Xie Bingying. La voce indomabile della Rivoluzione Cinese

Xie Bingying è stata una figura straordinaria della Cina moderna. Attraverso i suoi scritti autobiografici raccontò la sua esperienza unica di soldatessa, di intellettuale e di femminista in un’epoca di radicali trasformazioni politiche e sociali. Quando ancora le donne erano relegate ai margini, ha combattuto con la penna e con il corpo per la libertà, l’uguaglianza di genere, la giustizia sociale e ha sfidato ogni convenzione, lasciando un segno indelebile nella storia della letteratura e della resistenza cinese.

Xie Bingying nacque con il nome di Xie Minggang il 5 settembre 1906 nel villaggio di Longtan, nella provincia dello Hunan, e crebbe in una famiglia di classe media che, come molte altre, seguiva rigidamente le tradizioni confuciane. Fin dall’infanzia, sperimentò le dure imposizioni della società patriarcale: a pochi anni di vita, le furono bendati i piedi, una antica pratica volta a rendere le donne conformi agli ideali di bellezza dell’epoca. Tuttavia, a dieci anni, in un atto di sfida, si liberò da sola di quelle fasce dolorose, segnando l’inizio della sua ribellione contro le ingiustizie imposte al suo genere. Determinata a ricevere un’istruzione, si scontrò con la ferma opposizione della famiglia. Ma il suo spirito non si piegò: con coraggio riuscì a convincere i genitori a mandarla a scuola, diventando l’unica ragazza a studiare insieme ai maschi del villaggio. Nel 1918, di fronte al rischio di essere ritirata dagli studi per sposarsi, minacciò il suicidio. Il suo gesto disperato funzionò e ottenne il permesso di iscriversi alla Datong Girls School di Changsha.

Nei successivi anni, la sua educazione fu segnata da continui spostamenti tra diverse scuole dello Hunan. Espulsa dalla Scuola Femminile Xinyi a Yiyang per l’attivismo politico, trovò stabilità alla Scuola Provinciale Femminile per la Formazione degli Insegnanti di Changsha, dove entrò in contatto con le idee progressiste del Movimento del 4 Maggio, che sosteneva la modernizzazione della Cina attraverso l’educazione e la liberazione delle donne. Fu in questo periodo che scoprì la letteratura europea e gli scrittori cinesi contemporanei, come Yu Dafu e Bai Wei, che influenzarono profondamente la sua vocazione per la scrittura.

Nel 1926, per sfuggire a un matrimonio combinato e affermare la propria indipendenza, Bingying compì una scelta radicale: si arruolò nell’Esercito Rivoluzionario Nazionale. L’Accademia Militare e Politica Centrale di Wuchang aveva aperto il reclutamento anche alle donne, e lei colse questa opportunità con determinazione, con il sostegno dei fratelli. Assegnata alle unità di propaganda, prese parte alla Spedizione del Nord del 1926, la campagna militare volta a riunificare la Cina sotto il governo del Kuomintang. In quegli anni iniziò a scrivere reportage dal fronte per il Central Daily News, raccontando la vita dei soldati e il ruolo delle donne nella guerra. I suoi scritti, che intrecciavano la cronaca militare con la lotta per i diritti femminili, conquistarono l’attenzione del pubblico e furono poi raccolti nel Diario di guerra (Congjun Riji, 从军日记), pubblicato nel 1928. Questo libro, il primo scritto da una donna soldato in Cina, la rese celebre e le permise di vivere con i proventi dei diritti d’autore mentre proseguiva gli studi. Dopo la fine della campagna militare, lasciò l’esercito e si trasferì a Shanghai, dove si iscrisse al Dipartimento di Letteratura cinese dell’Accademia d’Arte, perfezionando le sue capacità di scrittura. Tuttavia, nel 1929, il locale governo della Concessione francese ordinò la chiusura dell’Accademia. Senza più un’istituzione presso cui studiare, Bingying si trovò costretta a lasciare la città.

Il fratello maggiore le inviò del denaro per trasferirsi a Pechino, dove seguì corsi supplementari per poter accedere alla Woman’s Normal University di Tianjin. Superò l’esame di ammissione e si iscrisse all’università nel 1930. Durante questo periodo, si unì a un ex compagno d’armi, Fu Hao (符号), dal quale ebbe una figlia. Tuttavia la loro unione fu presto travolta dalla repressione politica: Fu Hao, vicino agli ambienti di sinistra, venne arrestato. Per evitare la stessa sorte, Bingying fu costretta alla fuga. Affidò la figlia alla suocera e si rifugiò in Giappone, dove continuò gli studi per breve tempo. Nel 1931 fece ritorno a Shanghai, dove divenne redattrice del settimanale Women’s Light e si unì all’Associazione degli Scrittori di Shanghai per la Salvezza Nazionale, un gruppo di intellettuali impegnati nella resistenza contro l’espansionismo giapponese. Nei suoi articoli sostenne con fervore le truppe cinesi contro i giapponesi e incoraggiò altri scrittori a prendere posizione contro l’invasore. Nei successivi anni, si spostò tra le province del Fujian e dello Hunan, continuando a scrivere, insegnare e pubblicare opere a sostegno della resistenza cinese. Nel 1935 Xie Bingying tornò in Giappone per un viaggio che si concluse con un arresto clamoroso. Rifiutandosi di accogliere Pu Yi, l’ultimo imperatore, e di riconoscere il regime del Manchukuo, che giustificava l’occupazione giapponese della Cina nordorientale, venne imprigionata per tre settimane. Questo episodio testimoniò non solo la sua fermezza ideologica, ma anche il suo spirito indomito. Dopo essere stata rilasciata, rientrò in Cina, dove completò il suo secondo libro: Storia di una donna soldato (一个女兵的自传), che descriveva in modo crudo e realistico la vita di una soldatessa e le difficoltà incontrate dalle donne nella lotta per l’indipendenza e la dignità. Nel 1940 pubblicò un altro volume: Dentro una prigione giapponese (在日本狱中), resoconto delle sue esperienze come prigioniera in Giappone. Questi scritti contribuirono a consolidare il suo posto nella letteratura cinese come una delle più importanti scrittrici e testimoni della Seconda guerra Sino-Giapponese.

Nel 1937, allo scoppio della seconda guerra sino-giapponese, Xie Bingying non rimase in disparte. Tornata nella sua provincia natale, lo Hunan, organizzò il Corpo di servizio femminile della Zona di Guerra, un’unità formata da donne volontarie incaricate di fornire supporto logistico ai soldati, curare i feriti e diffondere materiale propagandistico per rafforzare il morale delle truppe. In un’epoca in cui il contributo femminile al conflitto era spesso marginalizzato, Bingying dimostrò ancora una volta la sua determinazione nel rompere le barriere imposte alle donne. Oltre all’attivismo sul campo, continuò a scrivere articoli, saggi e racconti per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla brutalità della guerra e sulle atrocità commesse dall’esercito giapponese nel Paese. I suoi scritti, pubblicati su vari giornali e riviste, denunciarono in particolare le violenze subite dai civili e la resistenza eroica dei soldati cinesi.
Nel 1938 lasciò la Cina per recarsi negli Stati Uniti, dove tenne conferenze sulla guerra e sulla situazione politica cinese. Durante il soggiorno in Nord America, si impegnò nella raccolta di fondi per sostenere l’esercito e organizzò incontri con intellettuali, giornalisti e attivisti occidentali per attirare l’attenzione sulla lotta contro l’invasione giapponese.

Ministero della Cultura di Taiwan. (12 novembre 1969). Ritratto di Xie Bingying. National Cultural Database. Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Xie_Bingying

Al termine della Seconda guerra mondiale, la Cina entrò in una nuova fase di conflitto: la Guerra civile (1945-1949) tra il Partito Comunista e il Kuomintang. Xie Bingying, pur essendo sempre stata vicina agli ambienti progressisti e femministi, non si schierò apertamente con nessuna delle due fazioni, rimanendo fedele alla sua visione indipendente. Tuttavia, con la vittoria dei comunisti nel 1949 e l’instaurazione della Repubblica Popolare Cinese, la sua posizione divenne sempre più difficile. Le sue idee sulla libertà individuale e sul ruolo della donna non si allineavano perfettamente con l’ideologia del nuovo governo. Preoccupata per la possibilità di essere perseguitata, seguì l’esempio di molti intellettuali e si trasferì a Taiwan. Qui continuò la sua attività di scrittrice e insegnante, ma la situazione politica era comunque tesa e il clima repressivo sotto il governo di Chiang Kai-shek non le permetteva di esprimersi liberamente. Nel 1974 prese una decisione drastica: lasciò Taiwan e si trasferì negli Stati Uniti, stabilendosi a New York.
Durante il suo esilio negli Stati Uniti, Xie Bingying si dedicò completamente alla scrittura e all’insegnamento. Continuò a pubblicare libri e articoli, molti dei quali riflettevano sulla sua esperienza di esiliata e sulla sua nostalgia per la Cina. Nonostante la distanza, rimase profondamente legata al suo Paese natale e alle battaglie che aveva combattuto, per cui nelle sue opere esplorò spesso i temi della patria, della memoria e della lotta per la libertà.
Nel corso degli anni, divenne una figura rispettata nella comunità cinese all’estero e un punto di riferimento per molte/i giovani intellettuali. 
Xie Bingying trascorse gli ultimi anni della sua vita negli Stati Uniti, continuando a scrivere e a insegnare fino alla vecchiaia. Il suo contributo alla letteratura cinese e alla causa dell’emancipazione femminile rimase fondamentale. Morì il 5 gennaio 2000 all’età di 93 anni, lasciando dietro di sé un’eredità di coraggio, indipendenza e impegno per la giustizia sociale. Oggi è ricordata come una delle prime e più influenti scrittrici cinesi moderne, una donna che ha saputo sfidare le convenzioni, raccontare la verità senza paura e ispirare intere generazioni con la sua voce ribelle.

In copertina: illustrazione di Dogni Wei.

Qui link alle traduzioni in francese, spagnolo e inglese.

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Articolo di Paola di Lauro

Laureanda in Lingue e culture moderne, sono appassionata di letteratura e narrativa femminista. Intreccio prospettive femministe con radici culturali diverse, tra cui quella italo-cinese, per decostruire narrazioni dominanti e costruire nuovi immaginari. Scrivo per dare spazio a esperienze plurali, per riscoprire autrici dimenticate e per affermare il potere della parola nel ridefinire il mondo.

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