Mentre le istituzioni si accingevano a preparare la parata militare dell’ipocrisia in occasione dell’ottantesimo compleanno della Repubblica italiana, tra cavalli imbizzarriti in fuga per le strade di Roma, ad Amendolara in Calabria il 1° giugno si consumava una cruenta strage di migranti: quattro pakistani bruciati vivi dai loro caporali connazionali e un afghano superstite, riuscito a fuggire dal minivan in cui erano stati tutti rinchiusi, come bestie al macello. Lavoravano nei campi a raccogliere le fragole per cinquanta euro al giorno, di cui cinque venivano sistematicamente trattenuti dai caporali come mazzetta. La loro colpa per una condanna così atroce? Essersi ribellati allo sfruttamento, a lavorare in nero con buste paga fittizie da 350 euro al mese: chiedevano un regolare contratto di lavoro e per questo sono stati arsi vivi, come gli eretici nel Medioevo.
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Verrebbe di cantare come Noemi a Sanremo 2012 «Sono solo parole», le meravigliose parole della nostra Carta costituzionale, se oggi, dopo ottant’anni dalla sua nascita, dopo ottantuno anni dalla fine della barbarie nazifascista, nella nostra Repubblica ancora si lavora per morire.
Le chiamano ‘morti bianche’. Sono stragi di innocenti, di lavoratori e lavoratrici silenziose che spesso subiscono tutta la violenza di un padrone o di un intero sistema di sopraffazione. Nei primi tre mesi del 2026 sono morte di lavoro 192 persone. Per questi migranti braccianti pakistani la fine è stata esemplare: non è avvenuta per incuria o mancato rispetto delle norme di sicurezza, ma per volontà di padroni senza scrupoli che hanno punito il loro osare chiedere più diritti e un maggiore riconoscimento economico della loro fatica.
Non si dica che sono migranti che tra loro hanno dato seguito a una vendetta: è avvenuto sul nostro sacro suolo patrio, nell’alveo di quella Repubblica spesso tradita nei suoi valori costitutivi, quella Repubblica che garantisce che «lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge».
Anziché violentare Roma con la parata di forze militari che simboleggiano oggi più che mai un inneggiamento perverso alla guerra, ripudiata dalla nostra Costituzione, quest’anno il 2 giugno avrebbero dovuto sfilare i nomi e i cognomi delle vittime di coloro che, da ottant’anni, sfregiano i principi fondanti della nostra democrazia: alla testa del corteo il nome di Bakary Sako.
Buon compleanno, Repubblica italiana. Noi, cittadini e cittadine di buona volontà, «verremo ancora alle vostre porte / grideremo ancora più forte / per quanto voi vi crediate assolti / siete per sempre coinvolti».
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Il primo numero di giugno di Vitamine vaganti si apre con uno sguardo su un mondo attraversato da profondi cambiamenti geopolitici: Lo scisma d’Occidente, il n.4/2026 di Limes. Parte prima analizza la crisi dei rapporti tra USA ed Europa, il ruolo crescente di Cina e Russia e il declino della Nato. Ampio spazio è dedicato anche alle difficoltà politiche di Trump e ai nuovi equilibri geopolitici mondiali.
In questo scenario si inserisce anche il ricordo di Edgar Morin. Un pensatore poliedrico e sui generis noto come “pensatore della complessità”. Ha sempre rifiutato i dogmi ideologici, cercando di unire sociologia, politica e giornalismo per interpretare la realtà. Il suo pensiero insiste sull’interconnessione dei fenomeni sociali e resta attuale per il suo approccio non semplificante.
Sul tema della guerra e delle sue rappresentazioni si innesta L’urlo di Ecuba di Vittoria Longoni, presentato nell’articolo Il mito in chiave umana e politica. Donne contro la guerra: una rilettura dei miti dell’antica Grecia che, attraverso figure come Ecuba, Cassandra e Antigone, collega le tragedie del passato alle guerre e alle ingiustizie del presente, offrendo una riflessione sulla violenza dei conflitti e sul loro impatto sulle vite femminili.
Ampio spazio è poi dedicato ai temi dell’emancipazione femminile e della giustizia sociale a partire dalla figura di Angelina Casimira da Silva Vidal, giornalista, scrittrice e sindacalista portoghese che si batté per i diritti delle lavoratrici, l’uguaglianza salariale e l’emancipazione femminile, lasciando un’importante eredità nel movimento femminista.
Un’altra prospettiva è offerta da Corpi consumati. Il legame fra femminismo e antispecismo che mette in relazione le due lotte individuando nelle logiche patriarcali e capitalistiche comuni meccanismi di dominio e sfruttamento. A interrogare le forme dell’esclusione è anche Il corpo come spettacolo. I freak show e la spettacolarizzazione dell’alterità che ripercorre la storia delle esibizioni ottocentesche della diversità fisica ed etnica attraverso le vicende di Sarah Baartman e Mary Ann Bevan, invitando a riflettere su stereotipi e discriminazioni ancora presenti nella società contemporanea.
Il tema della memoria femminile attraversa inoltre Feminarum Ianiculum. Il Gianicolo delle donne che, nell’ambito del progetto Tutta mia la città promosso da Toponomastica femminile, propone un itinerario alla scoperta delle molte figure femminili legate alla storia di Roma e del Risorgimento. Un percorso che restituisce visibilità a protagoniste spesso dimenticate e suggerisce una rilettura della città attraverso una prospettiva di genere.
Non manca lo spazio dedicato alla letteratura. Guardare oltre i muri è il romanzo d’esordio di Albertina Vittoria incentrato sulle vite intrecciate di due donne, Anita e Alessandra, che attraversano il Novecento tra legami familiari, impegno politico e ricerca di identità. Attraverso il tema della “sorellanza” e delle relazioni femminili, il libro racconta la formazione personale delle protagoniste dentro la Storia e le trasformazioni sociali del loro tempo.
«Perché desideriamo così tanto la libertà? È da questa domanda che prende avvio il romanzo di Karin Boye, Kallocaina», un’opera distopica che intreccia la trama con la biografia dell’autrice. Il libro descrive uno Stato totalitario che controlla i cittadini tramite un siero della verità, esplorando il conflitto tra oppressione e desiderio di libertà.
Per quanto riguarda arte, cultura e memoria, Presenze femminili nei musei del Nuorese propone un itinerario tra musei della Sardegna del Nord che mette in luce la presenza femminile nella cultura materiale, artistica e simbolica del territorio. Attraverso musei etnografici, opere d’arte e tradizioni popolari, emergono figure e attività delle donne nella vita quotidiana e nella rappresentazione artistica e rituale, restituendo una lettura di genere del patrimonio del Nuorese. Chiude la sezione Scatti urbani. Salerno, che illustra una nuova città attraverso fotografie in bianco e nero.
La scuola delle stelline racconta una classe di scuola primaria in cui un sistema di premi basato sulle “stelline” crea esclusione tra gli alunni, che finiscono per contestarlo. Il racconto critica la competizione a scuola e valorizza cooperazione, equità e ascolto degli studenti.
Per concludere, Sottovetro. Asparagi sott’olio è la ricetta della settimana che propone un modo semplice ed efficace per prolungare la stagionalità di questo prezioso ortaggio primaverile.
Vogliamo chiudere la rassegna di questo numero ricordando la grandissima fumettista franco-iraniana Marjane Satrapi, oltre gli stereotipi sull’Iran. Scrittrice e regista, ha raccontato la propria esperienza trasformandola in un’opera di grande impatto culturale, lasciando in eredità l’idea che un amore profondo e duraturo possa essere la linfa capace di dare senso e direzione a un’intera vita.
Buone letture a tutte e tutti!
Sara Fusco
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Articolo di Valeria Pilone

Già collaboratrice della cattedra di Letteratura italiana e lettrice madrelingua per gli e le studenti Erasmus presso l’università di Foggia, è docente di Lettere al liceo Benini di Melegnano. È appassionata lettrice e studiosa di Dante e del Novecento e nella sua scuola si dedica all’approfondimento della parità di genere, dell’antimafia e della Costituzione.

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.
