Keith Haring. L’arte contro la violenza

La situazione mondiale sta vivendo una spirale di violenza, paura e distruzione. Un terzo dei Paesi del mondo è in guerra. I bombardamenti distruggono intere città, sepolte sotto milioni di tonnellate di detriti e macerie, le vittime, e non solo soldati, ma anche civili, famiglie intere, non si contano più, gli ospedali si riempiono all’inverosimile e collassano, le persone sono costrette ad abbandonare tutto ciò che hanno e vivono in tendopoli, dove scarseggiano cibo e acqua, i diritti umani sono violati.
Accanto alla violenza esistono però persone che soccorrono, medici che curano sotto le bombe, volontari che rischiano la vita, giornalisti che coraggiosamente raccontano, popoli che continuano a chiedere giustizia e pace. Abbiamo perciò pensato a una serie di articoli sulla denuncia che ha fatto e fa l’arte figurativa degli orrori delle guerre e del grido di pace che si leva da tutto il mondo civile.
Guernica di Pablo Picasso è forse il simbolo più potente della condanna della guerra nell’arte moderna, ma non è una voce isolata.
Prenderò spunto invece per iniziare questa serie da una mostra in corso al Museo di Roma in Palazzo Braschi, visitabile fino all’11 aprile 2027, dedicata a Keith Haring, una delle figure più rappresentative del secondo Novecento, un artista che attraverso i suoi lavori ha lanciato un messaggio universale contro la guerra, il razzismo, l’omofobia e ogni forma di oppressione.

Ingresso alla mostra, Palazzo Braschi, Roma
Foto di Livia Capasso

Haring ha dato voce alle urgenze del proprio tempo, dalla lotta all’Aids e la sua prevenzione al disarmo nucleare, dall’apartheid ai diritti dell’infanzia e a quelli dell’universo Lgbtq+; violenza, droga e controllo del progresso tecnologico attraversano lavori e serie diventate iconiche. La sua è un’arte di ribellione che lascia aperta la porta della speranza e che in un presente ancora segnato da conflitti e tensioni continua a parlarci. Come diceva Haring: «Il pubblico ha diritto all’arte. L’arte è per tutti». E attraverso un meccanismo di segni che hanno la semplicità e l’espressività di un linguaggio alfabetico, parlava direttamente al pubblico.
Keith stesso ha ricordato che fu il padre, vignettista a tempo perso, a insegnargli a disegnare i fumetti fin da piccolo, ma ha contribuito alla sua cultura anche la passione per i personaggi della Disney.

Andy Mouse
Foto di Livia Capasso

Andy Mouse, serigrafia del 1986, fonde Topolino, personaggio amato da Haring fin dall’infanzia, con l’amico Andy Warhol. L’immagine del topo accanto alle banconote da un dollaro allude a una società dominata dal denaro.
Per la prima volta a Roma, una grande esposizione riunisce oltre centoquaranta opere a Palazzo Braschi. Sono dipinti, disegni, sculture, poster selezionati con un focus speciale sul legame tra l’artista e l’Italia (nel 1983 l’artista espose da Lucio Amelio a Napoli, a Milano dipinse nello store di Fiorucci; a Roma nel 1984 al Palazzo delle Esposizioni dipinse sulla scalinata esterna un murale, oggi perduto; a Pisa, sulla parete del convento di Sant’Antonio Abate, ha lasciato l’ultima sua opera monumentale, Tuttomondo).

Keithe Haring a Milano e a Pisa
Foto di Livia Capasso
Motocicletta Yamaha dipinta da Keith Haring durante il suo soggiorno romano
Foto di Livia Capasso
Untitled, Head through Belly (sin) – Barking Dog Neon (dex)
Foto di Livia Capasso
Retrospettiva
Foto di Livia Capasso

Retrospettiva del 1989 riunisce tutte le sue icone più riconoscibili, forme semplici e potenti: cani che abbaiano, figure danzanti, angeli, cuori, televisori e piramidi formano un sistema visivo capace di parlare a chiunque senza mediazioni culturali.
Io mi concentrerò sulle opere politiche e di denuncia sociale, che descrivono un mondo fatto di violenza, paura, disordine, ma anche di fiducia e speranza.

USA 19-82
Foto di Livia Capasso

USA 19-82, del 1982, è una litografia a colori, firmata e datata a mano da Haring e fa parte di un’edizione limitata di cinquanta esemplari. Al centro della composizione si trova l’iconico “bambino radiante” (radiant baby) raffigurato in un rosso intenso, uno dei simboli più famosi dell’artista. Rappresenta l’innocenza, la purezza, l’energia vitale e la speranza in un futuro diverso. Lo affiancano due creature serpentiformi simili a cani, le cui forme si intrecciano con quella umana, invitando l’osservatore a riflettere sull’interconnessione tra gli individui all’interno del contesto sociale. Le relazioni sociali non sono semplici legami tra individui separati, ma formano una rete di influenze reciproche. Siamo individui distinti, ma profondamente legati gli uni agli altri.
La battaglia di Haring riguardava anche i pregiudizi e l’esclusione, a dimostrazione di come l’arte possa diventare uno strumento di protesta e partecipazione sociale.

Free South Africa
Foto di Livia Capasso

Free South Africa, del 1985, rappresenta due figure umane stilizzate: quella nera è molto più grande di quella bianca, e ha una catena intorno al collo: allude alla popolazione nera sudafricana, oppressa dal regime dell’apartheid. La figura bianca più piccola simboleggia il potere del governo sudafricano che sosteneva la segregazione razziale. Di questo manifesto furono distribuite circa 20.000 copie a New York per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Silenzio = Morte
Foto di Livia Capasso

Silenzio = Morte critica l’indifferenza del governo statunitense di fronte alla diffusione dell’Aids a New York, attraverso la rappresentazione di figure che si coprono gli occhi, le orecchie e la bocca, e denuncia la complicità delle istituzioni.

Ignorance = Fear – Crack Down! – Talk to Us
Foto di Livia Capasso

Ignorance = Fear nasce durante la piena crisi dell’epidemia di Hiv/Aids negli Stati Uniti, che stava decimando la comunità Lgbtq+ e artistica di New York. Il classico motivo iconografico delle tre scimmie (“non vedo, non sento, non parlo”) simboleggia ancora una volta la cecità e l’indifferenza della società e del governo americano di fronte alla tragedia dell’Aids. Il silenzio delle istituzioni mediche e governative equivaleva a una condanna a morte per migliaia di persone. Rompere il silenzio attraverso l’attivismo e la visibilità era l’unico modo per pretendere cure e dignità.
Crack Down! si collega alla campagna contro la diffusione del crack, una droga derivata dalla cocaina che provocò gravi problemi sociali e sanitari negli Stati Uniti negli anni Ottanta. Ha l’obiettivo di mandare un messaggio di allarme e sensibilizzare l’opinione pubblica. Un piede gigantesco rappresenta una forza che interviene con decisione per schiacciare e distruggere una pipa da crack, sostenuta da due figure umane. La X sul loro corpo richiama l’annullamento e la distruzione.
Talk to Us invita a riflettere sull’importanza del dialogo e dell’ascolto, per superare l’indifferenza, le barriere sociali e le difficoltà di comunicazione.

Hiroshima
Foto di Livia Capasso

Hiroshima è un manifesto realizzato da Keith Haring in occasione del concerto benefico Hiroshima ’88, organizzato per sostenere la costruzione di una struttura di assistenza per i sopravvissuti alla bomba atomica. Nel manifesto, al centro, si vedono due figure stilizzate, simili a colombe, notoriamente simboli di pace, che con le braccia o le ali sollevate sembrano quasi danzare. Nella parte inferiore una scritta in giapponese recita «La pace è sicuramente la cosa migliore!».
Le ventidue litografie della serie Apocalypse, nate dalla collaborazione tra Haring e lo scrittore William S. Burroughs, pubblicate nel 1989, hanno come tema centrale il timore del conflitto atomico e della conseguente distruzione di massa. Attraverso immagini inquietanti, corpi deformati, simboli tecnologici e figure mostruose, l’artista rappresenta un universo dominato dalla manipolazione, dalla paura e dalla perdita di controllo. Non è solo una sconvolgente illustrazione della fine del mondo, è soprattutto una riflessione sulle possibilità distruttive della civiltà contemporanea.
Nelle litografie le immagini di Haring dialogano con i testi di Burroughs.

La rivolta degli elettrodomestici (sin) – La distruzione del mondo urbano (centro) – Fuori dai binari (dex)
Foto di Livia Capasso

Nella rivolta degli elettrodomestici contro gli ospiti di una festa, ci sono aspirapolvere che risucchiano parrucche e dentiere, spazzolini elettrici che saltano nelle bocche e attrezzi da giardino che feriscono i partecipanti. Poi il pianeta si stacca dalla propria orbita, città, montagne e mari precipitano e vengono inghiottiti dal caos. L’Apocalisse non è più un evento futuro, è attuale e coinvolge tutti. La frase ripetuta con forza, «Off the track! Off the track!!» (Fuori dai binari! Fuori dai binari!), allude alla civiltà che perde il controllo, come un treno che deraglia, e precipita nel panico.

666 energia nel caos grafico (sin) – La metropolitana come metafora della modernità (centro) – Il tempo è scaduto (dex)
Foto di Livia Capasso

La scritta “666”, nella parte superiore dell’immagine, è un riferimento biblico all’Apocalisse e al numero del diavolo, e introduce a un mondo infernale. La figura nera al centro si contorce immersa nel caos. La corsa verso il progresso non conduce a un miglioramento, è una fuga incontrollabile verso la catastrofe. L’immagine della Gioconda è un frammento della tradizione artistica in un universo in cui i simboli culturali vengono sovvertiti. Il tempo concesso è finito.

Se la violenza è una presenza costante nella sua ricerca, la pace rappresenta l’orizzonte verso cui tende il suo lavoro. Per Haring è una possibilità concreta, fondata sulla solidarietà, sulla libertà e sul riconoscimento della dignità umana.

Altarpiece: Life of Christ
Foto di Livia Capasso

Altarpiece: Life of Christ, realizzata l’ultimo anno della sua vita, 1990, pensata per sé stesso e in seguito destinata alla cattedrale di St. John the Divine in New York, dove fu esposta in occasione del suo funerale, si ispira al formato tradizionale della pala d’altare. Figure radianti, forme simboliche coniugano l’arte contemporanea con la tradizione religiosa. L’immagine di Cristo diventa un pretesto per una riflessione sull’esperienza umana.
Le figure di Haring, intrecciate e attraversate da linee vibranti, suggeriscono un’umanità nella quale l’individuo acquista significato attraverso la relazione con gli altri. Il cuore, uno dei simboli più riconoscibili della sua produzione, diventa un segno di amore e partecipazione.
Dietro la semplicità e l’ingenuità delle sue immagini si nasconde una riflessione profonda sulle contraddizioni della società contemporanea. La guerra, la violenza, il nucleare, il razzismo e le disuguaglianze sono temi che attraversano tutta la sua produzione artistica, trasformando l’arte in uno strumento di denuncia e la creatività in una forma di impegno civile. Dove la guerra produce paura e isolamento, l’arte di Haring propone pace, vicinanza e collaborazione.
Oggi, in un mondo segnato da nuovi conflitti armati, crisi umanitarie e tensioni internazionali, il messaggio di Keith Haring è sorprendentemente attuale. Le sue figure ricordano che dietro ogni guerra esistono persone, storie e vite spezzate; che la pace non è un risultato acquisito una volta per tutte, ma un processo che richiede consapevolezza, vigilanza e responsabilità. Contro la logica delle armi, Haring oppone il potere della comunicazione; contro l’indifferenza, la partecipazione; contro la paura, la necessità di costruire legami.

In copertina: foto realizzata dall’autrice dell’articolo Livia Capasso, durante la mostra.

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Articolo di Livia Capasso

foto livia

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte fino al pensionamento. Tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile e componente del Comitato scientifico della Rete per la parità, ha scritto Le maestre dell’arte, uno studio sull’arte fatta dalle donne dalla preistoria ai nostri giorni e curato La presenza femminile nelle arti minori, ne Le Storie di Toponomastica femminile.

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