«Lilith abbandonò Adàm perché non aveva voglia di andare a dormire sotto di lui al momento dei rapporti coniugali. Si sentiva pari a lui».
Queste le emblematiche parole presenti nel libro Lilith se ne va. Femminismo, spiritualità e passione politica, una delle ultime opere scritte da Paola Cavallari e presentato alla libreria Claudiana sabato 30 maggio 2026. Gabriella Caramore nella prefazione e Antonietta Potente nella postfazione, lo definiscono un diario intellettuale e spirituale, di risveglio e di conversione.


Lilith compare in un antichissimo mito sumero, come donna indomita, abitante di un albero sacro ripiantato dalla dea Inanna nel suo giardino, insieme ad altri personaggi. La sociologa Paola Lazzarini, in dialogo con l’autrice, ha riflettuto su quanto abbiamo perso in termini di soggettività femminile, confrontando questo mito al racconto del giardino dell’Eden, sottolineando come la dea scompaia, sostituita da un dio maschio, e Lilith venga cacciata. Lazzarini, orientatrice, giornalista e fondatrice di Donne per la Chiesa, presto presenterà a sua volta il suo nuovo libro La Chiesa che non ci vuole. Per un cristianesimo femminista e queer.
In dialogo con l’autrice era presente anche Daniela Di Carlo, pastora titolare della Chiesa Valdese a Milano, che si occupa di teologie eco-femministe e di genere, ed è collaboratrice della rubrica culto radio su Rai Radio 1.
Ha fatto da moderatrice e intervistatrice Elza Ferrario, attiva nel mondo ecumenico attraverso varie organizzazioni, che ha presentato l’autrice come insegnante di storia e filosofia, organizzatrice di tavole rotonde su religioni e violenze contro le donne, in qualità di responsabile del Sistema accoglienza integrazione (Sai). In seguito a questa esperienza, Paola Cavallari ha ideato e promosso l’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne (Oivd), di cui è presidente. Ha collaborato anche a molte riviste femministe e attualmente scrive per vari periodici, tra cui Esodo e Il paese delle Donne. Tra le varie altre opere ricordiamo Tardi ti ho amato; Non sono la costola di nessuno, letture sul peccato di Eva; e la sua nuova opera che pubblicherà quest’anno Ho ascoltato tanto.
Paola Cavallari ha quindi spiegato che nel libro, scritto in terza persona anche se autobiografico, si riferisce a un risveglio in particolare: quello che le ha dato la forza di dire no, di abbandonare una relazione soffocante, in cui subiva manipolazione psicologica, che all’epoca non poteva riconoscere. Nell’opera, Lilith “se ne va” perché si stacca dal ruolo di “ragazza per bene”, parte che svolgeva nonostante avesse vissuto ogni progresso del Sessantotto. Quando sorsero i movimenti femministi, furono fondamentali la pratica di self-help e dell’autocoscienza, centrali anche per la critica d’arte e femminista Carla Lonzi, di cui è stata evidenziata inoltre la spiritualità presente nei suoi scritti.
La conversione avviene tramite le peregrinazioni, l’interrogarsi sul proprio essere e la psicanalisi, che fanno ritrovare sé stesse nell’ascolto del Divino. Da lì, l’autrice afferma di essere riuscita a congiungere l’esperienza del sacro con l’esperienza del femminismo, in genere ostili, spiegando che è da qui che è nato il libro.
In un altro mito, in cui compare il personaggio, Lilith non solo giace con mille demoni, ma non può procreare per punizione divina. Si raccontava, quindi, che rapisse i bambini altrui, mentre invece benedicesse le bambine.
Vi sono molti miti riguardanti Lilith, e Cavallari aggiunge che ne aveva letto il nome per la prima volta nella storica rivista femminista Sottosopra. Era stata affascinata dalla sua figura di donna indomita, ed era sorto il desiderio di rappresentarla, perché la cultura patriarcale ne ha filtrato la narrazione, arrivando a vedere nel personaggio di Lilith una strega da temere, torturare e bruciare, come facevano i cristiani di un tempo a chi non si sottometteva.

La pastora Daniela Di Carlo interviene dicendo che fra i temi presenti nel libro, quello che ha attirato di più il suo interesse è stato la fondazione dell’Oivd, perché le sembra che possa essere veramente ecumenico. Da molti anni, Di Carlo si occupa di ecumenismo e lo considera fondamentale, tanto da influire sul cristianesimo, la cui credibilità è minacciata dal non essere in grado di dialogare. Infatti, il dialogo nella religione cristiana dovrebbe esserci innanzitutto al suo interno, sugli argomenti considerati tabù, come le unioni civili o il sacerdozio delle donne. La pastora sottolinea anche come, in alcune fedi, le donne siano assenti, e chiede all’autrice se l’Oivd riesca a essere di aiuto a questo dialogo tra differenze. Paola Cavallari risponde spiegando come l’Osservatorio sia nato dalla consapevolezza che dentro tutte le religioni siano sempre avvenuti fenomeni di misoginia, anche se nei sacri testi si predica l’uguaglianza tra le persone. L’Osservatorio agisce partendo dalla critica alle religioni, dalla misoginia e dall’androcentrismo presenti ed è esteso anche alle non credenti, ma in qualche modo convinte che tutto l’apparato religioso condizioni profondamente l’essere delle donne tutte. Mentre l’ecumenismo vissuto dall’autrice era molto di élite, legato al clero e agli esponenti che avevano potere, l’Osservatorio è nato dal basso, da dove provengono le istanze più sentite, senza fare nessun tipo di discriminazioni.
Paola Lazzarini interviene nel dibattito facendo presente come sembra che la Chiesa cattolica, ambito in cui è cresciuta, sia in un nuovo periodo di risacca. Fino a qualche anno fa, spiega la sociologa, c’era un flusso di energia creativa e di fiducia, un momento in cui tante donne, non tutte teologhe, prendevano parola. Adesso invece, vede non solo che si sta tornando indietro su tanti livelli, ma anche che i movimenti, nati con grande entusiasmo, sembrano in una fase di deistituzionalizzazione, necessaria, ma che toglie un po’ lo spirito iniziale. Aggiunge che teme che non riusciremo a fare dei passi avanti, finché non affronteremo il problema che alla base del cristianesimo c’è l’idea di un padre che genera senza madre, e qualcosa manca. Invece occorre evidenziare il fatto che, come nel libro Lilith se ne va, si senta riecheggiare anche nella Bibbia un Dio espresso con immagini e aggettivi femminili. Pertanto, si deve continuare a lavorare anche sulle figure femminili nel testo sacro e sulla maschilità non predatoria di Gesù. Inoltre, dovremmo anche confrontarci con l’esilio della Dea Madre dall’immaginario e dalla spiritualità, poiché mentre davanti al sacrificio di Gesù, si riesce a dire che il suo sangue dà vita per fede, è in realtà la madre che versa il sangue per dare vita. C’è bisogno dell’impegno anche della chiesa per questo riconoscimento, per rimediare a questa mancanza.
Daniela Di Carlo nota che nel corso del tempo qualcosa è cambiato, segnando la nascita di uno sguardo di collaborazione tra figure oppresse. Questa possibilità potrebbe essere definita queer. È una prospettiva positiva, che ci permette di leggere la Bibbia con criticità. Ora c’è anche un altro capitolo che il femminismo in passato non aveva affrontato del tutto, ovvero l’eco-femminismo, attualissimo. Questo impegno riguarda le alleanze anche intraspecie, e devono far veramente pensare all’atteggiamento nei confronti delle altre specie, del creato, perché anche noi dobbiamo riconoscerci come una specie predatoria.
Paola Cavallari esprime il suo accordo verso quanto detto dalle altre ospiti per quel che riguarda l’eco-femminismo, su cui l’Osservatorio aveva promosso un laboratorio, che occorre incentivare. L’autrice concorda anche sulla necessità di rivedere il tema riguardante la maschilità di Gesù, aggiungendo anche altri punti che sarebbe necessario rivisitare, come la sessuofobia presente nella Chiesa e il tema delle condanne fatte da Papa Francesco a proposito dell’aborto. L’autrice conclude l’incontro ricordando come il femminismo che ha vissuto lei, nato negli anni Settanta, poneva la questione uomo-donna come un esempio di quella che è la subordinazione di un dominante verso una dominata, segnando “l’origine” di tutte le altre opposizioni e la difficoltà dei maschi nel rapportarsi con il mondo femminile. Il conflitto nasce anche dalla necessità degli uomini di abbandonare l’attaccamento alla madre, per poter assumere l’identità maschile, cui hanno risposto storicamente escludendo e cancellando la femmina. Tutte le femministe sono concordi nel dire che quello che conta è la reciprocità e l’ascolto, non il dominio, fino ad arrivare a riconoscere il volto dell’altra e dell’altro, nel loro valore e nella loro differenza.
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Articolo di Marianna Milano

Nata a Milano, ha conseguito la laurea in Lingue, Lettere e Culture comparate all’Università L’Orientale di Napoli. I suoi interessi sono soprattutto la letteratura orientale, l’arte in tutte le sue sfumature, tra cui fotografia, cinematografia e critica. Svolge volontariato presso le associazioni Toponomastica femminile, Se non ora, quando? Snoq Lodi, Viva Vittoria e La metà di niente.
