Solange Lusiku Nsimire «Sono qui per denunciare e chiedere come una sentinella che vigila»

«Il giornalismo è la mia vocazione, la carta stampata è la mia lotta e l’indipendenza il mio motto». Queste sono state le parole che hanno guidato la vita di Solange Lusiku Nsimire, giornalista e attivista per i diritti umani della Repubblica Democratica del Congo.

Solange Lusiku Nsimire
Fonte: mamaradio.info

Nata a Bukavu, una città di quasi un milione di abitanti, il 20 aprile 1972, frequenta prima l’Isp (Istituto Superiore Pedagogico), poi inizia a trasmettere notizie e reportage attraverso due radio cattoliche, Radio Maendeleo e Radio Maria, iscrivendosi, dopo il matrimonio, alla Facoltà di Economia. Le giornaliste straniere trovano sempre in lei un’accoglienza calorosa e informazioni sicure; questo suo modo di essere le vale la collaborazione con Milo Rau durante le riprese del film da lui diretto: The Congo Tribunal. L’incontro con il giornalismo avviene, quindi, per Solange Lusiku Nsimire in modo non convenzionale perché non frequenta una scuola specifica, ma si confronta con molte/i reporter che le chiedono di parlare della condizione femminile, così si accosta al mondo dell’informazione e ne resta affascinata: si definirà sempre una “giornalista combattente”. Il direttore del giornale per cui scrive, colpito da una grave malattia, le chiede di prendere il suo posto, lei accetta con molto timore e diventa la prima caporedattrice, e poi editrice, di un giornale indipendente mensile della provincia congolese del Sud Kivu, al confine con il Ruanda e il Burundi, tra le zone più pericolose del Paese poiché attraversata da bande di ruandesi, impegnati in azioni di pulizia etnica, soldati dell’esercito in rivolta e predatori di ogni genere. La Repubblica Democratica del Congo è stata, infatti, più volte definita uno “scandalo geologico” a causa dell’abbondanza smisurata di materie prime del suolo e del sottosuolo (diamanti, coltan, oro, cobalto, rame, niobio, legnami pregiati, ecc.) che hanno provocato l’intervento delle grandi potenze occidentali per sfruttarle e determinato corruzione, illegalità, malapolitica al punto da farla piombare in uno stato di guerra costante e continua. Tra le aree più colpite c’è proprio quella d’origine di Solange Lusiku Nsimire, il Sud Kivu, ricca di risorse e contesa tra Ruanda e Burundi, Paesi con cui la Repubblica Democratica del Congo intrattiene rapporti difficili. La rottura dell’alleanza con il Ruanda e l’Uganda, infatti, ha provocato il conflitto congolese (1998-2003). Considerato come la “prima guerra mondiale africana”, per il coinvolgimento di otto eserciti e le ingerenze delle multinazionali occidentali, ha avuto un costo drammatico in termini di vite umane (le stime, perché dati certi non ci sono, indicano da 4 a 5 milioni e mezzo di vittime) e ha contribuito a riaccendere l’odio etnico, soprattutto nelle zone di confine, in una area in cui vivono più di 200 gruppi etnici. A ciò si deve aggiungere la difficile transizione democratica dopo la dittatura di Mobutu Sese Seko Kuku, fuggito da Kinshasa nel 1997, che, per 32 anni, ha depredato sistematicamente le risorse e le casse dello Stato, ha accumulato immense fortune personali e ha lasciato andare verso la totale distruzione l’intero sistema-Paese. La nuova classe dirigente, infine, non si è dimostrata preparata all’esercizio della democrazia e fa un uso illegittimo dei mezzi di informazione, che vengono pagati per fare propaganda, determinando la corruzione del sistema dell’informazione e la soppressione della stampa indipendente.

Lusiku nella sua redazione

Iniziato nel 2007, dopo la morte del suo fondatore Nunu Salufa, il lavoro come direttrice de Le Souverain, titolo emblematico di un foglio di stampa che vuole essere portavoce del popolo sovrano di Bukavu, fino al 2009 non le viene retribuito, anzi paga di tasca propria per la pubblicazione del mensile. Ad aiutarla arriva però un’organizzazione belga, Rencontre des Continents, ed è così che il giornale, creato nel 1992 con l’intento di liberalizzare la stampa in Congo, e a rischio chiusura, rinasce con una linea editoriale finalizzata alla promozione della democrazia e alla rivendicazione dei diritti delle donne. Le difficoltà nella gestione sono molteplici e vanno dalla mancanza di una rotativa all’assenza totale nella Repubblica Democratica del Congo di una cultura della lettura. Per stampare le copie del giornale, la direttrice si mette in viaggio personalmente per andare in Burundi, passando la frontiera col Ruanda, assumendosi rischi elevatissimi; attende tutta la notte affinché venga ultimato il lavoro tipografico e poi riparte, prendendo un autobus, ma caricando le 500 copie su un altro per ragioni di sicurezza. Alla fine, riesce a trovare un centro stampa in Uganda a cui spedisce i file e poi riceve le 1000 copie ordinate. Per quanto concerne l’assenza totale di una cultura della lettura, la “giornalista combattente” si è impegnata a stimolarla con eventi come il Kitabu Festival, iniziativa che celebra la letteratura e la tradizione orale, con un focus particolare sulla promozione della lettura tra la gioventù.

Solange Lusiku Nsimire ritira il premio Femme de Courage 2013.
Crediti: Bryan Bedder, Getty Images

Oltre a risollevare le sorti del giornale, Solange Lusiku Nsimire vanta una fama internazionale che le ha permesso di ricoprire incarichi e ottenere prestigiosi riconoscimenti tra cui quello di presidente dell’Unione nazionale della stampa (sezione di Bukavu/Sud Kivu); quello di vicepresidente dell’Unione nazionale della stampa della Repubblica Democratica del Congo; quello di membro del Consiglio di amministrazione dell’Università Cattolica di Bukabu; la laurea honoris causa all’Università di Lovanio in Belgio; il premio Femme de Courage 2013 dell’Ambasciata Usa a Kinshasa; il premio “Unicredit Ilaria Alpi” di Riccione nel 2014.

La giornalista pluripremiata Solange Lusiku Nsimire ha perseverato nonostante le minacce e la violenza.
Foto per gentile concessione di IWMF

Più volte minacciata per l’attività di denuncia, l’incolumità di Solange Lusiku Nsimire viene messa a rischio già nel 2003 dopo aver segnalato la presenza di armi all’università; nel 2008 viene attaccata in modo subdolo: la sua casa viene assaltata tre volte e in una di esse uomini armati legano il marito e i figli, rubando i risparmi della famiglia. Nel 2010 altri individui distruggono i vetri della sua abitazione e nel 2012 le minacce da sempre ricevute diventano insistenti e pericolose a seguito di un suo editoriale in cui accusava apertamente il Ruanda di essere responsabile politicamente dell’instabilità del Congo. Su consiglio della missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica Democratica del Congo (Monusco), è costretta a fuggire dal Sud Kivu con il figlio più piccolo di due anni per circa tre mesi. Durante una sua visita in Italia, infine, nel settembre 2014, viene aggredita alla stazione di Bologna da un uomo ruandese per la denuncia, presente in un suo articolo, nei confronti del governo ruandese da lei ritenuto responsabile della disastrosa situazione nell’est del Congo. Nel 2013 riceve proprio il premio Courage in Journalism della International Women’s Media Foundation per il coraggio dimostrato nel suo lavoro, in particolare per la pubblicazione di articoli contro la corruzione del governo, contro le ingiustizie nei confronti delle donne e contro l’abuso compiuto con gli aiuti internazionali.

Lusiku legge il giornale Souverain con bambini

Durante l’intervista concessa dopo la premiazione del 2013, alla domanda su cosa la spinga a continuare, Solange Lusiku Nsimire risponde che chiederle di smettere di fare la giornalista significherebbe rinunciare a sé stessa. Crede fermamente che la sua battaglia sarà utile alle generazioni future per creare una testimonianza scritta, basata su fonti valide e affidabili, in grado di costruire la memoria collettiva del suo Paese. Ritiene che le/i giornaliste/i siano la vera voce delle moltitudini e della democrazia, ma il loro ruolo risulta osteggiato dai leader politici di un Paese che è stato per anni una dittatura.
La Repubblica Democratica del Congo risulta essere, infatti, uno dei Paesi africani che ha tra i più bassi indici di libertà di stampa (48,91, 123° posto del World Press Freedom Index ne 2024) e pertanto appare estremamente difficile praticare la professione di giornalista. Per Lusiku Nsimire i problemi della stampa nel suo Paese sono di due tipi: la proprietà dei media e il contesto di povertà e insicurezza che impedisce alla stampa di essere indipendente: chi si rifiuta di obbedire alle richieste degli influenti uomini politici non ha accesso ai finanziamenti pubblici e soprattutto viene minacciato fisicamente. 

La redattrice congolese Solange Lusiku Nsimire, 42 anni.
Fonte: Sylvain Muyali, per gentile concessione di IWMF

La spinta al giornalismo per Lusiku Nsimire le deriva, inoltre, dal disgusto, da lei provato fin da bambina, nei confronti delle ingiustizie che colpiscono principalmente le congolesi che, nonostante ciò, continuano a lottare, rappresentando un sostegno fondamentale per la propria famiglia: per lei ciò è una grande spinta all’azione.
La Repubblica Democratica del Congo era e continua a essere, infatti, un Paese pericoloso per le donne: stupri, violenze domestiche e uccisioni insensate fanno parte della quotidianità. Ancora più drammatica risulta la condizione femminile nella provincia della “giornalista combattente” poiché le bande armate, governative o ribelli, fanno del corpo delle donne uno strumento di guerra, violentando bambine e donne anziane; poche sono quelle che vengono accolte negli ospedali e sottoposte a diverse operazioni per riconoscere solo in parte il proprio corpo orribilmente deturpato. Questo massacro, unito a quello perpetrato durante i vari conflitti, ha causato la morte di 5,4 milioni di persone dal 1998; il silenzio nei confronti della tragedia congolese è, per Solange Lusiku Nsimire, assordante e viene da lei attribuito all’estrema povertà della popolazione che, proprio per le condizioni di indigenza, non viene considerata degna di attenzione dagli altri Paesi. Con il suo giornalismo resistente, ha voluto fare in modo che il resto del mondo smettesse di guardare il Congo solo dal punto di vista della violenza e delle donne come vittime, ma imparasse a considerare le/i congolesi come persone forti e determinate.

Cerimonia di intitolazione del Viale a Solange Lusiku Nsimire
Fonte: mamaradio.info

Solange Lusiku Nsimire si è spenta a Kinshasa il 14 ottobre 2018 dopo una breve, ma fatale malattia; le sono sopravvissuti il marito e i sette figli, due maschi e cinque femmine, ma anche i giornalisti e lo staff di Le Souverain che continuano a pubblicare il suo giornale, onorando così la memoria della loro indomita direttrice.
Il 9 dicembre 2024, con un decreto del governatore provinciale del Sud Kivu, è stato intitolato alla memoria di Solange Lusiku Nsimire un viale nel comune di Bukavu.

Qui le traduzioni in francese, spagnolo e inglese.

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Articolo di Alice Vergnaghi

Docente di Lettere presso il Liceo Artistico Callisto Piazza di Lodi. Si occupata di storia di genere fin dagli studi universitari presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha pubblicato il volume La condizione femminile e minorile nel Lodigiano durante il XX secolo e vari articoli su riviste specializzate.

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