2 giugno. Un compleanno speciale 

Il prossimo martedì 2 giugno si festeggerà l’80esimo anniversario della nascita della Repubblica italiana e dell’Assemblea costituente, per la prima volta eletta a suffragio veramente universale, con l’esercizio del diritto di voto attivo e passivo delle donne. Il governo di Cln lo riconobbe al genere femminile “in zona Cesarini” il 10 marzo del 1946, grazie alla mobilitazione delle tante donne dei partiti e delle associazioni. Ne leggeremo su quotidiani e riviste e sui tanti libri che, in questo ultimo anno, sono stati pubblicati in occasione di questa ricorrenza. Sembra che molti autori e autrici abbiano scoperto, dopo 80 anni, l’esistenza delle Madri della Costituzione, forse troppo a lungo celate dal cosiddetto maschile inclusivo dei Padri. 

Oggi noi però scegliamo di festeggiare la Festa della Repubblica italiana in modo alternativo, ricordando che in quella data nel 1946 compiva 30 anni una delle più giovani Costituenti, Nadia Gallico Spano. Per lei il regalo più bello fu proprio l’elezione alla prima Assemblea chiamata a scrivere la nostra Costituzione. Da allora lo avrebbe ricordato a ogni compleanno.
Meno nota di Nilde Iotti, Teresa Mattei, Lina Merlin o Maria Agamben Federici, Gallico Spano è una splendida utopista con i piedi ben saldati alla terra. Nei suoi interventi alla Costituente si respirano solidarietà e giustizia sociale, uguaglianza, libertà, antifascismo e tanta considerazione per la sofferenza e la resilienza delle donne, insieme alla capacità di vivere concretamente la sorellanza. Su di lei si può trovare tanto su moltissimi testi e nella sua autobiografia, Mabruk. Ricordi di un’inguaribile ottimista, il dono più bello che ci abbia lasciato.

Immaginiamo di vederla quando a 30 anni mette piede a Montecitorio. È una donna pensante e curiosa; questa caratteristica l’accompagnerà per tutta la vita, durante la quale, come ricorda il nipote Vasco De Cet, passerà da un’epoca senza la radio a una in cui userà cellulare e posta elettronica, scrivendo la sua autobiografia al computer. 
È nata a Tunisi nel 1916 da genitori emigrati, ebrei non praticanti, cresciuta in una famiglia laica e fortemente coesa, che non fa alcuna differenza tra figli maschi e figlie femmine, soprattutto nell’accesso agli studi più alti. Ha davanti a sé un modello femminile fortissimo: la madre Ketty Sinigaglia, prima donna a laurearsi in Nord Africa, in farmacia, talmente assertiva da invogliare il marito a riprendere gli studi interrotti di Giurisprudenza e a diventare avvocato. Nadia si iscrive alla facoltà di Chimica di Roma e potrebbe diventare la seconda Stem, con Maria Maddalena Rossi, tra le Costituenti. Il clima all’Università di Roma però è intriso di fascismo e Gallico decide di ritornare a Tunisi per preparare gli esami in un’università francese. Si iscrive nel 1937 al Pci, come il padre, i fratelli e la sorella Diana e nel 1938 incontra il grande amore, Velio Spano, rifugiato a Tunisi perché inseguito come pericoloso comunista dalle milizie del Governo fascista. Si sposeranno nel 1940 ma il consolato italiano si rifiuterà di registrare il matrimonio. Con il regime collaborazionista di Petain il partito comunista tunisino è costretto alla clandestinità. Da questa «inviata del demonio» nasceranno presto le prime due bambine, Paola e Chiara. La madre Ketty, che a Tunisi ha organizzato un centro antifascista e una vera e propria centrale di resistenza, quando Velio e Nadia sono costretti a scappare si rifugia nel Convento delle poverelle con le nipotine. Nadia e i suoi fratelli sono arrestati, uno condannato ai lavori forzati, l’altro inviato in un campo di concentramento; la sorella condannata a 18 mesi di carcere, mentre Nadia a soli 6 mesi. Sarà lasciata libera nella speranza che diventi l’esca che condurrà i fascisti sulle orme di Velio Spano, su cui pendono due condanne a morte. Per fortuna questo progetto si rivelerà un fallimento. 
Dopo la caduta del fascismo nel 1943 Nadia Gallico Spano rientra in Italia e si dedica al partito, che le assegna l’incarico di recarsi in Sardegna, terra natale di Velio, a fare proselitismo; dirige Noi donne fino al 1945 e contribuisce a fondare l’Udi, di cui sarà Presidente fino al 1958. Sarà anche tra le promotrici dei Treni della felicità, su cui scriverà un libro con la compagna di partito Angiola Minella. 

Per il suo compleanno le amiche le regalano un taglio di shantung azzurro, in tono con i suoi occhi, perché possa indossare un vestito nuovo alla Costituente. 
Così descrive il suo ingresso a Montecitorio il 25 giugno 1946 la donna che condivide col marito l’avventura della Costituente: «Il giorno in cui, con il mio bel vestito azzurro al fianco di Velio, entrai a Montecitorio, ero un po’ impacciata. Vicino all’ingresso c’erano giornalisti e curiosi. Cercavo di apparire disinvolta e dignitosa. Avevamo appena superato i primi gradini, quando Velio mi piantò in asso, attraversò con due salti tutto l’atrio e si voltò commosso e affettuosamente ironico per assistere al mio ingresso. In quel momento, dietro a me, udii un commesso che mi si rivolgeva con queste parole: “Psst! Psst! Ma dove va lei?” Timidamente risposi che dovevo entrare perché ero appena stata eletta. “Anche lei?” fu il commento del commesso e non ho mai capito cosa volesse dire, se in lui prevalesse lo stupore o la sufficienza… Entrare in quell’aula fu molto emozionante…». 

Il suo primo intervento in Assemblea è del 20 luglio 1946, quando insieme alle altre deputate comuniste, presenta un’interrogazione al Governo sulla sorte dei beni della Corona proponendo di tenere in considerazione i bisogni dell’infanzia e della gioventù, duramente colpite dalla guerra. Un’interrogazione che suona come un rimprovero. Il 25 luglio del 1946 grazie alle sue capacità di relazione riesce nell’intento di realizzare la prima iniziativa trasversale delle donne dei diversi partiti alla Costituente: un ordine del giorno, con prima firma la sua, per estendere il premio della Repubblica alle vedove di guerra e alle mogli dei prigionieri. L’ordine del giorno Gallico Spano, sottoscritto dalle quattro comuniste Montagnana, Mattei, Noce e Rossi, oltre alle socialiste Bianchi e Merlin e alle democristiane Delli Castelli e Gotelli, chiede l’estensione del premio a «un’altra categoria di capifamiglia» con lo stesso diritto degli uomini, se non maggiore, al rispetto e alla solidarietà. Vedove di guerra e mogli dei prigionieri hanno dovuto vendere tutto quello che avevano nella casa dell’assente senza ritorno e dovranno cercarsi un lavoro nel momento in cui in Italia ci sono 2 milioni di persone disoccupate, molte delle quali con competenze maggiori, e molti reduci di guerra i quali, giustamente, rivendicano il diritto a essere riammessi nel ciclo produttivo.

A Gallico Spano si devono altri due interventi in Assemblea costituente; uno durante la seduta dell’8 marzo 1947, durante la quale si celebra la Prima Giornata internazionale della donna, e uno il 17 aprile 1947, in occasione dell’approvazione degli articoli che riguardano la famiglia. 

A chi ancora oggi nega il carattere antifascista della Costituzione basterebbe leggere gli interventi di questa inguaribile ottimista, che continuamente sottolinea la differenza tra la condizione della donna durante il fascismo e quella promessa dalla Repubblica descritta nella Carta fondamentale del popolo italiano. Ecco uno stralcio del primo intervento nella seduta plenaria della Costituente sugli articoli del Progetto di Costituzione riguardanti la famiglia, che fu proprio quello di Gallico Spano; si può trovare nella sua versione integrale qui

In esordio la prima direttrice di Noi donne sottolinea l’importanza di avere inserito la famiglia in Costituzione, diversamente da quanto avveniva nel regime liberale che contemplava solo l’individuo di fronte allo Stato. Lo Statuto albertino si disinteressava completamente di questa «formazione sociale» che sarebbe diventata uno dei soggetti fondamentali della nuova Repubblica a cui spettava il dovere di tutelarla e proteggere le sue componenti. Sostiene Gallico Spano:
«Avere inserito nella nostra Costituzione degli articoli che si occupano della famiglia è certamente un progresso, perché permetterà che la famiglia sia profondamente rinnovata e trasformata nella vita italiana […]. Lo Statuto albertino non parlava della famiglia come del resto nessuna delle Costituzioni che sanciscono la inferiorità (giuridica ed economica n.d.r.) della donna. D’altronde non parlava neanche della donna. […] Il fascismo, durante l’ultimo ventennio, ha aggravato ancora questo stato di inferiorità della donna, ha umiliato anche il carattere del vincolo matrimoniale […] Altri fattori sono intervenuti durante il periodo fascista per togliere al matrimonio il carattere morale che deve avere. La disoccupazione, lo stato di disagio economico esistente allora in Italia, provocavano in primo luogo il licenziamento delle donne dagli uffici, dagli impieghi; esse cercavano allora nel matrimonio, nel costituirsi una famiglia, una sistemazione economica, ed i loro sentimenti, in genere, erano sacrificati a questa necessità. Infine altre disposizioni particolari impedivano talvolta una unione che poteva essere felice perché liberamente consentita; il divieto per esempio di sposare gli stranieri, o le leggi razziali che impedirono di legalizzare alcune unioni fondate sull’affetto reciproco». (e forse qui Gallico Spano pensava alla sua situazione n.d.r.).
«L’umiliante campagna demografica, lanciata dal fascismo, ha certamente umiliato nelle donne italiane il sentimento della maternità. Questi pochi esempi illustrano come nel periodo fascista esistessero condizioni per cui il matrimonio veniva considerato troppo spesso dalle donne come una sistemazione economica, dagli uomini come un fattore della loro carriera […]». Gallico Spano, a proposito della natura della famiglia come “società naturale” fondata sul matrimonio ha una posizione in parte diversa da quella del suo partito e molto vicina a quella condivisa dalle colleghe democristiane.
Successivamente Gallico Spano affronta una questione spinosa: «Contemporaneamente si deve collegare a queste condizioni l’aumento, durante tutto il periodo fascista, (anche a causa della guerra n.d.r.) del numero delle famiglie illegittime e quindi delle nascite illegittime. […]». Non sulla pietà e la compassione, come si era sentito più volte affermare in aula, si doveva fondare il riconoscimento ai figli e alle figlie illegittime degli stessi diritti di quelli legittimi, ma sul principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3. E questo riconoscimento non avrebbe tolto nulla ai figli e alle figlie legittime, come paventavano altri interventi preoccupati.

La cofondatrice dell’Udi richiama alla realtà delle famiglie nella situazione postbellica del Paese: 
«Nel formulare quindi gli articoli della Costituzione noi non possiamo partire da affermazioni astratte, dobbiamo partire dalla realtà quale essa è, della famiglia italiana, come oggi si trova. […]. Solo una famiglia nuova, democratica può contribuire al rinnovamento della vita italiana. Ecco perché è importante stabilire quali debbono essere all’interno della famiglia i rapporti dei coniugi fra di loro e dei genitori verso i figli. 
Nel primo comma dell’articolo 29 si afferma l’eguaglianza dei coniugi. 
[…] affermazione giusta e indispensabile. […] 
Vi è chi dice che bisogna mantenere nell’interno della famiglia una determinata gerarchia, che il marito e padre deve essere il capo della famiglia, perché soltanto lui può essere il fulcro della ricostruzione e dell’unità della famiglia. Non possiamo essere d’accordo con questa affermazione categorica. In primo luogo per una ragione di principio: in generale, è la donna che tiene stretta ed unita la famiglia […] 
La guerra infatti ha portato senza dubbio lutti e dissoluzione nel nostro Paese, ma ha messo in evidenza anche il mirabile esempio di donne, che hanno saputo mantenere viva e salda la famiglia, nonostante la lontananza del padre». La valorizzazione del ruolo delle donne in tempo di guerra è sempre presente a Spano: «Noi dobbiamo riconoscere nella Costituzione questo contributo che le donne italiane hanno dato alla saldezza della Nazione e della famiglia, e rendere loro omaggio tutelando in pari tempo i loro diritti. Non sono d’altronde una minoranza trascurabile. Per varie vicende oggi in Italia vi sono due milioni di donne che debbono, da sole, reggere e guidare la loro famiglia. 
Affermare l’eguaglianza dei coniugi è anche porre un freno al fatto che la donna si sposi per trovare una sistemazione economica. 
Il matrimonio non deve essere per nessuno una professione. Ognuno deve avere nella famiglia doveri e diritti uguali, il legame tra i coniugi deve essere stabilito saldamente sull’affetto reciproco. Questa è la sola base perché la famiglia sia veramente salda, stabile». Queste parole dovrebbero essere lette in ogni aula scolastica, ricordando come di fatto le donne, considerate “minorenni” dallo Statuto albertino e dal fascismo, per non parlare del periodo precedente, non avessero in passato nessuna libertà di scelta della persona con cui condividere l’esistenza. 
Continua poi la Madre Costituente tunisina, sottolineando come la libertà di scelta del partner si fondi su un’indipendenza economica che può essere data solo dal lavoro. 
«E lo Stato deve assicurare, di fatto, la libertà della scelta garantendo lavoro a tutti e permettendo a ognuno di sposarsi soltanto quando incontri la persona con la quale si sente di unirsi per tutta la vita. 
Lo Stato deve inoltre garantire una condizione economica dignitosa alla famiglia, perché il disagio economico è spesso una delle cause di disgregazione della famiglia. 
Noi così miriamo a dare al vincolo matrimoniale l’alto valore morale, che esso deve avere; valore che invece, il fascismo ha diminuito e umiliato. 
[…] Questa Costituzione per la prima volta in Italia sancisce i diritti della famiglia, e nell’ambito della famiglia, di ogni suo componente. Noi dobbiamo ricordarci che questa è la prima Assemblea della Repubblica italiana e che la Repubblica si deve distaccare dal passato anche per le nuove garanzie che darà alla famiglia, base di un orientamento sano verso una vita nuova, verso una vita democratica quale è quella che noi vogliamo costruire. (Applausi a sinistra)». 

L’interpretazione autentica degli articoli sulla famiglia discende da interventi come questo, che incarnano «la coscienza del movimento progressivo delle masse femminili le quali chiedono nella famiglia un posto diverso, e vogliono una famiglia rinnovata» all’interno della Repubblica. 
Il discorso di questa inguaribile ottimista è attraversato dalla passione sociale e dalla fiducia nella Repubblica democratica e nei suoi principi. Per questo ci è sembrato il modo più bello per augurare lunga vita alla Repubblica italiana e buon 80simo compleanno. 

P.S. Ci riserviamo di ricordare il bellissimo discorso di Nadia Gallico Spano in occasione della prima Giornata internazionale della donna il prossimo 8 marzo. Per chi volesse leggerlo prima questo è il pdf

In copertina: Severino Crescente-https://acs.cultura.gov.it/donneinarchivio-le-donne-della-costituente/. Immagine di pubblico dominio. Creato nel 1948. Caricato: 19 marzo 2026. 

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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.

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