Il 1° settembre, si sa, è il Capodanno delle e degli insegnanti, il giorno in cui in tutta la penisola italiana, da Nord a Sud isole comprese, avviene il primo Collegio docenti che dà avvio ufficialmente al nuovo anno scolastico. Dovrebbe essere un giorno di festa, di incontri ritrovati o inattesi, di nuove idee, iniziative e di rinnovati entusiasmi: invece il 1° settembre è il giorno in cui, da diversi decenni, per i/le docenti d’Italia comincia un incubo della durata di svariati mesi tra burocrazia soffocante, studenti sempre più indisponenti e sempre meno motivati, famiglie esigenti e dirompenti (oltre che ‘rompenti’), presidi sempre più manager e sempre meno a presidio dell’alto valore istituzionale del luogo in cui, da generazioni, si forma l’istruzione collettiva e pubblica del nostro Paese.
Ma, si sa, non si mangia con la cultura e ciò che la scuola fa è tutto sommato inutile, privo di profitto, dunque non meritevole di investimento. A rendere, poi, ancor più scoppiettante il rientro a scuola in questa torrida estate 2026 — oltre alla sempre attuale e intramontabile querelle dei/delle docenti che fanno “tre mesi di ferie all’anno” — ci ha pensato il ministro censore Valditara che, nel boccheggiare generale per le temperature da forno statico di questi mesi di riposo dalle patrie aule, ha tirato fuori dal cilindro di Trastevere delle chicche inaudite e inaudibili.
A giugno è arrivato il ddl sul consenso informato a scuola secondo il quale si stabilisce l’obbligo nelle scuole secondarie di primo e secondo grado di acquisire il consenso informato scritto dei genitori, o degli/delle studenti se maggiorenni, prima di avviare attività o progetti relativi all’educazione sessuo-affettiva, mentre si vieta del tutto quest’ultima nelle scuole dell’infanzia e nella primaria. Poco vale che nei soli mesi estivi si sia registrata un’impennata di femminicidi nel nostro bel Paese.
Poi il ministro ha annunciato in pompa magna arretrati e aumenti degli stipendi dei/delle docenti, tra i più bassi — ricordiamolo — d’Europa: circa 40/50 euro netti mensili, una cifra veramente degna della parola ‘aumento’, con la benzina che supera i 2 euro al litro e insegnanti che lavorano a chilometri di distanza dalla propria abitazione e che devono pagare di tasca loro trasferte, vitto, affitto, mutuo, spese sanitarie, tutto all inclusive nello stipendio di fine mese.
Infine, poco prima del rientro, Valditara ha rilasciato dichiarazioni dal palco del Meeting di Rimini di fine agosto secondo le quali vorrebbe rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per quei genitori i cui figli e figlie non vanno bene a scuola. Questo dopo aver annunciato a inizio agosto una circolare in cui si stabilirebbe il limite del 30 per cento di alunni/e straniere in classe.
Intanto, dal pianeta reale: il 99% degli edifici scolastici non è a norma di sicurezza, per le/gli alunni stranieri mancano sufficienti mediatori e mediatrici culturali nelle scuole, la presenza di sportelli psicologici andrebbe incrementata in ogni ordine e grado di scuola, occorre stabilizzare i tanti e le tante lavoratrici precarie della scuola, occorre aumentare i salari dei/delle docenti e diminuire il numero di alunni/e per classe, e tanto altro.
Soprattutto bisognerebbe tornare a insegnare il sapere ‘inutile’ per formare le coscienze delle persone piuttosto che rendere la scuola una fabbrica di ‘competenze’ e ‘saper fare’ slegati dal ‘pensare’, secondo un modello neoliberale che ha mostrato tutta la sua fallacia e continua a presentare il conto dei suoi danni. Lo ha raccontato molto bene Daniele Venturi in un articolo apparso il 30 agosto in umbriaon.it Dalla scuola severa che offriva il riscatto sociale alla fabbrica dei promossi per forza «La scuola si è piegata alla logica spietata dell’azienda. Il preside è diventato un dirigente manager, gli istituti si fanno concorrenza a colpi di marketing negli open day per accaparrarsi le iscrizioni e gli studenti sono stati trasformati in clienti. E al cliente, si sa, non si può dare un dispiacere. È il meccanismo perverso dei finanziamenti: i fondi statali sono legati al numero di iscritti e al tasso di successo. Se bocci, perdi “clienti” e il budget si assottiglia. È nata così la stagione della promozione facile, del “promossi tutti” per far quadrare i conti o per evitare i ricorsi dei genitori al Tar, sempre pronti a difendere i figli anche di fronte all’evidenza dell’ignoranza».
Bisognerebbe tornare a leggere e mettere in pratica le parole di Piero Calamandrei: «Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue».
Che fare, dunque? Resistere: «Siamo fedeli alla Resistenza. Bisogna, amici, continuare a difendere nelle scuole la Resistenza e la continuità della coscienza morale».
Buon 1° settembre, colleghe e colleghi!
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Il nuovo numero di Vitamine vaganti spazia dalle strade delle nostre città ai grandi scenari della storia, costruendo un itinerario tra donne che hanno lasciato tracce, aperto strade e cambiato il nostro modo di guardare il mondo.
Sebben che siamo donne, paura non abbiamo recensisce l’omonimo libro di Serena Dandini, un’opera che intreccia le biografie delle 21 Madri Costituenti con le storie di molte altre donne protagoniste delle battaglie civili, culturali e politiche italiane. Il libro ripercorre le tappe fondamentali civili, culturali e politiche italiane dell’emancipazione femminile, sottolineando l’importanza della memoria e della solidarietà tra donne per il riscatto sociale e la conquista dei diritti.
Proseguiamo attraverso le vite di donne straordinarie con Milena Jesenská. Lo sguardo di una donna sul mondo, ritratto della celebre giornalista, traduttrice e attivista praghese: una figura segnata dalla sensibilità letteraria, dall’impegno democratico e dall’opposizione al nazismo. Ci spostiamo poi alle origini della civiltà europea con Marija Gimbutas e il simbolismo della Dea Madre, alla scoperta della vita dell’archeologa lituana, fondatrice dell’archeomitologia, e della sua controversa teoria sull’Europa Ancestrale. Infine, seguiamo le orme di Alma Karlin, cittadina del mondo, antropologa, scrittrice e poliglotta slovena che viaggiò in solitaria attraverso oltre sessanta Paesi, raccontando le sue esperienze nei reportage e nelle memorie e raccogliendo numerosi reperti etnografici.
Con Leyla Yildizhan “Deniz Firat”, il coraggio della verità nell’oscurità incontriamo la storia della giovane curda che, abbandonate le armi, abbracciò il giornalismo per documentare con coraggio le lotte del suo popolo.
I volti e le visioni di Laura Conti. Un racconto per immagini presenta l’opera artistica e narrativa realizzata attraverso la tecnica del kamishibai per omaggiare una figura centrale dell’ecologismo e della politica italiana.
Bambine e bambini meritano libri belli. La rivoluzione di Rosellina Archinto ripercorre la significativa figura dell’editrice che ha trasformato l’albo illustrato in un’opera d’arte e di design capace di rispettare l’intelligenza dei più piccoli.
Lo sguardo si sposta poi sul corpo, lo sport e le diseguaglianze di genere.
Un’attività indecorosa esamina l’evoluzione dello sport femminile, dalle restrizioni storiche alle discriminazioni ancora presenti, celebrando le significative vicende delle campionesse modenesi che hanno infranto pregiudizi in diverse discipline. Le loro storie sottolineano l’importanza dell’attività sportiva come strumento di emancipazione e la necessità di superare ogni residuo stereotipo. Prostituzione e traffici umani affronta invece la storia della prostituzione e della tratta di esseri umani in diversi contesti. Attraverso libri, saggi e documentari vengono analizzati sfruttamento, migrazioni, lavoro sessuale e rappresentazioni culturali della prostituzione.
Entriamo ora nelle città, alla ricerca delle tracce femminili che ne attraversano la memoria.
Per le vie della mia città propone un itinerario di genere tra le strade di Corato, analizzando la ridotta presenza di toponimi femminili, ancora dominati da figure religiose e storiche. Attraverso l’esplorazione del centro storico e dei nuovi quartieri dedicati a scrittrici come Deledda, Negri e Stampa, l’autrice invita a riscoprire le tracce, visibili e invisibili, delle donne nella memoria urbana. La portapannère di Bari rievoca la rivolta del pane scoppiata nel 1898 per protestare contro l’aumento dei dazi e del costo della farina. Guidata da Anna Quintavalle, detta la Portapannère, la sommossa popolare coinvolse l’intera città; oggi una petizione ne chiede l’intitolazione di una via, per restituire centralità a una figura a lungo rimasta ai margini della memoria storica. Scatti urbani. Foggia ci conduce infine attraverso le strade della città con un fotoreportage in bianco e nero, offrendo uno sguardo visivo sul paesaggio urbano.
La cultura torna poi a farsi protagonista nella trasformazione dello spazio pubblico con Tor Vergata può davvero diventare la Copacabana italiana, che analizza lo storico concerto di Ultimo del 4 luglio 2026, quando 250.000 spettatori e spettatrici hanno trasformato il quartiere romano in una «città temporanea» e in un modello di gestione dei mega-eventi. Un’esperienza che mostra come la cultura possa contribuire a ridefinire l’identità di un territorio urbano, pur mettendo in luce alcune criticità nella gestione dei flussi di uscita.
Concludiamo con una nuova ricetta: Sottovetro. Confettura di amarene, poco stucchevole e sicuramente più naturale.
Buone letture a tutte e tutti!
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Articolo di Valeria Pilone

Già collaboratrice della cattedra di Letteratura italiana e lettrice madrelingua per gli e le studenti Erasmus presso l’università di Foggia, è docente di Lettere al liceo Benini di Melegnano. È appassionata lettrice e studiosa di Dante e del Novecento e nella sua scuola si dedica all’approfondimento della parità di genere, dell’antimafia e della Costituzione.

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.
