Nel numero 34 di Bibliografia vagante parliamo del ruolo delle donne nella mafia. Utilizzando libri, articoli e tesi di laurea, partiamo dagli anni più recenti (2024) e andiamo indietro nel tempo (2009) per assistere alla presa di coscienza di una realtà diversa da quella che rappresenta la donna come vittima, madre e custode della famiglia. Una realtà che coinvolge — indipendentemente dal nome con cui sono identificate — tutte le associazioni mafiose italiane.
Per informazioni sui criteri di scelta degli articoli/libri, vi rimandiamo alla BV 1.


Donne della Mafia si addentra nel mondo criminale napoletano della Camorra, visto e vissuto dalle donne che lo abitano. Il libro racconta le loro storie di vita e analizza le dinamiche di genere esaminando la loro partecipazione come agenti attivi all’interno dell’organizzazione, in qualità di leader, manager, operaie e facilitatrici. Felia Allum dimostra che queste donne sono vere e proprie complici. L’autrice offre un’innovativa analisi interdisciplinare che sfata il mito secondo cui la Camorra sia un’organizzazione sessista e maschilista. Collega la sua analisi della cultura camorristica al più ampio contesto napoletano per mostrare come madri e donne si comportano e vengono trattate nella sfera privata della casa e come la famiglia contribuisca a spiegare il potere che le donne hanno acquisito all’interno della Camorra napoletana. Sono la società civile e le forze dell’ordine che continuano a considerare la Camorra basandosi su stereotipi di genere tradizionali, che relegano le donne a un ruolo irrilevante e a una scarsa autonomia all’interno della criminalità organizzata. Allum smonta questi stereotipi, rivelando il potere e l’influenza delle donne nella Camorra. (dal sito web dell’editore italiano).
Indice e riassunto dei capitoli su Jstor e, in italiano, sul sito dell’editore Carocci. Recensioni: soltanto un estratto di Robin Pickering-Iazzi sul Journal of Modern Italian Studies, Vol. 30, n. 2/2025. Una conversazione con l’autrice sul canale The Italian Radio Hour, 26/06/2025.
Lucia Proietti Peparelli: Donne di mafia. Un’analisi del ruolo criminale della donna all’interno delle famiglie mafiose e la sua rappresentazione. Tesi di Laurea Magistrale, Università degli studi di Padova, a.a. 2023-2024.
Nella mia tesi magistrale verrà affrontato il tema della mafia da una prospettiva di genere, ovvero si andrà a indagare il ruolo criminale delle donne nelle famiglie mafiose. Verrà prima delineato un quadro generale del fenomeno mafioso italiano […], dimostrando come sia impossibile dare una definizione univoca del fenomeno stesso. […] Inoltre, si guarderà al processo legislativo che ha portato alla criminalizzazione del fenomeno stesso, ai circuiti detentivi più stringenti aventi funzione deterrente. Verrà poi analizzato nello specifico il ruolo delle donne all’interno delle famiglie mafiose, che detengono un ruolo attivo e partecipante alle attività illecite di famiglia. […] il percorso di emancipazione femminile che ha accompagnato le donne nella società e nelle organizzazioni ad assumere ruoli sempre più importanti e di rilievo nell’ambito lavorativo e famigliare. Si dimostrerà […] come le donne siano passate da mere compagne di vita, invisibili, utili solo alla procreazione e accudimento dei figli a donne di potere che sostituiscono i boss in momenti di difficoltà. Si noterà una specie di know how innato delle donne nel risolvere conflitti o tensioni, gestire affari economici, dare ordini, il tutto in funzione di mantenere integro il potere del marito, fratello, figlio, in attesa del suo ritorno. Quanto appare evidente, tuttavia, è che nella maggior parte delle situazioni il potere delle donne è delegato e temporaneo, non si tratta di vera emancipazione ma piuttosto di pseudo emancipazione femminile (dal riassunto dell’autrice).

(tratto da unictmagazine.unict.it)
Milena Gammaitoni: La Mafia e l’agire sociale delle donne, Comparative Cultural Studies: European and Latin American Perspectives, Vol 7, n. 15/2022, pp. 97-108. https://doi.org/10.36253/ccselap-14284.
L’articolo presenta un excursus storico-sociale sulla criminalità delle donne e sugli stereotipi e pregiudizi che hanno a lungo offuscato una reale comprensione del fenomeno: nella storia delle idee, nella medicina, nella giurisprudenza, nei media e nelle diverse rappresentazioni sociali. Analizzare i loro diversi ruoli, dalla socializzazione dei figli alla mentalità mafiosa, ma anche il ruolo centrale di alcune donne nella ribellione alla mafia, è un percorso necessario per una più profonda riflessione del fenomeno (riassunto dell’autrice).

Augusto Cavadi: Donne e mafia. Per una griglia interpretativa. Dialoghi Mediterranei, n. 75, 01/09/2022.
Ancora recentemente una delle più attente studiose del fenomeno mafioso, anche riguardo alla presenza femminile al suo interno, notava che la “congerie” di libri dedicati a questa particolare tematica abbonda di «testi interessanti, frammentari o ideologici; spesso incapaci di darti quel necessario sguardo d’insieme, di cogliere il nocciolo della questione che ancora ci chiama in causa» (Alessandra Dino, 2022). Puntando su «alcuni libri importanti» che tuttora fanno testo sull’argomento, vorrei provare a ipotizzare una griglia interpretativa complessiva che avvicini allo “sguardo d’insieme” di cui la Dino avverte la mancanza, pur nella consapevolezza che in questo campo — come in tutti i campi in cui si ricerca davvero — si può aspirare ad «approdi parziali e acquisizioni mai definitive» (dall’introduzione all’articolo).

Il ruolo delle donne nelle mafie italiane è stato a lungo trascurato. Chi sono? Pure e virtuose Madonne o pericolose Madrine? Ridotte allo status di vittime e relegate alla vita domestica, le donne fungono da facciata rispettabile per la mafia: virtuose e docili. Ma, in questo volume coinvolgente, le autrici rivelano come le donne siano sempre state al centro della criminalità organizzata italiana. Mentre gli uomini sono dietro le sbarre o in fuga, spetta alle loro mogli e madri preservare e tramandare i “valori familiari”. Una volta rimaste vedove, alcune spingono i figli alla vendetta, altre diventano a loro volta capi mafiosi. Tuttavia, molte decidono anche di rischiare la vita, collaborando con le autorità e rinunciando alla società mafiosa in cerca di una vita normale. Attraverso testimonianze dirette di sottomissione, complicità e rivolta, Women of Honour dipinge un complesso e affascinante ritratto delle mafiose italiane che hanno superato la cultura del silenzio per condividere le loro storie straordinarie.
Indice sul sito dell’editore. Anteprima su Amazon. Recensioni: su Foreword Reviews, sett.-ott. 2017; Robin Pickering-Iazzi, History , Vol. 46, n. 4/2018, scaricabile da Academia.edu anche gratuitamente.

Elisa Puvia: Madri d’onore: il ruolo della donna all’interno della famiglia criminale mafiosa, EXagere, Anno 1, n. 1, ott. 2016.
Il presente contributo intende illustrare il ruolo della donna in qualità di madre all’interno della famiglia criminale mafiosa conosciuta con il nome di Cosa Nostra. Prima di illustrare le dinamiche di trasmissione dei ruoli e dei valori criminali mafiosi attraverso il percorso educativo, analizzerò quelle che sono state e, per certi versi, continuano a essere le principali mistificazioni operate artatamente da Cosa Nostra, che ne hanno permesso la sopravvivenza e la continuità. Tali mistificazioni riguardano due importanti dimensioni: quella familiare, ovvero l’idea di famiglia come luogo privilegiato di formazione dell’identità e, all’interno di questo nucleo familiare, il ruolo svolto dalla donna nella veste di madre è dunque colei alla quale è affidata l’educazione dei figli. Questi due passaggi preliminari permetteranno di cogliere nella sua essenza, l’importanza del ruolo affidato da Cosa Nostra alla donna. La tesi che cercherò di sviluppare è che il ruolo di educatrice della madre è strategicamente funzionale alla perpetuazione dei rituali, delle norme, delle regole e dei valori attraverso i quali viene assicurata sopravvivenza e continuità all’organizzazione criminale.
Antonella Pasculli: Il ruolo della donna nell’organizzazione criminale: «il caso barese», Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza, Vol. III – n. 2/2009.
Lo studio affronta da un punto di vista sostanzialista il ruolo della donna all’interno delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. Partendo dalla funzione tradizionale di custode del codice culturale mafioso, la partecipazione femminile evolve nella moderna tipizzazione di corriera da droga, intermediatrice finanziaria e infine vera e propria delegata di boss latitanti o detenuti allo svolgimento di mansioni organizzativo-direttive di certo rilievo. Al di là dei casi riconosciuti di ”boss in Gonnella” a partire dall’inizio degli anni ‘80, vengono esaminate nei dettagli importanti sentenze in tema, con riguardo specifico allo spazio di penale rilevanza occupato dalla donna mafiosa in terra di Bari, la cui pericolosità emerge in misura determinante, con il caso esemplare di ultima generazione del sottoclan criminale tutto al femminile che ricopre in maniera integrale gli elementi oggettivi e soggettivi di fattispecie ex art. 416 bis c.p.
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Articolo di Rosalba Mengoni

Laureata in scienze storiche, si è occupata della diffusione della conoscenza del patrimonio culturale del territorio di Fiumicino, soprattutto nelle scuole e della sua accessibilità alle persone disabili. Collaboratrice tecnica all’ISEM – Istituto di storia dell’Europa Mediterranea del CNR, è nel comitato di redazione di RiME – Rivista Mediterranea, gestisce Isemblog e cura il periodico Bibliografia Mediterranea sullo stesso blog.
