Diventare montanari. Viaggio tra i nuovi abitanti delle terre alte è un libretto prezioso, edito nel 2025 da People, la casa editrice che pubblica i libri della collana ideata da L’altra montagna, che prende il nome dal quotidiano online che, attraverso articoli, video e podcast, approfondisce i temi ambientali e sociali delle terre alte. Lo ha scritto Andrea Membretti, studioso, docente di Sociologia del territorio nelle Università di Pavia e di Milano Bicocca e ricercatore, che trascorre molto del suo tempo a Fontainemore, in Valle d’Aosta, non molto lontano da Vollon, il villaggio valdostano in cui trascorro gran parte del mio tempo. Ho avuto il piacere di incontrarlo nel corso di una serata organizzata dalla sezione locale del Cai di Melegnano che ospitava anche lo scrittore Marco Albino Ferrari, in veste di intervistatore. Membretti ha firmato la mia copia del suo libro «Con Amicizia metromontana».
In questo testo fondamentale l’autore indaga su un fenomeno recente, in controtendenza rispetto agli anni del grande abbandono di Alpi e Appennini verso la città: la scelta di molte persone di vivere in montagna a causa dell’insofferenza per il caos, l’inquinamento, l’assenza di verde e la frenesia dell’ambiente metropolitano. Il libro nasce da un’indagine commissionata al ricercatore dalla Swiss National Science Foundation a Crans Montana, recentemente assurta agli onori della cronaca per l’incendio avvenuto a fine anno in un locale notturno che ha cagionato la morte di molte giovani vite.
La storia di questo villaggio e di chi ne ha saputo intravvedere lo sviluppo attuale merita di essere letta.
Per la sua analisi Membretti adotta un punto di vista che mi trova concorde ma che oggi non gode di buona fama nella narrazione mainstream, quello secondo cui le classi sociali esistono ancora: le disuguaglianze, anziché diminuire, come avrebbe dovuto essere per effetto dell’ascensore sociale previsto dalla Costituzione, oggi sono aumentate enormemente. Ce ne rendiamo conto subito, anche visivamente, con un disegno di Tommaso Catone all’inizio del libro in cui Marx viene raffigurato in una versione piuttosto improbabile: arrampicato in cordata verso una cima.
Salendo in montagna Membretti incontra i tre tipi di abitanti delle terre alte. C’è l’Upper class, formata da persone super ricche e benestanti che, frequentando le Alpi d’estate per sfuggire al riscaldamento globale, hanno poi deciso di rimanere a vivere in montagna, in appartamenti confortevolissimi, in qualche resort alpino che considerano un rifugio dall’insicurezza delle città e dalla loro aria insalubre per sé e le proprie famiglie. Viaggiano in aereo in tutto il mondo ma poi rientrano nel loro buen retiro. Segue la Middle Class, quella degli e delle aspiranti montanare, composta da lavoratori/lavoratrici, pensionati/e e giovani iperqualificati/e, montanari e montanare “per scelta”, spesso dettata da aspirazioni ideali e da una visione romantica della vita in montagna. Infine l’Under class, quella dei montanari/e per necessità, migranti internazionali arrivati/e tra i monti per cercare lavoro o per costrizione, come i/le richiedenti asilo dei centri di accoglienza. Queste persone spesso vivono molto al di sotto della soglia di povertà e alcuni di loro, soprattutto donne, sono funzionali alla vita dell’Upper class.
Membretti racconta di Darko, un giovane della Macedonia del Nord, pastore di duemila pecore, che vive sul Gran Sasso da giugno a settembre, con una paga modesta, senza cani, senza rete e senza cellulare. Ogni settimana riceve il cibo che conserva nella sua roulotte, ogni tanto i lupi predano il gregge ma per il padrone le pecore sono talmente tante che qualche perdita viene messa in conto. Darko fa parte dei “montanari per necessità”, persone emigrate nelle città, costrette poi ad allontanarsene per l’impossibilità di riuscire a mantenersi, visti i modelli di sviluppo intrapresi: un esempio è quello di Milano dopo l’Expo 2015, la cui crescita è stata «ad alta intensità speculativa e nel segno della gentrificazione, ovvero dell’espulsione dei ceti poveri a vantaggio di quelli ricchi…». Tra questi montanari ce ne sono alcuni attratti da «occasioni professionali e abitative sempre meno presenti a livello urbano»: la disponibilità di alloggi a prezzi contenuti in zone meno appetibili al turismo, il minore costo della vita e occasioni di lavoro nel campo della pastorizia, agricoltura, silvicoltura e attività estrattive. In qualche modo i montanari per necessità hanno in piccola parte scelto la migrazione verticale. Ma ci sono anche i «montanari per forza», le persone profughe o richiedenti asilo e protezione, indirizzate per il 40% dal Governo centrale verso i territori di montagna. Queste popolazioni non hanno avuto scelta.
Nell’Upper class di Crans Montana incontriamo Christiane, la professoressa quarantenne di Social work all’Università di Sierre, che difende la comunità Lgbtqa+ ma è fondamentalmente una snob ipercritica; o uno dei tanti e tante trenta-quarantenni molto internazionalizzati che, dopo il lockdown del 2020, hanno apprezzato il lavoro da remoto svolto in un ambiente sano e confortevole, meno costrittivo di quello urbano. Parlano solo inglese, vengono da diversi paesi dell’Europa e lavorano come professionisti/e su scala intercontinentale; alcuni/e sono residenti stabili, altri/e vanno e vengono tra Crans Montana e il loro paese natale. Anche Lars, ideatore, insieme alla moglie, dello spazio di co-working Mavericks Active Space è un personaggio interessante. Ritiene che, diversamente da altre zone di montagna, a Crans Montana sia possibile «continuare a mantenere uno stile di vita essenzialmente urbano, mandare a scuola i figli a piedi, lavorare in settori ad elevato livello di conoscenza e su scala globale, pur abitando a 1500 metri di altitudine, in mezzo a montagne spettacolari». Naturalmente il suo desiderio di abitare stabilmente a Crans Montana risente anche delle preoccupazioni per il clima e spera che il luogo rimanga tale e non sia scelto in futuro da troppe persone che potrebbero deteriorare il valore ambientale del luogo.
La Middle class è invece composta dagli “aspiranti montanari” che Membretti incontra in vari luoghi d’Italia, ma soprattutto nella Scuola di montagna in Val Susa, realizzata dall’autore insieme ad altri. Le/gli “aspiranti montanari” sono persone dai 18 ai 70 anni di età, con una maggioranza relativa di quaranta-cinquantenni, in gran parte laureate. Scrive l’autore: «La città fa male. Lo leggo sulle loro facce, prima che nelle parole che pronunceranno. Soffoca, costringe, rinchiude in una vita dagli orizzonti sempre più ristretti. Sui grandi tabelloni coperti di post-it appesi alle pareti della sala dove ci riuniamo, c’è chi scrive: “Non mi sono mai trovato a mio agio lavorativamente e personalmente nella vita cittadina, solo in montagna mi sono sempre sentito a casa”. A fronte di questo disagio — scrive Membretti — il futuro proiettato in montagna è visto come salvifico. Un modo per uscire da questo mondo metropolitano che consuma giorno per giorno, che impoverisce le relazioni, il corpo e la creatività di ciascuno». L’autore racconta poi tre bellissime storie di montagna lungamente desiderata e infine raggiunta: quelle di Roberta, di Max e di Nina.
Max, che ho avuto il piacere di incontrare al Festival In BOSC ati di Coumarial e Bosc, vicino a Fontainemore, organizzato da Membretti e dal collettivo L’altra montagna, è un vero metromontano. Vive tra Londra, città multietnica e accogliente dove risiede il suo compagno e i monti, attualmente la Valle del Gran San Bernardo, vicino a Saint Remy. È guida ambientale escursionistica e, dopo aver frequentato un training ulteriore in eco-psicologia e facilitazione in natura, tiene workshop immersivi e percorsi di benessere nel bosco. Ho avuto occasione di seguirne uno particolarmente interessante e salutare. Dice Max: «…lo stesso concetto di ecopsicologia, su cui baso il mio lavoro di trainer, parte dal presupposto di riconnettere legami tra il modo umano e quello “altro che umano”. Il mio progetto di vita futura in montagna parte da un assunto simile: ristabilire dei legami che sono stati spezzati, e che intreccino territorio, natura, arte e socialità in territori considerati marginali ma in realtà impregnati di storia e di cultura». Il concetto inglese di bridge building, che ha illustrato in una tavola rotonda del Festival, mi ha conquistata.
Pace e futuro non sono un ossimoro è il titolo di un paragrafo di Diventare montanari che illustra l’esperienza virtuosa di accoglienza di migranti internazionali realizzata a Pizzilengo, un paese del biellese, da Andrea e dalla sua moglie olandese Edmeè. Al Festival Andrea ce lo ha raccontato e consiglio a tutte e tutti di leggere la sua storia nel libro per la sua grande bellezza.
Nel capitolo finale Lo scaffale dei libri e dei film si trovano alcune indicazioni di lettura e la citazione dei testi, divisi rigorosamente in Upper class, Middle class e Under class, che hanno ispirato questo libricino prezioso e ricco di spunti di riflessione.
Diventare montanari è la terza uscita della collana L’altra montagna, che si prefigge di realizzare una “saggistica narrativa”, scritta da chi ha competenze scientifiche ma in una modalità che possa raggiungere anche le persone che non si accosterebbero a temi a volte difficili. Una scelta condivisa con il direttore della Casa Editrice People, Tommaso Catone.
Andrea Membretti ha scritto un libro interessante e accattivante, ricco di dati scientifici supportati da «storie di biodiversità umana»: uomini e donne che hanno saputo immaginare il proprio futuro scegliendo la montagna per metterlo in pratica, con un atteggiamento di rispetto e di ascolto delle popolazioni locali, come insegnano le tante Scuole di montagna che formano i futuri abitanti delle terre alte. Se, come pensiamo, a causa del riscaldamento climatico, tra trent’anni saranno moltissimi gli abitanti delle montagne, è indispensabile che chi ha scelto di viverci sia in grado di creare connessioni con le popolazioni locali, con un atteggiamento di umiltà, ascolto e rispetto, agendo quel bridge building di cui Max ci ha tanto parlato.
In copertina: disegno di Tommaso Catone (particolare).

Andrea Membretti
Diventare montanari. Viaggio tra i nuovi abitanti delle terre alte
People, 2025
pp. 160
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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.
