Con il numero 35 di Bibliografia vagante torniamo a parlare di sesso (Sessualità) ma concentrandoci sulla prostituzione e i traffici umani.
Cominciamo esplorando come il mercato clandestino del Tonchino riusciva a eludere il sistema di regolamentazione coloniale all’interno delle tensioni del periodo infrabellico. Si prosegue con una ricostruzione della storia culturale, sociale ed economica della vendita del “sesso alla francese”, delle reti e i meccanismi delle migrazioni transfrontaliere legate al lavoro sessuale. Andiamo poi nella Germania Ovest tra il 1949 e il 1974, dove l’allentamento delle norme sociali provoca lo scontro tra le concezioni tradizionali della prostituzione e le mutate dinamiche del mercato del sesso urbano.
Nella storia della tratta di esseri umani poco nota è quella legata al mercato del sesso medievale: scopriamo quali erano le figure coinvolte in un’attività commerciale che si basava su rapimento, coercizione, violenza, inganno e sfruttamento.
Andiamo poi nella Russia imperiale, dove l’immaginario collettivo fu catturato dalla figura della lavoratrice del sesso attraverso le sue rappresentazioni nella narrativa e nelle arti figurative, evidenziando il modo in cui la società si confrontava con la questione del commercio sessuale.
Per informazioni sui criteri di scelta degli articoli/libri, vi rimandiamo alla Bv 1.

Black Market Business: Selling Sex in Northern Vietnam, 1920–1945,
Cornell University Press, 2020, pp. 276,
ISBN: 9781501752650. Nessuna recensione OA.
Indice e anteprima dei capitoli su Jstor, anteprima su Amazon; presentazione del libro sul canale Youtube del Center for Southeast Asia Studies, University of California, Berkeley, CSEAS Dept.
Black Market Business racconta una storia sociale dal basso del mercato clandestino del sesso nel Tonchino coloniale. Vivace e ben raccontato, il libro esplora le modalità con cui sex worker, gestori e clienti eludevano il sistema di regolamentazione coloniale nell’economia turbolenta del periodo tra le due guerre. Firpo sostiene che la convergenza di cambiamenti economici, demografici e culturali che investirono il Tonchino verso la fine dell’epoca coloniale creò spazi di tensione in cui prosperò l’industria del sesso clandestina del periodo interbellico. In quanto punto di convergenza delle molteplici tensioni che caratterizzavano il Tonchino nella fase finale del periodo coloniale, il mercato nero del sesso costituisce un utile prisma attraverso cui esaminare tali tensioni e il modo in cui esse incidevano sulle popolazioni emarginate. Più nello specifico, un’indagine su questo mercato nero rivela come una particolare categoria di donne indigenti — un gruppo purtroppo poco studiato dagli storici — abbia vissuto tali tensioni.
Attingendo a una base documentaria straordinariamente varia e multilingue, il volume presenta casi dettagliati di prostituzione minorile, tratta di esseri umani e forme di servitù per debiti nell’ambito del lavoro sessuale, oltre a episodi ambientati nei bar, negli alberghi, nelle case di canto e nei locali da ballo del Tonchino. Utilizzando la tecnologia Gis e grandi dataset per tracciare singoli attori storici, rappresenta un modello per nuovi approcci metodologici alla ricostruzione della storia sociale delle donne e delle categorie emarginate.

Selling French Sex è una ricostruzione illuminante della storia culturale, sociale ed economica della vendita del “sesso alla francese”. Il volume esamina i discorsi e le esperienze legati al dibattito di inizio Novecento sulla tratta a scopo sessuale, che mobilitò diversi movimenti riformatori internazionali per combattere la prostituzione coatta di giovani donne all’estero. Secondo la leggenda popolare e gli studi empirici, le donne francesi erano presenti nei bordelli di tutto il mondo, dove risultavano le più desiderate e le meglio pagate del settore. Ma erano vittime di tratta o migranti consenzienti? In questo libro quanto mai attuale, Elisa Camiscioli ricostruisce le reti e i meccanismi delle migrazioni transfrontaliere legate al lavoro sessuale, chiarisce le motivazioni che spingevano le donne a partire o a restare e spiega perché il lavoro sessuale svolto dalle migranti francesi occupasse un posto di rilievo sia nel sottobosco della prostituzione, sia nell’immaginario di attivisti impegnati nella lotta alla tratta, funzionari dell’immigrazione e comuni fruitori del vizio.
Annalisa Martin: Prostitution as Profession: Histories of ‘Work-Shy’ Labour in a Welfare State, West Germany between 1949 and 1974, in Contemporary European History, Vol. 34, n. 3/2025.
Nel diritto della Germania Ovest, la vendita di prestazioni sessuali era considerata legale ma “immorale”, una definizione che ne impediva il riconoscimento o la tutela come professione. Ciò nonostante, donne (e uomini) vendevano sesso per strada, nei bar e nei retrobottega di tutto il Paese, sviluppando pratiche e relazioni per gestire la propria attività, pur rimanendo escluse da molte misure di welfare ed essendo prese di mira dalla polizia locale e dai servizi sanitari o di assistenza sociale. La crescente prosperità e l’allentamento delle norme sociali nella Germania Ovest tra il 1949 e il 1974 fanno da sfondo all’analisi di come le concezioni tradizionali della prostituzione — associata a una presunta avversione al lavoro — si siano scontrate con le mutate dinamiche del mercato del sesso urbano. L’articolo esamina il modo in cui politici, forze dell’ordine e operatori dei servizi sociali hanno interpretato la persistenza del mercato del sesso nel contesto di una crescente attenzione alla sicurezza, e mette inoltre in luce le diverse modalità di lavoro delle donne che vendevano prestazioni sessuali.
Per il periodo si segnalano i documentari: Hookers (USA 1975), di George Paul Csicsery (sulla piattaforma IMDb); Prostitution (Francia 1975), di Jean-François Davy (diverse piattaforme).

Negli ultimi vent’anni, la tratta di esseri umani è diventata una preoccupazione umanitaria a livello globale; tuttavia, la coercizione e la violenza a essa connesse hanno colpito le vittime nel corso dei secoli. Lo scopo di questo lavoro è ampliare la nostra conoscenza del fenomeno della tratta di esseri umani oltre l’epoca moderna, estendendone lo studio ai periodi antico e medievale. Sebbene la tratta degli schiavi della Tarda Antichità e dell’Alto Medioevo sia forse la forma più evidente di traffico di esseri umani, non ne è l’unica. Nell’ambito della tratta di esseri umani va incluso anche il mercato del sesso medievale, poiché coinvolgeva trafficanti, acquirenti, clienti, intermediari e autorità sia laiche che ecclesiastiche in un’attività commerciale che si basava su rapimento, coercizione, violenza, inganno e sfruttamento per procurare manodopera all’industria del sesso a pagamento (dall’Introduzione).


Northern Illinois University Press, 2021; pp. 270. ISBN: 978-1501758867. Indice e riassunto dei capitoli sulla piattaforma Jstor; una recensione OA di Hanna Chuchvaha su H-Russia (maggio 2024). Presentazione del volume sul blog del NYUJordan Center: Parte I, Parte II, (sett. 2021). Dal canale Youtube dello stesso centro si può seguire il seminario dell’autrice: Woman on the Market: The Dowerless Bride in 19th-Century Russia. Intervista all’autrice su Notches (maggio 2022).
Colleen Lucey offre un resoconto avvincente di come la figura della lavoratrice del sesso abbia catturato l’immaginario pubblico attraverso le sue rappresentazioni nella narrativa e nelle arti figurative, evidenziando il modo in cui la società della Russia imperiale si confrontò con la questione del commercio sessuale.
Attraverso la disamina di un’ampia gamma di media — dalle incisioni poco note apparse sui giornali alle opere di narrativa canonica — Lucey mostra come scrittori e artisti abbiano utilizzato il tema della prostituzione sia per commentare l’evoluzione del ruolo sociale della donna al tramonto del regime zarista, sia per esprimere inquietudini riguardo all’irruzione delle logiche capitalistiche nelle relazioni sentimentali.
Ciascun capitolo del libro si concentra su una specifica forma di commercio sessuale, esaminando come utilizzassero il sesso come mezzo per accumulare capitale. Lucey sostiene che la prostituzione divenne un tema centrale per i russi dell’epoca imperiale, in quanto incarnava sia le promesse della modernità sia le ansie legate all’occidentalizzazione.
Il volume integra analisi storica, critica letteraria e teoria femminista, illustrando come le concezioni ottocentesche sulla “donna perduta” traessero origine dai discorsi medico, giuridico e religioso sulla sessualità femminile (dal sito web della Cornell University Press).
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Articolo di Rosalba Mengoni

Laureata in scienze storiche, si è occupata della diffusione della conoscenza del patrimonio culturale del territorio di Fiumicino, soprattutto nelle scuole e della sua accessibilità alle persone disabili. Collaboratrice tecnica all’ISEM – Istituto di storia dell’Europa Mediterranea del CNR, è nel comitato di redazione di RiME – Rivista Mediterranea, gestisce Isemblog e cura il periodico Bibliografia Mediterranea sullo stesso blog.
