È stato da poco pubblicato, per la Metauro edizioni, il primo romanzo di Albertina Vittoria, già docente di Storia contemporanea all’Università di Sassari, studiosa che si è sempre interessata di storia della cultura, di storia delle riviste e dell’editoria, degli istituti culturali e politici in Italia.

Il titolo scelto dall’autrice è Guardare oltre i muri e l’accattivante copertina, realizzata dalla grafica Margherita Mazzoli con tre figure femminili di spalle abbracciate tra loro, sembra riassumere il nucleo centrale del romanzo: la sorellanza.
Un sentimento di solidarietà, condito di affetto, fiducia reciproca, interessi comuni, passioni politiche e civili, lega le protagoniste del libro, Anita e Alessandra, le cui esistenze si allungano nei decenni del Novecento fino ai primi anni del nuovo millennio, intrecciate a quelle di molte altre donne che entrano o escono dalle loro vite.
Anita, nata negli anni Quaranta, i drammi del fascismo e della guerra li ha vissuti in modo diretto e drammatico, anche se con gli occhi di bambina; Alessandra, figlia del dopoguerra, ha provato altri disagi, in primo luogo quello di un padre “misterioso”, in casa un’assenza più che una presenza, col quale si costringe a difficili conti alla ricerca di risposte. Le loro mamme, Sara e Adriana, erano state a loro volta amiche ai tempi della scuola, separate dalle drammatiche vicende del secondo conflitto mondiale e, in seguito, dai vortici delle proprie esistenze. Il legame è quindi duplice e tra Anita e Alessandra il filo non si spezzerà mai, neanche quando la prima andrà a vivere e a lavorare a Parigi.
Entrambe hanno grandi slanci, in primo luogo quelli politici. Le vicende storiche in cui si trovano immerse le coinvolgono direttamente: partecipano alle manifestazioni, prendono posizione, discutono, riflettono, seguono i cambiamenti del mondo che non sempre apprezzano e comprendono. La Storia, quella con l’iniziale maiuscola, fa da scenario alle loro vite, ognuna di loro si misura coi grandi accadimenti italiani e noi, lettrici e lettori, ritroviamo in molte loro considerazioni i pensieri e i sentimenti di allora.
Le vite di Anita e Alessandra si nutrono di cultura, di amore e passione e, inevitabilmente, di dolore che, spesso, arriva dai rapporti col genere maschile. Gli uomini presenti nelle pagine di Guardare oltre i muri mostrano molte debolezze e contraddizioni, forme di rigidità culturale e, insieme, superficialità sentimentale; soprattutto hanno lati sfuggenti e opachi che feriscono e formano rivoli di delusione in chi è loro vicino. Le protagoniste, pur travolte, sanno reagire, mostrano determinazione nel ricostruire le proprie esistenze, nel ritrovare la bussola per il loro cammino, rivendicano gesti e scelte personali.
Trova spazio, tra le pagine di Guardare oltre i muri, il legame tra madri e figlie/i. Non attraverso la visione dell’amore stereotipato di mamma, fatto di certezze e sacrifici. Il rapporto con le creature messe al mondo è denso e vivo, ma anche conflittuale, a volte teso, sempre pronto però alla riflessione, alla comprensione e alla spiegazione. Anita vive la maternità con serenità e trasporto, continua a lavorare e a partecipare alla vita politica e trasmette a figlio e figlia i racconti della Resistenza. Alessandra invece attraversa, soprattutto durante la prima gravidanza, forti contrasti interiori, come se l’arrivo di una nuova creatura comportasse per lei la perdita di libertà, il distacco dai suoi interessi, il forzato allontanamento dagli anni della gioventù. Alla notizia di diventare madre, prova paura e non contentezza, dubbi e non commozione, sensi di colpa e insicurezza; viene avvolta dalla costante sensazione di perdita di se stessa e da un pensiero ricorrente nei confronti del bimbo appena nato: «Tu non mi sopraffarai, io rimarrò io». Alessandra vive il movimento femminista degli anni Settanta, anche se non partecipa alle manifestazioni di piazza, gioiose e colorate, ma anche urlanti e piene di denunce e istanze di cambiamento. Legge i libri «sul corpo della donna e il sesso, sulla discriminazione fin dalla nascita fra bambine e bambini. Alessandra leggeva e seguiva: metteva a Jacopo golfini rosa e si indignava se qualcuno diceva che erano da femmina e anche quando era cresciuto gli lasciava i capelli lunghi e a boccoli».
Si agitano, nelle figure femminili descritte da Albertina Vittoria, costanti contraddizioni. Sono donne alla ricerca di nuovi punti di riferimento da seguire e incarnare e in conflitto coi modelli passati, appiccicati addosso e difficili da rimuovere. Sono figure complesse che hanno nelle loro incoerenze le note di maggior fascino; sono donne che trovano della determinazione e nell’autonomia la loro forza, costruita in primo luogo su legami con altre donne.
Guardare oltre i muri è il primo romanzo di Albertina Vittoria che, da studiosa e storica, ha pubblicato moltissimi saggi, l’ultimo dei quali si intitola L’Italia repubblicana. Un profilo storico dal 1946 a oggi, scritto a quattro mani con Salvatore Mura e pubblicato da Carocci (2025).

Nel 2024, sempre con la casa editrice Metauro, l’autrice ha pubblicato un amabile libricino dal titolo Storie di gatti e altri animali.
Nel corso di un piacevole incontro Albertina Vittoria ha voluto raccontarmi la genesi del suo primo romanzo, apparentemente così distante dalle sue altre pubblicazioni. Mi sono domandata, e le ho domandato, cosa l’avesse spinta a cimentarsi nella narrativa abbandonando la saggistica: «È vero che sono una storica, ma è anche vero che ai tempi dell’università volevo essere una letterata, volevo scrivere e studiare letteratura. Per i casi della vita, ho iniziato a lavorare come redattrice alla rivista Studi Storici, quindi i miei interessi di studio si sono indirizzati in altro modo. Però ho sempre scritto, abbozzi di racconti, novelle e poi romanzi che hanno avuto varie vicende e rifacimenti, ma poi sono rimasti nel cassetto. Almeno fino a questo».
Nell’ultima pagina del romanzo sono indicate due date e due luoghi, «Ortisei-Roma, 2017-2025». A cosa si riferiscono?
Guardare oltre i muri è il mio primo romanzo pubblicato, grazie alla Metauro edizioni di Pesaro e al suo managing editor, Corrado Donati. Queste pagine non vengono fuori all’improvviso dal nulla. A parte i tentativi precedenti, al libro ho lavorato lungamente, rielaborando, tagliando, allungando per circa dieci anni. Le date si riferiscono a questo, al suo lungo entrare e uscire dal cassetto, tra la mia vita a Roma e i soggiorni estivi sulle Dolomiti. Nei ritagli di tempo naturalmente, dovendo insegnare e scrivere libri di storia.
Nel romanzo ci sono dall’inizio alla fine riferimenti storici.
Oltre a essere appassionata di letteratura lo sono anche della storia. Ho sempre seguito le vicende politiche del nostro paese, ho partecipato, ho gioito, mi sono arrabbiata, mi sono avvilita, insomma la politica l’ho sempre vissuta con molto sentimento, come entrambe le protagoniste del romanzo. Adesso non più. Anche le mie letture sono rivolte ai romanzi storici anzi, meglio, a storie collocate in un preciso contesto, in un determinato luogo e nei tempi lunghi, che permettono alle vicende personali dei singoli personaggi di intrecciarsi con la grande Storia.

Prima di questo romanzo, hai pubblicato una raccolta di brevi racconti sulla tua vita insieme agli animali.
Nel corso della stesura di Guardare oltre i muri mi sono più volte domandata perché tra quelle pagine non facessi comparire gli animali, che pure sono stati così importanti nella mia vita. È stato così che ho deciso, parallelamente al romanzo, di creare i racconti che ho riunito nel libretto Storie di gatti e altri animali. Si tratta di un volumetto di ricordi sulle vicende degli animali che ho avuto fin da bambina, soprattutto gatti: loro sono i protagonisti del libro e sono gli unici ad avere nomi propri, gli umani sono definiti dalla loro qualifica. I racconti li ho stesi di getto, l’ho fatto ridendo mentre scrivevo e ricordavo, ma anche commuovendomi e piangendo. Ho dedicato la raccolta alla memoria di mio nonno Alberto Spaini, scrittore, giornalista e traduttore di letteratura tedesca, col quale ho a lungo vissuto. Lui, amante di cani e gatti, li ha rappresentati in racconti deliziosi, ricordo ancora il ticchettio svelto svelto della sua vecchia macchina da scrivere tedesca — che poi ho usato anch’io — proveniente dal suo studio nella casa in cui vivevamo insieme a mia madre e a mio fratello.

Albertina Vittoria
Guardare oltre i muri
Metauro edizioni, Pesaro, 2026
pp. 286
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Articolo di Barbara Belotti

Dopo aver insegnato per oltre trent’anni Storia dell’arte nella scuola superiore, si occupa ora di storia, cultura e didattica di genere e scrive sui temi della toponomastica femminile per diverse testate e pubblicazioni. Fa parte del Comitato scientifico della Rete per la parità e della Commissione Consultiva Toponomastica del Comune di Roma.
