Editoriale. Barbara Spinelli, una donna oltre i confini

Raccontare significa, in una qualche maniera, arginare, misurare. Le parole, cavate e ponderate, rappresentano una scelta precisa, una presa di posizione netta, quasi un patto stabilito tra chi il foglio lo riempie di penna e chi lo svuota con gli occhi.
Ed è per questo, anche per questo, che esistono termini che andrebbero vietati. Indescrivibile, per esempio: quale “serietà” può mai avere chi non sapendo cosa dire, come dirlo, decide di percorrere la via più facile?
La scrittura è un atto politico e sociale, e non solo nei contenuti.
Barbara Spinelli questo lo sapeva.
Non era mai comoda, mai facile. Chiedeva a sé stessa e, soprattutto, a chi la leggeva, lo sforzo di andare oltre. Archeologa dei fatti e delle parole, del pensiero e della realtà, scalzava la superficie, rifuggiva l’ovvio urlato degli strilloni: era una giornalista.
Ma non solo.
Ha affrontato la letteratura così come le filosofe affrontano la vita, cercando al suo interno non le risposte ma i dubbi, le variabili che fanno sì che l’essere umano riconosca sé stesso. E a differenza del capitano Achab che «sente e non pensa», Spinelli è stata invece guidata da riflessioni sensibili e appassionate, partecipi e partecipate.
Si conoscono le sue origini, quei genitori così monumentali da lasciare ombre granitiche, nel cono delle quali si rischiava si sparire.
Ella, invece, non se ne è mai appropriata, facendone piuttosto eredità morale da cui partire per affermare, macinare e organizzare le proprie idee.
L’Europa di Ventotene, di Altiero Spinelli e Ursula Hirschmann, è diventata così una promessa politica di pace e di accoglienza:
«Dello straniero, alterità assoluta ma incarnata, abbiamo bisogno per compiere la difficile scelta tra convivenza e rivalità, tra guerra e pace civile, tra diritti e doveri dell’uomo. Ne abbiamo bisogno per capire la diversità e restare tuttavia noi stessi».
Aveva l’idea che, nel rapporto che ciascuno e ciascuna di noi instaura con la diversità, stesse la misura che ci definisce. Abbiamo bisogno di confini non per limitare e limitarci, bensì per raccontarci e trovare, così, il “compagno segreto”, il Secret sharer di Conrad, colui — o colei — che diventa nostro complice e, in qualche maniera, anche nostro artefice.
Leggere i libri di Barbara Spinelli significa immergersi in riflessioni complesse, ricche di citazioni letterarie e filosofiche, di rimandi storici e linguistici che lei sapeva adattare alla contemporaneità per tentare di capirla e spiegarla nella maniera migliore possibile. Citava la Bibbia, e lo faceva da laica.
Non è mai appartenuta a nessuno, a nessun cognome, a nessun giornale, a nessun partito.
Non credeva nel messianesimo politico, ottimista per definizione. Non ha mai aspettato un capo/padre o una capa/madre di effetto, fittizia, posticcia, costruita in cartapesta e destinata alla polvere e al buio di un sipario calato, quando lo spettacolo è ormai finito. La politica, per lei, non era un copione ma una concretizzazione di idee. E la sua esperienza come eurodeputata ne è una plastica rappresentazione.
Aveva una passione per l’umano. Un profondo rispetto per tutto ciò che lo riguardava. E usava le parole per esprimere questa sua considerazione. Volessimo cercarla, eccola, forse, la sua eredità: il bisogno etico di centellinare i pensieri, come granelli di sale prezioso; di usarli per dire il giusto e non l’ovvio, il sintetico, ma non lo sbrigativo.
Essi sono una scelta precisa, una presa di posizione netta, un patto stabilito e firmato.
Un patto a cui lei non è mai venuta meno.

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La storia, la cultura e l’attualità ci offrono strumenti preziosi per comprendere il mondo in cui viviamo e mettere in discussione stereotipi, ingiustizie e narrazioni consolidate. Anche questa settimana Vitamine vaganti propone un percorso tra voci femminili da riscoprire, esperienze di emancipazione, arte, letteratura, scienza e riflessioni sui grandi temi del nostro tempo.

Apriamo la rassegna con La guerra prima della guerra, un’analisi di come la propaganda e il linguaggio bellicista preparino le società ad accettare il conflitto, attraverso la demonizzazione del nemico e la giustificazione della violenza. Il tema prosegue con Da bellum a werra, come cambia la guerra, che ne ripercorre l’evoluzione dall’antichità a oggi, mostrando come, a fronte di strategie e tecnologie militari sempre diverse, le motivazioni restino simili e le conseguenze continuino a essere sofferenza e perdite, senza veri vincitori. Un contributo che richiama anche l’importanza di ascoltare le giovani generazioni e promuovere la pace, la solidarietà e la fratellanza.
Alla testimonianza dei conflitti si lega la figura di Sofia Casanova, prima donna spagnola corrispondente di guerra, intellettuale e testimone dei grandi stravolgimenti europei del Novecento. Attraverso le sue opere e i reportage tra Spagna, Polonia e Russia, sostenne l’emancipazione femminile e la pace, mantenendo uno sguardo libero e controcorrente. Al valore dell’informazione è dedicato anche il reportage Tina Merlin, il giornalismo a tutela dell’ambiente e della montagna, che racconta la seconda sessione del 15° Convegno nazionale di Toponomastica femminile, svoltosi a Udine. Il dibattito approfondisce il rapporto tra giornalismo, deontologia, parità di genere e tutela ambientale, ricordando l’eredità pionieristica di Tina Merlin.

Dalla storia europea passiamo all’antica Roma con Cornelia, figlia dell’Africano, madre dei Gracchi. Matrona di straordinaria cultura, Cornelia Minore educò e sostenne Tiberio e Gaio Gracco, conquistando grande prestigio morale e politico. Eppure, la sua memoria è rimasta legata soprattutto alla fama dei figli, ricordandoci quanto spesso le donne siano state raccontate in relazione agli uomini anziché per il valore della propria persona.
Il tema della memoria femminile ritorna con Ada Pratella, la pittrice riscoperta, che ricostruisce la breve parabola di un’artista napoletana definita dai critici del suo tempo «la prima pittrice d’Italia» e poi a lungo dimenticata.
Alla riscoperta del passato si affianca Artiste contemporanee a Casa Andersen, dedicato alla mostra romana in cui le opere di quarantadue artiste esplorano il corpo come luogo di memoria, relazione e fragilità, mettendo in dialogo la scultura ideale di Andersen con le molteplici identità femminili dell’arte contemporanea.

Anche la letteratura contribuisce a mettere in discussione gli stereotipi femminili e a restituire la complessità delle esperienze delle donne. In Edmondo De Amicis e le donne ripercorriamo la vita e le opere dello scrittore, soffermandoci sulla funzione educativa di Cuore e su Amore e ginnastica, racconto riscoperto da Italo Calvino, che rivela un De Amicis sorprendentemente moderno, ironico e attento alla sensualità e alla complessità dei rapporti umani.
Dalla rappresentazione letteraria passiamo alla conquista concreta di nuovi spazi con Scendere in campo!, recensione del libro La partita che non è mai finita di Maria Pina Egidi. La nascita di una squadra di calcio femminile negli anni Ottanta diventa un racconto di emancipazione e sorellanza, capace di contrastare i pregiudizi patriarcali e incoraggiare le donne a mettersi in gioco.
Il cambiamento passa anche dalla scuola e dalla conoscenza scientifica. C come Carson e Crane. Parità e ambiente a Mottola presenta il progetto premiato dell’Istituto comprensivo “A. Manzoni”, che ha coinvolto gli e le studenti nella scoperta delle scienziate Rachel Carson ed Eva Crane. Laboratori, teatro di carta kamiSHEbook, canzoni e attività per la biodiversità diventano strumenti per promuovere la parità di genere e la tutela ambientale, fino alla proposta di intitolare due spazi verdi alle ricercatrici.

Il rapporto con la natura prosegue con Da Babilonia a Rotterdam. Il giro del mondo dei giardini pensili e dei tetti verdi, che ripercorre l’evoluzione delle coperture vegetali, oggi importanti strumenti di sostenibilità e benessere urbano. Con Quando Malta era Sicilia torniamo invece all’ultima glaciazione, quando l’abbassamento del livello del mare collegava Malta alla Sicilia attraverso un territorio di rilievi, lagune e canali. Con lo scioglimento dei ghiacci il collegamento fu sommerso e gli esseri umani raggiunsero l’isola via mare.

La cura del territorio si accompagna a quella delle persone. In Salute, benessere e integrazione sui territori intervistiamo la dottoressa Silvana Cirincione dell’Asst di Lodi per approfondire il ruolo delle Case della Comunità, presidi dedicati all’assistenza integrata e di prossimità. L’intervista affronta l’organizzazione dei servizi, la medicina di genere, il ruolo dei medici di famiglia e l’importanza dell’informazione per promuovere un cambiamento culturale nella tutela della salute.
Concludiamo con Sottovetro. Confettura di uva fragola, una ricetta per custodire profumi e sapori autunnali e ritrovarli anche quando la stagione sarà passata.

Buone letture a tutte e tutti.
Sara Fusco

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Articolo di Sara Balzerano

Laureata in Filologia moderna, è giornalista pubblicista. Ama i romanzi d’amore e i grandi cantautori italiani, la poesia, i gatti e la pizza. Il suo obiettivo principale è avere la forza di continuare a chiedere: Shomèr ma mi llailah (Sentinella, quanto [resta] della notte)? Crede nei dubbi più che nelle certezze; perché domandare significa non fermarsi mai. Studia per sfida, legge per sopravvivenza, scrive per essere felice.

Sara Fusco

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.

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