Lise Nørgaard

Lise Nørgaard nasce il 14 giugno 1917 a Roskilde, in Danimarca. Suo padre, Harry Alexander Jensen, era un grossista, mentre sua madre, Olga Sofie Tønder, era la proprietaria di un negozio. Ha condiviso l’infanzia con Gerda e Kai, i suoi fratelli minori, e Bob, sua zia. A seguito della scuola secondaria, procedette la formazione presso la Translatørskolen (in danese: “Scuola per traduttori”), che preparava traduttori/trici e interpreti/e di professione, specialmente per le lingue straniere in ambito commerciale, legale e tecnico. Fondata nel XIX secolo e parte integrante dell’Handelshøjskolen (Scuola Superiore di Commercio), oggi conosciuta come Copenhagen Business School (Cbs), accolse anche Nørgaard che la frequentò per acquisire una solida competenza linguistica, all’epoca ancora rara per una donna, ma che le fu utile nel suo successivo lavoro giornalistico. 

Lise Nørgaard

Nel 1935, infatti, presso il  Roskilde Dagblad  ha inizio la sua carriera nell’informazione: il quotidiano locale veniva pubblicato nella città di provenienza di Lise e forniva notizie regionali, politiche, culturali e di interesse generale; nonostante non fosse tra i quotidiani nazionali della Danimarca, rappresentava un punto di riferimento per la cittadina e le aree circostanti, specialmente nel primo Novecento. Per la giovane, però, fu il primo luogo di lavoro come apprendista giornalista che diede inizio alla sua attività, in un periodo in cui pochissime donne entravano nella professione. Successivamente, nel 1949, entrò al  Politiken, uno dei principali quotidiani danesi, fondato a Copenaghen nel 1884 da Viggo Hørup, Edvard Brandes e Hermann Bing e notevolmente riconosciuto per la sua linea editoriale progressista, liberale e orientata alla cultura. Qui, l’ormai affermata giornalista lavorò dal 1949 al 1968, e sviluppò in particolare articoli su temi di costume, società e diritti dei consumatori, distinguendosi per la sua attività pionieristica nel giornalismo femminile. Proprio nel 1968 cominciò a far parte del settimanale Hjemmet (letteralmente  La casa), molto popolare fra la popolazione femminile danese. Ne diventò caporedattrice dal 1975 al 1977 e in questo periodo riuscì a modernizzarne i contenuti e a rafforzarne il ruolo nella società; il giornale, che trattava principalmente di attualità e intrattenimento, approfondiva anche temi sociali oltre alle rubriche già note. In particolar modo, Nørgaard scrisse articoli sulla disuguaglianza tra uomini e donne nel mondo del lavoro, mettendo in luce le difficoltà di queste ultime a entrare in professioni tipicamente maschili (come lei stessa aveva già sperimentato nel giornalismo). E non solo: portò all’attenzione pubblica le problematiche delle madri nubili o divorziate, che spesso venivano emarginate nella società danese dell’epoca; non dimenticò di approfondire anche la questione della tutela dell’infanzia, in un’ottica critica e pungente verso lo Stato sociale. Attraverso la sua penna ironica e incisiva, ma sempre elegante e delicata, ebbe modo di toccare queste questioni in una rivista apparentemente leggera, rendendole però accessibili a un vasto pubblico. Conosceva bene lettrici e lettori e sapeva anche come stimolarli alla riflessione, senza rompere apertamente con la fetta più conservatrice della rivista. Con acutezza, mise in discussione l’immagine tradizionale della donna “tutta casa e famiglia”: il suo scopo era indagare il posto della donna nella società.

Ma fu capace pure di esplorare la vita quotidiana della popolazione danese, dando voce a questioni come la qualità dei prodotti in vendita, la chiarezza delle pubblicità e la difesa da possibili inganni commerciali, avvicinandosi, quindi, al giornalismo d’inchiesta, seppur in maniera semplice e pensato per il target di riferimento. Continuò il suo lavoro presso il Berlingske Tidende, uno dei quotidiani più antichi e prestigiosi della Danimarca, fondato nel 1749; qui fu attiva dal 1980 fino al 1988, dopo il successo della serie Tv Matador (1978–1982). Questa serie, ideata da Lise Nørgaard e diretta da Erik Balling, ha rappresentato un ulteriore slancio per la giornalista, nel momento in cui ha lasciato Hjemmet nel 1977 e prima di entrare, due anni dopo, nel Berlingske. La storia è ambientata nella cittadina immaginaria di Korsbæk e mette in scena gli anni che vanno dal 1929 al 1947, durante la Grande depressione e l’occupazione nazista della Danimarca durante la Seconda guerra mondiale. Il titolo, Matador, richiama il nome danese del gioco da tavolo Monopoly, e nel linguaggio comune descrive un imprenditore di successo — riferimento diretto alla parabola di Mads Skjern, uno dei protagonisti. La narrazione si costruisce, infatti, attorno alla rivalità tra due famiglie appartenenti a classi sociali diverse: la prima è quella di Hans Christian Varnæs, un banchiere conservatore che simboleggia la borghesia tradizionale, e, dall’altro lato, quella di Skjern, un uomo di origini umili che, arrivato in città come venditore ambulante, costruisce un’attività fiorente, sfidando l’ordine sociale rappresentato dalla famiglia rivale. Questo scontro è il pretesto per mostrare le tensioni sociali ed economiche della società danese e i suoi cambiamenti culturali, un modus operandi che Nørgaard aveva già sperimentato durante la sua attività giornalistica. Matador è stata suddivisa in 24 episodi distribuiti in 4 stagioni e ha rappresentato un successo davvero notevole: alcuni episodi hanno raggiunto circa 3,6 milioni di spettatori/trici, in un Paese che allora contava circa 5 milioni di abitanti.

L’attore Jørgen Buckhøj ha interpretato Mads Skjern nella serie TV Matador, che è diventata la sua svolta

Ma Lise, oltre alla produzione giornalistica e televisiva, è stata autrice di alcune opere letterarie che non possiamo tralasciare. Il suo debutto letterario risale al 1960 con Med mor bag rattet (Con mamma al volante, tradotto): è una raccolta di racconti umoristici che approfondiscono la vita famigliare, con un’attenzione particolare alla figura materna, un tema che, abbiamo visto, ritorna anche nei suoi articoli. Il tono, dopotutto, non è molto diverso: la narrazione è abbastanza leggera ma mantiene un sottotesto ironico e pungente, quasi satirico (proprio come il titolo), mentre si prende beffa dei ruoli tradizionali del modello famigliare nella Danimarca del dopoguerra. Il successo non tardò ad arrivare: cinque anni dopo, nel 1965, Med mor bag rattet venne adattato in un film diretto da Peer Guldbrandsen e vedeva come protagonista la popolare attrice Helle Virkner. Nel ’92 Lise riprende la scrittura con Kun en pige (tradotto Solo una ragazza): è il primo volume autobiografico in cui si racconta ripercorrendo tutte le tappe della sua vita, riflettendo su cosa significava crescere come donna in una società dominata dagli uomini. Quello che cattura l’attenzione è, di nuovo, il titolo: Solo una ragazza; sempre acuta e intelligente, la scrittrice fa riferimento a una modalità di riferirsi alle donne, un linguaggio usato spesso per sminuirne il valore. L’opera, nel 1995, è stata d’ispirazione per un altro film — diretto da Palle Kjærulff-Schmidt — che ne ha ripreso il titolo e ha messo in scena alcuni avvenimenti trattati nell’autobiografia che prosegue con il secondo volume, De sendte en dame, uscito nel 1993. Letteralmente significa Mandarono una donna, e approfondisce la sua carriera professionale: anche qui Nørgaard ironizza sull’atteggiamento di molti colleghi e capi redattori che mandavano “una donna” (con aria di sufficienza) a occuparsi di incarichi ritenuti meno importanti, documentando in maniera schietta — e conscia delle disparità di genere — le sfide e le conquiste affrontate nel mondo del lavoro.

Med more bag rattet, 1960
Kun en pige, 1992
Qui Lise Nørgaard è vista insieme alla scultura di lei che è stata inaugurata nel 2010 all’Algade di Roskilde. Foto di Rosk

Nel corso della carriera, Nørgaard ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Publicistprisen (il Premio dei/delle pubblicisti/e) nel 1982, il De Gyldne Laurbær (uno dei premi letterari più prestigiosi della Danimarca) nel 1992 e nel 1994 è stata insignita del titolo di Cavaliera dell’Ordine di Dannebrog che ha evidenziato il suo contributo alla cultura e alla società danese. Ci ha lasciato, purtroppo, il 1º gennaio 2023 all’Else Mariehjemmet di Humlebæk, dove risiedeva dal febbraio 2021. I suoi testi, i suoi articoli e il suo modo gentile e pungente di studiare la società rimangono un lascito di cui far tesoro. E come forse direbbe lei: «Alla fine era solo una ragazza, ma si è rivelato più che sufficiente».

Qui il link alle traduzioni in francese, spagnolo e inglese.

***

Articolo di Nicole Maria Rana

Nata in Puglia nel 2001, studente alla facoltà di Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Appassionata di arte e cinema, le piace scoprire nuovi territori e viaggiare, fotografando ciò che la circonda. Crede sia importante far sentire la propria voce e lottare per ciò che si ha a cuore.

Lascia un commento