L’ironia di Maura Bloom. Ribaltare i ruoli per svelare il sessismo

Maura Bloom sale sul palcoscenico del piccolo teatro dei quartieri spagnoli di Napoli, dicendo che la tassista uomo che l’ha accompagnata in teatro non sapeva guidare bene e lei gli ha fatto, alla tassista uomo, un po’ di womansplaining per dirgli, a un certo punto, di scalare in terza e correre un po’ di meno, perché, si sa, gli uomini al volante sono un pericolo costante, e già capisci che lo spettacolo, intitolato Bambolotto, ti piacerà perché la chiave è quella giusta: il ribaltamento.
Per svelare il sessismo non c’è metodo migliore che ribaltare i ruoli: la pubblicità sessista con protagonista un uomo, il genere delle parole forzato al femminile invece che al solito maschile considerato neutro, chiedere agli uomini in sala che lavoro fanno e poi domandargli come fanno a conciliare i figli e il lavoro, immaginare che a fare mansplaining siano le donne, anche se naturalmente si chiamerà womansplaining.

Il multiverso di Maura Bloom non è limitato ma spazia in diversi ambiti delle differenze di genere, a esempio quando immagina il mondo se gli uomini fossero al potere: ci sarebbero solo guerre, distruzioni e colonizzazioni! 
Ma, soprattutto, ho apprezzato, del suo multiverso femminista, il ribaltare la pratica del catcalling. Qui Maura Bloom dà il massimo di sé, nell’imitare, nelle parole, nella gestualità, nella mimica, negli atteggiamenti, quei piccoli e grandi disturbi verbali che noi donne riceviamo nel nostro quotidiano. Ma non solo, riesce a ribaltare efficacemente anche le piccole violenze fisiche quali palpeggiamenti, strusciatine e mano morte varie, ponendosi nel ruolo di una donna che le impone a uomini, soprattutto a giovani uomini. 
Alcuni esempi di catcalling ribaltato, presi da video sui suoi social: 
«Signorino, ma per caso lavori per Amazon? No, perché tieni un bel pacco!» 
«Amore, ma in un’altra vita eri un rettile per caso? No, perché tieni sta tartaruga che mi fa impazzire?» 
Intercalando ogni frase con fischi e dicendo: «e daiii, è una battuta!», che ricorda sempre quell’invito che ci sentiamo fare, a farci a una risata, perché si tratta solo di una battuta. Battuta che dobbiamo subire. 
Oppure lei, in video in costume da bagno in spiaggia, in posa non provocatoria ma lievemente scomposta e molto sfrontata, per la percezione comune delle posizioni femminili corrette, che dice a un ragazzo: «Ma con questo caldo un bel bagno al mare non te lo fai? E che c’hai paura delle meduse? Ma se entri in acqua con questo bel capitone, quelle se ne scappano».

Foto promozionale ufficiale di Maura Bloom per lo spettacolo “Bambolotto”/Courtesy of Altra Scena

Sembra paradossale, vero? Eppure sono solo ribaltamenti di genere di commenti che ci sentiamo fare in continuazione, ovviamente con riferimenti a parti del corpo diverse. Sono la realtà quotidiana delle battute rivolte alle donne, abituate da sempre a subirle.
Può provocare un po’ di imbarazzo vedere lei sul palco seduta a gambe aperte, mentre si sistema come farebbe un uomo con il suo pacco ma, mentre lo si prova, si comprende che è un imbarazzo giusto perché aiuta a riflettere che gli uomini quest’imbarazzo non lo provano ma riescono a crearlo a noi che subiamo le loro molestie, anche solo verbali. E ci capita in continuazione. 
Si guarda lo spettacolo e si ride ma, mentre si ride, ci si chiede: «perché devo sopportare, nella vita quotidiana, tutto questo? Perché tutto ciò riguarda solo me in quanto donna? Perché tutto ciò è stato quasi normalizzato al punto che veniamo considerate esagerate se spieghiamo che ci infastidisce e ci disturba?» Non lo meritiamo il sessismo che ci viene quotidianamente rovesciato addosso. 
E, nello stesso tempo, si viene portate anche a riconoscere che siamo state anche fortunate, noi donne occidentali di questo millennio, perché, sia che siamo boomer o millennial, comunque non abbiamo vissuto quando le cose andavano anche molto peggio per le donne. Eh sì, perché, passando dalla Genesi a Schopenhauer, con leggerezza, ironia e sempre con la tecnica del ribaltamento, Maura mostra con grande facilità che il mondo è stato degli uomini e ancora, per lo più, lo è. 
E mostra come il patriarcato, oltre a essere dannoso, sia ridicolo. 

Con la stessa ironia affronta anche temi strettamente collegati alla sessualità, ad esempio facendo notare al pubblico in sala che gli uomini non hanno un organo del corpo umano deputato solo e soltanto al piacere, come la clitoride. Loro hanno un organo che è un po’ un tre per uno: il pene infatti serve ad urinare, a procreare e a dare piacere.  
Consiglio a tutte le donne di andare a vedere un suo spettacolo, anche perché si crea, fra le donne del pubblico quasi tutto femminile di ogni età, una comunione di sentimenti, una consapevolezza di trovarsi fra chi prova in certe situazioni le stesse sensazioni di disagio, ma al contempo di liberazione nel sentirle nominate. 
Si crea sorellanza. Ed è una bellissima situazione anche se unita alla consapevolezza che poi, varcate le porte del teatro, si esce dal metaverso di Maura Bloom.

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Articolo di Donatella Caione

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Ha svolto per oltre vent’anni l’attività di editrice di libri per l’infanzia, soprattutto per dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità e far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; ora ama scrivere per contrastare il sessismo, gli stereotipi di genere e i pregiudizi verso l’uso del linguaggio che nomina il femminile.

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