Editoriale. Piccole dosi di veleno

Il problema delle cose brutte è che ci si fa l’abitudine. Le si assimila un po’ alla volta, finché non si distruggono tutti gli anticorpi che dovrebbero respingerle. Agiscono come certi veleni assunti in dosi minime: non uccidono in un solo giorno, ma fanno effetto lentamente, poco alla volta, un giorno dopo l’altro. Ed è così, ad esempio, per il razzismo.
Non si diventa razzisti/e dall’oggi al domani. Le italiane e gli italiani non erano razzisti in questa misura, e in quantità così ampia, trent’anni o quarant’anni fa. Al massimo, una piccola parte faceva qualche battuta infelice, magari stupida, ma non crudele e carica di rabbia e odio come accade oggi, continuamente.

Il razzismo è stato inoculato giorno dopo giorno, come un veleno, attraverso campagne martellanti, fake news e manipolazioni.
«Hanno fatto riaccendere ceppi di malattie epidemiche, prendono trentacinque euro al giorno, dormono in alberghi a quattro stelle e si lamentano per il Wi-Fi lento». Ricordate? Dieci o quindici anni fa i social erano pieni di meme con queste frasi, diventate in breve tempo pseudoverità: ritenute vere come si ritiene vero che dopo il giorno venga la notte. Verità assolute, dogmi.
Dopodiché è stato facile vincere le elezioni facendo leva su queste verità bugiarde. È stato possibile estremizzare ancora di più il discorso pubblico, fino a inventare l’assurdo concetto della remigrazione o, come sta succedendo nella mia città, avviare una raccolta firme per impedire l’apertura di una moschea. Già l’idea stessa di una raccolta firme contro un diritto mi sembra assurda, ci rifletto nei giorni in cui ricorre il decimo anniversario della morte di Marco Pannella, che ha passato la vita a lottare per i diritti, non contro.

Tra l’altro, a proposito di falsità, si tende a pensare che la totalità degli immigrati sia musulmana, mentre secondo il Cesnur le persone immigrate di religione musulmana sono il 32%, contro un 54% di cristiani.
Le discussioni sul progetto della moschea nella mia città sono significative, perché stanno facendo emergere qualcosa di sempre più disgustoso. Non solo commenti razzisti, ma anche minacce di violenza fisica e sessuale rivolte a una giovane architetta che si è espressa pubblicamente e positivamente a favore della costruzione della moschea. Ma, d’altra parte, si sa: quando a parlare contro il razzismo sono le donne, dagli insulti razzisti si passa facilmente a quelli sessisti.

E allora non ci si deve stupire se, in questo clima, accadono cose terribili come l’omicidio a Taranto del bracciante maliano Bakari Sako, ucciso a calci, pugni e coltellate da un gruppo composto da minorenni e due maggiorenni mentre andava nei campi a lavorare. Il colpo mortale sarebbe stato sferrato da un quindicenne.
Bakari aveva provato a rifugiarsi in un bar dopo l’inizio dell’aggressione, ma il titolare lo ha fatto uscire senza chiedere aiuto. E questo non è meno grave dell’omicidio: sia perché avrebbe potuto impedirlo e non l’ha fatto, sia perché rappresenta un segnale chiarissimo di quali siano ormai i sentimenti, o meglio, la loro assenza, di una parte della società. Se fosse stato un cagnolino a rifugiarsi nel suo bar, probabilmente lo avrebbe protetto e accudito.

Oppure si pensi all’arresto, davanti a un ristorante di Milano, di Diala Kante, quarantatreenne senegalese con cittadinanza italiana, di professione orafo. Sbattuto a terra e portato via davanti ai suoi bambini senza alcun motivo. Dodici ore di fermo e una profonda umiliazione prima di poter tornare a casa. Certo, meno grave di un omicidio, ma comunque uno dei tanti episodi che ormai si ripetono.

E poi c’è l’orrore di Modena: l’auto lanciata sulla folla. Questa volta lo straniero non è la vittima ma il carnefice. Salim El Koudri è italiano di seconda generazione. Ovviamente c’è chi si affretta a sottolinearne l’origine marocchina, mentre altri ricordano che tra coloro che hanno fermato l’aggressore c’erano anche persone non italiane.
C’è la manipolazione della destra, ormai sempre più impegnata a contendersi lo spazio politico più estremo, e sarà un crescendo fino al 2027, che non ha detto una sillaba sull’omicidio di Taranto, ma trova in casi come quello di Modena un’occasione perfetta per alimentare la propaganda. E questo mentre lo stesso ministro Matteo Piantedosi ricorda che si tratta di un crimine che non ha nulla a che vedere con l’estremismo religioso.

Ormai, nel nostro Paese, quando viene commesso un delitto non si guarda più allo stato mentale dell’assassino ma al suo passaporto. Tranne quando si parla di femminicidi: allora improvvisamente diventano importanti il raptus, la depressione, l’ansia, la fragilità psicologica.
In realtà una cosa i giovanissimi assassini di Taranto, il criminale di Modena e tanti altri ce l’hanno in comune: essere giovani maschi.

Dicevo dell’architetta foggiana minacciata di stupro per aver difeso il diritto di chiunque a professare la propria religione in un luogo adeguato. Anche il sessismo è stato inoculato poco a poco, fino a diventare quasi istituzionale, spesso proprio da parte di esponenti della stessa maggioranza politica che rivendica orgogliosamente di aver portato, per la prima volta, una donna e una madre alla Presidenza del Consiglio.
Eppure, a Reggio Emilia, poche settimane fa, Anna Fornili, consigliera regionale del Pd al nono mese di gravidanza, ha rappresentato la Regione all’inaugurazione di un centro di solidarietà alimentare della Caritas su delega del presidente Michele de Pascale. Dopodiché, per partecipare a una commissione a Bologna, avrebbe dovuto affrontare nello stesso giorno 150 chilometri tra andata e ritorno. Fratelli d’Italia le ha dato dell’assenteista: «Un’assenza che pesa come un macigno», hanno scritto.
Al nono mese di gravidanza e negli stessi giorni in cui Giorgia Meloni celebrava la Festa della mamma.

Insomma, il contrasto alla discriminazione sessista sembra andare bene solo in certi casi. Dobbiamo ascoltare la seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, scherzare sul voler fare la seduta a tre con Maria Stella (Gelmini) e Mara (Carfagna), con il classico risolino allusivo del tipo capisc’a me, ma nello stesso tempo dobbiamo indignarci, giustamente, se Meloni viene colpita da deepfake sessisti, come la falsa immagine in sottoveste circolata online.
E infatti esprimo tutta la mia solidarietà alla Presidente del Consiglio per quell’episodio, con la speranza che questa esperienza possa sensibilizzarla davvero sul tema e aiutarla a condannare il sessismo sempre: anche quando ne sono vittime donne dell’opposizione, o semplicemente donne qualsiasi, in qualunque ambito. E anche quando a esprimersi in modo sessista è la seconda carica dello Stato, esponente del suo stesso partito e suo storico alleato politico.

Ma ci si abitua anche a tante altre cose, che finiscono per essere accettate quasi come normali. Eccone alcune, avvenute in questo mese di maggio.
I membri della Freedom Flotilla arrestati dalla marina israeliana in acque internazionali, alcuni dei quali hanno poi denunciato torture.
La torta di compleanno preparata dalla moglie del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, decorata con il simbolo dell’impiccagione per festeggiare l’approvazione della pena di morte per i terroristi palestinesi. Intorno al cappio, una scritta: I sogni si realizzano. Del resto, ognuno ha i propri sogni.
E poi un’altra cosa apparentemente piccola ma significativa: Karl Marx, Gottfried Wilhelm Leibniz e Antonio Gramsci non vengono più indicati come imprescindibili nelle nuove linee guida dei licei.
Alessandro Manzoni, chissà, forse resterà. E sarebbe utile. I suoi temi sono ancora attualissimi: la perdita del senso comune, la caccia all’untore, la paura trasformata in odio collettivo.

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Il nuovo numero di Vitamine vaganti attraversa attualità, memoria, cultura, arte e società.
Iniziamo riflettendo sul legame tra Pornografia e cultura dello stupro interrogandoci su come il porno mainstream sia diventato sempre più violento, degradante e accessibile a persone sempre più giovani. L’autrice sostiene che questa violenza non possa essere spiegata dalla “natura”, ma vada cercata nella cultura, che normalizza la disumanizzazione delle donne, spesso intrecciata anche al razzismo.
«Quando si chiede a ChatGPT di raccontare una storia con un medico e un’infermiera, il modello sceglie quasi invariabilmente un dottore e un‘infermiera. Non è ovviamente un caso, né una svista: è il riflesso di chi ha costruito il sistema.» L’intelligenza artificiale ha un problema di genere: sviluppata prevalentemente da uomini, rischia di penalizzare maggiormente le donne, sia nei pregiudizi algoritmici che nel lavoro.

La donna di Calendaria è Tina Merlin. Non solo quella del Vajont: una donna coraggiosa, partigiana e impegnata politicamente e socialmente per tutta la vita. Con il suo giornalismo combattivo anticipò e denunciò la tragedia del Vajont, spesso senza essere ascoltata, e continuò poi a occuparsi di diritti sociali, memoria della Resistenza ed emigrazione.
Il diritto all’Oblio oncologico recentemente introdotto in Italia tutela le persone guarite da un tumore da discriminazioni in ambito lavorativo, bancario, assicurativo e sociale. Ne scrive una nostra associata avvocata.
Educazione civica in ottica di genere. La presenza femminile nel giornalismo racconta il progetto presentato dall’Istituto Comprensivo Statale “Santa Caterina” di Cagliari per il concorso di Tf “Sulle vie della parità”. Attraverso podcast, fumetti, giornalini e attività creative, studenti e studentesse hanno riscoperto figure di giornaliste e attiviste, riflettendo su diritti, parità di genere, informazione e pensiero critico.

Entriamo ora ne Il mondo poetico di Carola Mazot, un’artista innovativa che, in un ambiente artistico dominato dagli uomini, ha dedicato tutta la vita alla pittura con grande determinazione.
Nadzeda Lochvick detta Teffi è la prima grande scrittrice umoristica russa, che, attraverso ironia e malinconia, descrisse la società, la condizione femminile e i drammi storici del suo tempo.
La scrittura in giallo delle donne. Quando il crimine ha voce femminile racconta un convegno dedicato alla scrittura “gialla” femminile, organizzato per il cinquantenario della morte di Agatha Christie. Attraverso gli interventi di scrittrici, studiose ed editrici, emerge il ruolo fondamentale delle donne nella narrativa crime, spesso marginalizzato.
Proseguiamo poi il nostro viaggio attraverso fotografie in bianco e nero con Scatti urbani. Lecce.

La cultura della corda. Annodare la sorte. Parte undicesima esplora il significato culturale e simbolico dei nodi in Giappone e Cina. In entrambe le culture annodare significa unire, proteggere e dare significato al percorso umano.
Con la Barbagia e dintorni, donne interessanti fra realtà e fantasia andiamo alla scoperta di tradizioni, murales, artigianato e figure femminili simboliche, tra storia, cultura e memoria popolare.

Girls on fire. La presenza femminile nello sport racconta la quarta e ultima tappa prevista dal progetto inserito nel programma Erasmus+Azione KA154-YOU Tutta mia la città, valorizzando atlete, insegnanti e figure storiche che hanno sfidato stereotipi e discriminazioni. Attraverso luoghi simbolici di Roma Nord, il percorso mostra il contributo femminile allo sport e alla conquista della visibilità nello spazio pubblico.
Tra le iniziative della nostra associazione, sottolineiamo La presenza di Tf nella magia del Salone del Libro a Torino per presentare progetti dedicati alla parità di genere, alla valorizzazione delle donne nella cultura e nella storia e alla lotta contro gli stereotipi.

Concludiamo, come spesso accade, con una nuova ricetta: Sottovetro. Liquore di mela, un liquore semplice, originale e davvero molto economico.

Buone letture a tutte e tutti!

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Articolo di Donatella Caione

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Editrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

Sara Fusco

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.

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