Editoriale. Anni durissimi per la scuola italiana

Anni durissimi, questi, per chi nella scuola ha sempre creduto come spazio di incontro, crescita e accoglienza. Negli anni del mondo interdipendente ma perennemente in guerra, della paura del futuro, della tragica caduta delle speranze di un miglioramento globale generato dalla scienza e dal modello capitalistico, dovremmo stringerci gli uni alle altre, pensare in grande con le nuove generazioni, dar loro gli strumenti per andare oltre i nostri errori. Invece torniamo indietro, ci arrocchiamo dentro un anacronistico Eurocentrismo, dentro la retorica dei nazionalismi, dell’identità culturale contro la barbarie di chi non ha il latino come radice linguistica. Quello che sta succedendo alla scuola italiana è un dramma silenzioso, ma cinicamente calcolato: la tragedia dello svuotamento dei contenuti di apertura alla diversità e alla differenza come risorsa, per un ritorno al passato camuffato dallo scintillio dell’AI e del sapere finanziario.
Noi componenti del corpo docenti assistiamo attonite e basite a un modello imposto dall’alto senza dibattito, né alcuna traccia di processo democratico (il 7 maggio docenti e studenti degli Istituti tecnici sono scesi in piazza per questo), senza alcuna verifica delle sperimentazioni, sulla base di un pensiero che Francesco Zambotti, responsabile Erickson per l’area educazione, definisce «figlio di principi pedagogici molto discutibili, di quadri di riferimento orientati al passato e che racconta una profonda  sfiducia nella scuola e nell’autonomia. Gravissima, mi pare, la palese sfiducia in una scuola democratica e plurale, che valorizza le differenze». 

Che cosa sta succedendo, cosa c’è nelle Nuove Indicazioni Nazionali e nel progetto di riforma Valditara che giustifichino parole tanto dure da parte di moltissimi esperti di scuola e di educazione? Mettetevi comode, care lettrici, perché l’elenco è lungo e tragico.
Per quanto concerne la secondaria di secondo grado, tanto per cominciare, l’azione più eclatante è la riduzione a quattro anni dei percorsi di studio degli Istituti Tecnici, tra l’altro imposta lasciando tempi brevissimi per la riorganizzazione oraria e curriculare, l’assetto degli organici e priva di indicazioni chiare sui margini di autonomia delle scuole. Riduzione di un anno che pare sia prevista a breve anche per i Licei e successivamente allargata a tutti gli ordini di scuola secondaria di secondo grado. Ma non è tutto: il Ministro propone anche di cambiare il nome agli Istituti Tecnici e chiamare anch’essi Licei, per combattere la mentalità classista. Infatti. Così a restare bollati come gli ultimi degli ultimi, nel meraviglioso mondo dell’importanza attribuita al profilo delle scuole superiori, rimarranno i ragazzi e le ragazze dei Professionali. Le discipline subiranno anch’esse tagli e rimodulazioni: riduzioni nella geografia, tagli nel biennio economico e nel triennio dell’indirizzo turistico, diminuzione dell’italiano nelle classi quinte e contrazione della seconda lingua straniera, accompagnata da accorpamenti tra discipline come nel caso delle scienze sperimentali. Ah, e poi la ciliegina sulla torta: nei tecnici quadriennali, i manager d’azienda potranno entrare a fare lezione, come le docenti (che per essere lì hanno superato concorsi, preso lauree e specializzazioni, accettato uno stipendio mediocre), così gli imprenditori si formeranno operaie e operai come vogliono loro, col risultato che i percorsi di studio saranno diversi da istituto a istituto, a seconda dei territori. Eccola finalmente realizzata la scuola-azienda! Quella che invece di formare le menti, istruisce all’appartenenza nazionale e si leva il cappello davanti all’ideologia del profitto del grande capitale finanziario. Ovviamente, in quest’ottica, non poteva mancare la marcata attenzione riservata alla Stem, che ormai da anni vengono decantate come le quattro meraviglie del futuro, ma che da altrettanto tempo vedono la richiesta insistente di intellettuali di formazione psicopedagogica affinché vengano trasformate in Steam (acronimo che sta per Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Arte e Matematica), introducendo discipline artistiche nello sviluppo delle competenze scientifico-matematiche. Perché una mente brillante necessita di Bellezza oltre che di Efficienza, di Creatività e Pregnanza Emotiva oltre che di Logica. Per questa stessa ragione le aziende che sviluppano l’Intelligenza Artificiale cercano sempre più spesso personale laureato in filosofia, più capace di quello tecnico-informatico di allargare lo sguardo sul rapporto tra reale e artificiale, tra micro e macro, tra individuo e mondo. Ma no, invece il Ministro Valditara la filosofia la taglia proprio e in un’unica, disarmante direzione. Nei nuovi programmi per i Licei sono eliminati autori assolutamente imprescindibili per il pensiero democratico, sociale, critico e idealista come Spinoza, Leibniz, Marx, Gramsci, Fichte e Schelling. Le nuove indicazioni privilegiano una visione eurocentrica e nazionalista, marginalizzando il metodo storico scientifico e riducendo lo studio della filosofia a favore di una narrazione celebrativa dell’Occidente. Un colpo mortale per la formazione autentica di cittadine e cittadini che siano in grado di produrre un libero pensiero. Del resto questa linea va a braccetto con gli orientamenti ministeriali per lo studio della storia, disciplina che più di tutte subisce profonde modifiche. Nella scuola di primo grado è prevista un’attenzione rilevante sul Risorgimento e sull’origine dell’Italia, a discapito del periodo medievale. In generale, le conoscenze consigliate pongono un focus sulla storia delle civiltà europee e mediterranee, prediligendo l’approfondimento delle origini dell’Occidente piuttosto che uno sguardo più ampio. Ad esempio, le civiltà dell’Asia non compaiono più tra i contenuti principali e vengono limitate a un ruolo secondario, perdendo l’approccio più globale delle Indicazioni Nazionali del 2012. Appare chiara, tra le righe, una valorizzazione della narrazione autocelebrativa, rispetto alla centralità delle fonti, con uno sguardo fortemente nazionale ed europeo. Il Decreto 221, del 9 dicembre 2025, recita testualmente:
«Nella scuola primaria sembra poi necessario che l’insegnamento abbia al centro le origini della civiltà occidentale, su cui si fonda anche la nostra storia nazionale e la nostra identità». C’è da sentirsi male.  Sparite completamente o quasi le tematiche e gli approcci interculturali, in una visione del tutto ideologica che esclude sistematicamente la complessità delle disuguaglianze. Ma ha idea, il Ministro, di come sono composte le nostre classi? Di quale popolazione di studenti e studentesse le popoli? A me sembra su un altro pianeta, francamente. Non a caso, anche in letteratura la nuova proposta didattica attribuisce un ruolo più centrale allo studio dei testi classici, considerati fondamentali nella costruzione della nostra identità e cultura nazionale. Questi contenuti, si legge nelle Indicazioni, permettono infatti di riscoprire, anche nel presente, i valori fondativi alla base della nostra civiltà. Si va dalla Bibbia a Pinocchio e al libro Cuore, dall’Orlando Furioso all’epica classica, fino alla mitologia greca e ai romanzi cavallereschi medievali. Riguardo alla lingua italiana, il testo sottolinea l’intento di evitare “eccessi di spontaneismo” nell’espressione orale e nella scrittura; per questo gli/le studenti torneranno a imparare le poesie a memoria e a fare i riassunti nelle aule della scuola primaria, così da acquisire una maggiore consapevolezza della nostra lingua, maggiore padronanza espressiva e più forte pensiero critico. Ah, mai saputo che ripetere a pappagallo sia ritenuto strumento di rinforzo del pensiero critico. A quale corrente pedagogica fa riferimento il Ministro? Forse a quella di Heinrich Hoffmann, il padre di Pierino Porcospino, capace di farsi criticare dagli intellettuali di tutto il mondo già nell’Ottocento per la sua visione autoritaria e macabra dell’educazione. Ma no, invece il Ministro bambini e bambine le vuole allegre, tanto che fin dalla scuola dell’infanzia introduce l’educazione musicale di base, non specialistica. La disciplina musicale è valorizzata come ambito identitario e formativo, capace di mettere gli studenti in relazione con una componente essenziale del patrimonio culturale nazionale. E ti pareva: non poteva, per una volta, semplicemente dire che i più piccoli crescono tra ninna-nanne, filastrocche e canzoncine e che quindi la musica fa parte del loro linguaggio emotivo fin da prima di venire al mondo. No, bisogna ancora insistere su questa benedettissima identità nazionale. Cosa insegneranno le maestre all’infanzia? L’Inno di Mameli? Li abbiamo già visti gli indottrinamenti degli studenti da parte dello Stato e direi che non è mai finita troppo bene.

Nella scuola secondaria di I° grado, il colpo di scena è targato “rivivere gli anni Sessanta”: ritorna lo studio del latino! Meno male, ne sentivamo la mancanza da decenni! Infatti il successo del Liceo Tecnologico (introdotto in Italia nel 1993), che ha eliminato il latino, non c’entra nulla con lo svecchiamento e la semplificazione del curriculum degli studenti, vero Ministro? Certo che no, infatti il De Bello Gallico esce dalla porta del Liceo e rientra dalla finestra delle medie. Ma qualcuno, per favore, mi sa spiegare il senso di tutto questo? Niente paura: le Indicazioni Nazionali precisano la pregnanza profonda di questa scelta di campo. Alla secondaria di primo grado non si tratta di proporre un insegnamento del latino formale, come avviene al Liceo, ma di offrire un’educazione linguistica volta a valorizzare il legame con la lingua italiana e le origini delle lingue europee. Poteva mancare il riferimento alle radici, alla cultura europea condivisa, all’Occidente che domina il mondo? Guardi, Ministro, se proprio le preme così tanto tornare alle radici, si ricordi che le radici nutrono i rami che guardano verso il cielo del futuro, non quelli caduti a terra che ci seppelliscono nel passato. Io mi sarei accontentata di una riforma che, anziché proporre una ideologia politica malinconica, ancorata ad un mondo che non c’è più, cominciasse con coraggio a metter mano a cose concrete: edilizia sicura e sostenibile, classi meno affollate e dignità delle e dei docenti, rigorosamente prioritari rispetto alla pretesa di rifondare l’Occidente.

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Il nuovo numero di Vitamine vaganti affronta storia, diritti e territori attraverso la vita delle donne che hanno lasciato un segno nella società, nella cultura e nella memoria collettiva.  
In occasione della Festa della Repubblica ricordiamo Nadia Gallico Spano, una delle Madri Costituenti, sottolineandone l’impegno antifascista e la lotta per i diritti delle donne e l’uguaglianza in 2 giugno. Un compleanno speciale. Ancora di Madri della Repubblica si parla in Penna e Costituzione. Le ventuno Madri Costituenti, che racconta un progetto scolastico di alcuni istituti di Lodi dedicato alle donne che contribuirono alla nascita della Costituzione della Repubblica Italiana, attraverso attività creative sul tema della parità di genere e della cittadinanza. 
Il silenzio trova voce racconta l’ingresso delle donne nella politica italiana nel dopoguerra, dopo l’ottenimento del diritto di voto nel 1945-46. Sottolinea che, pur essendo poche e spesso legate alla Resistenza, alcune furono elette nei comuni (anche in ruoli di sindaca e assessora), contribuendo alla ricostruzione del Paese. 
Ripercorriamo poi la vita di Giò Stajano. Arrivava e poi spariva con un sorriso, una delle prime persone in Italia a vivere pubblicamente la propria identità di donna, sfidando i pregiudizi del tempo e diventando un simbolo di libertà e visibilità per la comunità Lgbtq+. 
Cristiana Cella. Un giornalismo che rompe il silenzio con il suo attivismo ci fa conoscere la realtà delle donne afghane, sostenendo progetti di istruzione e aiuto concreto. Nonostante le gravi limitazioni imposte dai talebani, evidenzia la loro forza, resilienza e continua lotta per la libertà e i diritti fondamentali. 
Grace Chisholm Young. La matematica cancellata dalla storia fu una matematica di grande talento che contribuì a importanti ricerche scientifiche, ma il cui lavoro fu spesso attribuito al marito. Oggi è ricordata come un simbolo delle donne dimenticate dalla storia della scienza. 
Riscopriamo la vita segnata dai pregiudizi delle cosiddette Bagnarote. Le signore del sale e della fatica di Bagnara Calabra che lavoravano nel commercio e nel trasporto di pesce e merci, sostenendo l’economia locale con grande forza e autonomia. Oggi sono considerate simbolo di resistenza e indipendenza femminile. 
Incontreremo poi Marjory Stoneman Douglas. Una voce a difesa delle Everglades giornalista e pioniera dell’ambientalismo negli Stati Uniti. Per tutta la vita si batté per la tutela dell’ambiente, i diritti civili e l’uguaglianza delle donne, diventando una figura di riferimento dell’attivismo ecologico e ricevendo importanti riconoscimenti per il suo impegno. 

Magie del bosco racconta il legame dell’autrice con il bosco di Sesera, in Abruzzo, diventato negli anni un luogo speciale di pace e benessere. Attraverso passeggiate tra alberi secolari, colori stagionali e silenzi della natura, descrive la bellezza del bosco e le emozioni che le regala, soprattutto in autunno, considerandolo uno spazio di contemplazione, contatto con la natura e condivisione. 
Tra vitigni eroici, spiritualità e memorie della Resistenza. Il cammino da Donnas a Perloz attraverso vigneti “eroici”, boschi e sentieri panoramici è un itinerario che unisce natura, storia e memoria della Resistenza. 
Sottolineiamo poi, ancora una volta, l’attività della nostra associazione per aumentare la presenza delle donne nella toponomastica di Torino con Sassi nello stagno: grazie al progetto “Pista alle donne” una pista ciclabile è stata intitolata a Maria Milano, tra le prime cicliste agoniste piemontesi. L’iniziativa vuole valorizzare il contributo delle donne alla storia e mostra come il cambiamento sia possibile attraverso l’impegno costante e la sensibilizzazione. 
Piazza Idea a Spilimbergo, Le strade delle donne descrive l’iniziativa che ha dedicato simbolicamente quindici vie cittadine a figure femminili di rilievo. Studentesse e studenti hanno realizzato biografie, podcast e illustrazioni per narrarne le storie, promuovendo parità di genere, memoria collettiva e partecipazione attiva attraverso linguaggi creativi e condivisi. 

La recensione della settimana presenta L’odore del sonno, un romanzo noir che intreccia mistero, amore e temi come il lutto, la memoria e la salute mentale. Attraverso la storia di Anna, Simona Cantelmi riflette sul modo in cui le donne vengono ascoltate (o ignorate) nella società contemporanea. 

Concludiamo con la ricetta della settimana: Pasta asparagi e limone, un piatto gustoso, facile da preparare e con ingredienti di stagione. 

Buone letture a tutte e tutti! 
Sara Fusco

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Articolo di Chiara Baldini

Classe 1978. Laureata in filosofia, specializzata in psicopedagogia, insegnante di sostegno. Consulente filosofica, da venti anni mi occupo di educazione.

Sara Fusco

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.

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