante e consapevole: da Ada Negri a Maria Montessori, da Eleonora Duse a Sibilla Aleramo, per non dimenticare, nella sua esperienza, l’importanza di Anna Kuliscioff.

Ersilia Bronzini Majno, continua Francesca Borruso nell’introduzione, è una di quelle donne colte che nella vita privata si è misurata con una delle prime interdizioni che hanno colpito la storia delle donne, cioè l’esclusione dall’istruzione, perché le donne sono state lungamente educate a non istruirsi, intendendo l’istruzione come accesso alla cultura elevata, che era un privilegio degli uomini. In Italia il divieto di iscriversi all’università per le donne cade nel 1874 e quindi anche Ersilia si misura con i pregiudizi, gli stereotipi, i limiti e le estromissioni, le marginalità e la minorità che caratterizzano la condizione femminile, una minorità codificata dal diritto: senza diritto di voto non c’era diritto di accesso alle professioni intellettuali, non c’era diritto di amministrare i propri beni e a meno che non ci fosse un’autorizzazione maritale, non c’era diritto di potestà sulla prole. Una condizione che porta, nella seconda metà dell’Ottocento, le donne colte che appartengono a una buona borghesia o anche all’aristocrazia, in alcuni casi, a impegnarsi a nome di tutte per conquistare una parità normativa. In quegli anni l’impegno è anche volto a tutelare la condizione dell’infanzia, come è ben narrato nel libro di Lucia Tancredi. Per comprendere la contemporaneità, non possiamo perdere la memoria storica, sarebbe come perdere la memoria della nostra infanzia o della nostra adolescenza come individui, non potremmo più rispondere alla domanda: chi sono? Da questo punto di vista il romanzo di Lucia Tancredi è uno strumento insostituibile e prezioso perché si colloca nel solco delle ricostruzioni che si fondano su basi storiche, con documentazioni rigorose anche archivistiche, per raccontare la vita di una donna, il suo impegno come emancipazionista e come educatrice, la sua corrispondenza epistolare ed è molto bello che vita privata e vita pubblica si intreccino strettamente.
Lucia Tancredi inizia a parlare della “sua” Ersilia dicendo che quando le era stata commissionata dalla casa editrice la sua biografia, era da lei conosciuta molto poco, ma questo si è poi rivelato un bene, per poter entrare a fondo nella sua vita senza preconcetti. Sentiva di aver bisogno di scrivere un libro femminista, una storia incandescente e bellissima nella quale ci si potesse ritrovare tutti e tutte nel rispetto delle proprie differenze e affinità. Da sempre infatti il femminismo parla di pace e di potenza, non di potere, parla di reciprocità, della costruzione di un nuovo modo di stare insieme. Così come ci ha insegnato Adriana Cavarero, che una donna si ritrova nella reciprocità di un’altra donna, lei coglieva l’importanza di farsi piccola per ospitare dentro di sé, nel vuoto creativo della scrittura, l’altra da sé e attraverso di lei imparare a riconoscersi.
Ersilia nel 1899 fonda l’Unione femminile a Milano, che è stata, si può dire, la cellula del protofemminismo, capace di riunire donne diverse partendo dall’idea che occorra fondare un movimento, che è una parola bellissima perché il movimento significa uscire all’aperto di un’idea e riscattarsi dalla palude delle certezze e dalle gabbie degli stereotipi. Così realizza uno degli esperimenti didattici pedagogici più straordinari: fonda l’Asilo Mariuccia, nel 1902, e compie quello che neanche Maria Montessori avevo avuto il coraggio di fare. Non a caso lei e Maria sono amiche e quando si incontrano a Milano, Montessori si rende conto che l’esperimento di Ersilia è travolgente, proprio perché Maria Montessori sta studiando l’infanzia e sa che ha grandissime potenzialità, può parlare tante lingue insieme, può fare miracoli! Per questo Ersilia comprende che il femminismo non potrà andare avanti se non riuscirà a dare veramente un futuro e un presente possibile a quella turba randagia di migliaia e migliaia di bambine che a Milano si chiamano le piscinine (qui un articolo di Vv che parla di uno spettacolo teatrale dedicato a loro, ndr). In Italia la modernità che si sviluppa a Milano si fa anche a spese di quelle bambine che, tra la fine ‘800 e i primi del ‘900, non sono registrate da nessuna parte: bambine sfruttate nel lavoro, adultizzate, che vivono per strada. Non si è mai scritto che la storia del femminismo parte da qui.
All’origine però c’è un trauma privato: muore Mariuccia, figlia di Ersilia, nel momento in cui giunge a Roma per fondare la sede romana dell’Unione femminile. La sua bambina ha un attacco di difterite improvvisa e muore. Lei è stigmatizzata anche dalla condanna di chi dice che se una buona madre fosse stata a casa, questo non sarebbe successo! Lei pensa che la sua vita sia finita e per un anno non esce di casa, aspetta che le venga dal cielo un segno luminoso, che riconosce in questo: nel 1902 a Milano 500 ragazzine organizzano il primo “sciopero delle bambine”. Hanno dai 6 agli 8 anni e sono guidate da Giannina Lombardi, che ha 14 anni. Da 500 diventano 1000 e vanno alla Camera del lavoro per rivendicare la giornata lavorativa di 10 ore — quindi hanno la consapevolezza di essere lavoratrici — la domenica libera, un mondo dove loro possono essere tutelate dalle violenze dei padroni… chi blocca la loro avanzata, mette loro in mano un foglio dove devono scrivere perché sono lì… a loro che non sanno leggere e scrivere… in quel momento Ersilia pensa che il femminismo deve essere fattivo! Lei e le altre aiutano le bambine, le ospitano… e da lì nasce l’idea di fare di più per chi ha già avuto tutte le iniziazioni peggiori possibili: che fare, quale metodo pedagogico adottare? La scommessa di Ersilia è un asilo in cui queste bambine non devono essere giudicate, devono entrare senza nessun tipo di impiccio burocratico e devono essere educate ad avere rispetto per sé stesse e a pretendere rispetto.

La scommessa che ha voluto mettere in gioco con la scrittura del suo libro su Ersilia, afferma Lucia Tancredi, è di parlare di una storia trasgenerazionale, in cui le donne e le bambine sanno decidere insieme, all’alba di una nuova epoca di sorellanza, con quella passione, quell’ardire, quella gioia di agire che forse oggi si è un po’ spenta e cha va quindi ritrovata, per ricostruire energie fisiche e morali che sappiano riscuotere dall’inerzia, dall’apatia che facilmente si insinuano nella vita quotidiana quando ci si rifugia nel proprio caldo privato.
Il romanzo è un intreccio di finzione letteraria e indagini storiche, infatti l’autrice ha raccolto testimonianze parlando direttamente con il nipote e altri membri della famiglia di Ersilia. E poi è stata nell’archivio ricchissimo di documenti dell’Unione femminile, che esiste ancora a Milano e ha una sede bellissima. Lì ha trovato il certificato di battesimo di Ersilia, le sue pagelle, tanti altri documenti che ha studiato attentamente ma, come avverte Manzoni, la storia scritta è quella dei principi e dei potentati, non dice tutta la verità e soprattutto non ci parla di quei personaggi che stingono sempre sull’intonaco, perché innanzitutto e soprattutto le donne di valore scompaiono. Basti pensare che Milano si è ricordata di Ersilia soltanto nel 2017, quando nel trafficatissimo viale Luigi Maino — suo marito, certo deputato del Regno, consigliere comunale, firmatario di alcune delle leggi sul lavoro, ma niente rispetto a Ersilia — è stata fatta un’aiuola dedicata a lei. Quindi quando si scrive un romanzo si aggiunge quello che si chiama verosimile, che in realtà è una maniera di avvicinarsi alla verità che paradossalmente poi ci consegna la vita così com’era davvero. Anche questo è un approdo femminista, perché, come dice Hannah Arendt, quello che mette al mondo il mondo sono i narratemi, è la maniera con cui noi raccontiamo, è quel capitale narrativo che consente il recupero della memoria: la narrazione è rivoluzionaria di per sé.

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Lucia Tancredi prosegue con moltissimi esempi illuminanti che fanno comprendere l’importanza di ripensare a una storia delle donne che è stata volutamente gettata nell’ombra e che è tempo che venga ricostruita in tutto il suo valore, perché sia di esempio per tante altre giovani donne, che non la trovano sui manuali scolastici. Ersilia è la prima donna a entrare nel Consiglio di amministrazione dell’Ospedale generale di Milano e si dimette perché a un certo punto richiede un corpo specializzato di infermiere, che devono essere formate in maniera scientifica, e il Consiglio di amministrazione che è formato da laici, scienziati e medici, dice “no”: in ospedale ci devono stare le suore. Quando lei allora chiede chi istruisca adeguatamente le suore, le rispondono che sono formate direttamente da Dio! Anche nel ‘900 continua a esistere un patriarcato che alle donne dà risposte in nome della giurisprudenza, in nome della scienza, che sono paradossali se non ridicole. Occorre protestare e tante lo fanno in quegli anni, insieme a Ersilia, e il libro Ersilia e le altre parla di tutte loro, un libro sia da gustare per la sua bellezza narrativa sia da far leggere alle ragazze di oggi perché rivivano quegli ideali di libertà e di giustizia, che hanno poi trovato vita nelle parole della Costituzione italiana, grazie all’impegno delle 21 Madri della Repubblica, ma per tanti aspetti stanno ancora aspettando una piena ed effettiva realizzazione.

In copertina: da sinistra, Milena Gammaitoni, Francesca Borruso e Lucia Tancredi.
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Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, già docente di filosofia/scienze umane e consigliera di parità provinciale, tiene corsi di formazione, in particolare sui temi delle politiche di genere. Giornalista pubblicista, è vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile e caporedattrice della rivista online Vitamine vaganti.
