Domenica 19 aprile si è conclusa la quarta mobilità di Tutta mia la città, progetto di Toponomastica femminile inserito nel programma europeo Erasmus+Azione KA154-You.
Due giorni prima, in occasione della premiazione del Concorso nazionale Sulle vie della parità, le giovani dei gruppi regionali di Sicilia, Lombardia, Lazio e Toscana hanno avuto modo di presentare al pubblico di numerosi istituti scolastici di tutto il Paese le loro proposte di coinvolgimento e disseminazione del progetto corredate da pieghevoli illustranti gli itinerari di genere creati. Le partecipanti all’Erasmus hanno esposto i progetti volti alla sensibilizzazione su questioni di genere e alla visibilità delle figure femminili le cui storie sono evidenti per le vie urbane. Inoltre i gruppi hanno potuto affinare competenze digitali e continuare a sviluppare il proprio pensiero critico attraverso ricerca e discussione delle tematiche a loro care realizzando brochure, zine e cartine che sono state distribuite alle persone presenti.
A seguito della mobilità a Firenze del 24-27 agosto 2025, i/le giovani toscane si sono confrontate creativamente con l’obiettivo di ideare un nuovo percorso dedicato ad allievi/e di scuole primarie e secondarie di primo grado che non solo saranno beneficiari di un’esperienza di apprendimento unica, ma anche diretti partecipanti. Il gruppo Toscana si è premurato di realizzare un prodotto grafico in forma di cartina urbana di Firenze (dove le due parti dell’itinerario si svolgono), arricchito da foto, biografie semplici ma complete e immagini che puntano a rendere il pieghevole interattivo e coinvolgente.


“Lina” è l’alter ego visivo scelto per fare le veci dello/a studente che, proprio come il personaggio, avrà l’opportunità di guidare la classe alla scoperta di vie, piazze e musei della città che recano tracce dell’operato femminile. Le/i partecipanti, calatisi nel ruolo di divulgatori e divulgatrici, analizzeranno attraverso le utili biografie a disposizione sul depliant gli elementi evidenti nel percorso, portando alla luce le storie delle incredibili donne che sono parte fondamentale dell’eredità storica di Firenze, arricchendo, così, il proprio bagaglio culturale in modo dinamico e avvincente.
L’itinerario di genere curato dal gruppo Toscana riprende tratti del primo progetto realizzato in occasione della mobilità a Firenze ed estende il tragitto nell’Oltrarno, alla volta del magnifico Palazzo Pitti e del suo altrettanto spettacolare Giardino di Boboli. Per praticità, l’itinerario è pensato per essere suddiviso in due parti che gli/le utenti possono percorrere assieme o scegliendo soltanto una delle due. Il punto di partenza è la stazione di Santa Maria Novella, facilmente raggiungibile con la tramvia, in cui è possibile soffermarsi ad ammirare la passerella di accesso che la celebre architetta Gae Aulenti ha progettato per la città. Il suo talento ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del design internazionale: tra le opere più degne di nota si ricorda il completo restauro dell’ex stazione parigina divenuta Museo d’Orsay, con il tema floreale delle lunette in stile Neoliberty. In occasione dei Campionati mondiali di calcio del 1990 a Firenze interviene con una rampa di accesso che si configura come la soluzione a una esigenza di più agevole percorrenza pedonale in una zona urbana nevralgica e fortemente congestionata come la stazione ferroviaria.


La seconda figura femminile, di cui una targa in via della Scala 50 evidenzia l’importanza storica, è Rose “Rosalia” Montmasson. Unica donna a partecipare ufficialmente alla spedizione dei Mille, a fianco di Garibaldi e dei compagni contribuì all’Unità d’Italia aiutando i feriti, portando messaggi e prestando servizio in modo coraggioso e determinato. Oscurata dall’ombra del marito Francesco Crispi e cancellata dalle pagine della storia risorgimentale, la città di Firenze ha scelto di omaggiarla con una targa commemorativa sulla facciata del palazzo in cui abitò, onorandone il valore, la fierezza e la fedeltà alla causa, così come viene ricordata dai contemporanei.



La terza e quarta tappa ci portano poco più avanti, nella armoniosa piazza Santa Maria Novella in cui scopriamo le tracce lasciate da due influenti donne, diverse per la vita che condussero ma unite nello scopo di realizzare i propri intenti. Visitando dunque l’Officina profumo-farmaceutica di Santa Maria Novella, abbiamo modo di conoscere Caterina de’ Medici, che proprio qui nel 1533 commissionò il profumo che portò alla corte di Parigi quando divenne Regina di Francia, dove governò con grande coraggio e intelligenza. All’interno del museo di Santa Maria Novella si trova il dipinto più famoso di Plautilla Nelli: L’ultima cena. Pulisena Margherita Nelli, meglio conosciuta come suor Plautilla, fu una delle prime pittrici a creare opere di grandi dimensioni, usando come modelle le monache alle quali insegnò a dipingere nella florida bottega d’arte che istituì nel convento. Commissionata da tutta l’alta borghesia fiorentina del Rinascimento, è citata da Vasari come prima artista donna del movimento, di cui elogia la straordinarietà della carriera e delle opere.


La seconda tratta, illustrata nel retro del pieghevole, si dispiega a partire da Palazzo Medici Riccardi, passando da via Tornabuoni, per raggiungere la Galleria degli Uffizi e concludersi a Palazzo Pitti, tessendo un “arazzo” culturale, artistico e storico. La prima figura affrontata, residente a Palazzo Medici Riccardi dal 1444 al 1482, è Lucrezia Tornabuoni, fondamentale per lo sviluppo politico-culturale della città. L’epistolario che ci è pervenuto è un prezioso strumento per tracciare un ritratto della sua personalità e mentalità, nonché della vita mondana di Firenze e della condizione delle donne, le quali godevano di una certa libertà. Lucrezia fu una persona di larghe vedute, intelligente e generosa, le cui scelte si rivelarono cruciali nella storia dei Medici. Oltre a dimostrare la propria saggezza attraverso azioni strategiche, scrisse diversi sonetti e poemi ispirati dalla Bibbia che la resero la prima studiosa nella cultura occidentale a occuparsi di biografie di personaggi biblici e in particolare di figure femminili.


Proseguendo in direzione degli Uffizi, attraversiamo una delle più eleganti vie di Firenze, dove i negozi moderni ci trasmettono lo sfarzo dei tempi passati, che fu luogo di residenza di una scrittrice brillante, passata alla storia con il nome di George Eliot. Mary Ann Evans è stata una delle più importanti scrittrici dell’età vittoriana. Come molte autrici dell’epoca, scelse di usare uno pseudonimo maschile che le garantì una notorietà letteraria altrimenti difficile da ottenere nei salotti intellettuali a cui la sua prosa ambiva. Tuttavia, un’altra ragione la spinse a celarsi dietro un alter ego: Mary Ann visse per vent’anni al fianco di un uomo sposato, fatto che avrebbe sollevato uno scandalo nocivo alla sua carriera per via dei preconcetti del tempo. Nel periodo di soggiorno toscano, nella casa albergo in via Tornabuoni dove una targa commemora il suo passaggio, fu composto Romola, romanzo storico ambientato nella Firenze del XV secolo.


Eccoci a uno dei più importanti fiori all’occhiello di Firenze: la Galleria degli Uffizi. La fama internazionale del museo parla per sé stessa, tuttavia forse non tutti/e conoscono la donna che ha reso possibile la preservazione di opere d’arte inestimabili all’interno della culla del Rinascimento. Infatti, fu Anna Maria Luisa de’ Medici, ultima erede della dinastia, che si preoccupò, con il famoso Patto di famiglia, di vincolare allo Stato tutte le collezioni medicee, impedendone il trasferimento e rendendole di fatto pubbliche. Firenze ricorda la “salvatrice” del patrimonio artistico della città il 18 febbraio, anniversario della sua morte, con omaggi e iniziative. La seconda parte del nostro itinerario di genere si conclude con un ultimo pezzo di storia locale: Palazzo Pitti fu la casa di Eleonora da Toledo e il giardino retrostante, Boboli, frutto della sua volontà. La bella duchessa aveva solo 17 anni quando sposò Cosimo I de’ Medici, ma la coppia fu legata da un matrimonio di vero amore: la giovane donna era l’unica ad avere un qualche ascendente sul marito, che ne accettava i consigli e la coinvolgeva nella gestione delle attività e delle terre di famiglia. In questo la duchessa dimostrò un grande senso per la politica e per gli affari. Proprio grazie alla sua autonomia decisionale, ancora oggi Firenze può vantare giardini ampi e meravigliosi come quello di Boboli, la cui visita potrà sicuramente rendere un vivido effetto dell’eleganza e della finezza della loro promotrice.


L’esperienza del nostro itinerario di genere, proposto tramite il progetto Tutta mia la città, è quindi un ottimo esempio di tutto ciò che Toponomastica femminile rappresenta: condivisione, consapevolezza e resistenza contro ogni tentativo di reprimere le voci delle donne, passate e presenti, attivandosi con passione per portare i principi di giustizia, uguaglianza e parità in tutti gli àmbiti (a cominciare dalla propria realtà locale) e a tutte le fasce d’età.
In copertina una foto di Palazzo Pitti e Giardino di Boboli
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Articolo di Gaia Pisanello

Studente all’Università per Stranieri di Siena, iscritta al corso di studi Plurilinguismo, traduzione e interpretazione. Sono una grande amante della lettura e della scrittura e un’appassionata di arte, letteratura e musica.
