In giro per Sant’Angelo Lodigiano

Mi è sempre piaciuto camminare in collina o in montagna, anche su sentieri storici e da ricordare (vedi qui), oppure sul lungomare o in bellissime passeggiate intorno ai laghi. Che invidia per chi abita lì, ogni giorno a contatto con paesaggi stupendi e aria sicuramente più pura!!! Certo meno inquinata di quella del mio paese in piena bassa pianura padana, nel Lodigiano, dove c’è un tasso di malattie oncologiche fra i più alti d’Italia, con nebbie nei mesi invernali e caldo umido e afoso negli altri.
Però è da qualche tempo che ho deciso di smettere di mugugnare e rimpiangere ciò che non ho, e ho iniziato a fare giri di tre, quattro e a volte anche cinque chilometri al giorno (il mio massimo… due ore) per le vie del paese, guardandole con occhi più curiosi e facendo tante belle foto! In realtà anche per tenere allenate gambe e fiato, in attesa di raggiungere l’agognata meta dei monti nelle vacanze estive.
In questo periodo primaverile, ideale per la temperatura intorno ai 23-24 gradi, cammino di buona lena, al mattino e come se avessi una meta precisa, cercando di non dare nell’occhio.
Questi i luoghi del paese, che hanno ora attirato la mia attenzione, dopo avermi vista passare migliaia di volte in tutte le età della mia vita.

Monumento Unicef

Osservo il bel monumento in pietra, posto davanti alle scuole primarie Morzenti, dedicato al cinquantenario dell’Unicef, 1946-1996, neanche tanto deteriorato dal tempo, dopo trent’anni da quando è stato posizionato: oggi è arrivato a celebrare gli ottant’anni dalla costituzione del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia… chissà se le classi hanno commemorato quest’anno la ricorrenza, studiandone la storia… chiederò a qualche amica maestra! È qui che mi viene l’idea di raccontare il mio paese e guardarlo con occhi diversi, curiosi e attenti.

A fianco il piccolo parco giochi, deserto al mattino, che si riempie di corse e divertimento al pomeriggio, dopo la scuola.

Per il paese si incontrano diverse case signorili, con muratura di mattoni a vista e fregi decorativi. Sono mantenute molto bene e potrebbero risalire ai primi decenni del secolo scorso… bella e folta la siepe di gelsomino… e molto profumata.

Strano vedere così spoglio di gruppetti di amici e amiche il chiosco automatico che offre snack e bevande in tutte le ore del giorno e della notte… non ci sono mai passata davanti a piedi, ma sempre e solo in automobile, trovandolo affollato e chiassoso…

Monumento Avis

Andando verso il centro, trovo l’opera artistica in pietra e metallo che ricorda la nascita dell’Avis (l’associazione per la donazione del sangue) a S. Angelo: 1952-2002. Intorno vediamo dei murales realizzati da alunni e alunne del paese.

Torretta mura spagnole

Di fronte ecco i resti delle Mura spagnole, fortificazioni del XVI sec. sorte come difesa del paese. È ancora in parte agibile la Torre della Girona, oggi sede di diverse associazioni santangioline, e intorno è sorto un parco che ospita gli eventi estivi.

All’interno panchine, reperti storici e momenti di svago per bambini e bambine, come il grande gioco dell’oca.

A ridosso delle Mura, il monumento agli eroi risorgimentali: Cavour, Mazzini, Garibaldi e Vittorio Emanuele II… “Nel giubileo primo della nazione italica / la virtù del principe galantuomo / la fiamma dell’eroe dei due mondi / il genio dei pensatori di Santena e di Staglieno / qui S. Angelo ricorda / fiero di commettere ai posteri con l’effigie dei sommi / il nome dei figli suoi sacri al patrio riscatto”: quanta retorica! E poi la dedica a cospiratori condannati e volontari santangiolini… ci fosse una donna, una, magari per sbaglio! L’ho cercata ma non la vedo. E le nostre impavide risorgimentali, Cristina di Belgioioso in testa? E le tante donne che chissà quali sacrifici hanno fatto in quel periodo, per mandare avanti il mondo?

Proseguendo si incontra la Basilica, dedicata a S. Antonio Abate e S. Francesca Cabrini. In cima al campanile si staglia la statua in bronzo di San Michele Arcangelo, che dà il nome al paese. Fu posizionata, si legge nelle cronache, nel 1827.

S. Angelo è famoso anche per il suo castello medievale, nel 1200 in mano alla Signoria di Milano dei Visconti e, in seguito ad alterne vicende, nel secolo successivo, ampliato e fatto diventare sua dimora estiva da Beatrice Regina della Scala (Verona, 1331–Sant’Angelo Lodigiano, 18 giugno 1384), quando il marito, Bernabò Visconti, vide il passaggio del potere agli Sforza e il castello fu donato ai Bolognini. All’inizio del secolo scorso, l’ultima erede della casata, Lydia Caprara Morando Bolognini, vedova del conte Gian Giacomo Morando Bolognini, creò una Fondazione per ospitare tre musei: il principale, che espone le collezioni della casata, fra cui arredi d’epoca, la biblioteca con migliaia di volumi e l’armeria; il Museo del pane e il Museo lombardo di storia dell’agricoltura, molto visitati e apprezzati dalle scuole. Nelle foto: la torre, la dedica in latino a Regina Scaligera, spazi interni e le prigioni, che si affacciano sul fossato.

È venuto il momento del luogo forse più famoso del paese: la casa natale della Santa, con una statua a lei dedicata nel parchetto adiacente. Quest’anno, tra pochi giorni, il 20 giugno, il paese si trasformerà (con misure di sicurezza estreme, leggo nelle cronache) per accogliere Papa Leone, in visita per rendere omaggio alla “patrona degli immigrati” che tanto operò nelle Americhe. Atterrerà in elicottero allo stadio (che sta rifacendo tutte le sue entrate per permettere il passaggio della papamobile) e si recherà in basilica e alla casa natale. Io ho già deciso che non sarò tra la folla devota e festante: apprezzo le sue parole di pace, ma non il suo essere agostiniano e a capo di una Chiesa che non ammette il sacerdozio femminile. Ho presentato Agostino di Ippona a migliaia di studenti, facendone cogliere la grandezza del pensiero filosofico sui temi del “tempo” e dell’introspezione psicologica, da un lato, e smascherandone l’estrema misoginia dall’altro.

Diciamo dall’alto al basso? Mi verrebbe da dire “dalle stelle alle stalle”, ma si tratta in realtà del nostro fiume, il Lambro, anch’esso famoso come la Santa ma in tutt’altra direzione! Scorre proprio al centro del paese, in un letto parecchi metri sotto il livello della strada, e con acque che (dopo le tante sanificazioni effettivamente tentate) sono di tutt’altro colore rispetto a quelle cantate dal Petrarca. Spesso attraversando il ponte — che divide la città alta, dominata dal castello, da quella bassa, in cui un tempo non vivevano i nobili ma il popolo dei Barasa, tanto che i santangiolini vengono anche spesso chiamati “barasini” — si sentono ancora puzze do ogni tipo, di scarichi industriali e non solo. E pensare che mia mamma diceva di avervi fatto tanti bagni da bambina!!! Da non crederci, guardando la situazione di adesso, che ci fa riflettere su un degrado ambientale ben più diffuso e preoccupante!

Dopo aver fatto tutto un giro per il paese, ritorno sui miei passi e mi avvicino al mio rione San Rocco, nella città “bassa”, da cui sono partita come ormai molte mattine in questa primavera. Guardo la chiesa che dà il nome al quartiere e in cui sono avvenute tante cerimonie della mia vita: matrimoni, battesimi, comunioni, cresime, funerali… riti di passaggio importanti in una comunità anche oltre l’aspetto religioso. Infatti chi non è credente o di altra religione, di solito aspetta fuori dalla chiesa, per far festa con parenti, amiche e amici.

Questo è il monumento a Pinocchio, nel cortile delle scuole primarie di viale Monte Grappa, realizzato da un grande maestro, nonché pittore e artista santangiolino, Enrico Cerri: mi è sempre piaciuta la creativa inversione di ruolo fra pietra e figura!

Ed eccomi di ritorno a casa. Riprendo l’amico gatto nero, padrone della strada fra le scuole medie, che hanno visto gli anni della mia adolescenza, e la mia abitazione. Lo saluto e gli auguro una buona giornata.

Foto di Danila Baldo.

In copertina: il ponte di Sant’Angelo Lodigiano.

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Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, già docente di filosofia/scienze umane e consigliera di parità provinciale, tiene corsi di formazione, in particolare sui temi delle politiche di genere. Giornalista pubblicista, è vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile e caporedattrice della rivista online Vitamine vaganti.

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