In questi tempi di revisionismi, neologismi come “remigrazione” e ancora e sempre costanti venti islamofobici, il volume edito da Astarte, Femministe musulmane, è una boccata d’aria quanto mai necessaria. Tradotto dall’edizione originale francese del 2025, arricchito da una prefazione di Renata Pepicelli e di Asma Lamrabet, questo saggio grafico di Jamal Ouazzani e Zainab Fasiki mette in risalto nomi di donne (e un uomo) pressoché sconosciute in Italia. Sono studiose, attiviste, teologhe, pensatrici che tentano di dare voce a un islam autentico, e lo fanno reinterpretando il Corano e gli hadith e riscoprendo e rileggendo la storia islamica dalle origini a oggi.
Facendo eco al pionieristico lavoro di Fatima Mernissi Donne del profeta, le femministe musulmane che incontriamo nel libro ci presentano la religione musulmana come portatrice di un messaggio universale, profondamente inclusivo e rispettoso delle individualità, in particolare quelle di genere. Secondo le protagoniste del volume sono state le interpretazioni successive, il potere maschile e consuetudini vecchie o nuove rispetto alla rivelazione, a farne invece uno strumento nelle mani del patriarcato, utilizzato per silenziare e invisibilizzare le donne, il loro operato e la loro importanza storica, politica e sociale.
Ciò dimostra quanto le interpretazioni religiose non siano mai neutre, ma espressione delle società che rappresentano e all’interno delle quali nascono e ne condividono gli intenti, le prassi, la gerarchizzazione dei ruoli di potere. Per questo motivo rileggere e decostruire esegesi diventa un atto politico: le femministe islamiche lo fanno per dimostrare che un nuovo mondo è possibile, anzi, è già tra le pagine dei testi sacri.
L’universo femminile e quello queer — questo il messaggio centrale del libro — non sono dunque estranei all’islam, poiché esso è aperto, basta solo osservarlo sotto una luce al contempo vecchia e nuova, più che altro indagatrice, di riscoperta e decostruzione di secoli di volontà andata assolutamente in senso contrario: patriarcale, coloniale, orientalista. Queste nuove letture contribuiscono senza dubbio a sfatare il mito, quantomai resistente in Occidente, di una religione musulmana che marginalizza le donne; ma allo stesso tempo tentano di porre le basi per la cancellazione di una delle strumentalizzazioni più diffuse in Occidente sulle donne islamiche, che diventano, infatti, troppo frequentemente emblema assoluto di chiusura e arretratezza. L’islam appare in questo modo completamente antitetico ai valori di secolarizzazione e emancipazione e le donne islamiche soggetti da salvare, in maniera totalmente passiva e attraverso la soppressione delle loro voci, da salvatori bianchi. E qui torniamo alla politica. La donna non occidentale viene in questo modo infantilizzata, descritta come bisognosa di aiuto in un atteggiamento spesso a esclusivo uso e consumo della propaganda politica, soprattutto delle destre più razziste e islamofobe.
In questa ottica il volume, quindi, oltre che femminista, assume una postura fermamente decoloniale, laddove riesce a mettere in discussione stereotipi radicati provenienti da una lettura occidentalocentrica del mondo, ma anche profondamente e durevolmente orientalista, dei femminismi. Un lavoro come quello di Ouazzani e Fasiki mette, infatti, in discussione un femminismo egemonico che vede nei femminismi altri e più attenti a spiritualità e divergenze una deviazione della norma. Le femministe bianche e borghesi, quasi sempre dalle voci forti e visibili nell’accademia e nei media, hanno negli anni normalizzato i loro posizionamenti escludendone altri; quasi un paradosso, all’interno di un movimento che dovrebbe essere accogliente, ma che invece naturalizza prassi con la cieca presunzione che le stesse debbano andare bene per tutte.
Questo volume, se letto con la giusta predisposizione, va proprio in senso opposto: ci presenta la complessità, i diversi posizionamenti e ne fa tesoro, ponendo le basi per una dialettica e coesistenza costruttiva tra le soggettività presentate. Anche tra le venti femministe musulmane presentate ci sono mondi e visioni differenti, a monito ed esperienza di mondi non monolitici, ma profondamente eterogenei e con sfumature che spesso sfuggono a osservatori ancorati al loro punto di vista. Un esempio tra tutti: Femministe musulmane viaggia lontano dal mondo arabo e smentisce la credenza diffusa che l’islam sia caratteristico e caratterizzato esclusivamente da e in quella parte di mondo, nonché che il mondo arabo egemonizzi gli altri numerosi islam asiatici, subsahariani, europei, americani ecc. Riesce nell’intento facendoci conoscere nomi di importanti pensatrici e attiviste di tutti i continenti e latitudini, differenti tra loro per storie, approccio, posture, in perfetta aderenza con la necessità di declinare sempre e comunque al plurale il termine “femminismo” ma anche, inevitabilmente, il termine “islam”.
Il volume è avvincente, per quello che vuole presentare ma anche per come si presenta: agile, comprensibile, di facile lettura, illustrato e colorato, esteticamente curato. È “bello”, nel senso più intenso e non banalizzante del termine, ma è soprattutto rilevante ed essenziale e direi che lo dovremmo avere nelle biblioteche comunali, in quelle scolastiche e in tutti quei posti dove anche per caso, improvvisamente o sotto una guida esperta, dovremmo poterci imbattere in libri così: sorgenti di scoperta e decostruzione, di conoscenza e apertura, di sguardi e bellezza.

Jamal Ouazzani, Zainab Fasiki
Femministe musulmane
Astarte edizioni, 2026
pp. 150
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Articolo di Sara Rossetti

Sara Rossetti ha conseguito un dottorato in Storia politica e sociale occupandosi di migrazioni femminili nel Novecento e un master in didattica dell’italiano a stranieri. È coautrice di “Kotha. Donne bangladesi nella Roma che cambia” (Ediesse, Roma, 2018). Si occupa di intercultura, migrazioni passate e presenti, didattica dell’italiano a stranieri, questioni di genere e opera come formatrice su questi temi. Lavora inoltre come insegnante.
