È proprio vero che tutte le donne sono operatrici di pace e tutti gli uomini portatori di guerra? Il discorso è molto più complesso e Fiorenza Taricone sviscera il tema nel suo ultimo saggio Donne e uomini. Pace e guerra, il n. 10 della collana Donne e politica, di cui è Direttrice insieme a Ginevra Conti Odorisio. Una collana che pubblica ricerche e studi, monografie o volumi collettanei dedicati a colmare le lacune ancora presenti nella nostra cultura, derivanti dall’assenza della dimensione di genere. Studiosa e storica della politica con un’attenzione particolare al pensiero femminile, Fiorenza Taricone è una cara amica di Toponomastica femminile. Lo scorso febbraio ha animato uno dei Salotti virtuali del progetto Cosmopolita sulle Nobel per la pace, dove ci ha affascinate/i con la sua profonda conoscenza delle tematiche trattate.
Un saggio come quello scritto da Fiorenza Taricone, già ordinaria della cattedra di Pensiero politico e questione femminile all’Università di Cassino e del Lazio meridionale, è una miniera di dati, storie, citazioni preziose e riflessioni sulla pace e sulla guerra, indagate a fondo, con sguardo di genere. Alla fine, si trova una bibliografia ragionata accompagnata da un ricco indice dei nomi.
Il taglio è quello della storica e nel recensirlo per la nostra rivista proverò a condividere le parti più attraenti per un pubblico non accademico come quello che ci legge ogni sabato mattina in rete.
Si parte da Le origini di un binomio sbilanciato. Guerra e pace che mette il fattore guerra al primo posto e definisce la pace come assenza di guerra, mentre Taricone per il suo libro sceglie di anteporre la pace nel titolo. Vi si può leggere un ricchissimo excursus storico sui due termini, che si serve dell’apporto della filosofia, del diritto, dell’etologia, della sociologia, della religione. Vi incontriamo, tra gli altri, Hobbes, Hume, Spinoza, Locke, il pensiero cristiano, Victor Hugo, Mirabeau e un bellissimo approfondimento del pensiero del grande Norberto Bobbio; ritroviamo citate però anche le prime donne attiviste per la pace, Clemence Royer, studiosa e traduttrice darwiniana, e la svizzera Maria Goegg, autrice della proposta di una Associazione internazionale delle donne in collegamento con La lega per la pace e la libertà.
Nel secondo capitolo si incontrano le donne-soldato, le donne-guerriere, le donne legionarie, le donne-brigantesse, le donne-armate, le donne-patriote, le amazzoni e si riflette su come la storia abbia descritto la pace, la guerra e le donne. Nel terzo capitolo c’è un interessante approfondimento sui Progetti militari durante la Rivoluzione francese. Si parla delle donne che vi hanno preso parte, tra cui la Cordigliera Anne Thèroigne de Mèricourt, purtroppo finita in un ricovero per malati/e di mente, e la più nota Olympe de Gouges, definita da un seguace di Lombroso isterica e ammalata di delirio paranoico. Ma anche le cantiniere, le vivandiere e le lavandaie, soggette alla giurisdizione militare, indicate anche in Italia tra le patriote, spesso al seguito dei loro compagni.
Nel secolo dell’Unità d’Italia si ritrovano tanti modelli femminili, molto diversi tra loro. In ordine di importanza le “madri eroiche” che hanno dato i figli alla patria, tra cui Adelaide Bono Cairoli, e le mogli patriote che hanno condiviso con i mariti l’ideale unitario, tra loro Anita Garibaldi. Molte accorreranno in soccorso dei feriti. Tra le tante Cristina di Belgioioso, Enrichetta Di Lorenzo Pisacane entrambe impegnate nella Repubblica romana; un particolare approfondimento è dedicato alla storia drammatica di Giuditta Tavani Arquati. Ma sono davvero numerose le figure femminili ricordate, anche attraverso la critica al modo in cui sono state raccontate da storici uomini.
La pace ha una storia senza confini è il quinto capitolo in cui Taricone racconta di tre esempi di pacifismo della Prima Guerra Mondiale. Ritroviamo Bertha Von Suttner, Annette Kolb, Romain Rolland, uno dei pensatori più amati da Taricone, Helene Stocker, Mary Helena Swanswick, figura interessantissima e favorevole a una pace negoziata e critica, come Rolland, del Trattato di Versailles; infine molte altre figure, prevalentemente femminili di varia provenienza geografica, che meriterebbero tutte un lavoro di approfondimento nelle scuole.
Il sesto capitolo parla di interventismo e pacifismo femminile. Attraverso un’attenta osservazione del giornale La difesa delle lavoratrici si analizzano le diverse posizioni italiane nei confronti della Grande Guerra. Tra le pacifiste della prima ora incontriamo Rosa Genoni, una figura bellissima dotata di grande talento nel campo della moda, la cui storia merita di essere conosciuta. Una parte importante è quella dedicata al concetto di estraneità delle donne alla guerra. Tra le socialiste emancipazioniste che si pronunciarono sul conflitto troveremo Anna Maria Mozzoni, Teresa Labriola, Anna Kuliscioff.
Nel capitolo settimo si descrivono le corrispondenti di guerra.
Il libro di Taricone è denso di nomi, dati, descrizioni, storie: tutto confluisce nella considerazione finale che la guerra è stata pensata dagli uomini, anche se non tutte le donne sono pacifiste ed esiste una corrente importantissima, quella del pacifismo internazionale, che andrebbe indagata e studiata nelle scuole. Nell’appendice, con una parte sulla legge sul servizio militare femminile e maschile volontario e una parte sulle Nobel per la pace, la studiosa e storica del pensiero femminile scrive una sintesi di quello che traspare dalle tante storie, dai tanti avvenimenti e contenuti del libro: «Le donne hanno subito le guerre, non sono state ascoltate come costruttrici di pace, hanno smentito la guerra stessa ricostruendo un quotidiano accettabile, ma non l’hanno mai decisa politicamente in gran parte della storia passata e recente». Tra le Nobel per la pace hanno un posto di rilievo le prime vincitrici del Premio ideato dall’inventore della dinamite: Bertha Von Suttner, di cui ricordiamo il bellissimo romanzo Giù le armi, e Jane Addams che propose l’arbitrato internazionale e fu esponente del pacifismo femminile internazionale, uno dei capitoli meno studiati della storia contemporanea e completamente assente dai manuali scolastici.
Il libro di Fiorenza Taricone è una lettura impegnativa ma fruttuosa, a cui attingere anche dopo averla conclusa, per completare il mosaico sulla pace e sulla guerra con una narrazione che, finalmente, contempla le donne e le loro conquiste anche in termini di diritti.
Un cenno merita anche la bella prefazione di Marco Tarquinio, del quale mi sento di condividere un invito finale: «Questo libro conferma che, alla fin fine le donne come gli uomini sanno anche pensare e contribuire alla guerra. Ma alla pace di più, molto di più. Donne che farete?».

Fiorenza Taricone,
Donne e uomini. Pace e guerra,
Aracne, 2026
pp.224
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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.
