Il Gianicolo è da sempre associato alla memoria risorgimentale. Monumenti, viali e lapidi raccontano le battaglie del 1849 e i loro protagonisti, principalmente al maschile. Eppure questo colle custodisce anche una storia diversa, fatta di donne che hanno combattuto, creato, vissuto e lasciato tracce concrete nel tessuto urbano di Roma. È questa storia che il gruppo delle giovani del programma Erasmus+Azione KA154 —You hanno attraversato durante l’ultima mobilità romana del progetto Tutta mia la città, promosso da Toponomastica femminile.
L’itinerario, intitolato Feminarum Ianiculum, si è svolto subito dopo un’altra passeggiata analoga, alla riscoperta delle targhe intitolate a donne sparse all’interno della vicina Villa Pamphili. A guidare il gruppo sono state Desirée Rizzo, Sveva Fattori, Alice Lippolis e Beatrice Ceccacci.
Il percorso completo, georeferenziato e navigabile tramite Google Maps, è accessibile attraverso il QR code presente nella brochure ufficiale dell’iniziativa. Dodici tappe in tutto, ciascuna legata a una figura femminile o a un luogo che ne porta il nome o la memoria.


Il punto di partenza è Villa del Vascello, in Via di San Pancrazio 8. L’edificio deve la sua forma insolita a Plautilla Bricci, pittrice e architetta (definita “architettrice” nei documenti notarili) romana del Seicento, considerata la prima donna architetta della storia moderna. La villa, dal profilo che ricorda la poppa di una nave, fu progettata da Bricci per il diplomatico francese Elpidio Benedetti. L’edificio fu poi distrutto durante i combattimenti del 1849 e ricostruito in forme diverse, ma il nome di Plautilla Bricci resta indissolubilmente legato a questo luogo.

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Natalja Kent — Nataljakent@gmail.com

La seconda tappa non è un edificio ma una strada. Il Viale Antonietta Klitsche de la Grange si trova nel comprensorio di Villa Sciarra ed è intitolato a una figura poco nota al grande pubblico. Antonietta Klitsche de la Grange fu scrittrice, archeologa e studiosa di storia locale nella Roma dell’Ottocento.

Sempre nel comprensorio di Villa Sciarra si trova il Viale Margaret Fuller Ossoli, terza tappa dell’itinerario. Margaret Fuller fu una giornalista americana inviata a Roma dalla rivista New York Tribune. Arrivata in città nel 1847, divenne una testimone diretta della Repubblica Romana del 1849 e si impegnò attivamente nell’assistenza ai feriti. La Repubblica Romana la incaricò di coordinare i soccorsi negli ospedali. Morì nel 1850, a soli quarant’anni, nel naufragio della nave che la riportava negli Stati Uniti insieme al marito e al figlio piccolo. Il viale a lei intitolato è una delle poche strade romane che ricordano una donna straniera legata al Risorgimento.


La quarta tappa è Villa Sciarra stessa, il parco pubblico situato in Viale della Mura Gianicolensi 11. Il nome di Henriette Tower è legato a questa villa in modo profondo. Moglie di Guglielmo Wurts, diplomatico americano che acquistò la proprietà alla fine dell’Ottocento, Henriette Tower si dedicò al restauro del parco e dei suoi giardini, trasformandolo in uno spazio di bellezza accessibile. Senza il suo impegno, la villa difficilmente sarebbe diventata il luogo verde e curato che è ancora oggi.

di Henriette Wurts e coniuge
La quinta tappa è la Chiesa di San Pietro in Montorio, in Piazza di San Pietro in Montorio 2. Qui si dice sia sepolta Beatrice Cenci, la giovane nobildonna romana giustiziata nel 1599 con l’accusa di aver ordinato l’uccisione del padre abusante Francesco Cenci. La sua storia ha attraversato secoli di letteratura, teatro e pittura, diventando simbolo della violenza subita dalle donne e della difficoltà di ottenere giustizia. La chiesa è tradizionalmente indicata come luogo della sua sepoltura ma, in seguito alla decapitazione e alla presunta esposizione pubblica della testa di Beatrice, non è chiaro dove sia stato deposto il corpo. Secondo una leggenda popolare il fantasma di Beatrice attraverserebbe Ponte Sant’Angelo con la sua testa in mano ogni anno, nella notte tra il 10 e l’11 settembre, data della sua esecuzione.

per decapitazione
Adiacente alla chiesa si trova il Tempietto del Bramante, sempre in Piazza di San Pietro in Montorio 2. Questo piccolo capolavoro rinascimentale, considerato uno dei massimi esempi dell’architettura del suo tempo, fu commissionato da Ferdinando e Isabella di Castiglia in memoria della crocifissione di San Pietro. Isabella di Castiglia, sovrana di Castiglia e León, protagonista insieme a Ferdinando d’Aragona dell’unificazione dinastica dei regni spagnoli, fu una delle poche donne della storia europea a esercitare un potere politico diretto in prima persona. La tradizione successiva sintetizzò il rapporto politico tra Isabella e Ferdinando con il celebre motto: “tanto monta, monta tanto, Isabel como Fernando”, divenuto simbolo dell’idea di una sovranità condivisa tra i due monarchi. Il Tempietto porta la sua committenza e, attraverso di essa, una presenza femminile spesso dimenticata nell’ombra dei grandi nomi dell’architettura rinascimentale.

La settima tappa è il Mausoleo Ossario Garibaldino, in Via Garibaldi 29. Questo grande monumento funebre raccoglie i resti di oltre mille combattenti della Repubblica Romana del 1849. Tra loro ci sono anche donne. La presenza più significativa è quella di Colomba Antonietti, giovane sposa umbra che seguì il marito Luigi Migliazza nel combattimento, vestendosi da soldato. Morì durante la difesa di Roma nel giugno 1849, le fonti riportano che fu colpita da una granata o da schegge d’artiglieria francese. I suoi resti riposano nel mausoleo insieme a quelli di altri patrioti. Nel monumento è commemorata anche Giuditta Tavani Arquati, tessitrice e attivista romana, uccisa nel 1867 insieme al marito e a uno dei figli durante un incontro segreto di mazziniani a Trastevere. La sua storia è rimasta a lungo relegata ai margini della memoria risorgimentale ufficiale.
L’ottava tappa è il Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, situato in Largo di Porta San Pancrazio 16. Il museo documenta gli eventi della Repubblica Romana del 1849, la resistenza ai francesi e la figura di Giuseppe Garibaldi. All’interno della narrazione storica emergono alcune presenze femminili che il percorso di genere mette in primo piano. Anita Garibaldi, moglie di Giuseppe, è ovunque nella toponomastica e nell’iconografia del Gianicolo, ma il museo permette di approfondirne la figura al di là dell’immagine eroica e quasi mitica che le è stata attribuita. Colomba Antonietti e Giuditta Tavani Arquati compaiono anche qui, in una narrazione che comincia a riconoscere la partecipazione femminile alla guerra risorgimentale non come eccezione ma come realtà documentata.

La nona tappa è il busto dedicato ad Antonietta Porzi Colomba, collocato sulla Passeggiata del Gianicolo. Il busto fa parte di una serie di monumenti dedicati ai caduti della Repubblica Romana disposti lungo il viale panoramico. La presenza di una figura femminile tra questi busti è rara e significativa. Antonietta Porzi Colomba è l’unica donna ricordata in questo pantheon risorgimentale all’aperto.

La decima tappa è Piazzale Giuseppe Garibaldi, sempre sulla Passeggiata del Gianicolo. L’imponente monumento equestre a Giuseppe Garibaldi domina il piazzale e tutta la veduta sul centro di Roma. L’itinerario si apre anche a una memoria più antica del Gianicolo, legata alla figura leggendaria di Gaia Caecilia, identificata come regina etrusca e moglie di Tarquinio Prisco. Secondo il racconto di Tito Livio, proprio in quel punto del Gianicolo, Gaia Caecilia interpretò il presagio dell’aquila che annunciava il futuro regale del marito. Figura di sapienza politica e autorevolezza femminile, Gaia Caecilia divenne nei secoli modello ideale della matrona romana.
L’undicesima tappa è Villa Lante, sempre sulla Passeggiata del Gianicolo. La villa, oggi sede dell’Istituto Svedese di Studi Classici, è legata alla figura di Nadine Helbig, aristocratica russa che vi abitò nella seconda metà dell’Ottocento insieme al marito Wolfgang Helbig, archeologo tedesco. Nadine Helbig fu una pianista di talento e una mecenate della cultura romana dell’epoca. La villa divenne un centro di vita intellettuale e artistica, frequentato da musicisti, studiosi e diplomatici. Il suo contributo alla vita culturale di Roma è raramente ricordato nei manuali di storia, ma l’edificio che porta il suo nome resta una testimonianza concreta della sua presenza.
L’ultima tappa è il Monumento Equestre ad Anita Garibaldi, sulla Passeggiata del Gianicolo. La statua, inaugurata nel 1932, raffigura Anita a cavallo, con il figlio in braccio e una pistola in mano, in un’immagine che mescola maternità e combattimento. Anita Garibaldi, nata Ana Maria de Jesus Ribeiro in Brasile nel 1821, seguì Giuseppe Garibaldi attraverso l’America del Sud e poi in Europa. Partecipò alle battaglie risorgimentali e morì nel 1849, durante la fuga verso Venezia dopo la caduta della Repubblica Romana, incinta e gravemente malata. Il monumento la celebra come eroina, ma l’itinerario invita a guardare oltre la retorica monumentale per restituirle una biografia concreta e una storia che appartiene pienamente alla storia politica e militare del Risorgimento.

foto CC Krzysztof Golik
L’itinerario proposto dimostra che la prospettiva di genere non è un’aggiunta ideologica alla storia, ma uno strumento per leggere meglio una realtà che è già lì, in attesa di essere riconosciuta. Le donne che si incontrano lungo questo percorso — architette, giornaliste, combattenti, mecenate, martiri — hanno in comune una cosa sola: sono state a lungo marginalizzate da una narrazione storica che le relegava al ruolo di comprimarie. Restituire loro spazio fisico e simbolico nella città è un atto storiografico prima ancora che politico.
Il percorso può essere riattraversato in autonomia in circa due ore, a piedi, godendo anche della vista panoramica che il Gianicolo offre su Roma.
In copertina: viale Margaret Fuller Ossoli. Foto di Andrea Zennaro.
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Articolo di Desirée Rizzo

Specializzata in Editoria e scrittura presso l’Università di Roma La Sapienza, con una tesi in comunicazione politica e giornalismo internazionale, e laureata in Beni culturali storico-artistici, si occupa di scrittura e produzione di contenuti culturali. Appassionata di arte e cinema, è calabrese e attraverso il suo lavoro cerca di restituire storie della sua terra, in particolare di donne e di narrazioni rimaste ai margini.
