Il titolo del numero di maggio/26 di Limes è come sempre evocativo e si riferisce sia all’allontanamento degli Usa dall’Unione Europea che allo scontro tra papa Leone XIV e Trump. Di questi scismi si occupano le prime due parti del volume, mentre la terza è dedicata all’Iran funesto e la quarta, Israeliani contro, a Israele.

La Cina aspetta la fine della Nato apre la prima parte dal titolo Derive transatlantiche, scritta dallo studioso cinese Deng Yuveng. Eccone uno stralcio: «Dalla prospettiva di Pechino, il punto non è se l’Europa si avvicinerà alla Cina, ma se continuerà ad agire come appendice della potenza a stelle e strisce. Da tempo il governo cinese considera il Vecchio Continente pilastro naturale di un ordine multipolare finalizzato alla stabilità internazionale. La Nato è vista come un relitto della guerra fredda. La Cina la accusa di oltrepassare costantemente il proprio mandato originario e l’ha messa in guardia dal «destabilizzare l’Europa e tentare di fare altrettanto con l’Asia-Pacifico […] Pechino non si aspetta un’Europa filocinese, né crede che si schiererà con lei sulle grandi questioni. Vuole che il Vecchio Continente non segua più a bacchetta Washington nello sforzo sistematico e istituzionalizzato di contenere la Cina. Qualsiasi allentamento in questa direzione viene avvertito come un guadagno. Per dirla brutalmente, Pechino è lieta di vedere la crisi di Hormuz allargare le crepe tra America ed Europa, anche se non lo dirà mai apertamente». Nel frattempo Xi Jinping incontra Trump e Putin, mostrando di riconoscere a entrambi il ruolo di Capi di superpotenze e ottenendo da loro lo stesso riconoscimento, in un’epoca in cui non esistono più alleanze ma solo allineamenti che cambiano a seconda dei comuni interessi degli Stati.
Xi Jinping ha definito l’incontro col Presidente americano «stabilità strategica costruttiva» mentre ha ribadito l’amicizia di lunga data che lo lega a Putin, pur non avendogli ancora concesso la costruzione del Power of Siberia 2, il gasdotto per collegare la Siberia occidentale alla Cina attraverso la Mongolia. Tuttavia il Presidente russo, nel silenzio generale dei media nostrani, è tornato in patria con oltre 30 accordi, tra cui il raddoppio di un importante tratto ferroviario per il trasporto transfrontaliero, la proroga del regime di visti gratuiti, la prosecuzione di due cantieri nucleari e una dichiarazione congiunta che sedimenta il rapporto Cina-Russia.
Con un’Ue distratta dalle sanzioni contro la Russia arrivate al ventesimo pacchetto e silente nei confronti dei crimini contro l’umanità e delle violazioni continue delle regole internazionali da parte di Israele, La Germania vuole tornare grande potenza approfondisce la nuova strategia militare tedesca che ha come obiettivo la creazione del massimo esercito convenzionale in Europa e non teme di parlare della bomba atomica.

Da questa sezione si segnala anche La sonnambula di Federico Petroni, il coordinatore della Scuola di Limes, di ritorno da un soggiorno di 10 giorni tra New York e Washington. Un vero rapporto sull’America in depressione. Il titolo si riferisce alla massa silenziosa che dal luglio 2025 organizza, con numerosi cartelli, manifestazioni No Kings a Times Square e in altre tremila località degli Usa. Disapprovano il «monarca anarchico» e la guerra, secondo Petroni, ma con decoro. Senza rabbia o senso di urgenza. Con Trump impantanato nella guerra in Medio Oriente la destra reagisce in tre modi diversi: «Adesione indefessa fra molti sostenitori ideologici di Trump, alcuni membri dell’establishment repubblicano e qualche giovane funzionario. Depressione profonda nella destra giovanile. Nel resto del paese, scarso coinvolgimento». Un articolo necessario a comprendere le diverse componenti delle forze che sostengono ancora Trump e il malcontento che si diffonde nel partito repubblicano, tra i militari e anche in parte della Cia. Nessuno vuole questa guerra imposta da un governo straniero al Presidente americano e inoltre «Il presidente ha governato come se non avesse bisogno del consenso popolare. Qualcosa ha mantenuto: i dazi, lo smantellamento dell’ordine liberale internazionale, l’attacco al wokismo, pur con magri risultati, per esempio nelle università. Sul resto, il bilancio è impietoso. Aveva un’agenda nazional-populista, ora pare un plutocrate. Garantiva posti di lavoro, l’intelligenza artificiale li sta cancellando. Prometteva di raddrizzare l’economia, il costo della vita resta soffocante. Giurava di non iniziare guerre, ha aperto l’ennesimo conflitto in Medio Oriente. Persino sull’immigrazione è andato oltre: pur avendo chiuso la frontiera col Messico, l’indiscriminata brutalità e l’incompetenza delle retate nelle metropoli hanno alienato molti inizialmente favorevoli alle espulsioni, soprattutto tanti ispanici che lo avevano votato e ora temono la profilazione razziale».
Sulla crisi della Nato si soffermano due articoli: Il giorno dopo la Nato e Perché gli Stati Uniti svuotano la Nato. In effetti questa organizzazione (non alleanza) militare avrebbe dovuto cessare il 10 dicembre del 1991, con l’implosione dell’Urss. Così non è stato anche perché, come scriveva il sociologo Parkinson negli anni Cinquanta del secolo scorso, le organizzazioni «in ogni circostanza, e anche in calo del lavoro reale, perseguono soltanto due scopi: accrescere il numero dei membri e aumentare il proprio bilancio». Lo ricorda il generale Cucchi in un articolo da leggere attentamente: Quel che dei Russi non volemmo capire ora lo paghiamo caro.

Vivere senza essere Nato è anche il titolo dell’editoriale di Lucio Caracciolo, cui si aggiungono due corollari: L’eroe di Sigonella, che rende finalmente giustizia al giovane ufficiale, praticamente sconosciuto, di guardia la notte della ben nota vicenda che ha visto l’Italia protagonista di un sussulto di rivendicazione della propria sovranità nei confronti degli Usa; e un’appendice firmata da un tirocinante di Limes in cui, mentre ci è ricordato che il Marocco fu il primo a riconoscere gli Usa nel 1777, sono ben spiegate le ragioni per le quali gli Usa hanno riconosciuto le enclave di Ceuta e Melilla «territorio marocchino occupato».
In copertina: particolare della copertina di Limes, di Laura Canali.
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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.
