Il giardino pensile inaugurato sul tetto della Biblioteca comunale Giovanni Calò di Francavilla Fontana e intitolato a Margherita Hack non è fortunatamente il primo né il solo della regione. La Puglia ne conserva diversi, di cui alcuni molto antichi; sono giardini sorti sulle mura urbane e negli spazi annessi ai palazzi baronali, quasi tutti nati per lo stesso motivo: portare il verde dove il terreno non c’era e dove la vista valeva. Quello che è cambiato, nei quattro secoli che separano il più antico dal più recente, è il suo utilizzo.
Il più celebre è a Bovino, nel foggiano, addossato alla facciata del Palazzo ducale su un terrazzamento a due livelli. Circa tremila metri quadrati, murature merlate che affacciano su via Castello, tratti di opus reticulatum romano, una cinquantina di specie censite tra piante e arbusti, statue, busti e fontane. Furono realizzati nel Settecento e ampliati nell’Ottocento ispirandosi a due modelli: il Parco della Reggia di Caserta e il Parco di Recale, residenza estiva della duchessa di Bovino Anna Maria Suardo Guevara, dama di compagnia della regina Maria Carolina. I giardini, infatti, sono legati alla storia dei Duchi di Guevara, che trasformarono l’antico castello medievale in palazzo Ducale. Nel giardino ci sono ancora le cisterne che raccoglievano le acque dell’antico acquedotto romano attraverso le fenditure della roccia su cui sorge il castello: un giardino sopraelevato che si alimentava dal sottosuolo. Di proprietà dell’Arcidiocesi Foggia-Bovino, i giardini sono stati riaperti nel giugno 2025 dopo un restauro da un milione e mezzo di euro finanziato dal Pnrr, che ha riguardato anche sicurezza e accessibilità.
A Presicce, in provincia di Lecce, il giardino pensile occupa il terrazzo dell’ala sud del Palazzo ducale dei Paternò: una pianta rettangolare di ventidue metri per quarantasette, due livelli, quattro aiuole rialzate, una fontana settecentesca ombreggiata da un glicine, un belvedere sulla piazza sottostante. Una vastissima varietà di aranci, mandarini, melograni e nespoli incornicia il perimetro. Qui la committenza ha un nome di donna: nel 1630 fu la principessa Maria Cito Moles a far costruire il giardino insieme alla cappella dell’Annunziata, nell’ambito dei lavori che trasformarono il vecchio fortilizio in dimora gentilizia. Più tardi il principe De Liguoro aprì una gradinata monumentale per collegare il giardino a piazzetta Villani, dando al verde un accesso proprio dalla città. Il palazzo è comunale dal 1964 e il giardino è aperto al pubblico.
A Grottaglie, uno dei sette Comuni della rete Cosmopolita, vi è il giardino Giacomo D’Atri, situato nel Castello Episcopio, antica residenza dei vescovi di Taranto, a ridosso del Quartiere delle Ceramiche. Mille metri quadrati su un unico livello pianeggiante, sopraelevati rispetto al piano stradale e collegati al castello e ai vicoli sottostanti da più scalinate. Porta il nome dell’arcivescovo che tra il 1354 e il 1381 fece erigere il mastio, ma la forma attuale risale al Seicento, quando il cardinale Bonifacio Caetani trasformò la fortezza in residenza nobiliare; un documento della curia del 1711 lo registra già in uso. Ci crescono limoni, aranci, palme, abeti e canfore, con oleandri, bosso, fichi d’India e una grande edera che ricopre la facciata della Torre Maestra. Il limite, tuttavia, è la fruizione: il giardino apre al pubblico solo tra agosto e settembre, durante la Mostra della ceramica mediterranea.
A Putignano, nel barese, il giardino pensile del Palazzo del principe Romanazzi Carducci è collocato al primo piano, sopra un corpo settecentesco, e conserva un nespolo del Giappone secolare. Il palazzo, del Trecento, fu sede del baliaggio dei Cavalieri di Malta, passò intorno al 1800 alla famiglia Romanazzi Carducci e nel 1967 fu donato dal principe Guglielmo al Comune perché ne facesse un museo, aperto nella veste odierna nel 2017. È il caso in cui il passaggio da spazio privato a bene comune è avvenuto per volontà esplicita dell’ultimo proprietario.
A Bitonto il giardino pensile ha un’origine diversa, religiosa e non nobiliare. Si trova nell’ex convento dei Frati minori conventuali, poi Seminario vescovile, accanto alla chiesa gotica di San Francesco d’Assisi, detta alla Scarpa, avviata nel 1283 nella parte più alta del centro storico. Un tempo quello spazio era destinato agli orti dei frati; oggi, restaurato e aperto al pubblico, si affaccia sulle antiche mura e sul vallone del Tiflis e ospita visite guidate ed eventi culturali. L’ex convento accoglie il Museo diocesano intitolato al vescovo Aurelio Marena.
Il giardino che più somiglia, per funzione, a quello della biblioteca Calò è la Villa comunale di Trani. Realizzata nel 1823 e inaugurata l’anno successivo dopo la donazione di terreni da parte della famiglia Antonacci, si estende su un terrazzamento delle antiche mura affacciato direttamente sul mare, con un viale principale di trecento metri che allinea la Cattedrale a ovest e Santa Maria di Colonna a est. Le fonti la descrivono come uno dei rari giardini pensili europei sul mare, ma la particolarità più interessante consiste nel fatto che la sua geometria arrivò prima del piano urbanistico cittadino: insomma, fu il giardino a disegnare la città, non il contrario. Nel 2024 ha compiuto duecento anni.
Messi in fila, questi giardini raccontano l’evoluzione democratica della politica urbanistica. Per tre secoli il giardino pensile pugliese è stato un privilegio: si costruiva sopra un palazzo o sulle mura, lo vedeva chi ci abitava, serviva a impreziosire una residenza e a guardare la città dall’alto. Con Trani, nell’Ottocento, diventa spazio pubblico, ma resta ornamento urbano. Solo negli ultimi anni il tetto verde cambia natura e diventa un’infrastruttura che lavora: raffresca l’edificio, trattiene l’acqua piovana, ospita specie vegetali e insetti impollinatori.
In questo passaggio, il giardino della Calò si colloca all’estremità della linea. Come i suoi antenati sta sopra un edificio storico, nel cuore di un centro antico, e guarda la città da un punto di vista privilegiato. Tuttavia, a differenza degli altri giardini nobiliari, è accessibile anche a chi ha difficoltà motorie ed è progettato per essere inclusivo e fruibile, non solo bello: l’adeguamento sismico e antincendio della struttura, la nuova scala, l’ascensore, la segnaletica e le mappe tattili hanno permesso di realizzare il punto di partenza per abbattere le barriere nei luoghi della cultura. Inoltre, ha in comune con Bovino perfino il dettaglio più antico, il rapporto con l’acqua: là le cisterne che la conservavano, qui il substrato che la trattiene. La Puglia, il giardino pensile lo conosce da secoli; quello che sta imparando adesso è riconoscerne il valore non solo estetico, ma anche funzionale.
In copertina: veduta serale del giardino pensile a Francavilla Fontana. Foto di Danila Baldo.
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Articolo di Veronica Tomaselli

Studente magistrale in Media, comunicazione digitale e giornalismo, laureata in Lettere Moderne presso l’università “La Sapienza” di Roma. Ragazza estroversa, a cui piace leggere romanzi e con una grande passione per la scrittura che coltiva fin da piccola. Il sogno di diventare giornalista per dar voce a chi viene relegata/o nell’ombra.
