Un dramma sul Tamigi

La persecuzione delle sorelle Mansfield, di Xenobe Purvis, è l’opera d’esordio di una promettente scrittrice inglese, e mi sento di consigliarla soprattutto a chi ama i romanzi di atmosfera, quelli che puntano sulle emozioni e in cui sono fondamentali i luoghi dell’azione.
Qui il luogo della storia è l’Oxfordshire del XVIII secolo, più precisamente il villaggio di Little Nettlebed, affacciato sul Tamigi. Ma un’estate torrida e senza piogge ha ridotto il grande fiume a un rigagnolo che si può guadare a piedi, i pozzi sono a secco, i frutti si rattrappiscono sugli alberi e la gente è preoccupata: una brutta estate significa per tante persone un brutto inverno, un inverno di fame.
Molti sono arrabbiati «per il tempo, per il raccolto scarso e per i pozzi vuoti, ma anche per cose più prosaiche, come il fatto che le loro mogli non li amavano più o che un giorno sarebbero morti», come leggiamo nello splendido incipit che cattura immediatamente chi legge, facendo entrare subito in medias res, come si dice in linguaggio tecnico, cioè nella drammatica scena che costituisce il cuore del racconto.

In un frangente così difficile non stupisce che qualcuno, più arrabbiato ma anche più fragile, si incarichi di additare al gruppo un capro espiatorio su cui la diffusa inquietudine possa convergere trasformandosi prima in ostilità, poi in violenza. A fare questa parte a Little Nettlebed è Pete Darling, il barcaiolo, misogino, maniaco religioso e larvatamente psicopatico — è convinto di aver traghettato addirittura un angelo e si considera un prediletto da Dio — che vede le acque del Tamigi abbassarsi ogni giorno di più, rischiando di rendere superfluo il suo lavoro. Le vittime predestinate sono proprio le sorelle Mansfield, cinque ragazze che vivono di là dal fiume in una grande casa insieme al vecchio nonno e a un paio di inservienti, dopo la morte sia del padre che della madre, morta di parto alla nascita dell’ultima figlia, la piccola Mary che ora ha sei anni.
Sono riservate, non danno confidenza alla gente del paese, appaiono altezzose; oltretutto se ne vanno in giro anche dopo il tramonto e questo, pensa il barcaiolo Pete, è qualcosa di molto, molto sconveniente. Ma anche ad altri sembra che il loro comportamento non sia quello che ci si aspetterebbe da ragazze di buona famiglia. Queste devono essere «eleganti e silenziose, con risate delicate come strumenti musicali e mani paffute e pulite», come crede Thomas, il nuovo giovane bracciante che il vecchio Mansfield ha assunto per la fienagione; le sorelle invece non sono come le altre ragazze, quando sono in famiglia parlano tanto, e le loro risate assomigliano a grida. 
La loro diversità, il non conformarsi a un comportamento rigidamente stabilito ne fa insomma un bersaglio per la gente di Little Nettlebed ed è così che si diffonde la credenza che quelle giovani siano streghe in combutta con il demonio. Il barcaiolo le ha sentite abbaiare e le ha pure viste, mentre al tramonto si trasformavano in cani, e c’è chi giura che sono state loro, le Mansfield sotto forma canina, a uccidere tutte le sue galline. Solo poche persone resistono a quella che finisce per diventare una credenza comune, rendendosi conto che dal pesante clima di odio creatosi in paese non può venire che male.

Cose strane peraltro avvengono lungo le rive del Tamigi, il grande fiume malato «fiaccato da settimane di caldo torrido»: gli uomini del villaggio vi catturano addirittura quello che appare un mostro grande il doppio di un uomo, un gigante arenatosi tra i giunchi della riva; forse un demone, pensa qualcuno, invocando un esorcismo. Si scopre poi che si tratta solo di un enorme storione, ma in un’estate così calda e secca può succedere di tutto, la gente se lo aspetta, ed è pronta a credere a qualsiasi cosa, anche che cinque ragazze di buona famiglia siano in grado di trasformarsi in cani. Chi legge avverte l’atmosfera farsi sempre più cupa e l’intero romanzo si regge su questa tesa aspettativa dell’evento drammatico annunciato nell’incipit.
Un tocco lieve di realismo magico, nel finale, non distoglie lettori e lettrici da quello che è il cuore di questo insolito e originale romanzo: una riflessione sulle dinamiche del conformismo e della misoginia e una critica sociale che riguarda ogni tempo, e non solo il Settecento in Inghilterra, dove peraltro la legislazione sulla stregoneria durò a lungo, perché fu abolita solo nell’Ottocento. 

Alla base del romanzo c’è un fatto reale, ricordato in un documento redatto nel 1701 da un medico, il dottor John Friend, che scrive di uno strano episodio avvenuto nella campagna dell’Oxfordshire, dove alcune giovani si erano messe a latrare e si era pensato a un raro caso di convulsioni: l’Autrice, ricercatrice letteraria e autrice di saggi apparsi su diverse riviste, vi si è imbattuta nel corso di una delle sue ricerche. 
Notevole, soprattutto perché si tratta di un romanzo d’esordio, la capacità di ricostruire l’ambiente in tutti i suoi aspetti, sociali e fisici: colpisce la scena del funerale della donna morta di parto (un fatto purtroppo molto frequente in passato) in cui a trasportare il feretro sono, secondo il costume locale del tempo, alcune donne incinte; fascinoso il paesaggio fluviale, descritto nella sua flora e nella sua fauna con una competenza e un’efficacia sorprendenti.

Una scoperta felice, insomma, frutto del prezioso consiglio di un libraio indipendente: un libraio di quelli veri, per i quali i libri non sono solo oggetti da vendere. 

Xenobe Purvis
La persecuzione delle sorelle Manfield
Mondadori, 2025
pp. 208

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Articolo di Loretta Junck

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Già docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile, curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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